Un musicista blues che vive in un mondo fatto di dischi, libri e vecchi video, simboli di una vita passata. Espandi ▽
Al Cook è un musicista blues avanti con gli anni che vive da solo a Vienna in un appartamento pieno di libri, dischi e videocassette, eppure irrimediabilmente vuoto, anche sotto le feste. Dopo aver perso sua moglie e molti dei suoi amici, adesso minacciano di demolirgli casa. Lui ci è cresciuto, non intende abbandonarla, rifiuta di andarsene anche quando gli tolgono energia elettrica e acqua. A un certo punto però dovrà confrontarsi con la realtà, fare i conti con il passato e con gli oggetti che lo ricordano e iniziare a vivere il presente, recuperando magari quel sogno abbandonato di partire per l'America.
È il ritratto della solitudine di chi vive ancorato al passato e ai suoi ricordi, The Loneliest Man in Town.
Lo sguardo che i registi hanno sul loro protagonista è amorevole, ne raccontano le (dis)avventure seguendo un filo di ironia tragicomica sul reale funzionale ad alleggerire un'opera incentrata sul rapporto tra memoria e cambiamento. Un umorismo sottile, tra il buffo e il disperato, che ricorda a tratti il cinema di Kaurismäki. Recensione ❯
Durante un'estate, due bande rivali di adolescenti, sia del posto che turisti, si sfidano nel pericoloso sport dei tuffi dalle scogliere. Espandi ▽
Da qualche parte della Côte d'Azur, dove i treni diretti in Italia graffiano il paesaggio, due bande di fanciulli si affrontano a colpi di tuffi. Si chiama Ève l'oggetto del loro contendere, una bimba-principessa che Géo, cinque anni appena, ama appassionatamente. Aggrappato alle rocce rosse del Mediterraneo si tuffa in mare con lo stesso slancio con cui affronta quel suo primo sentimento. Albino, ipercinetico, larghi occhi chiari incollati dal sale, Géo guarda passare i treni e un giorno ne prende uno per condurre il suo amore più lontano. L'avventura per lui è appena cominciata.
Les roches rouges è la storia più minuscola ed essenziale della filmografia di Dumont: due bande rivali, una locale e una di turisti, si contendono un amore e una scogliera da cui saltare. Praticamente una favola shakespeariana che il regista limita alle sole fondamenta.
Mai scontato, il cinema di Dumont trova quella grazia che già permeava qua e là alcuni dei suoi film. Un'impressione di bellezza che nasce dal suo lavoro, mai così maieutico. Recensione ❯
Un dramma familiare sulla difficoltà di scegliere per la sorte di chi amiamo. Potente, disarmante e con attori straordinari. Drammatico, 2026. Durata 121 Minuti.
La demenza compromette la capacità di un'anziana donna di comunicare la sua vita interiore. Sua figlia farà ritorno a Londra per assisterla. Espandi ▽
Amanda torna a casa e sorprende sua madre e suo patrigno a fare sesso. Si indigna, perché sua madre soffre di demenza, e decide di denunciare il suo patrigno. Scattano le indagini, nel frattempo Amanda riesce a ottenere che sua madre sia accolta in una casa di riposo. Lì si accorgerà che è sua madre a cercare in ogni modo il marito e quest'ultimo, con una tenerezza indicibile, si prende pazientemente cura di lei ogni giorno, assecondando ogni suo desiderio fino alla fine. Intanto Sara, la figlia di Amanda, scopre il suo primo amore.
È un toccante dramma familiare sulle scelte più difficili da prendere nei confronti di chi amiamo, Queen at Sea. Lance Hammer torna alla regia dopo 18 anni non per firmare un compassionevole film a tesi, ma un'opera profonda e commovente attraversata da inquieti interrogativi con al centro una figlia che non sa come gestire la demenza di sua madre.
Juliette Binoche, che firma una performance magistrale, porta sullo schermo il tormento di chi per troppo amore rischia di sbagliare. Recensione ❯
Il rapporto con la realtà e l'eredità lasciata nel cinema mondiale: artisti e familiari ricordano l'autore di Umberto D. Documentario, Italia2026. Durata 100 Minuti.
