Quelques mots d'amour

Film 2026 | Drammatico, 95 min.

Titolo originaleQuelques mots d'amour
Titolo internazionaleWords of Love
Anno2026
GenereDrammatico,
ProduzioneFrancia
Durata95 minuti
Regia diRudi Rosenberg
AttoriHafsia Herzi, Franck Lebreton (II), Nour Salam .
TagDa vedere 2026
DistribuzioneTeodora Film
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Rudi Rosenberg. Un film Da vedere 2026 con Hafsia Herzi, Franck Lebreton (II), Nour Salam. Titolo originale: Quelques mots d'amour. Titolo internazionale: Words of Love. Genere Drammatico, - Francia, 2026, durata 95 minuti. distribuito da Teodora Film. Valutazione: 3,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento venerdì 29 maggio 2026

Le dinamiche emotive tra madre e figlia e il bisogno di colmare un'assenza.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Scheda Home
Critica
Premi
Cinema
Trailer
Un toccante dramma pieno di dignità. Con una superlativa Hafsia Herzi.
Recensione di Claudia Catalli
venerdì 29 maggio 2026
Recensione di Claudia Catalli
venerdì 29 maggio 2026

Erika è una madre single di fine anni Novanta che cresce con grande dignità due figli, più un cane che trova per strada. Si scontra contro una serie di difficoltà, prima tra tutte l'ossessione di sua figlia Abigaëlle verso il padre mai conosciuto, che non l'ha riconosciuta e non sembra assolutamente intenzionato a incontrarla. Passano gli anni, i ragazzi crescono, la vita si complica, e il concetto di famiglia nell'adolescenza rischia di deflagrare, ma Erika con difficoltà saprà restituirgli un senso. Lottando, come sempre ha fatto, per ottenere giustizia in ogni campo, dalla scuola al canile, fino a un'accesa discussione con i genitori del bullo che perseguita suo figlio. Eppure lei continua a lottare e a insegnare ai suoi figli il senso del verbo amare.

È un toccante dramma familiare, il film di Rudi Rosenberg Quelques mots d'amour, così colmo di empatia da riuscire ad arrivare dritto al cuore.

Con una superlativa Hafsia Herzi come protagonista. L'attrice di Cous Cous di Abdellatif Kechiche è cresciuta, oltre ad essere una pluripremiata regista (ha firmato di recente il notevole La più piccola) è un'attrice di grande maturità, perfetta nei panni delle donne che lottano contro tutti e tutto. In questo film interpreta l'instancabile guerriera Erika, una giovane madre single che fatica per portare avanti la sua famiglia, ma che non si arrende di fronte a nulla. Neanche a una figlia ossessionata dall'idea di suo padre, che in questa storia è una sorta di Godot: esiste, viene spasmodicamente atteso, rincorso addirittura, ma fino quasi a fine film nessuno lo vede.

Rosenberg si rivela molto bravo a raccontare senza patetismi e scene madri cosa si agiti nell'anima di una figlia disperata perché mai riconosciuta e in quelli di una madre intenta a tutelarla dal dolore e dall'illusione, ma al contempo mostrarsi dalla sua parte (andando in terapia per farlo al meglio). Mette in scena la ricerca spasmodica di un padre idealizzato, ricerca che nel '95 fa necessariamente a meno di tutta la tecnologia, e che incontra una miriade di ostacoli. Rosenberg non cerca mai la strada facile, il melodramma sopra le righe o il lieto fine, non segue scorciatoie per mostrare che l'amore, quello genuino, ha mille facce non sempre rivelate, e le sue parole sono le più difficili da pronunciare. Perché in amore contano i fatti, la presenza, la vicinanza, la complicità, il sostenersi nelle tempeste emotive e nelle battaglie di ogni giorno.

Rosenberg sceglie di firmare un dramma misurato, asciutto, sul filo del documentario da un punto di vista formale, sull'amore incondizionato e sconfinato di una madre pronta a tutto per sua figlia. C'è anche l'amore, sorprendente, di un quadrupede trovato un giorno per caso e adottato con il nome di Vanilla, capace di più dolcezza di un padre egoista, incorreggibile nella sua determinazione a fuggire da ogni responsabilità. Il rapporto di questa famiglia con il cane è molto toccante, come lo è tutta la descrizione di un nucleo capace di stringersi attorno a se stesso e farsi forza nelle difficoltà plurime in cui si trova, anno dopo anno.

La famiglia è là dove si trova amore, anche senza comunicarselo letteralmente. Il rifugio sicuro, al di là di ogni fortuna e del contesto - quello che mette in scena Rosenberg è palesemente popolare, e il regista ha il merito di raccontare la periferia senza sottolinearne il disagio e senza adottare approcci verticali o vittimisti, ma anzi valorizzando con sguardo orizzontale e paritario i valori semplici e genuini di chi ha pochi mezzi ma una grande, incrollabile, dignità.

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