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Ultimo aggiornamento mercoledì 21 luglio 2021
Adattamento cinematografico delle avventure del personaggio creato da Angela e Luciana Giussani. Il film ha ottenuto 8 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, 11 candidature e vinto un premio ai David di Donatello, In Italia al Box Office Diabolik ha incassato 2,9 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Clearville, fine anni '60. Dopo aver messo a segno un altro colpo, Diabolik riesce a sfuggire alla polizia dopo un inseguimento. L'ispettore Ginko, con la sua squadra, sta facendo di tutto per prenderlo ma fino a questo momento i suoi tentativi sono andati a vuoto. Intanto in città è arrivata Eva Kant, una ricca ereditiera cha ha con sé un diamante rosa, un gioiello dal valore inestimabile. Giorgio Caron, vice-ministro della Giustizia, è perdutamente innamorato di lei ma non è ricambiato. Una sera, Diabolik si introduce nella stanza dell'hotel di Eva per rubarle il prezioso diamante, assumendo l'identità del suo cameriere personale. Appena si vedono, scatta il colpo di fulmine. Il "Re del Terrore" però poi viene catturato dall'ispettore Ginko e portato in carcere e Lady Kant farà di tutto per farlo evadere e salvarlo dalla ghigliottina.
Da Mario Bava ai Manetti Bros. La nuova versione cinematografica di Diabolik riparte proprio da lì, dalla fine degli anni '60.
Nel 1968 infatti è stato realizzato quello che fino ad oggi era stato l'unico film tratto dal celebre fumetto delle sorelle Angela e Luciana Giussani. Probabilmente non è solo una coincidenza o un omaggio. Il Diabolik prodotto da Dino De Laurentiis e firmato dal 'maestro del brivido' italiano che aveva fatto uscire fuori di testa i "Cahiers du cinéma" mentre in Italia la critica si era divisa, diventa il necessario punto di ripartenza per un omaggio devoto dove non manca nulla e che a prima vista può apparire anche freddo, mentre ha molti segreti nascosti sotto la superficie.
Liberamente ispirato al fumetto n. 3, "L'arresto di Diabolik" pubblicato il 1° marzo 1963 dove compare per la prima volta il personaggio di Eva Kant, il nuovo Diabolik dei Manetti Bros. sembra avvicinarsi a una forma di racconto più classico. In realtà si tratta di un altro intrigante viaggio nei generi da parte dei Manetti dopo l'horror (Zora la vampira, Paura 3D), il thriller (Piano 17) che incontra la fantascienza (L'arrivo di Wang) e soprattutto il musical (Song'e Napule, Ammore e malavita) in cui c'è stato un lavoro di incessante contaminazione di linguaggi, una danza tra colori e suoni che, paradossalmente, potevano essere più vicini alla versione pop di Mario Bava.
Il Diabolik 2021 invece agisce sottotraccia. C'è l'ispettore Ginko di Valerio Mastandrea che ha un'impassibilità, una malinconia e un disincanto simile a Michel Piccoli della prima versione. Ma è proprio nel rapporto tra Diabolik ed Eva Kant che i due cineasti lasciano emergere le tracce di un silenzioso ma al tempo stesso avvolgente mélo, già dal primo incontro nella stanza dell'hotel fino alla loro comunicazione in codice Morse.
L'attesa della protagonista prima di leggere la prima pagina sui giornali guarda al cinema classico statunitense, così come il dettaglio sull'orologio (dalle 21:02 alle 21:29) dove avviene uno degli episodi decisivi del film. Dietro la ricostruzione precisa delle location, la musica degli abituali collaboratori Pivio e Aldo De Scalzi che si sono ispirati a soluzioni timbriche di Bernard Herrmann combinate con le atmosfere action di Lalo Schifrin, Diabolik appare impenetrabile, mentre invece seduce di nascosto e conquista alla distanza.
Non c'è più il sole e la morte di Ammore e malavita. C'è l'azione nell'ombra in un'altra contaminazione più controllata ma in realtà ancora impazzita. Entra in campo Hitchcock con la scena nel bicchiere, il volto di Miriam Leone filmata come un'altra 'donna che visse due volte' e il mix tra giallo e commedia di Caccia al ladro. Ma anche il poliziettesco nella scena dell'inseguimento iniziale dove la Jaguar diventa un'altra protagonista.
