Un documentario onesto, né agiografico né troppo celebrativo, su un gruppo musicale che
ha fatto la storia della musica. Documentario, USA2026. Durata 106 Minuti.
Il film documenta uno dei percorsi più iconici della storia della musica e ripercorre i cinque decenni degli Iron Maiden. Espandi ▽
50 anni di Iron Maiden, il documentario racconta gli inizi e l'ascesa della band che è diventata uno dei più grandi nomi della storia della musica con 17 album in studio, oltre 100 milioni di dischi venduti e quasi 2.500 concerti in 64 paesi. Oltre alla band, il documentario presenta le riflessioni di fan d'eccezione come Javier Bardem, Lars Ulrich e Chuck D, ognuno dei quali descrive e racconta come sia stato influenzato musicalmente e culturalmente dagli Iron Maiden.
Un documentario onesto, né agiografico né troppo celebrativo, su un gruppo musicale che ha fatto la storia della musica senza gossip o scandali ma solo con il lavoro sui palchi e negli studi di registrazione. Recensione ❯
Nel cuore dell'Inghilterra del XVIII secolo, tra intrighi, potere e follia aristocratica, la famiglia Savage è pronta a tutto pur di sopravvivere... Espandi ▽
Inghilterra, XVIII secolo. Gli aristocratici coniugi Savage sono da tempo sull'orlo della bancarotta. I due hanno una figlia, l'adolescente Fanny, appassionata d'astronomia e decisamente diffidente verso i genitori, e frequentano una sola famiglia, gli altrettanto decaduti Bennett. L'inaspettata visita del Duca e della Duchessa del Devonshire dà però ai Savage la possibilità di riscattarsi, organizzando un fastoso banchetto.
Quasi interamente retto dalle prove volutamente esagerate di Claire Foy e Richard E. Grant, il film offre del Settecento inglese un'immagine altrettanto eccessiva e sinistra, come di un mondo putrido sull'orlo del suo disfacimento.
Il film riesce a essere al tempo audace e malinconico, autenticamente decadente e affettato, per il modo in cui scorge il dramma dietro la comicità e l'orrore di una società in cui le consuetudini sociali soffocano le aspirazioni dei singoli individui, anche quando spregevoli. Recensione ❯
Un'opera che esplora la sottile linea di confine tra cinema di finzione e documentario. Espandi ▽
In prigione per aver appiccato un incendio, Amador viene finalmente rilasciato e torna nel suo villaggio natale. Tutt'intorno la foresta è una presenza viva, che sembra combattere gli alberi di eucalipto trapiantati dall'Australia in una costante ricerca di equilibrio delle risorse. Fino all'arrivo del prossimo incendio.
La curiosità etnografica di Oliver Laxe pervade un ritratto enigmatico, tanto della natura quanto di un singolo uomo, in un film avaro di piaceri narrativi eppure memorabile nelle sue suggestioni.
Gli anni che hanno ritardato l'uscita in sala del film non hanno fatto che acuire il diffuso senso di angoscia che governa il nostro rapporto con la natura, ormai necessariamente rappresentata nella cultura popolare come una risorsa residuale e sempre a rischio. Recensione ❯
Un ritratto potente e inedito del maestro che ha aperto lo spazio dell'arte contemporanea Espandi ▽
Lucio Fontana è uno tra i pochi nomi dell'arte italiana del Novecento conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo. Dal Sud America (anche per le sue origini argentine), ai salotti borghesi tra New York e Chicago; dall'Europa parigina, fino ai paesi nordici più lontani; dalla Cina al Giappone. Insomma: Fontana è un simbolo della nostra cultura, non solo quella visiva, ma di altre legate al pensiero filosofico, alla scienza, alla narrazione dei cambiamenti di prospettiva della società, dal boom economico del Novecento ad oggi.
Una figura unica ma che ha l'urgenza di essere raccontata al pubblico più vasto. Il film di Andrea Bettinetti rappresenta un passaggio importante, necessario: diffondere i valori e le azioni dell'artista che ha sviluppato cultura lungo tutto il Novecento.
Andate a vedere il film e diffondete il verbo, Lucio Fontana ha ampliato gli sguardi e anticipato problematiche e bellezze del nostro vivere. Recensione ❯
Una formidabile occasione di disintossicazione dal rumore e di rimettersi in proporzione rispetto all'immensità del cosmo. Documentario, Francia2025. Durata 95 Minuti.
