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martedì 24 maggio 2016

Jack Black

Lo sconquassatore di Hollywood

Nome: Thomas Black
46 anni, 28 Agosto 1969 (Vergine), Hermosa Beach (California - USA)
occhiello
Po: Maestro shifu non morire…
Maestro Shifu: Non sto morendo idiota!

dal film Kung Fu Panda (2008) Jack Black è Po (voce nella versione originale)
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Jack Black
Golden Globes 2013
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Bernie di Richard Linklater



Jumanji

Un film di Jake Kasdan. Con Dwayne Johnson, Kevin Hart, Jack Black
Genere Avventura, - USA 2017. Uscita 27/07/2017.

Sperimentatore coraggioso in un contesto difficile, anche industriale.

La politica degli autori: Richard Linklater

mercoledì 22 ottobre 2014 - Mauro Gervasini cinemanews

La politica degli autori: Richard Linklater Boyhood, il nuovo film di Richard Linklater nelle sale italiane dal 23 ottobre, racconta la storia di Mason, un bambino di 8 anni testimone della crisi di coppia dei suoi genitori separati, Patricia Arquette e Ethan Hawke. Ma racconta anche la storia di Mason, un adolescente alle prese con i turbamenti esistenziali e fisici dell'età. E ancora la storia di Mason, un ragazzo che a una festa conosce Sheena, e si innamora di lei. Non ci sarebbe nulla di così originale in questa storia se non fosse che la realizzazione di Boyhood è durata 12 anni (primo ciak nel 2002), da quando il protagonista Ellar Coltrane aveva l'età del bambino "pedinato" fino ai suoi vent'anni. Un esperimento narrativo già immaginato da Stanley Kubrick ma concretizzato solo ora. Una grande impresa produttiva che ha impegnato, in tempi diversi ovviamente, la stessa troupe, gli stessi attori, secondo una traccia già percorsa in precedenza dal regista. Boyhood è il suo capolavoro perché rende in modo strepitosamente reale il valore di una vita intesa come insieme di esperienze, tutte colte dalla macchina da presa. Ma diciamo che può essere considerato una sintesi di idee disseminate in altri film. Continua »

   

Il 'Belushi del nuovo millennio' a Taormina con il suo Kung Fu Panda 2.

Jack Black, cuore di panda

lunedì 13 giugno 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Jack Black, cuore di panda Le sue smorfie. La fisicità imponente. Gli scatti improvvisi, i colpi di testa, la capacità di alternare pause riflessive a fiumi di parole, riflessioni serie a battute. E ancora l’amore per la musica, il canto liberatorio che gli esplode in gola quando meno te l’aspetti con ritornelli improvvisati, brani rock, persino cori da chiesa. In latino. Tutto questo è Jack Black, più o meno consapevolmente il John Belushi del nuovo millennio, attore versatile e cantante, selvatico talento al servizio della commedia, del dramma, del disegno animato. Suo il corpo, ma soprattutto il cuore, del panda Po protagonista di Kung Fu Panda 2, cartoon da (spettacolare) 3D di Jennifer Yuh in sala dal 24 agosto, che l’attore promuove instancabilmente da mesi, ieri al festival di Cannes e oggi a quello di Taormina. Ed è proprio alla terra di Sicilia, libero dai vincoli chic radicali da Costa Azzurra, che Black si è concesso senza riserva, incontrando i ragazzi e rispondendo a ogni domanda, firmando autografi e cantando, facendo il buffone, imitando il panda, ignorando deliberatamente ogni regola d’etichetta. Quando Black era un bambino, Belushi diceva: «La gente non deve necessariamente essere perfetta. Non deve essere intelligentissima. Non deve seguire le regole. Può divertirsi. La maggior parte dei film di oggi fa sentire la gente inadeguata. Io no». A quasi trent’anni dalla scomparsa del Blues Brother di Chicago Belushi, le sue parole fanno staffetta con quelle dell’erede, il Tenacious D Jack Black da Hermosa Beach: «Non mi preoccupo del futuro. Non rimpiango il passato. Da piccolo volevo essere un supereroe, e da grande mi considero uno sfigato. Recito perché l’ho sempre fatto, e non sono mai cresciuto».

Un personaggio che intercetta i gusti e le aspirazioni del pubblico medio moderno.

