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jonnylogan
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lunedì 20 aprile 2026
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guerra alla mafia
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A quasi dieci anni di distanza la regista Fiorella Infascelli confeziona il sequel ideale della sua penultima pellicola: Era d’Estate (id.; 2016) dedicata all’estate del 1985 e al periodo di trasferimento di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sull’isola dell’Asinara, per proteggerli da attentati già pianificati da Cosa Nostra. In tal caso la scelta è di narrare cosa avvenne dopo che vennero arrestati centinaia di mafiosi, o presunti tali, nell’aula Bunker di Palermo e nella camera di consiglio che venne allestita e occupata a fine dibattimento da una giuria composta da otto elementi. Impiegando ancora una volta Massimo Popolizio, in tal caso nel ruolo del giudice A Latere Pietro Grasso, il quale ha contribuito con i propri ricordi alla veridicità della pellicola, e affiancandogli Sergio Rubini, nella parte del giudice Alfonso Giordano.
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A quasi dieci anni di distanza la regista Fiorella Infascelli confeziona il sequel ideale della sua penultima pellicola: Era d’Estate (id.; 2016) dedicata all’estate del 1985 e al periodo di trasferimento di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sull’isola dell’Asinara, per proteggerli da attentati già pianificati da Cosa Nostra. In tal caso la scelta è di narrare cosa avvenne dopo che vennero arrestati centinaia di mafiosi, o presunti tali, nell’aula Bunker di Palermo e nella camera di consiglio che venne allestita e occupata a fine dibattimento da una giuria composta da otto elementi. Impiegando ancora una volta Massimo Popolizio, in tal caso nel ruolo del giudice A Latere Pietro Grasso, il quale ha contribuito con i propri ricordi alla veridicità della pellicola, e affiancandogli Sergio Rubini, nella parte del giudice Alfonso Giordano. Entrambi autori di un’eccellente prova teatrale; perché assieme al resto del cast, impreziosito da sei abili caratteristi e da attori consumati, è esattamente di teatro che si parla. Ovvero la forma più antica di recitazione in presa diretta, che in alcuni frangenti può funzionare anche sul grande schermo. Alfred Hitchcock con Nodo alla gola (Rope; 1948), Carnage (id.; 2011) di Roman Polański, o in tempi più recenti La riunione di condominio (id.; 2025) diretto dallo spagnolo Santiago Requejo, sono solo alcuni dei film, più o meno riusciti, che sembrano, o sono realmente, figli di piéce teatrali. Pellicole con un gruppo limitato di attori e con scene girate in ambienti chiusi e impiegati alla stregua di un palco. È questo il caso della camera di consiglio del titolo: blindata per evitare attacchi e contatti provenienti dall'esterno. E necessaria per creare una sterilità destinata a proteggere sia la giuria, che non potrà incontrare nemmeno chi cucina per loro, sia la capacità dei componenti di essere neutrali in merito alle loro scelte.
Il periodo di 36 giorni nel corso dei quali gli otto giurati analizzeranno, non senza numerosi ripensamenti, ogni singolo caso, testimonianza, imputati e accuse, saranno alla base della conoscenza di ognuno di loro. A iniziare dai due giudici togati, l'uno più inflessibile (Popolizio) nei confronti degli accusati. L'altro più legato a come siano state presentate le accuse, le prove e gli indizi (Rubini) che lo pone di fronte a una fila di dubbi riguardo chi stagionare, o per il quale edulcorare una pena. E una conoscenza che spingerà ognuno degli altri sei giudici popolari ad attraversare le rispettive paure di vendette, il desiderio di tornare liberi, e la prigionia, seppur temporanea, fra le mura della camera di consiglio.
Film che è quindi meritevole nell’aver ricreato il ricordo credibile e tangibile di quei 36 giorni di lotta alla mafia. Ma un film che a causa della scelta di muoversi obbligatoriamente all’interno di un ambiante blindato, si limita a soffermarsi sull'esito morale del processo trascurando quasi del tutto altri piani narrativi.
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anna rosa
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mercoledì 25 febbraio 2026
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esercitare la giustizia
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Film che ha il merito di voler semplicemente essere serio, non eccitare gli animi con scene ad effetto. La regista ha l'intento evidentemente didascalico di raccontare la parte finale di quel processo in cui per la prima volta venne riconosciuta l'esistenza della mafia, equilibrando il dibattito tra il Presidente della Camera di Consiglio e il giudice a latere coi momenti di semplice umanit? che quel gruppo di persone coraggiose e responsabili vivono nel periodo in cui sono rinchiuse in Camera di Consiglio. Certo fa effetto risent?re a distanza di anni i tanti nomi di coloro che in quegli anni misero a ferro e fuoco la Sicilia, ammazzando tante persone comuni e tanti magistrati coraggiosi.
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lunedì 24 novembre 2025
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film stupendo
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Ho apprezzato moltissimo questo film: mi ha colpito il modo autentico e rispettoso con cui ? stata portata sullo schermo la sicilianit? dei giurati, fatta di umanit?, dubbi, valori e senso di giustizia. Anche l?impegno civile che attraversa tutta la storia ? davvero commovente e d? al film una forza rara. Peccato solo che in sala fossimo in due: un?opera cos? meriterebbe molto pi? pubblico e attenzione.
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giuppi
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martedì 21 ottobre 2025
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un cast di grandi attori per un dramma giudiziario.
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Un film da vedere . Fa riflettere tutti noi spettatori , la regista ci cala in una dimensione intima facendoci vedere da vicino chi erano realmente i giurati popolari del maxi processo . Insegnanti , Ostetriche .. Durante il film, ricco di confronti accesi tra Popolizio e Rubini, si lascia spazio anche alla vita privata dei giudici popolari. Lidia ( Roberta Rigano) e la perdita di suo padre. Francesca ( Stefania Blandeburgo ) e il rapporto con la figlia che si deve sposare . Maria Nunzia ( Betti Pedrazzi) e la paura di tornare a casa . Un bellissimo cast per bellissimo film. La fotografia di Zamarion ? adattissima alla tipologia del film, e trasmette tutta l'ansia, la paura, la claustrofobia che uno spazio chiuso come il bunker pu? trasmettere.
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