I nostri ieri

Film 2022 | Drammatico, 117 min.

Regia di Andrea Papini. Un film con Denise Tantucci, Peppino Mazzotta, Francesco Di Leva, Teresa Saponangelo. Cast completo Titolo originale: Tutti i nostri ieri. Genere Drammatico, - Italia, 2022, durata 117 minuti. distribuito da ATOMO FILM. Valutazione: 3 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Ultimo aggiornamento domenica 23 ottobre 2022

Attorno alla ricostruzione cinematografica di un delitto ruotano le vite di Lara, Greta, Caroline, Luca, Beppe: sono alla ricerca di chi sappia ascoltare.

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Un film sul cinema e sul suo potenziale come strumento per fare memoria aprendosi agli altri.
Recensione di Giancarlo Zappoli
domenica 23 ottobre 2022
Recensione di Giancarlo Zappoli
domenica 23 ottobre 2022

Luca è un regista che attualmente sta tenendo un corso di cinema presso un istituto carcerario. Decide di proporre al ristretto gruppo di detenuti che lo frequentano un tema particolare. Cominciando da uno di loro (che si deciderà di estrarre a sorte) si ricostruirà il reato commesso. Toccherà a Beppe, un camionista che ha ucciso una giovane donna. Luca andrà ad incontrare i familiari e conoscerà anche, nel corso delle riprese sul luogo del delitto, la sorella della vittima.

Un film sul cinema e sul suo potenziale come strumento per fare memoria aprendosi agli altri. Andrea Papini con questo film affronta il non facile tema del recupero alla società o alla propria consapevolezza, di chi ha commesso un reato grave.

Non si limita però ad indagare quanto la riproposizione (previa ricostruzione) di quanto accaduto possa costituire un valido contributo per chi quel reato ha commesso. Riesce ad andare oltre offrendo una molteplicità di posizioni che ruotano attorno alla stessa sperimentazione. Perché la proposta di Luca finisce con il coinvolgere il detenuto più restio a parlare di sé attorno al quale si destano le preoccupazioni di chi dirige la struttura carceraria.
Papini ci mostra poi come la forza del cinema consista anche nel consentire confessioni che altrimenti non sarebbero mai emerse (Teresa Saponangelo è perfetta nel ruolo della moglie del camionista che si è, come si suol dire, rifatta una vita). Quello che però costituisce l'originalità del film sta negli altri personaggi che il protagonista (un Peppino Mazzotta che fa dell'understatement la giusta cifra stilistica) incontra. Sono due personaggi femminili scritti e recitati con aderenza alla realtà. Sia la sorella della vittima che la figlia di Luca si fanno interpreti di due condizioni femminili tanto lontane tra di loro quanto bisognose, pur con età diverse, di comprensione e rassicurazione.

Luca, anche se talvolta quasi impercettibilmente, viene cambiato da questi due incontri che attraversano il film portandolo a una conclusione carica di tensione in cui Papini si prende anche la libertà di non proporre una vittima da stereotipo. Se lo può permettere grazie a quanto ha saputo costruire in precedenza, facendo sì che lo spettatore possa giudicare quanto accaduto senza ricorrere a un assurdo giustificazionismo ma neppure a un facile pietismo. Beppe è un uomo come tanti che si trasforma in un assassino perché incapace di controllare la propria ansia e di riuscire poi a comprendere cosa lo abbia fatto andare oltre ogni limite. Luca gli offre la possibilità di 'recitare' se stesso ponendolo dinanzi a quanto accaduto con la lucidità che solo il fare cinema con sguardo pulito può consentire.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 25 ottobre 2022
Francesca Pistocchi
Close-up

La settima arte, in fondo, è una forma di segregazione. Lo sa bene Luca (Peppino Mazzotta), documentarista eternamente insoddisfatto e insegnante di cinema presso un penitenziario. I suoi allievi sono, con ogni probabilità, ex-malavitosi, ex-rapinatori, ex-assassini, ex-spacciatori: eppure, noi non li vediamo come criminali, bensì come individui dotati di un nome, di un volto, di un'anima.

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