Un documentario poetico nei boschi, tra animali e suoni ancestrali che trasforma la natura in meditazione su tempo, memoria e vita. Espandi ▽
Un nonno, suo figlio e il figlio del figlio: Michel, Vincent (il regista) e Simon. Tre maschi di età diverse che condividono l’esperienza, più che consapevoli della sua rarità, di osservare da vicinissimo la natura. Rispettandola. Nelle foreste di conifere del dipartimento francese dei Vosgi, come a una base sicura dopo le loro esplorazioni, tornano in una baita di legno illuminata solo da candele. Sospeso tra i codici documentaristici e una sorta di sceneggiatura in cui i dialoghi tra familiari assomigliano a una fiaba sapienziale, Whispers in the Woods è anche una formidabile occasione, che la visione in sala esalta al massimo, di disintossicazione dal rumore, che oggi non è più solo urbano ma ormai invade ogni spazio, anche periferico. Ricco di spunti didattici e pensato, in una schematica tripartizione, come un romanzo di formazione, ricorda anche l’irrilevanza dell’umano (“siamo in ciò che passa”), la continuità di vita e morte, che si riflette nel passaggio di testimone e di saperi tra generazioni ma anche nel ciclo degli esseri viventi, quali le piante. Recensione ❯
Una storia ideata da Joe Bernthal a partire dai fumetti di Garth Ennis e Steve Dillon e con una messa in scena che non lascia respiro. Azione, USA2026. Durata 51 Minuti.
Frank Castle attraversa una profonda crisi esistenziale, tormentato dai traumi della guerra quando faceva parte dei Marines, così come dall'ondata di violenza scatenata a Wilson Fisk su New York. Espandi ▽
Frank Castle attraversa una profonda crisi esistenziale, tormentato dai traumi della guerra quando faceva parte dei Marines, così come dall’ondata di violenza scatenata a Wilson Fisk su New York. Rifugiatosi in un palazzone di New York dove ha fatto perdere le sue tracce, vive perseguitato dai propri fantasmi, come Cortis Hoyle e Karen Page. Nel mentre la violenza dilaga nel quartiere e quando Frank viene rintracciato da Ma Gnucci, la situazione precipita. La donna è infatti la sola sopravvissuta di una famiglia criminale massacrata dal “Punitore”, l’alter ego di Frank Castle. Ma anticipa a Frank che gli scatenerà contro tutte le bande della zona con una taglia sulla sua testa, e che la resa dei conti inizierà allo scoccare dell’ora in cui Frank uccise il figlio della donna. Il Punitore non potrà più restare a guardare…
La “Special Presentation” del Marvel Cinematic Universe The Punisher: One Last Kill è una storia ideata da Joe Bernthal a partire dai fumetti di Garth Ennis e Steve Dillon, per riportare il Punitore alla propria essenza di vendicatore mosso dai traumi del passato. La brevità del mediometraggio permette di concentrarsi su un’unica situazione e spremerla fino all’osso, così come di spingere su una scelta stilistica senza curarsi del rischio che possa diventare noiosa ripetendosi di episodio in episodio. Lo si era già visto per le precedenti Werewolf by Night e The Guardians of the Galaxy Holiday Special ed è un bene che il formato sia stato ora ripreso, tanto più che è perfetto per un personaggio come il Punitore. Recensione ❯
Una parabola sull'amicizia che valica i confini dell'età e delle nazionalità. Espandi ▽
La famiglia dell'adolescente Michael ha lasciato la vita sulla terra e si è imbarcata su un veliero per fare il giro del mondo, dopo che i genitori hanno perso il lavoro. Diversamente dalla sorella, però, Michael non è entusiasta della decisione e soffre per la mancanza dell'amata cagnona Stella.
In realtà, Michael nasconde l'animale nella stiva e proprio il tentativo di salvarlo durante una tempesta nell'Atlantico fa cadere entrambi in acqua. I due si salveranno e approderanno su un'isola sperduta abitata da un solo uomo: l'ex soldato giapponese Kensuke, che dopo la guerra ha trasformato l'isola in un regno di pace.
