Un film nel film. La fotografia di moltissimi giovani raccontata con una tenerezza che squaglia perché la sappiamo vera. Commedia, Italia2025. Durata 80 Minuti.
Restare, ricominciare o trasformare questo frammento di vita in racconto. Espandi ▽
Alberto Palmiero ha 27 anni, ha frequentato la scuola di regia e realizzato alcuni cortometraggi. Ora vorrebbe cimentarsi con il primo lungometraggio. Il produttore indipendente Gianluca Arcopinto lo avvicina e gli allunga il suo biglietto da visita, dichiarandosi interessato al suo progetto. Tornato a Roma, Alberto gli invia il soggetto ma non ottiene risposta, e dopo sette mesi di inutile attesa decide di tornare al suo paese in provincia di Caserta. Tienimi presente è la fotografia della realtà per i moltissimi giovani che in Italia, e soprattutto in provincia e nel Sud, non hanno alcuna opportunità lavorativa e finiscono per sentirsi “stranieri ovunque”. Il film, scritto, diretto e interpretato dallo stesso Palmiero, è una sorta di documentario della sua situazione personale, e sembra erede del primo Nanni Moretti, con una punta dell’ironia malinconia autobiografica alla Gianni Di Gregorio. L’asso nella manica del neoregista è la tenerezza con cui racconta e interpreta la sua vicenda, purtroppo comune a tanti suoi coetanei: una tenerezza che squaglia perché la sappiamo vera, e socialmente ingiusta. Recensione ❯
A volte la situazione più pericolosa per un padre è una vacanza in famiglia. Espandi ▽
Hutch lavora alacremente per il "Barbiere", facendo lavori sporchi e pericolosi uno dietro l'altro per ripagare il debito accumulato con la mafia russa dopo aver dato fuoco a un magazzino pieno di soldi. La sua vita familiare però ne risente e, prossimo ormai al burn out, decide di staccare per un bel viaggio con la famiglia. Vuole tornare all'acquapark dove l'aveva portato suo padre da bambino. La cittadina però non è come Hutch la ricordava e, dopo essere intervenuto a difendere i figli da alcuni bulli locali, scopre presto come il luogo sia in mano a una banda criminale.
Io sono nessuno 2 conferma in pieno la ricetta del primo capitolo, limitandosi a cambiare ambientazione e aumentando il numero di star.
Questo sequel non vuole dunque fare altro che ripetersi, solo con più star e più colori. Ci riesce pure discretamente, perché Tjahjanto sa rendere l'azione abbastanza adrenalinica e spettacolare, così come Bob Odenkirk si dedica con abnegazione all'improbabile ruolo di uomo ordinario che si rivela "action hero", ma al di là della perizia tecnica Io sono nessuno 2 rimane un'operazione sterile, destinata a un rapido oblio della memoria. Recensione ❯
Giuda racconta la Passione dal suo punto di vista: lui e Gesù, legati da un destino speculare, muoiono lo stesso giorno per compiere la profezia. Espandi ▽
Giuda nasce in un bordello, figlio di una prostituta che muore al momento della sua nascita. Cresciuto senza un padre e usato e abusato dai tenutari si vendica uccidendoli e diventa il proprietario della casa di piacere. Fino a quando un giorno Gesù si reca da lui per incontrare Maddalena, sua sorella, che aveva salvato dai lapidatori. Da quel momento lascia tutto per seguire l’amico e maestro che poi tradirà. Giulio Base rilegge i Vangeli secondo una prospettiva che meritava l’approfondimento. La tesi finale del film, cioè che Gesù aveva bisogno di qualcuno che lo tradisse per compiere la propria missione fino in fondo, era già stata avanzata (on stage e sul grande schermo per la regia di Norman Jewison) da Jesus Christ Superstar. Il Giuda di Giulio Base affronta questa lettura ma vi giunge partendo da tutt’altre premesse e liberandosi da tutte le precedenti trasposizioni sullo schermo della figura di Cristo. Recensione ❯
A settant'anni dalla nascita, il primo documentario ufficiale su uno dei più amati maestri della musica italiana contemporanea. Espandi ▽
Come si fa a parlare di Pino Daniele in modo esaustivo e originale, quando da un lato il talento del cantautore e strumentista partenopeo sfugge a qualsiasi definizione e imbrigliamento, dall'altro già molto si è detto e mostrato della sua vita e carriera?
Francesco Lettieri, regista e sceneggiatore napoletano con al suo attivo tanti video musicali e tre lungometraggi, fra cui Il segreto di Liberato, sceglie una strada duplice: individua nel giornalista e critico musicale Francesco Vacalebre (coautore della sceneggiatura) un Virgilio pronto ad addentrarsi nei vicoli di Napoli per scoprire il Pino più segreto, con l'aiuto del figlio del cantautore, Alessandro; e crea dei minifilm per illustrare visivamente le canzoni più amate, veri e propri spaccati di vita partenopea.