Il documentario ripercorre la vita, l'opera e l'eredità di uno dei più grandi maestri del cinema mondiale. Espandi ▽
Di chi parliamo, quando parliamo di Vittorio De Sica? Dell'attore elegante che esordì nel cinema dei telefoni bianchi, il cantante languido di Lodovico e Parlami d'amore Mariù, di uno dei fondatori del Neorealismo, dello straordinario direttore di interpreti, del regista che portò l'Italia a fare conoscere le sue star e a vincere per la prima volta l'Oscar (Sciuscià, 1948), di un narratore e metteur en scène modello per i registi di ogni tempo? Di tutte queste anime, compresenti in una persona di indiscusso fascino e maestria, si occupa il lavoro di Francesco Zippel.
Con l'obiettivo di "andare al cuore stesso della sua visione", il documentarista specializzato in monografie costruisce il suo tributo principalmente sulla disponibilità dei discendenti, per la prima volta riuniti a creare un coro non tanto di accattivanti ricordi quanto piuttosto di affettuose risonanze tra la biografia e l'arte: la vita in scena, appunto. Recensione ❯
Un'opera commovente che si estende in mille direzioni diverse e punta a gettare il cuore oltre l'ostacolo. Drammatico, Singapore2026. Durata 157 Minuti.
L'intreccio delle vite di un giovane, suo padre e una nuova figura femminile. Espandi ▽
Vedovo da una decina d'anni, Boon Kiat conduce un'esistenza modesta. Nel bar di fianco al suo c'è Bee Hwa a servire birre, e tra i due nasce del tenero, ma Boon Kiat deve anche preoccuparsi di suo figlio, lo scapestrato Junyang, che abbandona gli studi, passa due anni nell'esercito e poi mette incinta la fidanzatina Lydia, di buona famiglia. La madre di lei la vorrebbe all'università, ma la gravidanza cambia i piani.
Epopea familiare di ampio respiro e insieme istantanea storico-sociale della città di Singapore, la nuova regia di Anthony Chen è confusionaria ma commovente.
La durata imponente e il continuo cambio di focus tra membri della famiglia (ma alla fine un personaggio in particolare viene messo da parte troppo bruscamente) sono per Chen la goccia che scava la pietra, e che connette l'uno all'altro i vari momenti ad alta intensità emotiva che alla fine lasciano l'impressione di un viaggio compiuto, con piena partecipazione emotiva. Recensione ❯
La serie, che riprende ai giorni nostri, riunisce il cast originale per altre risate e disavventure ricche di emozioni, introducendo al contempo una nuova generazione di specializzandi. Espandi ▽
J.D. Dorian ha abbandonato il Sacro Cuore anni fa per fare il medico privato dei ricchi. Quando torna per visitare un paziente, ritrova Turk ancora in chirurgia, Elliot di nuovo in corsia, e Cox - il suo eterno mentore cinico - che gli offre il suo posto da primario prima di andarsene. Intorno a loro, una nuova generazione di specializzandi porta in ospedale smartphone, sensibilità woke e un rapporto con il lavoro che i veterani faticano a riconoscere. Il Sacro Cuore è lo stesso di sempre, ma qualcosa è scivolato via, e non è solo il tempo.
La decima è una stagione-ponte: gli ultimi due episodi ripercorrono un tema già visto (e uno dei più commoventi e persistenti nella serie originale, ma no spoiler) e questo fa ben sperare in una possibile continuazione, in cui Scrubs, riabilitata, prosegua usando la sua ancora validissima prospettiva per osservare nuovi modi di invecchiare, di fare errori, di stare insieme, dentro e fuori da un ospedale che, come i suoi medici, non è cambiato abbastanza da smettere di riconoscersi, ma abbastanza da avere ancora qualcosa da dire. Recensione ❯
Un uomo è costretto a ripensare alla sua vita dopo la scoperta di avere un figlio. Espandi ▽
Un film drammatico che segue un ex promotore di feste underground di New York, ormai in declino, la cui vita viene stravolta quando è costretto a prendersi cura di un figlio che non sapeva di avere. Recensione ❯
Una donna di mezza età che vive da sola su un'isola cilena trova un cucciolo abbandonato e crea con lui un legame speciale, che aiuterà a guarire le ferite del suo passato. Espandi ▽
Silvia vive prevalentemente sola, eccetto per la sporadica compagnia di Mario, nell'isola di Santa Maria, al largo del Cile. Per vivere si occupa della pesca e della vendita di frutti di mare e pare imperturbabile a ogni cambiamento, finché non prende con sé uno dei due cuccioli ritrovati in una barca. Silvia adotta la cagnolina e la chiama Yuri: le due diventano inseparabili finché un giorno Yuri scompare, riaprendo una ferita mai completamente rimarginata nel passato di Silvia.