Jack Black nella terra di Lilliputh

martedì 1 febbraio 2011 - Gabriele Niola cinemanews

Jack Black nella terra di Lilliputh Una parodia mascherata
La cosa più difficile in un film per ragazzi è essere moderni. Essere moderni nel senso di centrare lo spirito di un’epoca, i suoi stereotipi e declinare nella maniera migliore le eterne tematiche che fanno da base ai soliti intrecci. I fantastici viaggi di Gulliver ci riesce per 3 motivi principali.
Una sequenza d’apertura con i titoli di testa messi su immagini di New York elaborate per farla sembrare una città in miniatura (un trucco nato e diffusosi su internet), una storia dallo spunto che da poco è tornato estremamente attuale (un incidente di viaggio che porta su un’isola misteriosa, piena di cose strane, su cui si è qualcun altro e da cui non si riesce ad andare via, sembra la trama di una serie tv) e un fascino, quello del “nuovo mondo da esplorare” che il 3D ha cavalcato fin dal film cardine della sua rinascita: Avatar.
Nel nuovo mondo però non ci va un militare, ci va Jack Black, attore/personaggio, in grado di contaminare i film e i personaggi con il proprio carattere. Jack Black è Jack Black qualunque cosa faccia. Modello maschile postadolescenziale (“post” proprio di poco) tipico degli anni duemila, cioè di quegli anni in cui gli eroi sono più deboli dei loro nemici e i nerd mostrano di non aver bisogno di rivincite.
Così, ponendo Jack Black in una storia passata con successo sia al cinema che alla televisione e lasciando che il suo personaggio ne faccia quel che crede, il regista Rob Letterman e lo sceneggiatore Nicholas Stoller (non a caso proveniente della scuderia del vate degli adulti infantili: Judd Apatow) danno vita ad una parodia mascherata da film d’avventura. Del romanzo di Jonathan Swift infatti rimane proprio poco, e questo lo si poteva immaginare da subito, c’è quel che basta per usarne il titolo (cioè il mondo di Lilliputh).
Con il suo 3D usato per percepire un nuovo mondo (in cui le distanze e le grandezze non sono quelle del nostro) e il suo riproporre il mito del luogo di frontiera solitario e misterioso, in cui tutto è possibile (soprattutto rinascere come persona nuova), I fantastici viaggi di Gulliver è una parodia di molte cose diverse, sotto mentite spoglie, ottima per una generazione che di parodie esplicite e dichiarate ne ha fin sopra i capelli.

Jack Black, l’attore postmoderno
Inizialmente Jack Black non era una cosa per bambini. In Alta fedeltà, il film che l’ha rivelato come talento devastante (nel senso proprio di “talento del devasto”), era una macchina da sogni erotici e violenza inespressa, un rompiscatole dall’interiorità complessa. Con il tempo e con il procedere delle pellicole però la sua maschera si è cristallizzata, nel declinarsi attraverso diversi filoni (oltre al comico, il sentimentale, il drammatico e l’avventuriero) è diventato sempre meno persona e sempre più personaggio.
Jack Black è come acqua, si cala nel film e ne prende la forma senza mai mutare la propria sostanza. A differenza degli altri attori che o sono malleabili e interpretano il ruolo che devono, o sono caratteristi e vengono usati per fare ogni volta la medesima parte, lui porta sempre il medesimo personaggio in diversi contesti.
Tutti vogliono Jack Black, e lo vogliono com’è, perchè il suo personaggio (e non la sua recitazione) intercetta i gusti e le aspirazioni del pubblico medio moderno e in I fantastici viaggi di Gulliver è responsabile di almeno metà del successo dell’operazione di adeguamento ai tempi del film. Non si tratta solo degli onnipresenti riferimenti a film, musica e prodotti pop, non è solo attaccandosi a qualcosa di esistente che Black è in linea con il tempo che vive, ma rielaborandoli. Jack Black è l’attore postmoderno che ha interiorizzato la cultura di massa e la usa per produrre altro senso. Usa spontaneamente riferimenti, simboli, stilemi, espressioni, parole e canzoni per fare dell’altro, generare un senso nuovo. Anche in un film per ragazzi.