La seconda scelta forse è la meno azzeccata, poiché tutto il resto basterebbe a delineare la figura di Pino Daniele e il suo impatto sulla sua città e sulla musica, non solo italiana. È molto azzeccata invece l'idea di Lettieri di far partecipare al documentario una serie infinita di artisti che hanno conosciuto Daniele quasi esclusivamente in voce e attraverso immagini di repertorio, invece che con la classica lunga intervista posata. Recensione ❯
Un capitolo cinematografico del franchise che vede insieme per la prima volta Jackie Chan e Ralph Macchio. Espandi ▽
In seguito alla tragica morte del fratello, Li Fong deve lasciare la scuola di kung fu a Pechino, per trasferirsi a New York con la madre. Una sera entra dentro il locale "Victory Pizza" gestito da Victor, un tempo ottimo pugile e ora è perseguitato dal suo strozzino, dove conosce sua figlia Mia. Mentre si trova con lei in metropolitana, viene colpito a tradimento da Conor, il suo ex, campione di karate in match spesso clandestini. La madre gli ha esplicitamente vietato di tornare a combattere e lo ha messo nelle mani di un tutor coetaneo, Alan, per farlo studiare.
Lui però ha altri piani. Prima aiuta Victor, che vuole tornare sul ring per combattere e saldare così i suoi debiti, insegnandogli le tecniche delle arti marziali e poi decide di partecipare al grande torneo 5 Buroughs dove è strafavorito Conor. Per farlo combattere al meglio delle sue possibilità e ribaltare i pronostici, accorre in suo aiuto il suo maestro Mr.Han che si rivolge a sua volta a Daniel LaRusso, il primo 'karate kid'.
Jonathan Entwistle, al suo primo lungometraggio, ha un intento ambizioso rispetto all'esito finale. Il nuovo Karate Kid non è supereroe (anche se viene citato Peter Parker) né normale e più umano ma solo una versione un po' più anonima di quelli che lo hanno preceduto. Recensione ❯
Chiunque può sopravvivere a cinque notti. Questa volta, non ci saranno seconde occasioni. Espandi ▽
1982. Nel primo ristorante della catena Freddy Fazbear's avviene una tragedia: la morte misteriosa di una ragazza considerata strana, Charlotte. Venti anni dopo, Abby, sorella minore di Mike, sente la mancanza dei suoi compagni di giochi. Mike sottovaluta il malcontento di Abby e così non si accorge che una minaccia mortale, ancor più temibile di quella affrontata in passato, sta per abbattersi su lui e Vanessa, l'altra sopravvissuta alla notte da Freddy's.
Il risultato è disturbante ma non necessariamente terrificante, vista l'impossibilità di sospendere l'incredulità di fronte a una trama contorta e inutilmente complicata. A ogni svolta della sceneggiatura corrisponde una spiegazione didascalica.
Per chi ha amato il videogioco l'approccio potrebbe essere completamente diverso, ma presupporre un'esperienza videoludica per poter godere appieno del film ed entusiasmarsi per i suoi personaggi significa che non stiamo guardando un film, ma al più un'appendice, un corollario "già giocato". Recensione ❯
Un film comico con venature horror. Perkins preme l'acceleratore sul grottesco. Horror, USA2025. Durata 98 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
L'adattamento di un celebre racconto di Stephen King. Prodotto da James Wan. Espandi ▽
In soffitta c'è una scimmietta giocattolo un po' misteriosa. Apparteneva al papà dei gemelli Hal e Bill che, da bambini, la ritrovano e ne azionano il meccanismo ruotando la chiave nella schiena. È l'inizio di una serie di morti orribili che distrugge la loro famiglia. Passano 25 anni e il giocattolo maledetto riappare. Ecco una nuova scia di sangue che costringe i due fratelli, ormai separati, a fare i conti con il loro oscuro passato.
Il regista del cult Longlegs, Osgood Perkins, stavolta preme l'acceleratore sul lato grottesco del curioso racconto di Stephen King realizzando quasi un film comico con venature horror.
