| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Andrea Papini |
| Attori | Peppino Mazzotta, Francesco Di Leva, Daphne Scoccia, Maria Roveran, Denise Tantucci Teresa Saponangelo, Thierry Toscan, Elia Schilton, Francesco Calogero, Marta Pizzigallo, Domenico Gennaro, Francesca Mazza, Denis Campitelli, Vladimir Doda, Prince Obi. |
| Uscita | giovedì 9 febbraio 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | ATOMO FILM |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,97 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 6 febbraio 2023
Attorno alla ricostruzione cinematografica di un delitto ruotano le vite di Lara, Greta, Caroline, Luca, Beppe: sono alla ricerca di chi sappia ascoltare. In Italia al Box Office I nostri ieri ha incassato 8,8 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Luca è un regista che attualmente sta tenendo un corso di cinema presso un istituto carcerario. Decide di proporre al ristretto gruppo di detenuti che lo frequentano un tema particolare. Cominciando da uno di loro (che si deciderà di estrarre a sorte) si ricostruirà il reato commesso. Toccherà a Beppe, un camionista che ha ucciso una giovane donna. Luca andrà ad incontrare i familiari e conoscerà anche, nel corso delle riprese sul luogo del delitto, la sorella della vittima.
Quello di Andrea Papini è un film sul cinema e sul suo potenziale come strumento per fare memoria aprendosi agli altri.
Papini con questo film affronta il non facile tema del recupero alla società o alla propria consapevolezza, di chi ha commesso un reato grave. Non si limita però ad indagare quanto la riproposizione (previa ricostruzione) di quanto accaduto possa costituire un valido contributo per chi quel reato ha commesso. Riesce ad andare oltre offrendo una molteplicità di posizioni che ruotano attorno alla stessa sperimentazione. Perché la proposta di Luca finisce con il coinvolgere il detenuto più restio a parlare di sé attorno al quale si destano le preoccupazioni di chi dirige la struttura carceraria.
Papini ci mostra poi come la forza del cinema consista anche nel consentire confessioni che altrimenti non sarebbero mai emerse (Teresa Saponangelo è perfetta nel ruolo della moglie del camionista che si è, come si suol dire, rifatta una vita). Quello che però costituisce l'originalità del film sta negli altri personaggi che il protagonista (un Peppino Mazzotta che fa dell'understatement la giusta cifra stilistica) incontra. Sono due personaggi femminili scritti e recitati con aderenza alla realtà. Sia la sorella della vittima che la figlia di Luca si fanno interpreti di due condizioni femminili tanto lontane tra di loro quanto bisognose, pur con età diverse, di comprensione e rassicurazione.
Luca, anche se talvolta quasi impercettibilmente, viene cambiato da questi due incontri che attraversano il film portandolo a una conclusione carica di tensione in cui Papini si prende anche la libertà di non proporre una vittima da stereotipo. Se lo può permettere grazie a quanto ha saputo costruire in precedenza, facendo sì che lo spettatore possa giudicare quanto accaduto senza ricorrere a un assurdo giustificazionismo ma neppure a un facile pietismo.
Beppe è un uomo come tanti che si trasforma in un assassino perché incapace di controllare la propria ansia e di riuscire poi a comprendere cosa lo abbia fatto andare oltre ogni limite. Luca gli offre la possibilità di 'recitare' se stesso ponendolo dinanzi a quanto accaduto con la lucidità che solo il fare cinema con sguardo pulito può consentire.
Giovedì 9 febbraio esce in sala I nostri ieri, film di Andrea Papini con un cast scelto al millimetro e composto da Peppino Mazzotta, Francesco Di Leva, Daphne Scoccia, Maria Roveran e Denise Tantucci.
La storia, le storie, è quella di Luca (Mazzotta), regista di documentari che forse ha perso la vena creativa e anche quella di vivere, che si ritrova a gestire un laboratorio di cinema all’interno di carcere. Qui conosce Beppe (Francesco Di Leva), detenuto per un crimine di cui scopriremo pian piano la natura, e Luca, per tornare un po’ a lavorare e a un po’ a vivere, decide di proporre al direttore del carcere come saggio finale un film. Ma saranno gli stessi detenuti a realizzarlo, e proprio mettendo in scena la vicenda di Beppe.
Abbiamo parlato con il regista Andrea Papini di tutte le sue diverse implicazioni che I nostri ieri mette in scena.
Mi sembra che il film parta da due temi importanti, due nodi centrali nel dibattito giuridico e mediatico degli ultimi mesi e anni, e cioè da una parte la riflessione attorno al carcere e ai vari regimi di detenzione, e dall'altra il femminicidio.
Sono due cose che entrano a forza nel film, all’interno di un tema più generale che è il rapporto con il tempo e con le nostre pulsioni. Questi ultimi due concetti si materializzano nel carcere, che è il luogo che contiene chi ha fatto l’impossibile, l’impensabile, e la rappresentazione di un delitto, in quel delicatissimo rapporto che c’è tra il maschile e il femminile.
Questo soggetto nasce tanti anni fa, quando sono andato a presentare a Rebibbia “La velocità della luce”. Era la prima volta che entravo in un carcere del genere, e mi fece molto effetto, mi fecero effetto i cancelli e l’attenzione che i detenuti avevano per chi venisse da fuori. E il mio primo pensiero è stato su cosa avessero combinato quelle persone per stare lì. Quindi mi sono domandato perché c’è così attenzione da parte del cinema nei riguardi dei detenuti, del carcere, e la risposta che mi sono dato è che si tratti della fascinazione per chi ha compiuto dei gesti che potremmo fare anche noi.
Sul femminicidio, sul rapporto uomo-donna, mi interessava guardare a questi uomini incapaci di gestire le loro pulsioni e ipotizzare delle cause e non concentrarmi sulle conseguenze che a volte sono delle speculazioni morbose. Poi tutto si è concatenato, perché nel momento in cui introduco il carcere introduco il delitto, ma quando racconto il delitto posso farlo vedere o cercare di capire le cause. E questa è stata la strada che abbiamo seguito.
Un regista in carcere, per tenere un laboratorio con i detenuti. Uno alla volta ricostruiranno davanti alla cinepresa il loro delitto. Comincia l'ultimo arrivato e forse il meno entusiasta del progetto: un camionista che ha compiuto qualcosa di atroce. Il cinema come seduta psicoanalitica, come specchio che ti restituisce la tua immagine e devi guardarla.