Il poco più che quarantenne Stefano Lodivichi già autore di Christian (id.; 20022-2023), serie TV apparsa su Sky Atlantic, ci porta in bilico fra i ‘70 e gli ‘80 grazie a un’analessi narrata in soggettiva da Toni, rigorosamente con la ‘i’, Cichiarelli; giovane pittore con una capacità incredibile: saper riprodurre qualunque opera d’arte in maniera irriconoscibile anche agli occhi di qualunque esperto. Un artista impersonato da un Pietro Castellitto però perennemente troppo uguale a sé stesso e autore di un’interpretazione eccessivamente monocorde per tutto il corso della pellicola.
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Il poco più che quarantenne Stefano Lodivichi già autore di Christian (id.; 20022-2023), serie TV apparsa su Sky Atlantic, ci porta in bilico fra i ‘70 e gli ‘80 grazie a un’analessi narrata in soggettiva da Toni, rigorosamente con la ‘i’, Cichiarelli; giovane pittore con una capacità incredibile: saper riprodurre qualunque opera d’arte in maniera irriconoscibile anche agli occhi di qualunque esperto. Un artista impersonato da un Pietro Castellitto però perennemente troppo uguale a sé stesso e autore di un’interpretazione eccessivamente monocorde per tutto il corso della pellicola. Protagonista di una ricostruzione solamente ispirata alla vita di Chichiarelli, e narrata dai giornalisti Nicola Biondo e Massimo Veneziani nel loro romanzo Il Falsario di Stato (id.; 2026) riedito da SEM Libri.
Merito dell’impalcatura narrativa, trascinarci nuovamente negli anni di piombo. In un mondo fatto di brigatisti e semplici criminali. Percorrendo i medesimi meandri più volte narrati da altre serie e pellicole. A tal proposito Edoardo Pesce, già protagonista di Christian, e anche nel cast di Romanzo Criminale – La serie (id.; 2008 – 2010), torna a essere membro attivo della banda della Magliana, manipolo di malviventi prestati al mondo dei poteri dello stato, impersonati da un eminenza grigia con le fattezze di Claudio Santamaria. Che inizieranno a domandare al falsario non solo copie di quadri ma anche passaporti e finti comunicati delle BR.
Merito di Lodovichi; saper ricostruire in maniera fedele quel decennio così oscuro e controverso per il nostro stivale. Merito della sceneggiatura; saper narrare anche di un’amicizia, quella fra Toni, un brigatista e un monsignore, rispettivamente interpretati da Pierluigi Gigante e Andrea Arcangeli, che cela il passato di un artista, che venne coinvolto in qualche cosa di decisamente troppo grande per lui.
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