Tratto dal celebre romanzo per ragazzi di Michael Morpurgo, un film d'animazione di produzione inglese che racconta una storia di formazione immersa in un'atmosfera onirica. Non c'è dramma nel film: solo una dolce malinconia che ne rende emozionante la lezione un po' didascalica, perfetta in ogni caso per un pubblico di adolescenti. Recensione ❯
Sorogoyen spinge e si diverte ad esplorare la Settima Arte in tutte le sue potenzialità. Un film-mondo sui limiti dell'amore. Drammatico, Spagna2026. Durata 135 Minuti.
Sorogoyen dirige il suo personale Effetto notte, affrontando una relazione padre-figlia molto tesa e dai problemi passati irrisolti. Espandi ▽
Esteban Martinez è un regista spagnolo 56enne premio Oscar, da tempo trasferitosi negli Stati Uniti. Dopo molti anni di assenza Esteban torna in patria per girare il suo nuovo film e affida alla figlia di primo letto, la trentenne Emilia, un ruolo centrale. Lei accetta con riserva: suo padre ha lasciato lei e la madre molto tempo prima scomparendo dalla loro vita, dopo aver fatto subire a entrambe le sue intemperanze dovute all'alcool e alla droga. Del resto anche il film che Esteban vuole girare è una storia di tradimenti e di abbandoni: potrebbe diventare il pretesto affinché padre e figlia ritrovino il dialogo perduto?
El Ser Querido è l'ultima regia di Rodrigo Sorogoyen, la punta più alta della Nueva Ola iberica, ed è un film-mondo, perché racchiude in sé la visione artistica del regista a tutto tondo. Il regista si diverte ad esplorare la Settima Arte in tutte le sue potenzialità, giocando con i colori e i suoni (o la loro assenza), con i fiumi di parole sovrapposte e i silenzi vertiginosi, con i formati, le musiche che esplodono in scene mirate, i primissimi piani degli attori e i virtuosismi cinematografici
Esteban ed Emilia si colpiscono duro e si sfiorano con pudore, fanno (e si fanno) male senza volerlo, non sanno come riparare i danni inferti e subìti. Perché il tema centrale di El Ser Querido è la realizzazione che esistono punti di non ritorno, e che l'amore può non bastare a offrire, e a chiedere, perdono e accettazione. Recensione ❯
Un film sulla sopravvivenza: un bambino nascosto, una donna ai margini, una guerra fuori dalla porta. Espandi ▽
Nel 1942, durante l'occupazione nazista dell'Ucraina, una madre di origine ebrea affida il figlio dodicenne Hugo all'amica prostituta Mariana. Nascosto in un armadio a muro nella stanza della donna, Hugo cresce osservando la vita della donna, i suoi clienti tedeschi, le sue giornate di ozio e sbronze e nel frattempo sogna i volti e le parole dei familiari che ha perduto. Scoperto dalle altre occupanti del bordello, Hugo rischia di essere denunciato.
Tratto dal romanzo "Fiori nelle tenebre" di Aharon Appelfeld, il film maschera da coming of age adolescenziale un'intensa riflessione sul ruolo della memoria nell'elaborazione del lutto e sulla rinascita nel segno dell'amore.
Finkiel si dimostra ancora una volta un cineasta complesso e in costante ricerca di una forma da dare alle incertezze della mente e del cuore. Nonostante la coproduzione internazionale e l'apparenza da ennesima ricostruzione storica, il suo film è un'operazione intima, un racconto di formazione che afferma, dalla parte di Hugo, la necessità di sopravvivere alla perdita e, da quella di Mariana, la possibilità del sacrificio come estrema forma d'amore. Recensione ❯
Dalla mente di Steve Conrad, un triangolo amoroso che porta alla morte di uno di loro. Espandi ▽
Floyd è un interprete per sordomuti possente ma dolce, amico e collega di Clark, metereologo solare seppur introverso e insicuro. Floyd è sposato con Carol, una donna intraprendente in crisi, il cui figlio con un altro padre, Richard, ha difficoltà a socializzare. Anche Clark è sposato e ha due figli; tutti conducono una vita poco entusiasmante e con alcuni desideri repressi. Il tentativo di riaccenderli porterà a gravi complicazioni relazionali tra i tre protagonisti, arrivando ad una misteriosa tragica morte.
