Queen At Sea

Film 2026 | Drammatico 121 min.

Regia di Lance Hammer. Un film Da vedere 2026 con Noah Hunt Basden, Juliette Binoche, Anna Calder-Marshall, Tom Courtenay, Steven Cree. Cast completo Genere Drammatico 2026, durata 121 minuti. Valutazione: 3,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 18 febbraio 2026

La demenza compromette la capacità di un'anziana donna di comunicare la sua vita interiore. Sua figlia farà ritorno a Londra per assisterla.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO
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Un dramma familiare sulla difficoltà di scegliere per la sorte di chi amiamo. Potente, disarmante e con attori straordinari.
Recensione di Claudia Catalli
mercoledì 18 febbraio 2026
Recensione di Claudia Catalli
mercoledì 18 febbraio 2026

Amanda torna a casa e sorprende sua madre e suo patrigno a fare sesso. Si indigna, perché sua madre soffre di demenza, e decide di denunciare il suo patrigno per abuso su una donna non in grado di esprimere il proprio consenso. Scattano le indagini, gli approfondimenti, i dolorosi esami medici, nel frattempo Amanda riesce a ottenere che sua madre sia accolta in una casa di riposo. Lì si accorgerà che è sua madre a cercare in ogni modo il marito e quest'ultimo, con una tenerezza indicibile, si prende pazientemente cura di lei ogni giorno, assecondando ogni suo desiderio fino alla fine. Intanto Sara, la figlia di Amanda, scopre il suo primo amore.

È un toccante dramma familiare sulle scelte più difficili da prendere nei confronti di chi amiamo, Queen at Sea.

Lance Hammer torna alla regia dopo 18 anni non per firmare un compassionevole film a tesi, ma un'opera profonda e commovente attraversata da inquieti interrogativi con al centro una figlia che non sa come gestire la demenza di sua madre. Ha come unico desiderio quello di proteggerla, tutelarla, aiutarla. Ma il caregiver di sua madre è il marito, della sua stessa avanzata età: si prende cura di lei in ogni aspetto e per ogni minima esigenza, quotidiana, sentimentale, persino sessuale. Ma il sesso rientra tra gli istinti primordiali che chi è malato di demenza non sa contenere, obietta una preoccupata ed emotivamente devastata Juliette Binoche, che firma una performance magistrale portando sullo schermo il tormento di chi per troppo amore rischia di sbagliare.

Fare sesso con una donna malata di demenza equivale a un abuso? Non è dello stesso parere suo marito, che non fa che assecondare sua moglie sperando che l'attività sessuale possa portarle benefici. Hammer ha la buona idea di far partire il film come una detection e mostrare l'attenzione minuziosa di un sistema che, una volta fatto scattare, sembra impossibile da fermare: gli interrogatori dei poliziotti, le indagini, l'ispezione ginecologica invadente e traumatica, gli assistenti sociali.

La detection cede presto il passo a un dramma emotivo, quando la protagonista avverte di aver sbagliato tutto, di aver scambiato l'esaudimento dell'ennesimo desiderio come un'aggressione sessuale e di avere di fronte non un uomo che sfoga le sue voglie sulla moglie inerme, ma un marito profondamente innamorato (struggente Tom Courtenay, ben oltre il convincente) che spende ogni istante del suo tempo a prendersi cura della moglie.

Ha l'afflato di Amour di Haneke, questo dramma di Hammer che è anche un film sull'amore maturo che non conosce ostacoli e che neppure la demenza può fermare. Emerge prepotentemente il tema dei corpi e della loro memoria, che permane anche quando la mente svanisce. I corpi ricordano, continuano a cercarsi malgrado tutto, come attratti in una forza magnetica che supera ogni logica. È affascinante il modo in cui Hammer sviluppa questa narrazione, infarcendola fino all'ultimo di funzionali colpi di scena e affiancandola alla più lieve storia della nipote (Florence Hunt) che come sua nonna concepisce l'amore come inscindibile dal corpo ed è alle prese con la sua prima esperienza sessuale.

Funziona la scelta di non adottare come punto di vista quello della madre affetta da demenza, come Familiar Touch, altro film delicato e notevole sul tema, né soltanto quello della figlia, come The Father. Ma uno sguardo esterno che abbraccia le varie prospettive e segue sin dall'inizio una coppia di anziani che si sostiene mentre affronta una scalinata, perché tutto comporta un pericolo per loro, tranne che stare insieme.

Potente, disarmante, interpretato in maniera eccellente da Anna Calder-Mashall in una performance di quelle che non si dimenticano, fedele all'umanità sofferta di chi si trova a lottare contro la demenza, Queen at Sea è un film che lacera il cuore e ci ricorda che siamo polvere, ma polvere innamorata.

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BERLINALE
mercoledì 18 febbraio 2026
Claudia Catalli

Juliette Binoche in una performance magistrale. In Concorso alla Berlinale. Vai all'articolo »

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