In più, c'è il continuo gioco tra il volto e la maschera, il camuffamento dietro la voce e il viso, che richiama la magnifica ambiguità tra John Travolta e John Woo in Face/Off. Due facce di un assassino. Qui c'è Luca Marinelli da solo. Ma nel suo Diabolik potrebbero esserci cento, mille reincarnazioni. Proprio per questo il film dei Manetti va aspettato perché può crescere ancora di più nel corso dei prossimi anni. Con Gabriele Mainetti oggi sono tra i cineasti italiani che seguono consapevolmente e con estrema coerenza una nuova strada nel cinema italiano e dimostrano che si può inventare senza tradire.
Il Diabolik cinematografico dei Manetti bros è un film d'epoca, per mantenere intatto lo spirito vintage del fumetto. Sarà ambientato a fine anni 60, con tanto di auto d'epoca e "l'immancabile Jaguar, ovviamente", tra Milano, Trieste e Bologna. Ma la vera sorpresa sarà la storia. "Per raccontare davvero Diabolik è impossibile non raccontare Eva Kant - afferta Marco Manetti - sarà coprotagonista del nostro film al 100%, vogliamo raccontare l'incontro tra Diabolik ed Eva, due anarchici in un mondo di assoggettati depressi. Il nostro sarà un film di azione sì, ma anche oscuramente romantico".
Antonio aggiunge: "Il nostro Diabolik non è un personaggio semplice, possiede tutte le sfumature del fumetto, e soprattutto è Diabolik e basta, non è edulcorato, nè trasformato in un Robin Hood buonista o al contrario un giustiziere della notte. È semplicemente quel che è e che tutti i fan del fumetto conoscono e apprezzano come tale. Un assassino che fa cose atroci, uno che pur di salvarsi lui fa morire un altro al suo posto".
Non è impresa facile scriverlo e descriverlo, insieme a Mario Gomboli che da decenni ne crea su carta le avventure (il fumetto vanta 55 anni e circa 850 episodi) e che oggi lo difende a spada tratta: "Diabolik è un pragmatico, non un cattivo: uno a cui piacciono le sfide, non ruberebbe mai dei gioielli posti su un comodino e lasciati lì semplicemente. Possiede il gusto della sfida: il bello del suo personaggio è proprio il desiderio che la sua controparte gli complichi la vita, altrimenti non si diverte".
Non è una stata una lavorazione serena, concludono Antonio e Marco Manetti: "La paura è tanta, non vogliamo deludere i fan di Diabolik, tra cui noi stessi, è il film più difficile che abbiamo mai fatto. Siamo stati attenti a non renderlo un benefattore, nè un criminale insopportabile. La magia di Diabolik sta proprio nell'essere un uomo che commette azioni terribili senza che tu lettore o spettatore passi mai dall'altra parte. Resti sempre fedelmente dalla sua perché lui appartiene al mondo della fantasia. Diabolik non esiste è simbolico, un gioco, e ci teniamo assolutamente a raccontarlo come tale. Per fortuna abbiamo dalla nostra parte Rai Cinema, con Paolo del Brocco che è un vero fan di Diabolik e ci sostiene in questa nostra ostinazione a raccontare il personaggio senza traccia di edulcorazioni".
Sgombriamo subito il campo da un equivoco: è Eva Kant la vera protagonista del film, Diabolik è la spalla. È Eva che permea della sua persona tutta la storia muovendosi sinuosa tra gli invitati delle feste a Courmayeur, respingendo algida le goffe avances del viceministro, attirando Diabolik nella sua stanza e seducendolo, salvandogli coraggiosamente la vita, gettando nel profondo del mare il proprio [...] Vai alla recensione »
Di Diabolik ce n’è uno, ed è il personaggio creato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, nato ufficialmente nel novembre del 1962 e battezzato dalla casa editrice milanese Astorina. Volto alla Robert Taylor, “divisa” nera, occhi di ghiaccio, Diabolik è stato il protagonista di oltre 900 numeri di albi a fumetti per un totale di circa 150 milioni di copie vendute in 60 anni. Anche al cinema Diabolik è rimasto fedele a se stesso: nella versione del 1968 di Mario Bava come in quella, più moderna, del Diabolik con Luca Marinelli dei fratelli Marco e Antonio Manetti, primo di una trilogia dedicata allo spietato genio del crimine.
Eppure dietro al nome di Diabolik si nascondono, come in un gioco di scatole cinesi, almeno tre misteri.
Il primo letterario. Il secondo reale. Il terzo cinematografico. E in tutti e tre i casi c’è di mezzo un omicidio.
