Un documentario che racconta i pensieri e la filosofia di vita dello scrittore, scultore e alpinista Mauro Corona, attraverso monologhi, voci fuori campo, chiacchierate con amici e incontri con artisti. Espandi ▽
"Qui giace Mauro Corona, uomo iniquo e perverso. Pregare per lui è tempo perso". Mauro Corona, scrittore, scultore e alpinista, conosciuto dal grande pubblico per la sua presenza al talk-show "Carta bianca" condotto da Bianca Berlinguer, viene mostrato sotto una prospettiva più intima, nella quotidianità delle sue giornate quando si sposta, per esempio, con la sua Fiat Panda per le strade di Erto o mentre si trova nella sua abitazione.
In un viaggio avanti e indietro nel tempo, ripercorre alcuni momenti più importanti della sua vita, partendo dall'infanzia difficile ed evidenzia il profondo legame che ha con il territorio e le sue passioni personali.
Diretto da Niccolò Maria Pagani che ha seguito Corona per sette mesi, tra riprese e montaggio, nella vallata di Erto dove vive, rivela il lato più autentico e meno provocatore del personaggio. I testi sono tratti dal suo romanzo "Le altalene", pubblicato da Mondadori nel 2023 in cui lo scrittore si lascia andare al flusso dei ricordi. Recensione ❯
Maxi processo di Palermo, 1987: otto giurati chiusi 36 giorni in camera di consiglio decidono su 470 imputati, tra tensioni, sorprese e conflitti. Espandi ▽
Dopo un anno e dieci mesi del Maxiprocesso per crimini di mafia che si è svolto a Palermo, dove per la prima volta lo Stato è riuscito a infliggere una condanna collettiva a Cosa Nostra, l’11 novembre 1987 la corte si riunisce in camera di consiglio. Otto giurati, blindati in un appartamento-bunker del carcere dell’Ucciardone, devono decidere condanne e assoluzione per oltre 460 imputati. “Il mondo resterà fuori da queste mura. Nessuno può uscire, nessuno può entrare”. Sono queste le parole che il presidente della giuria interpretato da Sergio Rubini dice a tutti gli altri componenti prima di iniziare a stabilire la colpevolezza o l’innocenza degli imputati. I materiali di repertorio della parte iniziale introducono la ricostruzione di quei 36 giorni d’isolamento, in un cinema di dichiarata impostazione teatrale basato soprattutto sulla forza della parola. Infascelli ritorna a un cinema di mafia a dieci anni da Era d’estate. L’impeto civile resta autentico e intatto, l’effetto claustrofobico e drammatico risulta invece più balbettante. Recensione ❯
Una narrazione a rotta di collo, sospesa nello spazio e in sfida con le leggi della gravità, che affronta questioni esistenziali. Animazione, Avventura, Commedia - USA2025. Durata 99 Minuti.
Elio è un ragazzino di 11 anni che si ritrova trasportato attraverso la galassia e che viene scambiato per l'ambasciatore intergalattico del nostro pianeta Terra. Espandi ▽
Elio Solis ha perso i genitori da bambino e il suo più grande desiderio è ora quello di essere trasportato dagli alieni verso i confini del cosmo e oltre. Sulla terra si sente infatti disperatamente solo, nonostante la presenza di sua zia Olga, che è Maggiore dell'aviazione americana con un incarico di analista orbitale. Il compito di Elio invece è captare i segnali dello spazio, e il messaggio che manda attraverso un'apparecchiatura radio improvvisata miracolosamente raggiunge il Comuniverso, un'organizzazione pangalattica che unisce le menti più evolute del cosmo, ma che ha bisogno di un capo alternativo al violento e collerico Lord Grigon, che intende dominare con la forza. Il Comuniverso preleverà Elio dalla Terra scambiandolo per un ambasciatore intergalattico, e l'undicenne troverà il su primo e unico amico in Glordon, il figlio di Lord Grigon, che non ci tiene affatto a diventare una macchina da guerra come vorrebbe suo padre, con cui la comunicazione è a dir poco problematica. Elio si pone un compito molto attuale, ovvero affrontare la più profonda delle domande esistenziali: Siamo soli in questo mondo? La sua storia parte da una condizione in cui si trovano molti giovanissimi, soprattutto oggi: quella di non appartenere al proprio pianeta e di non sentire alcun legame con i suoi abitanti. La dimensione spettacolare della storia è amplificata dal 3D e davvero la trama non si ferma un secondo, trascinandoci con sé in una narrazione a rotta di collo, sospesa nello spazio e in sfida continua con le leggi della gravità. Recensione ❯