Proprio quando si temeva che un'autrice talentuosa come Dominga Sotomayor - folgoranti il debutto di De jueves a doming e il successivo Tarde morir para joven - si fosse smarrita tra i meandri delle produzioni Netflix, ecco un film che la riporta all'attenzione della critica più sensibile e attenta.
Forte di una benedizione alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes, Dominga Sotomayor è tornata, con un'opera dal fascino misterioso, in cui la mescolanza delle esperienze pregresse conduce a una maturità di sguardo e linguaggio ragguardevole. Recensione ❯
La storia di un gruppo di adolescenti sulle soglie della vita adulta, vicini alla scelta che darà forma al loro futuro. Espandi ▽
È l’ultimo anno del liceo pubblico francese e una scolaresca va in gita a Pompei, accompagnata dall’insegnante di latino. Come in ogni classe, ogni studente ha la sua personale etichetta. Anche la professoressa ha un’etichetta, quella di single un po’ fanatica nella determinazione a coinvolgere tutti suoi studenti - tutti tranne Toni, che pur di darsi un’identità si inventa un’origine aristocratica italiana vittima del terremoto nella Napoli del 1980.
La Gradiva, una coproduzione italo-francese con un cast di giovanissimi d’oltralpe, è la storia di un gruppo di adolescenti sulle soglie della vita adulta, vicini alla scelta - universitaria o di avviamento professionale - che darà forma al loro futuro, relegandoli in uno dei gironi socioeconomici di un mondo sempre più a compartimenti stagni.
Per ognuno l’etichetta è riduttiva e penalizzante, ognuno cerca il proprio posto nel mondo, augurandosi che non sia già segnato. Come in un affresco di Pompei, una certa malinconia e un senso di catastrofe imminente colora il film di esordio della direttrice della fotografia Marine Atlan. Recensione ❯
Un mercante d'arte viaggia dal Quebec alla Bulgaria, che ha abbandonato anni prima, per vedere i dipinti di una bambina prodigio. Espandi ▽
Il sessantenne Mihail è curatore di un'affermata galleria d'arte contemporanea di Montreal. Una gallerista di Roma, Giulia Mancini, gli manda il video di una bambina di otto anni, Nina, che a Karlievo, paesino sperduto della campagna bulgara, dipinge in modo meraviglioso. Mihail ha lasciato la Bulgaria trent'anni prima ed è riluttante ad intraprendere il viaggio. Ma il dovere, e forse anche un desiderio nascosto, lo chiamano verso quel mondo lontano. L'incontro con Nina risveglierà in lui una serie di emozioni che riguardano non solo se stesso.
Nina Roza è il secondo lungometraggio di finzione della giovane sceneggiatrice e regista franco-canadese Geneviève Dulude-De Celles, e si addentra a fondo nella nostalgia che un uomo adulto può provare verso un passato accuratamente rimosso.
Il film è imbevuto di malinconia e di "saudade", ma non è né cupo né privo di speranza, anzi, traccia un percorso verso la consapevolezza e la riappropriazione del proprio passato di cui potrà beneficiare anche il futuro. Recensione ❯
Una rilettura contemporanea del romanzo "Mrs. Dalloway" di Virginia Woolf, ambientata nella vibrante cornice di Lagos. Espandi ▽
Clarissa è una ragazza nigeriana intellettualmente vivace, figlia di un uomo ricco e potente. Innamorata della cultura e della libertà, da grande diventa una rispettata donna dell'alta società di Lagos. È intenta a preparare un ricevimento importante, durante il quale rivedrà con sua grande sorpresa le persone che hanno segnato la sua adolescenza, i suoi amici più intimi e persino il suo grande amore. Sarà l'occasione per riflettere del passato, dei ricordi, dei non detti, e per condividere ciò che tutti loro nel frattempo sono diventati.
Come si diventa ciò che si è. Il titolo di un capitolo del nietzschiano Ecce Homo sarebbe perfetto per definire Clarissa, firmato dai fratelli nigeriani Arie e Chuko Esiri e liberamente - molto liberamente - ispirato a "Mrs. Dalloway" di Virginia Woolf.