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DIABOLIC, L’ASSASSINO VENDICATIVO
Si faceva chiamare Bob Jkanth, Eta William o Bill Skyline, ma il nome con cui è diventato famoso è il suo: Italo Fasan, giallista e giornalista di nera, autore di romanzi e narrativa breve negli anni Cinquanta, sceneggiatore negli anni Sessanta e scrittore del primo romanzo in cui compare il nome di Diabolik. Anzi: Diabolic, come si firma l’assassino seriale protagonista del suo giallo "Uccidevano di Notte". Pubblicato il primo aprile del 1957 dalla casa editrice romana Boselli, e uscito al prezzo di 150 lire nella collana “Gialli della Metropoli”, il libro – oggi praticamente introvabile - racconta la storia di un capitano della polizia di New-York, più deduttivo che attivo, più incline al divano che alla strada, impegnato nella cattura di un serial killer apparentemente introvabile.
Un uomo sfuggente, che ama sfidare la polizia annunciando i propri delitti per mezzo di lettere, firmate appunto “Diabolic”, con cui semina indizi che dovrebbero portare alla sua cattura. Quando finalmente ai suoi polsi scattano le manette, la sua identità stupisce e desta scandalo: Diabolic è un famoso attore della tv, che, dopo aver ricevuto la diagnosi di un tumore, decide di impiegare l’anno di vita che gli rimane per uccidere tutte le persone che odia.
Fu un successo? In un certo senso il libro di Fasan lasciò il segno. Tanto che l’anno successivo fu ripubblicato, con un titolo leggermente diverso (Diabolic: uccidevano di notte) e una nuova introduzione, intitolata “L’assassino non ha letto l’ultimo capitolo”. Nel frattempo, in effetti, era successo qualcosa. Diabolic era tornato a colpire. Ma stavolta per davvero.
DIABOLICH, IL COLD CASE
Un serial killer come quello del libro di Fasan, si disse subito, nel 1958, quando scoppiò il caso dello Zodiac di Torino: un assassino efferato che non solo aveva ucciso un ragazzo di 27 anni con diciotto coltellate, ma poi si era dileguato nell’ombra, divertendosi a inviare alla polizia del capoluogo piemontese una serie di messaggi criptici da decifrare per trovare la soluzioni del caso. Solo che, a differenza dell’originale, Diabolich – questo il nome con cui si firmava l’assassino – non sarà mai arrestato.
La vittima, un operaio foggiano emigrato al Nord per lavorare in Fiat, era stata ritrovata nel retrobottega di un calzolaio, in via Fontanesi 20, da un dirigente dell’azienda insospettito dalla sua assenza. Accanto al corpo un biglietto, il primo di una lunga serie («Troverete l’assino»: errore casuale o voluto? Non si scoprirà mai), che portò finalmente al fermo di un uomo, un ex compagno d’armi della vittima, arrestato e ritenuto per quattro mesi il colpevole dell’omicidio.
A scagionarlo fu lo stesso Diabolich, che continuò a scrivere lettere alla polizia fino al 16 marzo del 1959, quando firmò l’ultimo messaggio: «Il mio delitto – scrisse - non è un gioco da ripetersi». Poi più nulla. Il caso non sarebbe mai stato risolto. Ma le sorelle Giussani lessero tutta la storia, e al momento di battezzare il loro criminale non ebbero dubbi: si sarebbe chiamato Diabolik.
DIABOLICUS, ASSASSINO PER RIDERE
Ma poco prima che il Diabolik delle Giussani vedesse la luce, fu il cinema a dare vita all’ultima incarnazione dell’assassino in nero, stavolta in parodia: nei primi mesi del 1962 uscì una commedia in cui un assassino in calzamaglia, con cappuccio nero e pugnale, compiva una serie di delitti colpendo gli eredi di una famiglia nobiliare. L’intento era fare il verso al film Sangue blu di Robert Hamer, con Alec Guinness, ma dopo il libro di Fasan, e il delitto di Torino, il regista Steno non ebbe dubbi: il film, parodia del genere poliziesco, si sarebbe chiamato Totò Diabolicus. E per la prima, e ultima volta, il mondo avrebbe riso di Diabolik.