Molta dell'attenzione del regista, che è anche sceneggiatore, si sofferma nella messa in scena delle morti trattate a mo' di gag, quasi slapstick, cosa che, bisogna dirlo, genera più ilarità rispetto alle battute un po' spente e volutamente demenziali che costellano il film. In effetti la ricerca degli strumenti che provocano la morte, con il loro lato gore, riesce a essere molto inventiva appagando le aspettative dello spettatore che cerca proprio in questi elementi l'originalità di questo genere di film. Recensione ❯
Un uomo aggrappato ai successi del passato si trova a fare i conti con un presente nostalgico e solitario. Una storia dolce e malinconica, ma che lascia luce alla speranza. Espandi ▽
Umberto è uno sceneggiatore avvilito. Si nasconde dalla vita e aiuta una giovane sceneggiatrice a scrivere una storia, ammira una suora armena pulire i vetri delle finestre, passa le serate in un locale a bere alcolici. Un ragazzo bussa alla sua porta, e gli rivela una notizia importante. Una sua ex viene a trovarlo e gli regala una serata diversa, un'altra deve decidere se finanziare o no la sua storia, e una suora lo accompagna al cimitero dov'è sepolta sua madre. Lì Umberto, per gli amici Umbe, dovrà fare i conti con traumi e memorie del passato.
È un film malinconico, a tratti poetico, a tratti catatonico, ma sempre infarcito di aforismi, quello che segna il debutto alla regia dello sceneggiatore Umberto Contarello. L'influenza sorrentiniana (Sorrentino produce e co-sceneggia il film) è dichiarata e risulta evidente nella messa in scena, come anche nel tipo di ironia e nella descrizione di certi personaggi.
La cifra del racconto si assesta tra il decadente e l'ironico, con un umorismo alla Kaurismäki, specie nell'insistenza sull'ossessione filoamericana del "turning point" degli sceneggiatori contemporanei e nel rivendicare l'importanza delle "scene che non servono a niente", ma anche nella "to do list" in cui il protagonista inserisce compiti come "andare in banca a chiedere pietà" e "non impazzire". Recensione ❯
Un viaggio animato tra dolcissimi gattini che vivono all'interno della casetta delle bambole di Gabby. Espandi ▽
Gabby parte per un emozionante viaggio on the road insieme a sua nonna Gigi verso la città di Cat Francisco. Ma quando la sua preziosissima casetta delle bambole finisce nelle mani sbagliate dell'eccentrica gattara Vera, Gabby dovrà affrontare una straordinaria avventura nel mondo reale per ritrovare i suoi Gabby Cats e salvare la casetta prima che sia troppo tardi.
Sin dalle prime scene di La casa delle bambole di Gabby - Il film si avverte un senso di disagio: la protagonista Laila Lockhart Kraner, che riprende il ruolo della popolare serie di animazione per bambini, è cresciuta a dismisura e vederla strizzare le orecchiette da gatto per miniaturizzarsi ed entrare nella casa di bambole sortisce uno strano effetto.
La transizione al lungometraggio si rivela ardua come la salita del Cerro Torre per un concept totalmente inadeguato a riempire un'ora e mezza e trascinare in sala chiunque abbia superato i sei anni di età. Recensione ❯
La vita del famoso Jay Kelly, un personaggio pubblico che vive una crisi d'identità, mentre tutti sembrano conoscerlo meglio di quanto lui conosca se stesso. Espandi ▽
Il film segue le vicende della celebre star del cinema Jay Kelly (interpretato da George Clooney) e del suo devoto manager Ron (interpretato da Adam Sandler) durante un viaggio lampo e sorprendentemente profondo attraverso l'Europa. Lungo il percorso, i due uomini si trovano costretti ad affrontare le proprie scelte e a riflettere sui legami con le persone a loro più care e sull'eredità che stanno per lasciare. Recensione ❯
Un lato del leggendario compositore polacco che non si trova nei libri di storia: quello di un dandy amante del divertimento, un virtuoso del pianoforte e un uomo affascinante. Espandi ▽
Parigi, 1835. A 25 anni Frédéric Chopin è all'apice della fama: celebrato nei salotti parigini, adorato dall'aristocrazia e dal Re di Francia. Ma la diagnosi di una tubercolosi in uno stadio avanzato lo pone di fronte a un bivio: provare a curarsi e prolungare l'esistenza rinunciando a tutto ciò che la rende speciale o bruciare la fiamma velocemente dedicandosi alla musica e alle gioie della vita?
Un famoso brano di Neil Young parlava della ruggine "che non dorme mai" e di come un vero artista preferisca bruciare che spegnersi lentamente. Una filosofia che potrebbe adattarsi allo Chopin immortalato da Michal Kwiecinski in questo ricco biopic polacco, che si concentra sugli anni parigini del compositore. Recensione ❯
Serie tratta dalla leggendaria graphic novel scritta da Héctor G. Oesterheld e illustrata da Francisco Solano López Espandi ▽
Buenos Aires: una misteriosa nevicata tossica stermina la popolazione nel giro di poche ore. Juan Salvo, un uomo comune, riesce a salvarsi insieme alla sua famiglia e a un piccolo gruppo di amici. Siamo di fronte ad una vera e propria Apocalisse: una forza aliena invisibile ha dato il via a un'invasione globale. Salvo e i suoi compagni lottano per sopravvivere e per organizzare una resistenza fatta di ingegno, solidarietà e disperazione, in un mondo dove la minaccia è ovunque e nessuno si salva da solo.
