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Ultimo aggiornamento mercoledì 1 giugno 2022
Argomenti: Jurassic Park - World
Un territorio audace e inesplorato, caratterizzato da dinosauri mai visti, azione vertiginosa e nuovi sorprendenti effetti visivi. In Italia al Box Office Jurassic World - Il Dominio ha incassato 8,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Quattro anni dopo la distruzione dell'Isola Nublar i dinosauri si aggirano nel mondo degli uomini, adattandosi a condizioni ambientali inedite. La multinazionale Biosyn si occupa di raccogliere esemplari allo stato brado per confinarli in un'area nelle Dolomiti, dove studiare nuove possibilità di cura delle malattie attraverso la manipolazione del DNA. Intanto una moltitudine di locuste geneticamente modificate distrugge i raccolti negli Stati Uniti: le origini di queste nuove forme di vita sono sconosciute.
Il prologo sotto forma di speciale televisivo permette di riassumere gli eventi dei titoli precedenti di Jurassic World e di introdurre all'attesa congiunzione dei cast di Jurassic Park e Jurassic World, atteso momento culminante di quello che sembra essere il capitolo finale e definitivo della saga giurassica.
Regia affidata nuovamente a Colin Trevorrow, dopo la parentesi horror e personale di Bayona, che ha l'onere di guidare una sceneggiatura monstre che ha il compito di soddisfare i fan, congedarsi con un episodio all'altezza e riservare lo spazio dovuto ai molti personaggi vecchi e nuovi che la popolano.
È forse inevitabile che questo sfoci in more of the same, in tutte le salse possibili: reiterazione delle sequenze più amate e degli scontri che hanno un vincitore già scritto. L'impossibilità di fornire un sequel all'altezza dell'originale dal punto di vista emozionale e iconico si traduce in un processo che assomiglia alla clonazione, secondo l'ipertrofica applicazione del concetto del mainstream cinematografico attuale. E in questo senso è indicativo che l'unico elemento di reale innovazione e di simbolica metafora sul franchise stesso sia costituito da una sorta di partenogenesi, attuata tanto dai dinosauri in natura che dagli scienziati in laboratorio.
L'imperativo è replicare, anche senza bisogno di una cooperazione per farlo. Stupirsi quindi se il T-Rex alla fine vincerà l'ennesimo scontro tra predatori apicali, dopo che questo è avvenuto in tutti o quasi gli episodi della saga, è impossibile, almeno quanto immaginare che non ci sia un'inquadratura thrilling con un dinosauro inquadrato in un cerchio, atta a richiamare visivamente il brand che già fu di Jurassic Park.
Brandizzazione e reiterazione sono le parole d'ordine di un gargantuesco episodio-summa, sulle cui spalle gravano esigenze di fan service così ingombranti da irrigidire la sceneggiatura fino a renderla prossima a quella prodotta da un algoritmo.
Immancabili le sequenze di Owen che ammaestra i Velociraptor e quelle in cui omaggia il suo "antenato" Harrison Ford, tanto nell'incarnazione Indiana Jones che in quella Han Solo (con tanto di triangolazione dell'equipaggio che riproduce le posizioni di Han, Leia e Chewbacca sul Millennium Falcon).
Altrettanto inevitabili i brevi siparietti romantici, atti a riaggiustare nella maniera più rassicurante possibile i fili sospesi: Alan Grant (Sam Neill) e Ellie Sattler (Laura Dern) potranno ravvivare la fiamma, Ian Malcolm (Jeff Goldblum) restare un ironico seduttore (ma dallo humour sempre più spuntato), Owen Grady (Chris Pratt) e Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) ricostituire un'improbabile unità familiare nel segno dei veri valori americani. Vedere nella rappresentazione della Biosyn, capeggiata da un CEO che è più parodia (involontaria) di Steve Jobs di quella (effettiva e conclamata) di Mark Rylance in Don't Look Up, una qualche forma di vaga invettiva contro l'alterazione genetica della natura assomiglia molto a credere che ci siano una morale e un'etica in quella che appare più come una congerie di aggiustamenti in corsa e compromessi da rispettare.
A guidare le esigenze della sceneggiatura spesso sembra più l'equilibrio di rappresentazione delle minoranze in gioco - tutti i personaggi afroamericani o non binari sono inequivocabilmente buoni, tutti i malvagi sono inequivocabilmente caucasici - che una qualche forma di critica sociale. Se questa anestesia di ogni elemento problematico possa giovare all'accettazione del pubblico americano è questione su cui solo il botteghino potrà rispondere.
Di certo, nonostante il ritmo indiavolato e gli effetti digitali strabilianti, Jurassic World - Il dominio non provoca neanche un sobbalzo dove Jurassic Park, di trent'anni prima, terrorizza ancor oggi. Il che significa qualcosa a prescindere da tutti i possibili calcoli e indagini di mercato della Universal, probabilmente destinata ad archiviare la saga giurassica, come già prematuramente fatto per l'improbabile franchise "Dark Universe". In sostanza, cercasi nuove idee disperatamente.