La serie targata HBO dimostra da subito di avere una buonissima qualità di regia e fotografia e qualcosa da dire. Il ritmo è abbastanza lento per ben sette episodi, ma le battute sono davvero brillanti e la stranezza dei protagonisti, interpretati da un grande cast (Jason Bateman, Linda Cardellini, David Harbour), trasferiscono la voglia di empatizzare con loro.
Un vero viaggio, con archi narrativi densi, e un utilizzo di flash-back su più livelli alternati per una storia universale. Recensione ❯
Il primo adattamento TV del seminale romanzo del premio Nobel William Golding. Espandi ▽
Nei primi anni Cinquanta, in seguito a un incidente aereo, un gruppo di ragazzini si ritrova su un'isola tropicale, senza adulti sopravvissuti. Piggy, sovrappeso e asmatico ma intelligente e di buon senso, cerca di fare amicizia con Ralph e prova ad aiutarlo a istituire delle regole di vivere civile. Ralph, atletico e carismatico, assume il ruolo di leader ma da subito si crea un contrasto con il rivale Jack, che è già il capo di un gruppo di coristi, tra i ragazzi più grandi dell'isola. Jack decide che saranno i suoi a fare da cacciatori e sarà lui a guidarli, inoltre prende per sé l'importante responsabilità di tenere acceso il fuoco.
Tra i coristi c'è anche Simon, che conosce Jack meglio di tutti, da quando era più giovane e soffriva per l'indifferenza del padre. I bambini più piccoli poi hanno paura della foresta, dove credono si annidi una bestia misteriosa. Questo terrore atavico sarà presto sfruttato da Jack per creare una propria tribù di ragazzini, con maschere, rituali e superstizioni.
Il nuovo adattamento del capolavoro di William Golding, è magistralmente messo in scena da Marc Munden, con la sceneggiatura dello scrittore di Adolescence Jack Thorne. Non si può non dedicare una parola ai giovanissimi protagonisti, che si dimostrano già tutti attori straordinariamente efficaci, in particolare Lox Pratt nei panni di Jack e David McKenna, davvero impressionante, in quelli di Piggy. Recensione ❯
Un colpo di fulmine senza tuono. Soudain compie il più bello dei gesti cinematografici: essere un vero film di soluzioni. Drammatico, Francia, Giappone, Germania, Belgio2026.
Amare così intensamente qualcuno che si è appena incontrato è follia? Forse. Ma sono i folli gli esseri più amati di questo racconto. Hamaguchi firma un racconto di incontri, fragilità e umanità. Espandi ▽
Marie-Lou, direttrice di un'Ehpad (Struttura di accoglienza per anziani non autosufficienti), è votata al suo lavoro e ai più fragili. Non c'è spazio per altro. Marie-Lou vuole soltanto comprendere meglio le persone ed entrare in empatia con la vecchiaia. Nella sua residenza applica un nuovo metodo chiamato "Humanitude" e fondato su quattro pilastri relazionali: contatto visivo, tatto, parola e verticalità. Un approccio audace che ha un impatto positivo sui residenti con disabilità fisiche e spesso affetti da disturbi neurologici ma che richiede un'attenzione costante da parte degli operatori sanitari, già oberati da responsabilità e surmenage. Le tensioni tra Marie-Lou e il personale non tardano a farsi intendere. Considerate le risorse umane disponibili, il metodo pare poco realistico. Le pressioni finanziarie fanno il resto, togliendole il sonno.
Ma all'improvviso, Marie-Lou incontra Mari, una drammaturga giapponese con un cancro allo stadio terminale. Complice la pièce, che la regista mette in scena a Parigi, tra le due donne nasce un legame profondo, alimentato dai loro scambi sulla vita e la dignità di fronte alla morte.
