Probabilmente è stata l’edizione più difficile per Alberto Barbera da quando è Direttore della Mostra dal 2012, a cui vanno aggiunti i tre anni dal 1999 al 2001, ancora più di quella del 2020 della pandemia quando invece il festival si è potuto organizzare. Lo sciopero di Hollywood, soprattutto quello degli attori, ha costretto a cambiare il programma in corsa a cominciare dal film d’apertura dove Comandante ha sostituito Challengers di Luca Guadagnino. Però alla fine, sulla carta, appare ricchissimo.
Ed è proprio il film di Edoardo De Angelis, ambientato all’inizio della Seconda Guerra Mondiale con Pierfrancesco Favino nei panni del comandante del sommergibile della Regia Marina, uno dei sei titoli italiani in gara assieme a Finalmente l’alba di Saverio Costanzo, Adagio di Stefano Sollima, Io capitano di Matteo Garrone, Lubo di Giorgio Diritti ed Enea di Pietro Castellitto. Per cinque di loro (Garrone, De Angelis, Castellitto, Sollima, Diritti) si tratta della prima volta in concorso alla Mostra. Solo Saverio Costanzo è in competizione per la terza volta dopo La solitudine dei numeri primi del 2010 e Hungry Hearts del 2014.
Sono sguardi diversissimi quelli dei sei cineasti, però ognuno di loro fa un cinema fortemente riconoscibile. Tra questi titoli soprattutto c’è grande curiosità per il secondo lungometraggio di Pietro Castellitto dopo I predatori, un viaggio ai confini delle regole con un respiro da gangster-movie ma che guarda anche alla sfera privata dei suoi protagonisti. Dei sei film potrebbe esserci anche quello che potrebbe vincere il Leone d’oro. Per l’Italia si tratterebbe di un ritorno alla vittoria del premio più importante della Mostra a dieci anni da Sacro GRA.