La creazione dei dinosauri è ormai una tecnologia open source, inoltre vari esemplari sono stati diffusi per il mondo, così il terzo capitolo della trilogia di Jurassic World tiene fede al proprio titolo e si fa globale. Non si tratta comunque di un finale definitivo, perché Jurassic World: Il dominio segna anche l'inizio di una nuova era per il franchise. Dopo che Jurassic World: Il regno distrutto era stato diretto da J.A. Bayona, la regia torna a Colin Trevorrow, sempre affiancato dal produttore Steven Spielberg. Confermato il cast, che riprende sia le vecchie glorie del film del 1993, sia i protagonisti degli ultimi capitoli tra cui Chris Pratt, Bryce Dallas-Howard e Omar Sy.
Nonostante il nome altisonante, che prometteva ben altri scenari, Jurassic World – Il dominio tradisce le sue indubbiamente interessanti premesse, mettendo da parte persino i dinosauri per puntare l’attenzione su qualcosa di cui davvero non ci importa nulla. Con lo sguardo costantemente rivolto al passato, Colin Trevorrow non è capace di sfruttare i meccanismi della nostalgia per [...] Vai alla recensione »
Jurassic World – Il Dominio - ora disponibile in streaming su CHILI - è il sesto film della saga dedicata ai dinosauri, ispirata ai romanzi di Michael Crichton. La regia ritorna nelle mani di Colin Trevorrow e Steven Spielberg passa alla produzione per illustrare la vita dei dinosauri quattro anni dopo l’eruzione vulcanica dell’isola Nublar. Gli animali preistorici vivono ormai tra gli esseri umani ma la multinazionale Biosyn ha l’intenzione di confinarli nelle Dolomiti per studiare il loro DNA.
Da quasi trent’anni la saga intrattiene generazioni diverse, e il nuovo capitolo racchiude tutto quello che gli spettatori amano dell’universo di Jurassic World. L’avventura è messa al primo posto e gli effetti speciali rendono l’azione sempre più realistica (un must per gli amanti e i nostalgici del franchise). Per gli effetti visivi, infatti, la produzione si è affidata alla Industrial Light & Magic, celebre compagnia fondata da George Lucas che compie un lavoro impeccabile.
Come previsto, ritroviamo alcuni personaggi dei film precedenti come la piccola Maisie che vive segretamente con Owen e Claire. Maisie è quel personaggio da proteggere che permette di creare suspence e azione; questo capitolo le conferisce uno spazio importante tra scene drammatiche, emozionanti e di ribellione. Si aggiungono però anche alcuni personaggi nuovi che permettono lo sviluppo di due trame ben distinte.
Come ogni buon film d’azione e di fantascienza, Jurassic World – Il dominio non manca di mostrare scontri, lotte e peripezie abbandonando però l’aspetto pauroso per una versione più soft e leggera. Non ci spaventa e non ci fa paura ma ci intrattiene con riflessioni costanti sulle scelte dei protagonisti. I dinosauri, qui, passano in secondo piano per evidenziare i princìpi e le azioni dei vari personaggi che agiscono seguendo una propria morale, spesso di fronte a bivi e a diverse opzioni da scegliere.
Al centro delle questioni esistenziali dei protagonisti, c’è la riflessione sulla genetica e sulla convivenza tra specie. Il discorso si apre con la fatidica domanda «è possibile coabitare con i dinosauri?» e, piano piano, l’attenzione è spostata verso le relazioni tra umani. La sceneggiatura divide chiaramente i personaggi in buoni e cattivi dove questi ultimi sono gli umani stessi e non le bestie feroci di cui tanto si teme. Di conseguenza, il mondo dei dinosauri è solo un breve incipit per esplorare le difficoltà di esistenza tra gli esseri umani.
Fortunatamente, anche un personaggio etichettato come nemico può cambiare idea e intraprendere la via della ragione. L’etica generale di questo film offre spazio alla redenzione dei personaggi, elemento che dona speranza e positività sia per i personaggi che per gli spettatori perché in fondo sappiamo che “andrà tutto bene”, ovvero che dopo due ore e mezza i buoni avranno la meglio.
Nonostante il tono poco impegnativo, il nuovo capitolo della saga ci suggerisce un discorso sull’evoluzione delle spiecie, sull’estinzione, e quindi sul cambiamento climatico e sull’impatto dell’uomo nella natura. Un messaggio per i giovani spettatori che devono cominciare a riflettere sul fragile equilibrio tra uomo e natura sin da piccoli. Si tratta di una tematica sempre attuale e d’indispensabile importanza al giorno d’oggi ma, ancora una volta, spetta al pubblico portare a termine la riflessione.
Il sesto film esplora alcuni spunti proposti nei precedenti episodi e offre una risoluzione sorprendentemente positiva anche se po’ ambigua. Così, Jurassic World – Il dominio segna la fine di un ciclo e, sicuramente, l’inizio di una nuova era.
Il luogo comune vuole che i blockbuster rappresentino la sciagura del cinema d'arte e d'essai e siano soprattutto tutti uguali. Niente di più superficiale e, anzi, per quanto riguarda il secondo assioma di sbagliato. Senza riandare al superlativo "The Batman" basta, per esempio, paragonare i due superprodotti che per fortuna stanno insufflando un po' d'ossigeno nelle nostre sempre più desertiche sale: [...] Vai alla recensione »
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