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Ultimo aggiornamento venerdì 14 giugno 2019
Argomenti: MonsterVerse Godzilla
Un film di avventura epica ed azione che mette a confronto Godzilla con alcune delle creature mostruose più conosciute della storia popolare. In Italia al Box Office Godzilla II - King of the Monsters ha incassato 2,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Dopo i fatti di San Francisco l'umanità deve decidere come affrontare la questione dei Titani, mostri giganteschi che abitavano la Terra prima dell'uomo. Sono una minaccia da abbattere o la salvezza della Terra, come sostengono gli ecoterroristi? Alzi la mano chi riteneva di esigere un plot coerente da Godzilla II: King of the Monsters. Nessuno, naturalmente. Ma il punto non sta nell'insensatezza della richiesta di fronte al kaiju eiga più esplicito ed estremo fin qui prodotto nell'emisfero occidentale, quanto nel fatto che anche un B movie che contiene 17 specie differenti di creature giganti e mostruose necessita di un minimo di accortezza di messa in scena e coerenza narrativa.
La via delle due ore ininterrotte di scontri letali tra rettiloni, audace e a suo modo estrema, non è stata ancora percorsa. E probabilmente è meglio così.
Ma di quel che Michael Dougherty costruisce attorno alla sostanza "mostruosa" del film rimane ben poco di memorabile. Prendendo le mosse dalla catastrofe di San Francisco del capitolo precedente, lo script ha l'onere di dover introdurre nuovi personaggi e nuovi mostri, nuovi espedienti narrativi che possano condurre a un nuovo scontro, ancor più titanico; e quindi nuovi motivi per poter comprendere quale delle creature sia "amichevole" e quale non lo sia affatto. Un compito troppo gravoso per le fragili spalle di Dougherty, che, come in X-Men: Apocalisse - è sua la sceneggiatura del disastro commerciale che ha rischiato di mettere fine alla serie sui mutanti - di fronte al gigantismo produttivo perde di vista la costruzione dei personaggi e il loro profilo psicologico. Le azioni dei protagonisti umani di Godzilla II: King of the Monsters sono di crescente irrazionalità, al punto di giungere a conclusioni folli e autolesioniste, assimilabili a quelle di Thanos (che però non è umano) in Avengers: Infinity War.
È evidente che la preponderanza dello sforzo produttivo della Warner Bros sia andata nel comparto tecnico: la qualità con cui sono realizzati i mostri è a dir poco mirabile. Non era semplice il restyling di una falena gigante come Mothra o di una idra a tre teste come Gidorah rispetto ai posticci prototipi delle produzioni giapponesi anni Cinquanta e Sessanta, ma il restauro delle creature fa letteralmente spavento. La sola presenza di King Gidorah sullo schermo può più di qualunque espediente narrativo in termini di terrore: le scene in cui lui, Godzilla e il cielo occupano per intero l'inquadratura assomigliano a quadri fiamminghi di Ruysdael o Cuyp, nature morte con mostri, che sembrano prendere vita. È l'intervento "umano" a rovinare tutto e chissà che non fosse inconsciamente l'intento voluto di un soggetto così animalista da muoversi sul crinale dell'ecoterrorismo (con la singolare eccezione dell'unico mostro "extraterrestre" che, in quanto tale, può essere tranquillamente abbattuto, con buona pace di Steven Spielberg). È la necessità di spiegare continuamente quel che avviene tra i mostri, di accatastare sottotrame su sottotrame, nella speranza di mantenere viva l'attenzione dello spettatore o di spiazzarlo, che finisce per condurre la narrazione su un binario totalmente privo di drammaticità. Le riunioni degli scienziati sulla navicella diventano brevi sketch in cui il team estrae libri antichi e giunge a conclusioni astruse, impensabili più che inverosimili. E per quanto sia assurdo parlare di verosimiglianza in un film in cui scorrazzano mostri tricefali che soffiano scosse elettriche, anche la sospensione dell'incredulità ha le sue regole. Il capitolo precedente di Edwards (poi passato alla saga di Star Wars con Rogue One: A Star Wars Story), per contro, non perdeva mai di vista la prospettiva dell'uomo: la presenza rarefatta di Godzilla, impossibile da inquadrare per intero, rappresentava l'eccezionalità messianica, invocata per sciogliere la matassa. Paradossalmente assai più "divina" ed enigmatica che in questo secondo episodio, nonostante nel film di Dougherty il parallelo di Godzilla con il divino sia esplicitato e sfruttato fino all'estremo sacrificio (o tributo di sangue). Inevitabilmente non resterà che consegnarsi all'abbraccio mortale di Kong, nella speranza che restituisca senso a un franchise che sembra avere già esaurito la spinta propulsiva.