Negli anni '70, Toni arriva a Roma per fare l'artista, ma il destino lo trasforma nel più grande falsario d'Italia, al centro dei misteri del Paese. Espandi ▽
Roma, anni ’70. Quando Toni arriva in città nel suo bagaglio ha soltanto il talento per la pittura e il sogno di diventare un grande artista. Ma la sua fame di vita, il destino e forse anche la Storia lo porteranno a diventare il più grande di tutti i falsari, nonché una figura centrale nei misteri più fitti del nostro Paese. Il regista sceglie di privilegiare l’impostazione da heist movie con venature da commedia per raccontare la storia incredibile di Toni Chicciarelli. L’interpretazione, perfetta e volutamente a tratti survoltata, di Pietro Castellitto dà al protagonista un’aura ambigua che mette da parte il lato più criminale. La storia reale di questo personaggio che comunque – en passant – si muoveva tra la banda della Magliana, le Br, Cosa Nostra, il caso Moro, le gallerie d’arte capitoline e i servizi segreti, magari non era proprio così candida ma è evidente l’obiettivo di intrattenimento di questa operazione cinematografica che risulta molto interessante nella scelta e nella direzione degli attori con facce un po’ meno viste. Recensione ❯
Una storia di amore incondizionato, che non teme di affrontare a viso aperto temi complessi, dalla maternità al riscatto sociale. Drammatico, USA2025. Durata 114 Minuti.
Il fenomeno letterario della scrittrice bestseller n. 1 del New York Times Colleen Hoover diventa un film sulla maternità, il perdono e il potere dell'amore per superare anche il più grave degli errori. Espandi ▽
Kenna è una giovane donna che per un tragico errore ha perso l'amore della sua vita e trascorso sette anni in prigione a scontare la pena, lontana da sua figlia Diem. Sogna di rivederla, ma è sotto la custodia dei nonni paterni, che la giudicano pericolosa. Lei non si arrende, fa di tutto per riabilitare la sua figura, cercando lavoro in ogni dove e affittando una stanza in un discutibile motel, fino a trovare un barlume di speranza nel barista Ledger, che la prende a lavorare con sé.
È un ibrido tra commedia romantica e dramma esistenziale, Reminders of him - La parte migliore di te, tratto dal bestseller di Colleen Hoover tradotto in 45 lingue, con oltre 6 milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti.
Una storia struggente ed emozionante di amore incondizionato, che non teme di affrontare a viso aperto temi complessi, dalla maternità al perdono, dall'elaborazione di un grave lutto al riscatto sociale. Recensione ❯
Un road-movie che si svolge 2 anni dopo gli eventi del primo film (Est - Dittatura Last Minute), nel 1991, quando il muro di Berlino è ormai crollato: i tre amici di Cesena intraprenderanno un nuovo viaggio, questa volta in Bulgaria. Espandi ▽
Due anni dopo la caduta del Muro di Berlino. Ritroviamo Rice, Pago e Bibi. Bibi si è innamorato per corrispondenza di una ragazza bulgara e convince gli amici a intraprendere un viaggio verso Sofia per incontrare di persona la sua conquista, e i due lo seguono. Peccato che la loro zingarata li cacci in mezzo ad un mare di guai, perché la "ragazza" di Bibi ha a che fare con un traffico di ragazze bulgare costrette a prostituirsi in Italia dietro la falsa promessa di un lavoro come domestiche. E i tre dovranno cercare di uscirne vivi.
Antonio Pisu è una piccola anomalia nel panorama cinematografico italiano, un regista davvero indipendente che segue una sua ispirazione lontana dalle commedie mainstream e che funziona proprio nella sua ingenuità e nella semplicità di una messinscena essenziale.