Clarissa, con la sua fierezza e la sua vivacità intellettuale, è un ritratto femminile potente e a tutto tondo, in grado di rimanere impresso e di restare nel cuore di chi guarda ben oltre i titoli di coda. Recensione ❯
Una serie che esplora il mondo del programma spaziale sovietico. Espandi ▽
1969, il cosmonauta Alexei Lenov è il primo uomo a mettere piede sulla superficie lunare. Una grande vittoria per il programma spaziale sovietico e soprattutto per il suo capo progettista (il personaggio interpretato da Rhys Ifans non viene mai chiamato per nome), principale fautore della storica impresa nata fra le mura della "Città delle Stelle", nomignolo dato al Centro di addestramento cosmonauti Jurij Gagarin.
Ma la corsa allo spazio non si può ancora fermare, visto che ora bisogna battere di nuovo gli americani sul tempo anche sulla prima donna da mandare sulla Luna. Dopo che la candidata prevista, la pilota Yana Akhmatova, è stata accusata di collaborazionismo con gli statunitensi, la patata bollente tocca all'inesperta Anastasia Belikova (Alice Englert).
La serie offre il brivido delle missioni spaziali, dove ogni imprevisto può rivelarsi fatale, mentre si assiste con il fiato sospeso in sala di controllo sperando che le decisioni prese funzionino per il meglio. Uno spin-off dove lo spirito della serie originaria incontra la paranoia da Guerra fredda di produzioni come The Americans, godibile sia dai fan di vecchia data che dai neofiti. Recensione ❯
Ritratto del fotografo Richard Avedon diretto da Ron Howard. Espandi ▽
"Sono stato chiamato crudele manipolatore, eroe esistenziale, angelo della morte... ma sono maledettamente bravo a vedere". Inizia con le sue stesse parole il ritratto che Ron Howard ha realizzato di Richard Avedon (1923-2004), tra le Séances Speciales di Cannes 2026. Nell'originale, per la precisione, il celebre fotografo newyorkese in un'intervista d'archivio dice di sé: "I can see as a son of the bitch". In quell'espressione c'è il principio guida di questo documentario completo e rutilante.
Cioè tutta la caparbietà e la capacità di sondare l'umano, trovare se stesso negli altri, "rubare" l'espressione facciale o il gesto meno artefatti e più organici dei suoi soggetti. Che sono stati innumerevoli e molto rilevanti, ben oltre le paginate degli shootings, prima per "Harper's Bazaar", dove esordì nel 1947 con l'incarico di scattare alla prima sfilata postbellica di Dior, quindi per "Vogue" e "The New Yorker".
Con il fondamentale patrocinio della Richard Avedon Foundation e del suo direttore James Martin, Howard, in arrivo da recenti, analoghi profili, fortunatamente qui calibra l'alternanza tra gli interventi delle "teste parlanti" e si concede il tempo di dispiegare il clamoroso materiale iconografico a disposizione. Recensione ❯
Le dinamiche emotive tra madre e figlia e il bisogno di colmare un'assenza. Espandi ▽
Erika è una madre single di fine anni Novanta che cresce con grande dignità due figli, più un cane che trova per strada. Si scontra contro una serie di difficoltà, prima tra tutte l'ossessione di sua figlia Abigaëlle verso il padre mai conosciuto, che non l'ha riconosciuta e non sembra assolutamente intenzionato a incontrarla. Passano gli anni, i ragazzi crescono, la vita si complica, e il concetto di famiglia nell'adolescenza rischia di deflagrare, ma Erika con difficoltà saprà restituirgli un senso.
Lottando, come sempre ha fatto, per ottenere giustizia in ogni campo, dalla scuola al canile, fino a un'accesa discussione con i genitori del bullo che perseguita suo figlio. Eppure lei continua a lottare e a insegnare ai suoi figli il senso del verbo amare.
È un toccante dramma familiare, il film di Rudi Rosenberg Quelques mots d'amour, così colmo di empatia da riuscire ad arrivare dritto al cuore. Il regista si rivela molto bravo a raccontare senza patetismi e scene madri cosa si agiti nell'anima di una figlia disperata perché mai riconosciuta e in quelli di una madre intenta a tutelarla dal dolore e dall'illusione, ma al contempo mostrarsi dalla sua parte. Recensione ❯