È una versione distorta e sinistra di "Over the Rainbow" ad accompagnare l'ultimo trailer di Godzilla: King of the Monsters, quello definitivo. Perché indubbiamente oltre l'arcobaleno si nascondono meraviglie, stranezze, talora pentole d'oro. Più cose di quante ne possa spiegare la tua filosofia, Orazio, questo è certo. Annunciato da mesi come un evento sensazionale, Godzilla: King of the Monsters è insieme sequel di un fortunato reboot sul dinosauro atomico e anticamera che introduce al sospirato duello tra Godzilla e Kong. Ma prima di allora al lucertolone tocca sistemare alcune faccende. Come raccontato nell'episodio diretto da Edwards, la scala evolutiva è stata messa a repentaglio dagli abusi dell'uomo, in un continuo attentato al nostro ecosistema. Quello che nessuno sapeva era che la Terra ha degli anticorpi, atavici e infallibili: i mostri, o per meglio dire, i Titani. Creature gigantesche e terribili sepolte o inabissate, che seguono un leader, un predatore alpha che guidi l'assalto. Un titolo che dovranno contendersi Godzilla e la sua nemesi King Ghidorah.
Se le caratteristiche principali di Gojira sono note a tutti (lucertola gigante bipede con la capacità di sviluppare energia e tradurla in un soffio devastante), forse lo sono meno quelle degli altri mostri che compaiono in Godzilla: King of the Monsters.
Come Rodan, rettile volatile ispirato agli pteranodonti della preistoria; o Mothra, falena luminosa dai forti poteri psichici. Ma a impressionare più di tutti è certamente King Ghidorah, sorta di idra a tre teste che ha tutta l'aria di un drago catapultato sulla Terra. Uno splendido abominio, appartenente a una scala evolutiva tutta sua. Tutti i mostri nati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando la casa di produzione cinematografica giapponese Toho diede vita a una serie di kaiju eiga, pellicole dedicate a scontri devastanti tra creature gigantesche, in genere ambientati a Tokyo. Gli effetti erano oltremodo artigianali, la creatività insaziabile, tanto da trasformare i vari Mothra e Ghidorah in beniamini dei più piccoli, intenti a ricreare per gioco gli epici scontri visti su grande schermo. A Michael Dougherty, subentrato alla regia a Gareth Edwards già in fase di pre-produzione, tocca l'ingrato compito di restituire un po' di quella magia naif e di appagare un pubblico ben più smaliziato, che - abituato alle meraviglie di Marvel, Lucasfilm e compagnia - necessita di effetti digitali allo stato dell'arte. La Legendary, già produttrice di Godzilla, ha raggranellato un budget di circa 200 milioni di dollari, con l'imperativo di non ripetere il fiasco del sequel di Pacific Rim: Uprising.
Anche in Godzilla: King of the Monsters assisteremo a un cast poliglotta e in particolare con star cinesi come Zhang Ziyi, destinata a un ruolo di rilievo nell'ambito del franchise. Per il resto ritornano Ken Watanabe e Sally Hawkins, così come Kyle Chandler e David Strathairn. E c'è da giurarci che quest'ultimo, così come le forze armate americane, saranno protagoniste di qualche irrimediabile errore di valutazione di fronte alla minaccia rappresentata dalla genia di mostri. Ma Godzilla sarà da considerare "buono" a tutti gli effetti? Potrà la specie umana affidarsi a lui per salvarsi? L'idea di gettarsi a capofitto nel temerario progetto di un sequel e poi di un vero e proprio MonsterVerse, "universo di mostri", è nata dopo il successo clamoroso del primo weekend di programmazione di Godzilla. Le redini del progetto erano infatti affidate a Gareth Edwards, che è stato prima "distratto" da Rogue One: A Star Wars Story e poi ha deciso di dedicarsi a progetti meno mastodontici. Nel frattempo anche Kong: Skull Island si è rivelato un successo inatteso, alimentando la domanda di altri mostri su grande schermo. Si parla di 17 differenti creature presenti in Godzilla: King of the Monsters, con alcune nuove creazioni, interamente ascrivibili al team diretto da Dougherty. Tra questi nomi anche biblici, come Abaddon e Metuselah, destinati a richiamare, per chi li ha vissuti, i ricordi della stagione felice dei kaiju eiga. I mostri sono tornati, insomma, e sembra proprio che non se ne vogliano andare.