Tornando a Est è una favola retrò (benché "liberamente ispirata ad una storia vera") con al centro tre eroi per caso, e sullo sfondo la malinconia per quel momento storico in cui "pensavamo che sarebbe cambiato tutto", quando invece non è cambiato quasi niente. Recensione ❯
Il sequel di Glass Onion: A Knives Out Mystery, scritto e diretto da Rian Johnson. Espandi ▽
Il Reverendo Jud Duplenticy viene mandato a fare da aiuto nella chiesa di Monsignor Jefferson Wicks. I due uomini di fede non vanno d'accordo. Quando Wicks muore in circostanze misteriose durante un sermone, il gruppo di fedeli che lo venera come una rock star punta immediatamente il dito contro il Reverendo Jud. Questo è proprio un caso per il detective Benoit Blanc.
Wake Up Dead Man raggiunge la perfetta fusione tra intrattenimento e critica sociale: questo è il film più politico della saga di Benoit Blanc, che non ha paura di sfidare leader contemporanei e religione.
Tra un colpo di scena e l'altro, Johnson ne ha per tutti: il culto della personalità, che con i social diventa sempre più pericoloso; il populismo di chi guida le masse, che sia un leader politico o un Monsignore, che tiene volontariamente nella costante paura dell'altro le persone; la ribellione alla cultura woke, che, dopo un breve periodo di riflessione, ha suscitato una reazione carica d'odio. Recensione ❯
Nate è un uomo comune con un dono unico: non sente dolore. Quando la ragazza dei suoi sogni viene rapita, questa peculiarità diventa la sua arma più potente per salvarla. Espandi ▽
Nate è un uomo comune, ha un lavoro in banca, ma convive con una patologia genetica unica: non sente dolore per via di una sindrome congenita realmente esistente. Quando la ragazza dei suoi sogni viene rapita, questa peculiarità diventa la sua arma più potente tanto da trasformarlo in un supereroe che farà di tutto per salvarla.
Ecco una forma ironica, e riuscita, di riflettere sul tema dei superpoteri e dei supereroi sui generis in modalità "prendere o lasciare".
La miscela davvero esplosiva di generi messi insieme dalla sceneggiatura di Lars Jacobson, che non si prende mai troppo sul serio anche quando sa di andare incontro a una certa ripetitività, dà modo alla coppia di registi, Dan Berk e Robert Olsen, di sbizzarrirsi e di divertirsi nel contaminare con nonchalance l'alto e il basso e nel mettere in scena, con un budget limitato (il film è anche girato a Città del Capo che dovrebbe essere San Diego), i tipici balletti dei combattimenti pieni di un'ironia che non si trasforma mai in grottesco. Evviva! Recensione ❯
Il film documentario diretto dal premio Oscar Giuseppe Tornatore, con le musiche del premio Oscar Nicola Piovani. Espandi ▽
Brunello Cucinelli viene da una famiglia povera, ma non gli è mai mancato niente in termini di affetto, calore e rispetto. Dall'infanzia in un casale umbro insieme a 13 famigliari, all'adolescenza a Ferro di Cavallo, in provincia di Perugia, al trasferimento a Solomeo al seguito della fidanzata (poi moglie) Federica, il suo percorso è un'allegra scorribanda verso quella vocazione per la maglieria di qualità e l'alta moda che nascerà dopo il 25 anni e lo accompagnerà fino al presente. Ad animare l'imprenditore è una filosofia di vita appresa dai genitori, ovvero quella di comportarsi da persona perbene: con amici e parenti, con dipendenti e collaboratori, con i clienti e la sua comunità territoriale, con i partner aziendali e gli investitori cui sconsiglia di acquistare le sue azioni se non condividono la sua visione aziendale. Ed è questo il segreto del suo successo, tanto umano quanto professionale.
Cucinelli è il protagonista assoluto di Brunello - Il visionario garbato, il documentario che Giuseppe Tornatore ha girato su richiesta dello stilista che ne è produttore insieme a Masifilm; ed è un protagonista carismatico e accentratore che si racconta con il piglio del cantastorie, e la cui vicenda sembra una favola moderna. Tornatore dà molto spazio alla formazione di Cucinelli, ricreando scene della sua infanzia e giovinezza nelle quali l'imprenditore oggi settantenne si inserisce fisicamente per rivisitare il suo passato. Non possiamo sapere quanto di ciò che Cucinelli racconta attraverso la cinematografia di Tornatore sia attendibile perché viene raccontato basandosi sulla sua voce e quella dei suoi ammiratori, ma il film è aspirazionale e fonte di ispirazione in questo periodo ingeneroso e individualista, dove i concetti di comunità, di dignità dei lavoratori e di lealtà verso il prossimo sembrano… fuori moda. Recensione ❯
L'atteso sequel con Ben Affleck e Jon Bernthal, diretto da Gavin O'Connor. Espandi ▽
Sono passati nove anni da quando il Dipartimento del Tesoro ha smantellato, con l'aiuto del Contabile, la Living Robotics. Raymond King, l'ex-direttore dell'ufficio per la lotta ai crimini finanziari, ha lasciato il suo posto alla prescelta Marybeth Medina, ora l'unica a ricevere informazioni sul mondo criminale da parte di Christian Wolff, alias il Contabile. King si ritrova però invischiato in un caso più grande di lui, caso per il quale viene ucciso.