Il segreto dell’eterno successo di Lilliputh
Quasi nessun adattamento di "I viaggi di Gulliver" va oltre la prima parte. Allo stesso modo in cui de "La divina commedia" a scuola non viene letto altro che i primi capitoli di ogni cantica, così anche del romanzo di Swift si conosce unicamente la parte relativa a Lilliputh e di striscio qualche volta si intravede quella del mondo dei giganti. Gli altri viaggi, meno fascinosi ma più critici e complessi, rimangono così sostanzialmente sconosciuti, esplorati solo da noiose miniserie televisive.
L’ignavia c'entra poco, il motivo risiede più che altro nel fatto che il tema del grande contro il piccolo, dell’uomo unico e potenzialmente salvatore in una Terra completamente diversa dalla nostra e in un certo senso da conquistare (non per forza militarmente, anche solo sentimentalmente) sono temi ottimi per il cinema. O meglio per il cinema americano.
Una filmografia che da sempre si nutre di spazi e fa della terra vergine uno dei suoi miti fondanti non può poi non ritrovarsi affascinata dalle potenzialità visive del racconto di un uomo che scopre un nuovo mondo, da esplorare come nessuno prima di lui ha fatto e nel quale gode dei poteri di un Dio.
Sebbene non direttamente correlato a temi cristologici, "I viaggi di Gulliver" nella sua prima parte presta il fianco splendidamente alla lettura che da sempre ne fa il cinema americano: ampi spazi, ampie vedute, cieli, mari, terre e verde. Il cinema di spazi e di invidualismo per eccellenza sguazza nel racconto di Lilliputh oggi come ieri perchè questo contiene la sua dialettica fondamentale, quella tra paesaggi e uomini, e di converso arranca nelle altre parti del romanzo. L’uomo che ritrova se stesso a contatto con un altro paesaggio, nuovo e non contaminato da quelli della sua specie è la medesima idea alla base di Balla coi lupi e di molta cinematografia western revisionista e non, è il mito del buon selvaggio, è Avatar, è la seconda occasione che incontra le origini della cultura americana. Una storia così perfetta che pur venendo da uno scrittore anglo-irlandese la cultura moderna statunitense non poteva non farla propria.

   

Per la sua comicità fisica e inarrestabile è considerato uno dei figli artistici del mai abbastanza compianto John.

5x1: Jack Black, l'erede di Belushi

martedì 21 ottobre 2008 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Jack Black, l'erede di Belushi È uno dei personaggi più travolgenti dell'ultimo decennio. Fa parte del Frat Pack ma non disdegna capatine nella commedia romantica o nei blockbuster dove deve affrontare scimmioni troppo cresciuti che cercano di irretire Naomi Watts. È riduttivo definire Jack Black come il comico più completo della sua generazione: non è esattamente quello che viene in mente guardando Super Nacho, School of Rock o l'ultimo Tropic Thunder. L'attore californiano è un'autentica forza della natura, un uragano che sfrutta le sue misure per dominare lo schermo e divorare letteralmente i colleghi. Il paragone va diretto al primo, ma non solo, John Belushi: quello di Animal House, certo, Blues Brothers, sicuro, ma anche I vicini di casa o Chiamami aquila che aprono le porte ad un talento più completo. Infatti, Jack Black sta bene in qualsiasi piatto lo si possa aggiungere come ingrediente: può portare il film sulle sue spalle come in School of Rock, oppure impreziosirlo con un ruolo secondario come in Alta fedeltà. Può apparentemente uscire dalle proprie corde come in King Kong, oppure sfruttare appieno il suo fisico dirompente come in Super Nacho. Lo abbiamo anche visto non sfigurare nella commedia romantica L'amore non va in vacanza e comparire in thriller come The Jackal e anche X Files. Insomma, probabilmente nemmeno Black ha compreso ancora quali siano i propri limiti.

Arriva ad agosto il nuovo film animato della Dreamworks, che "parla" cinese e pratica il kung fu.