Dopo l'esordio relativamente promettente del nuovo Godzilla, il giovane franchise del Monsterverse sembra essere già precipitato nel più profondo baratro della mediocrità. Sceneggiatura pigra e incoerente, personaggi psicotici e insulsi scritti con incompetenza e approssimazione e un pericoloso messaggio pseudo-ecologista che permea l'intera pellicola sconfinando allegramente [...] Vai alla recensione »
Il secondo capitolo della nuova saga dedicata a Godzilla, prodotta dalla Legendary Entertainment in collaborazione con la Warner Bros, aveva un intento ben chiaro: alzare vertiginosamente il tasso di spettacolarità in vista dell'incontro tra il celebre kaiju e King Kong, previsto per il maggio 2020 (il film si intitolerà Godzilla vs. Kong). Probabilmente, ogni amante del Monster Movie potrebbe dirsi soddisfatto uscito dalla sala, proprio perché il film si presenta come era stato annunciato fin dal trailer: un film di zuffe tra mostri giganti pronti a essere incoronati re delle Creature.
Se nel precedente Godzilla, diretto da Gareth Edwards, c'era più spazio per l'approfondimento introspettivo dei personaggi - anche a causa dell'urgenza di svelare le radici alla base delle dinamiche messe in scena - nel sequel di Michael Dougherty il focus si sposta, come si è detto, verso una forma di intrattenimento più pura.
Tuttavia, non va sottovalutata l'intenzione (pur timida) di questo secondo capitolo di orientare il pubblico verso una riflessione quanto mai attuale. La vicenda si snoda, infatti, intorno alla volontà della protagonista, Emma, di distruggere il mondo come lo conosciamo e di dargli quindi una nuova origine: una palingenesi che porti i mostri a convivere con gli umani, incapaci di gestire con le loro sole mani il pianeta. In tal senso, quella messa in scena in Godzilla II - King of the Monsters si può leggere come un'eco delle catastrofi climatiche che stanno sconvolgendo la Terra, e che si configurano esse stesse come mostri devastanti. Il ragionamento si sposta quindi sull'uomo, che si deve affidare a un'entità esterna (nel film, Godzilla) per salvarsi, come se ci fosse un'inversione nella dialettica mostro-umano. Gojira, infatti, rappresenta in qualche modo la negligenza dell'uomo egoista, incapace di guardare al proprio futuro: per questo è contemporaneamente soluzione e distruzione, a sottintendere che il cambiamento è in atto e si porta dietro gli scheletri del suo corso. Il monstrum torna ad assumere il significato originario di "prodigio", redentore di una civiltà che perde i suoi punti di riferimento e che cerca la giustizia fuori da se stessa.
La nuova storia di Godzilla II: King of the Monsters, il film diretto da Michael Dougherty, segue le eroiche gesta dell'agenzia cripto-zoologica Monarch e dei suoi membri, che fronteggeranno una serie di mostri dalle dimensioni divine, tra cui il possente Godzilla, che si scontrerà con Mothra, Rodan e la sua nemesi più pericolosa, il mostro a tre teste King Ghidorah.
Quando queste antiche super specie - ritenute veri miti - tornano in vita, inizierà la competizione per la supremazia, mettendo a rischio l'esistenza dell'umanità.
In occasione dell'uscita al cinema di Godzilla II: King of the Monsters, O'Shea Jackson Jr e Millie Bobby Brown raccontano il messaggio del film, un film sulle scelte e sulla necessità di trovare un equilibrio nella vita.
Dopo i fatti di San Francisco l'umanità deve decidere come affrontare la questione dei Titani, mostri giganteschi che abitavano la Terra prima dell'uomo. Sono una minaccia da abbattere o la salvezza della Terra, come sostengono gli ecoterroristi?
In occasione dell'uscita al cinema di Godzilla II: King of the Monsters, il regista Michael Dougherty racconta il film e il tentativo di attualizzare le vicende all'epoca contemporanea.
L'appellativo di "re dei mostri" appartiene a Godzilla sin dal 1956, quando la versione rimaneggiata del film capostipite, diretto da Ishiro Honda, uscì nelle sale americane: stavolta però il sauro atomico il titolo se lo deve guadagnare e in questo piccolo scarto rispetto alla tradizione c'è il senso dell'operazione condotta da Michael Dougherty. Il suo film, sequel diretto del Godzilla di Gareth [...] Vai alla recensione »
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