Seguito del successo di nove anni fa, The Accountant 2 è prodotto dalla stessa Artists Equity di Ben Affleck e Matt Damon. The Accountant 2, invece, arriva quasi un decennio dopo, quando ad un'America polarizzata e scossa da tensioni pre-Guerra Civile non interessano più le analisi critiche sulla connivenza, di più, la dipendenza, tra capitalismo e criminalità.
O'Connor - e Dubuque - sentono questo, avvertono che ci si è spostati sul terreno delle culture wars, del capitale simbolico, così rifrangono il loro film attraverso queste lenti: dal riciclaggio si è passati al problema dei migranti, dalle aziende multinazionali ai trafficanti di esseri umani, dalle collar counties dell'Illinois alle zone di confine con il Messico. Recensione ❯
Una divertente commedia romantica tutta Made in Italy. Espandi ▽
Single e con neonato da mantenere, Vito vive insieme al fratello Antonello - combinaguai per professione - in un appartamento situato in un antico palazzo di Napoli, da cui tutti sembrano voler scappare. Perdite d'acqua, invasioni di scarafaggi e persino l'ipotesi di un elevato rischio di crollo hanno infatti spinto i condomini ad abbandonare l'edificio. Ma Vito resiste e rimane, anche perché la casa di proprietà sembra essere l'unico elemento su cui puntare per mantenere l'affidamento del figlio.
Con i servizi sociali alle calcagna e un lavoro in nero in un ristorante, il giovane padre si muove in un equilibrio precario che rischia di essere messo a repentaglio dall'ennesima malefatta di Antonello. Pare infatti che abbia accumulato un ingente debito, che potrebbe far perdere loro la casa di famiglia.
Umberto Riccioni Carteni dirige una commedia romantica leggera e divertente, che trova la sua forza nelle performance degli attori, nell'uso del dialetto e in una buona dose di ironia. Meno riuscita la storia d'amore tra i due protagonisti, indebolita da dialoghi retorici e ingessati, inseriti in una narrazione che procede per cliché. Recensione ❯
Josh O'Connor, con la sua tenerezza e simpatia, veste i panni di un antieroe ambiguo e sfuggente, laconico e goffamente disperato. Thriller, USA2025. Durata 110 Minuti.
Massachusetts, 1970. JB, ex falegname, tenta un colpo d'arte ambizioso, ma tutto degenera e la sua vita prende una svolta irreversibile. Espandi ▽
Massachusetts, 1970. James Blaine Mooney, per gli amici J.B., è figlio inconcludente del giudice della contea di Framingham, ha una moglie, Terri, e due figli gemelli, ma non ha un lavoro, anche se è laureato ed è abilissimo nei lavori manuali. Si diletta nel frequentare il museo locale e a sottrarre da lì qualche artefatto, finché non decide di rubare quattro quadri del pittore astrattista Arthur Dove e dare così una svolta alla sua vita, cosa che probabilmente stupirebbe suo padre e renderebbe orgogliosa sua moglie, l’unica a portare a casa il pane. J.B. dunque mette insieme un trio di malcapitati e il furto al museo apparentemente riesce, ma le cose cominciano a mettersi male fin da subito, costringendo J.B. ad una latitanza in giro per gli Stati Uniti. Intorno a lui si muovono i movimenti contro la guerra nel Vietnam, e il Paese sembra anch’esso allo sbando.
Kelly Reichardt è la regista, sceneggiatrice e montatrice di The Mastermind (titolo ironico che indica una “mente organizzativa” quando invece qui la mente di J.B. è un disastro annunciato), un film di una luminosità accecante quando inquadra l’America della palizzata bianca, via via sempre più buio quando racconta l’implosione progressiva del suo protagonista (la direzione della fotografia è di Christopher Blauvert, che ha accompagnato Reichardt in tutti i suoi film da Meek’s Cutoff in poi). Recensione ❯
Il braccio di ferro di una coppia disfunzionale che dice tanto anche del rapporto tra Stati Uniti e Messico. Drammatico, Messico2025. Durata 100 Minuti.