Kung Fu Panda: un Po Panda un po' Black

giovedì 26 giugno 2008 - Marzia Gandolfi cinemanews

Kung Fu Panda: un Po Panda un po' Black Vorrebbe essere una furia del kung fu ma il padre, oca e chef, lo vuole pastaio e depositario della zuppa dall'ingrediente segreto. Vorrebbe avere la volontà di un guerriero ma ha soltanto un appetito insaziabile. Vorrebbe essere agile e letale ma è ingombrante e maldestro. Vorrebbe essere una tigre, un trampoliere o magari una scimmia e invece è un morbido panda destinato a realizzare un'antica profezia: sconfiggere il temibile Tai Lung e riportare la pace nella valle. Dopo Shrek, l'orco sovversivo che una moglie e il matrimonio riconducono alla norma, la Dreamworks pesca rispettosa nell'estetica dinamica e nelle acrobazie aeree dei gongfu-movie orientali. La struttura stessa del racconto prevede tutte le figure classiche del genere: il percorso morale e formativo del protagonista, il senso del dovere e di responsabilità, il tirocinio per arrivare al dominio di sè (per Po è decisamente il controllo sul suo appetito) e della propria disciplina, la relazione tra maestro e allievo (anziano-giovane) e la famiglia come modello comportamentale. Se l'idea che i personaggi animati debbano avere la gestualità di attori noti e voci altrettanto famose può essere divertente la prima volta e diventare alla lunga maniera fine a se stessa, non si può comunque rimproverare a Jeffrey Katzenberg la scelta di Jack Black per dare voce e corpo al Panda Po. Icona della comicità demenziale contemporanea, Jack Black ha una corporalità ridondante e scatenata, assimilabile a quella di Po, che riproduce nello splendore dell'animazione la sua mimica facciale, il suo fisico tondo e il suo umorismo selvaggio. La star immateriale bianca e nera questa volta deve molto, se non tutto, all'ipercinetico Black di Hermosa Beach.

Michel Gondry confeziona un film nostalgico sul cinema e sulla condivisione della memoria cinematografica.

Be Kind Rewind: pregasi riavvolgere il nastro

martedì 20 maggio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Be Kind Rewind: pregasi riavvolgere il nastro Era l'incubo di ogni negozio di VHS a noleggio: dover riavvolgere il nastro che il cliente aveva riportato dopo la visione del film. Questo prima dell'avvento del DVD. Ma se in un ipotetico videonoleggio, le cassette, oltre a non venire riavvolte, venissero accidentalmente smagnetizzate, la memoria cinematografica andrebbe definitivamente persa? È un'ipotesi presa in considerazione da Michel Gondry che, dopo aver esaminato la natura umana (Human Nature), ideato la cancellazione della memoria (Se mi lasci ti cancello) ed esplorato la dimensione onirica (L'arte del sogno), posa il suo sguardo nostalgico sul cinema e sulla condivisione della memoria cinematografica con Be Kind Rewind. Il film dell'artigiano francese, nato e cresciuto a Versailles in una famiglia di artisti - il padre programmatore di computer era fan della musica e della cultura pop, la madre era pianista, il nonno materno inventò il clavioline, una forma di sintetizzatore primordiale utilizzato in alcuni brani dei Beatles - ruota in parte intorno alla storia di Fats Waller. Gondry stravolge la biografia del leggendario musicista jazz a servizio del film perché, come recita Mia Farrow nel finale, "il nostro passato appartiene a noi, possiamo cambiarlo se vogliamo".

Kung Fu Panda 3

* * * - -
(mymonetro: 3,32)
Un film di Jennifer Yuh Nelson, Alessandro Carloni. Con Jack Black, Dustin Hoffman, Randall Duk Kim, Angelina Jolie, Lucy Liu.
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Genere Animazione, - USA 2016. Uscita 17/03/2016.

Piccoli brividi

* * * - -
(mymonetro: 3,03)
Un film di Rob Letterman. Con Jack Black, Dylan Minnette, Odeya Rush, Ryan Lee, Amy Ryan.
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Genere Commedia, - USA 2015. Uscita 21/01/2016.

Un anno da leoni

* * - - -
(mymonetro: 2,30)
Un film di David Frankel. Con Steve Martin, Jack Black, Owen Wilson, Brian Dennehy, Anjelica Huston.
continua»

Genere Commedia, - USA 2011. Uscita 27/07/2012.

I Muppet

* * * - -
(mymonetro: 3,18)
Un film di James Bobin. Con Jason Segel, Amy Adams, Chris Cooper, Rashida Jones, Zach Galifianakis.
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Genere Commedia, - USA 2011. Uscita 03/02/2012.

Kung Fu Panda 2

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,71)
Un film di Jennifer Yuh. Con Jack Black, Dustin Hoffman, Lucy Liu, David Cross, James Hong.
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Genere Animazione, - USA 2011. Uscita 24/08/2011.
Filmografia di Jack Black »
Kung Fu Panda 3 (2016) Piccoli brividi (2015)
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