Siamo negli anni 60, a Clerville, immaginaria città europea. Da qualche tempo, la popolazione locale vive nel più assoluto terrore riguardo a un misterioso e spietato ladro di cui non si sa quasi nulla, a eccezione del soprannome “Diabolik” (il film dei Manetti Bros. sarà disponibile dal 31 marzo su CHILI; è già possibile pre-ordinarlo) e del fatto che non si fa alcuno scrupolo a lasciare dietro di sé una scia di cadaveri, quando realizza uno dei suoi spettacolari furti. Abilissimo a dileguarsi dopo le sue rapine almeno quanto lo è a materializzarsi apparentemente dal nulla subito prima di compierle, nessuno sa che l’arma segreta di Diabolik è un’ineguagliabile arte del trasformismo. Perfettamente in grado di imitare e impersonare chiunque, il criminale dispone anche di una tecnologia avanzatissima per creare delle maschere perfette con cui celare la propria identità. Nonostante non sia da molto che il ladro opera, sulle sue tracce c’è l’ispettore di polizia Ginko, che fin dall’inizio sta cercando di ricostruire uno schema affidabile che lo aiuti a prevedere la prossima mossa dell’inafferrabile delinquente, in maniera tale da poterlo finalmente acciuffare.
Quel che Ginko non immagina nemmeno è che Diabolik gironzoli tranquillamente per la città a piede libero sotto le mentite spoglie di Walter Dorian, un benestante signore che vive in una lussuosa villa di periferia insieme con la fidanzata, Elisabeth Gay. Il ladro si è costruito un’identità fittizia con cui ha ingannato persino la stessa Elisabeth, la quale non ha idea di chi sia veramente il suo amato e, anzi, crede che le sue frequenti e prolungate assenze siano causate da continui viaggi d’affari. La realtà è radicalmente diversa, naturalmente. Il buon “Walter” mette a segno colpi su colpi e pianifica di prendersi anche il Diamante rosa, pietra di valore inestimabile posseduta dalla bellissima Eva Kant, una ricca ed elegante lady arrivata da poco a Clerville e alloggiata nel migliore albergo della città. Ma quando Diabolik riesce a insinuarsi nell’hotel, le cose non vanno proprio come ha previsto…
Quando abbiamo vinto il David di Donatello abbiamo pensato di provare a proporre il nostro Diabolik… Abbiamo scritto due paginette al volo per Mario Gomboli, l’erede delle sorelle Giussani, gliele abbiamo mandate e lui ci ha risposto: ‘Sono sessant’anni che aspetto esattamente queste due pagine’. Per noi è stata una vera emozione.
I Manetti Bros, registi del film, hanno realizzato Diabolik con un obiettivo molto chiaro: restituire su schermo l’atmosfera dei fumetti originali realizzando una trasposizione che fosse il più fedele possibile allo spirito del Diabolik cartaceo in generale e di quello dei primissimi tempi in particolare. Da qui, la scelta di ambientare il racconto negli anni '60, culla del successo folgorante del personaggio nonché elemento fondante dell’immaginario che Diabolik porta con sé tuttora. I Manetti hanno poi deciso di utilizzare gli anni del beat anche come riferimento nel senso puramente cinematografico del termine: il film cerca infatti di citare – riattualizzandolo, è ovvio – anche il modo di girare dell’epoca, conservando tocchi manieristici tipici della regia di una volta così come una certa enfasi interpretativa in diversi attori. Una scelta di stile inconsueta, ancora una volta funzionale al cercare di riproporre lo spirito originale di Diabolik e delle sue avventure nel modo più sincero e autentico possibile, cercando di preservarne il più possibile anche l’italianità, altro obiettivo dichiarato dei registi. Il cast è di assoluto richiamo. Nel ruolo del protagonista, abbiamo l’eclettico Luca Marinelli mentre è Valerio Mastandrea a interpretare Ginko. Nei panni di Eva Kant c’è invece Miriam Leone, forse uno dei casting più azzeccati nella storia dei blockbuster nostrani, se parliamo di physique du role. Completano un parco attori veramente eccellente due attrici che da anni hanno un’ottima intesa professionale coi Manetti come Serena Rossi e Claudia Gerini, senza dimenticare altri volti noti quali: Vanessa Scalera, Alessandro Roja e Roberto Citran.
È filologico l'approccio dei fratelli Manetti al ladro mascherato, fascinoso, spietato e amorale, creato nel 1962 dalle sorelle Giussani. Quello che imbastiscono - traendo ispirazione principalmente da "L'arresto di Diabolik" (il terzo albo della prima serie) e dal suo omonimo rifacimento pubblicato nel 2012 nella collana parallela "Il grande Diabolik" - è un mondo di completa fantasia che più che [...] Vai alla recensione »