Un ballerino dovrà affrontare la vera natura della sua relazione amorosa. Espandi ▽
Il giovane Fernando, talentoso ballerino di Città del Messico, emerge dal deserto dopo un pericoloso viaggio oltre il confine americano. Il ragazzo è determinato a raggiungere San Francisco, dove si introduce nel lussuoso appartamento di Jennifer, una donna molto più grande di lui della quale da qualche tempo è amante. Profondamente attuale, il film è l’allegoria perversa di un braccio di ferro in una coppia disfunzionale, che dice tanto del rapporto tra Stati Uniti e Messico per quanto riguarda l’immigrazione, arrivando sugli schermi proprio al culmine della tensione politica sul tema. In un gioco diabolico di prigioni amorose e linee di demarcazione che vanno dal nazionale fino al domestico, Franco si fa tentare da una spirale risolutiva angosciante e brutale, nel pieno spirito delle opere che gli hanno dato il successo. Eppure rimane la sensazione che ci sia una dimensione nuova e inaspettata nella sua poetica. Recensione ❯
26 maggio 2025. Napoli-Cagliari. McTominay rovescia l’uno a zero del vantaggio nella porta isolana. Lukaku mette in ghiaccio la partita nella ripresa. Al Maradona parte la festa: il Napoli si cuce sul petto il quarto scudetto della sua storia, il secondo negli ultimi tre anni. Il film ripercorre l’irresistibile cavalcata della squadra partenopea culminata con il tricolore: dalla presentazione di un acclamatissimo Antonio Conte a Palazzo Reale, passando per la preparazione a Castel di Sangro e l’esordio amaro a Verona, senza dimenticare, poi, gli snodi cruciali del campionato (le vittorie con Milan e Juventus, il tonfo casalingo con l’Atalanta) fino al tribolato testa a testa con l’Inter, conclusosi in trionfo all’ultima giornata.
Il doc sportivo di Giuseppe Marco Albano esalta le gesta del Napoli nel campionato di Serie A 2023-24: racconto celebrativo ed emozionale, scolastico nell’impianto ma intriso di passione identitaria, calca, come da previsioni, sul portato identificativo della squadra. L’andamento narrativo spesso perde fluidità, e la regia ridonda programmaticamente più dettagli e piccolezze sforbiciabili (tutta la sottotrama mockumentary, per esempio, del giovane tifoso); ma il film è comunque imbevuto di trascinante passione e idealizzazione, orgoglio identitario e “cazzimma”, folklore e liturgia. Recensione ❯
Un film nel film. La fotografia di moltissimi giovani raccontata con una tenerezza che squaglia perché la sappiamo vera. Commedia, Italia2025. Durata 80 Minuti.
Restare, ricominciare o trasformare questo frammento di vita in racconto. Espandi ▽
Alberto Palmiero ha 27 anni, ha frequentato la scuola di regia e realizzato alcuni cortometraggi. Ora vorrebbe cimentarsi con il primo lungometraggio. Il produttore indipendente Gianluca Arcopinto lo avvicina e gli allunga il suo biglietto da visita, dichiarandosi interessato al suo progetto. Tornato a Roma, Alberto gli invia il soggetto ma non ottiene risposta, e dopo sette mesi di inutile attesa decide di tornare al suo paese in provincia di Caserta. Tienimi presente è la fotografia della realtà per i moltissimi giovani che in Italia, e soprattutto in provincia e nel Sud, non hanno alcuna opportunità lavorativa e finiscono per sentirsi “stranieri ovunque”. Il film, scritto, diretto e interpretato dallo stesso Palmiero, è una sorta di documentario della sua situazione personale, e sembra erede del primo Nanni Moretti, con una punta dell’ironia malinconia autobiografica alla Gianni Di Gregorio. L’asso nella manica del neoregista è la tenerezza con cui racconta e interpreta la sua vicenda, purtroppo comune a tanti suoi coetanei: una tenerezza che squaglia perché la sappiamo vera, e socialmente ingiusta. Recensione ❯
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