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felicity
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martedì 20 gennaio 2026
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fede, senso di colpa e grazia senza perdere ritmo
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Wake Up Dead Man è meno fastidioso del secondo e più coerente nel costruire atmosfera e tema.
Ma gli manca quella componente di divertimento che ha reso il primo Knives Out un piccolo cult istantaneo: quella sensazione che il congegno non ti stia solo sfidando, ma anche seducendo.
E' la dimensione più intima, interconnessa ai dissidi morali da cui sono affetti i personaggi, a distinguere Wake Up Dead Man dai predecessori: perché stavolta Rian Johnson ha realizzato un altro avvincente murder mystery, in cui ogni singolo dettaglio rientra in un puzzle di precisione geometrica, ma al contempo pure un grande film sui compromessi etici, sulle narrazioni distorte imposte agli altri e a noi stessi e sulla possibilità di un’autentica, salvifica redenzione.
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Wake Up Dead Man è meno fastidioso del secondo e più coerente nel costruire atmosfera e tema.
Ma gli manca quella componente di divertimento che ha reso il primo Knives Out un piccolo cult istantaneo: quella sensazione che il congegno non ti stia solo sfidando, ma anche seducendo.
E' la dimensione più intima, interconnessa ai dissidi morali da cui sono affetti i personaggi, a distinguere Wake Up Dead Man dai predecessori: perché stavolta Rian Johnson ha realizzato un altro avvincente murder mystery, in cui ogni singolo dettaglio rientra in un puzzle di precisione geometrica, ma al contempo pure un grande film sui compromessi etici, sulle narrazioni distorte imposte agli altri e a noi stessi e sulla possibilità di un’autentica, salvifica redenzione.
Accanto al detective di un sopraffino Daniel Craig, a conquistarsi l’applauso sono in particolare due strepitosi comprimari: Josh O’Connor trasmette con spontaneità irresistibile i tormenti interiori e il senso di empatia di padre Jud Duplenticy, mentre Glenn Close dà volto alle contraddizioni di Martha Delacroix con una delle interpretazioni più intense della propria carriera.
Wake Up Dead Man conferma la straordinaria capacità di Rian Johnson di reinventare Knives Out senza tradirne l’essenza.
Il terzo capitolo della saga affronta temi complessi come fede, senso di colpa e grazia senza perdere ritmo né ironia, grazie anche a un cast in completa armonia e a un Daniel Craig sempre più a suo agio nei panni di Benoit Blanc.
In coppia con Josh O’Connor poi raggiunge un'intesa che dona non solo profondità al film, ma anche al detective.
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jonnylogan
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lunedì 15 dicembre 2025
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benoit blanc colpisce ancora
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Per la terza volta l’investigatore Benoit Blanc deve “scendere in campo” e portare il proprio intuito al servizio di chi ha bisogno di un abile detective. A tre anni di distanza da Glass Onion: Knives Out (id.; 2022) e a sei da Cena con Delitto – Knives Out (id.; 2019). Ancora una volta a dirigere il cinquantaduenne Rian Johnson e nei panni dell’investigatore ancora l’ex James Bond: Daniel Craig. Ancora una volta è una località isolata, dopo una villa nella quale si consumava il primo mistero. E l’isola del secondo film. Questa volta ci troviamo in una chiesa dispersa nella campagna limitrofa la Grande Mela. Una parrocchia nella quale l’anima pulsante è non solo quella del reverendo Wicks e del suo assistente, ma anche la propria corte di fedeli, che vanno a comporre il set nel quale si compie il terzo giallo nello stile più classico della letteratura di genere.
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Per la terza volta l’investigatore Benoit Blanc deve “scendere in campo” e portare il proprio intuito al servizio di chi ha bisogno di un abile detective. A tre anni di distanza da Glass Onion: Knives Out (id.; 2022) e a sei da Cena con Delitto – Knives Out (id.; 2019). Ancora una volta a dirigere il cinquantaduenne Rian Johnson e nei panni dell’investigatore ancora l’ex James Bond: Daniel Craig. Ancora una volta è una località isolata, dopo una villa nella quale si consumava il primo mistero. E l’isola del secondo film. Questa volta ci troviamo in una chiesa dispersa nella campagna limitrofa la Grande Mela. Una parrocchia nella quale l’anima pulsante è non solo quella del reverendo Wicks e del suo assistente, ma anche la propria corte di fedeli, che vanno a comporre il set nel quale si compie il terzo giallo nello stile più classico della letteratura di genere.
Si comincia quindi con l’introduzione della location, dei protagonisti, della vittima, fino all’arrivo di chi risolverà il caso, facendo luce su una trama che ancora una volta vorrebbe portare all’arresto di un innocente sul quale si sono concentrati prove e indizi.
La pellicola funziona e procede come un meccanismo ben oleato. Come sempre con ritmi lenti, surreali, con colpi di scena e ragionamenti deduttivi degni dei migliori film di genere. Il cast aggiunge alla trama quei pochi accorgimenti necessari per rendere ancora più interessante e scorrevole una sceneggiatura ben orchestrata: Da sottolineare le prove del sempiterno caratterista Josh Brolin, nel ruolo di Monsignor Wicks. Del trentacinquenne Josh O’connor, già visto nella pellicola “tennistica” Challengers (id.; 2019) di Luca Guadagnino, in quello di padre Jud Duplenticy. Per finire con l’eccellente Glenn Close in quello della perpetua e segretaria Martha Delacroix.
Non troverete quindi molto altro che non risponda a un buonissimo film giallo, ma crediamo che se avete amato le due precedenti incursioni cinematografiche di Benoit Blanc non ne rimarrete delusi.
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