Amare così intensamente qualcuno che si è appena incontrato è follia? Forse. Ma sono i folli gli esseri più amati di questo racconto. Grandioso, delicato e necessario, Hamaguchi firma un racconto di incontri, fragilità e umanità. Una risposta risolutiva a quest’epoca bellicosa e mortale. Recensione ❯
L'amicizia improbabile tra una ragazza e un gatto fantasma. Espandi ▽
Karin, 11 anni, ha perso la madre. Il padre, sommerso dai debiti, la porta da Tokyo in una piccola città di campagna, affidandola alle cure del nonno, monaco in un tempio. Qui la bambina fa amicizia con Anzu, un bakeneko: un gatto fantasma (yokai) benvoluto da tutti, nonostante la sua passione per l'alcol e il gioco d'azzardo. Anzu prende a cuore il destino di Karin: cerca di proteggerla dalla sfortuna facendola aiutare dagli spiriti locali e quando lei, che non ha mai superato la morte della mamma, gli chiede di accompagnarla nel regno dei morti per rivederla, il gatto fantasma accetta.
Tratto dall'omonimo manga di Takashi Imashiro, Ghost Cat Anzu deve molto a Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki, ma ha una sua personalità grazie al personaggio memorabile del gatto Anzu.
Impossibile non voler bene al personaggio di Anzu: nonostante si comporti spesso in modo scorretto, per nulla accettabile dal rigore della società giapponese, che più di altre bada alle apparenze e alle regole sociali. Recensione ❯
La storia di Marco Belinelli, il primo italiano a vincere un titolo NBA. Espandi ▽
Il ritratto di Marco Belinelli, l'unico giocatore di basket italiano che ha vinto un titolo nella NBA lo vede condurre la narrazione sul filo dei ricordi con l'intervento di chi lo conosce bene come amico o come atleta. Dagli inizi giovanissimo nella Virtus Bologna sino al ritorno, all'apice della carriera, nella stessa squadra lo si segue negli alti e bassi di una carriera che lo ha reso al contempo sempre più famoso e sempre più consapevole del proprio potenziale sportivo ed umano.
Un documentario che andrebbe visto dal maggior numero di giovani possibile per la positività e concretezza del messaggio. È lo stesso campione a descrivere le sensazioni provate e, al contempo, a spiegare come non abbia consentito a queste difficoltà di piegarlo. Non si tratta solo di una lezione di sport ma di vita.
Viene messo alla luce un percorso umano ed atletico che andrebbe fatto conoscere a ragazzi e ragazzi indipendentemente che abbiano o meno interesse per il basket o per lo sport in generale. Recensione ❯
L'esordio nel lungometraggio di Or Sinai è la storia di tante donne dell'est, un'esistenza semplice raccontata con dignità. Drammatico, Israele, Polonia, Italia2025. Durata 91 Minuti.
Mila torna nel suo villaggio natale in Polonia, affrontando tensioni familiari e il peso delle sue scelte dopo anni di lontananza e vita segreta. Espandi ▽
Mila fa la governante in Israele presso una famiglia benestante che la tratta con affetto, (quasi) come una di famiglia. Ha un amante, un giardiniere africano, ma anche un marito nullafacente, e ha lasciato la Polonia per andare a guadagnare il pane per tutta la famiglia, in particolare la figlia 22enne, Kasia: Mila ha accettato la lontananza dai suoi cari e lavora senza risparmiarsi soprattutto per pagare alla ragazza l’università. In seguito ad una caduta dalle scale mentre fa le pulizie la padrona di casa manda Mila in Polonia per due settimane “a riprendersi”, proprio quando lei era sul punto di partire per una sospirata vacanza al mare con il giardiniere. Ma una volta arrivata in Polonia Mila scoprirà che il marito ha una storia importante con una vicina e che la figlia, incinta, ha deciso di sposare un ragazzo che non vuole che Kasia contini gli studi universitari.
Coproduzione fra Italia, Polonia e Israele, Mama è un progetto nato all’interno del Torino Film Lab e del Museo Nazionale del Cinema e segna l’esordio al lungometraggio della giovane regista di Tel Aviv Or Sinai. La protagonista è interpretata dall’attrice bielorussa Evgenia Dodina con grande pudore ed equilibrio, ma sul suo volto vediamo passare mille emozioni: dalla passione alla delusione, dalla rabbia alla rassegnazione, in un’altalena appena accennata ma resa ben visibile. La storia di Mila è quella di tante donne dell’Est che hanno assunto il ruolo di domestiche o badanti in Paesi più ricchi accettando un ruolo subalterno nella speranza di poter dare un futuro migliore ai propri figli. Recensione ❯
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