L'adattamento della leggendaria graphic novel argentina di Héctor Germán Oesterheld, sopravvissuta a colpi di censura, dittature e infiniti tentativi falliti di trasposizione, arriva finalmente sugli schermi con la regia di Bruno Stagnaro e la presenza scenica indiscutibile di Ricardo Darín.
Ma mancano la tensione sotterranea, l'ambiguità, e soprattutto la politica, quella fatta di rapporti di potere (di cui si percepisce l'assenza), di sparizioni, di resistenza (solo proclamata, mai afferente a un passato storico): un racconto fortemente nazionale, ma piegato alle esigenze di un mercato internazionale. Recensione ❯
Un viaggio emotivo e di grande impatto visivo al cuore dell'intreccio tra creatività e relazioni. Espandi ▽
Mother Mary è una cantante pop che, dopo una lunga assenza conseguente a un avvenimento tragico, sta per tornare sulle scene. Nell'imminenza dello show avverte che nessuno degli abiti che le sono stati proposti aderisce alla sua più intima essenza. Quindi si precipita dalla fashion designer Sam Anselm che un tempo fu la persona che le era più vicina. Il legame tra le due ha subìto una lunga interruzione ed ora l'una ha bisogno dell'altra. Ma l'altra, non sa quanto possa essere disposta ad aiutarla.
David Lowery, con un budget decisamente più consistente rispetto al passato, non rinuncia alla propria indipendenza. Si diverte a mescolare le carte affrontando contemporaneamente temi legati alla religione, all'esoterismo, allo show business, alla moda, al tempo e alla morte.
Le due attrici Anne Hathaway e Michaela Coel offrono un livello interpretativo decisamente alto. Lowery scruta il lato oscuro dell'animo umano che si riveste di tessuti per coprire quella nudità interiore atavica la cui percezione la Bibbia attribuisce ad Adamo ed Eva. Recensione ❯
Un ritratto senza sconti del mondo degli affari, della politica e, più sottilmente, di un architetto-artista. Drammatico, Francia2025. Durata 104 Minuti.
Un biopic dedicato alla figura di Otto von Spreckelsen, l'architetto danese che progettò l'Arco de La Défense di Parigi. Espandi ▽
Parigi, 1983. François Mitterrand, neoeletto Presidente della Repubblica, ha grandi progetti per la Francia e la sua capitale. Bandito un concorso internazionale di architettura per la costruzione della Défense, il primo quartiere di affari europeo, a vincerlo, contro ogni aspettativa, è Johann Otto von Spreckelsen, architetto danese, sconosciuto anche in patria. Mitterrand lo accoglie con entusiasmo e lo lancia sotto i riflettori con il lavoro più emblematico della sua presidenza. Creatore discreto e purista, che aveva realizzato fino a quel momento la sua casa e quattro chiese in Danimarca, l'inconnu concepisce un progetto rivoluzionario, esteticamente audace, un grande arco per tradurre l'ottimismo del potere pubblico dell'epoca. Ma il suo sogno architettonico deve fare i conti con la burocrazia francese, i bilanci, le elezioni legislative, le rivalità politiche. Determinato a non cedere di un millimetro, soprattutto sulla qualità dei materiali, finirà con un congedo. Il più triste. Con L'Inconnu de la Grande Arche, Stéphane Demoustier continua la sua esplorazione sulle tensioni tra individuo e istituzioni, cominciato con La ragazza con il braccialetto e approfondito in Borgo. Recensione ❯
Cécile, chef con aspirazioni stellate, torna al paese natale e rimette in discussione la sua vita. Espandi ▽
Cécile, dopo il successo ottenuto in televisione grazie a un cooking show sta per aprire il proprio ristorante insieme al suo compagno. Scopre di essere incinta e, al contempo, si sente in dovere di tornare al paese natio perché il padre, anch’egli ristoratore, ha avuto un infarto. Un film alla francese in cui canzoni e realtà riescono a convivere senza stridere. Uno di quei film che costituiscono una prerogativa del cinema francese. Saper cioè raccontare storie che potrebbero stare tranquillamente nella realtà grazie ai volti giusti unitamente a quel tanto di astrazione che permette di affrontare temi non proprio secondari. Qui Cécile deve decidere su una gravidanza che sente di non volere, lei e il padre si scontrano su due visioni opposte della ristorazione e per di più torna sulla scena un vecchio amore dell’adolescenza per cui la protagonista sente di provare ancora dei sentimenti che sembravano sopiti. Selezionato come film di apertura dell’edizione 2025 del Festival di Cannes si è rivelato come la giusta scelta di intrattenimento non avulso dalla realtà. Recensione ❯
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