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Film nelle sale: Romanticismi precari

Fra aquiloni e torte al mirtillo, i nuovi film vanno a "caccia" dei mali del mondo moderno.
di Edoardo Becattini

Scambi culturali

venerdì 28 marzo 2008 - Rubriche

Scambi culturali
Precariato, nichilismo, crisi sentimentali, turbe esistenziali, conflitti mediorientali… Le numerose nuove uscite della settimana toccano con approcci e sensibilità estremamente diversi un discreto numero del campionario dei mali del mondo moderno.
Portatore di un'onerosa etichetta in quanto unico kolossal settimanale, approda finalmente nelle sale, con un discreto ritardo distributivo rispetto a quando preventivato, Il cacciatore di aquiloni. Trattasi in realtà di kolossal piuttosto anomalo per l'istituzione statunitense: prima di tutto perché tratto da un romanzo di straordinario successo di Khaled Hosseini, medico nato a Kabul ma formatosi nelle scuole americane; secondo, perché, pur trattandosi di una grossa produzione con troupe e tecnici di provenienza statunitense, tutto il progetto è stato votato fin dalle intenzioni iniziali a un principio di assoluta fedeltà linguistico-culturale nei confronti dei gruppi pashtun e hazara, le due etnie afgane cui appartengono i due piccoli protagonisti del racconto. A sanzionare il sentimento epico e universale della pellicola la regia di Marc Forster (Neverland, nonché il prossimo 007 – Quantum of Solace), regista di indubbio talento nel realizzare la struttura romantica e visionaria di un'opera.
Altro apprezzato regista "fuori sede" in questa settimana è il grande cineasta Wong Kar-Wai, che dai ritmi delle danze sotto la pioggia battente di Hong Kong passa all'aroma delle torte al mirtillo e ai sospiri d'amor perduto di una Norah Jones in viaggio coast to coast negli Stati Uniti. Un bacio romantico – My Blueberry Nights è così il primo film esplicitamente "occidentale" realizzato da Wong Kar-Wai, che per l'occasione non si è servito solo della presenza della talentuosa cantante jazz, ma anche di attori dichiaratamente e programmaticamente glamour come Jude Law, Natalie Portman e Rachel Weisz.

Equilibri precari
Di fronte a questo attraente panorama "new global", gli italiani si dimostrano comunque protagonisti con un corposo numero di nuovi film in uscita. Fra questi, i titoli di maggior richiamo sono in particolare due. Nessuna qualità agli eroi è il secondo film del bergamasco Paolo Franchi, regista emerso pochi anni fa nel panorama autoriale italiano con il bel La spettatrice. In questa nuova produzione, Franchi mantiene l'algida e anonima ambientazione torinese dell'opera d'esordio per raccontare con un coraggioso stile sperimentale ed estraniante un dramma incentrato sulla figura paterna e su quella filiale. Fra implicazioni edipiche e squilibri esistenziali, l'anomalo rapporto padre-figlio è quello che si instaura fra Bruno Todeschini, pianificatore finanziario che vive il dramma della sterilità, ed Elio Germano, figlio psicotico di un usuraio misteriosamente scomparso.
Lo stesso Germano è fra i protagonisti anche dell'altro titolo italiano della settimana che, muovendosi all'interno di un altro dramma quantomai attuale, assume però un registro molto più gradevole e condiscendente, quel particolare stile che Paolo Virzì ha ereditato dalla grande tradizione della commedia all'italiana. Tutta la vita davanti racconta così il precariato dei giovani lavoratori allestito all'interno di uno dei luoghi-simbolo di tale condizione - gli uffici di un call center –, facendo tuttavia leva su un gruppo di personaggi tragicamente e umanamente comici come il sindacalista Valerio Mastandrea, la spietata responsabile Sabrina Ferilli e il "piccolissimo" imprenditore meschino Massimo Ghini.

La sindrome di Zelig
Gli altri film italiani in uscita sono le due commedie Ci sta un francese, un inglese e un napoletano e MissTake. Per quanto riguarda il primo dei due non si tratta del seguito de Le barzellette dei Vanzina, bensì del secondo lungometraggio dell'attore e teatrante comico Eduardo Tartaglia. Pur non potendo vantare la stessa notorietà di Vincenzo Salemme, Tartaglia è comunque un famoso talento del teatro napoletano che con Salemme condivide la capacità di trasporre le sue commedie ideate per il palcoscenico su di un set cinematografico. In questo film, lo stesso Tartaglia è protagonista impegnato in una missione militare di pace in una zona non meglio identificata del pianeta che si ritrova, suo malgrado, a dover sposare una vedova di guerra e a dover renderne poi conto agli affetti rimasti in patria. Potrebbe apparire di ispirazione teatrale anche MissTake, vista la singola ambientazione situata in una villa palladiana del Triveneto. Invece il film, anche se indubbiamente ispirato a Invito a cena con delitto di Neil Simon, è stato ideato, prodotto e girato da due giovani provenienti dalla regia televisiva o dal cinema underground: Filippo Cipriano e Ulisse Lendaro, con la partecipazione attoriale di Anna Valle e di Remo Girone.
Tornando al di là dell'Atlantico, con Walk Hard – La storia di Dewey Cox ritroviamo la mente che ha generato il successo della nuova commedia demenziale Judd Apatow (40 anni vergine; Molto incinta) affrontare, nella forma di parodia, due generi di felice successo in quest'ultimo periodo: il mockumentary e il biopic musicale. Incrociando l'inimitabile modello di Zelig con le drammatizzazioni hollywoodiane delle vite di grandi musicisti come Johnny Cash in Quando l'amore brucia l'anima, il risultato che si ottiene è Dewey Cox (John C. Reilly), scapestrato ed esilarante ibrido dei vari Cash, Elvis, Bob Dylan e Jim Morrison.

Reale e surreale
Proprio il protagonista di 40 anni vergine (nonché lo zio proustiano di Little Miss Sunshine), Steve Carell, è al centro di un'altra commedia brillante e sentimentale: L'amore secondo Dan. Il Dan del titolo è infatti un vedovo dalla grigia esistenza vissuta in funzione della sua ingombrante famiglia, che ritrova se stesso e le forze vitali quando conosce in una libreria la radiosa Marie (Juliette Binoche), purtroppo già impegnata a uscire col di lui fratello.
In ultima istanza, ci occupiamo di due film risalenti a qualche anno fa che riescono finalmente a ritagliarsi una, seppur piuttosto limitata, distribuzione. Per uno solo dei miei due occhi è un documentario di produzione israeliana che, partendo da una rievocazione dell'episodio biblico della vendetta di Sansone contro i Filistei, riflette acutamente e senza parzialità sulla condizione dei profughi palestinesi, stranieri nella propria patria e vittime di un'occupazione militare nei loro stessi territori. Mars – Dove nascono i sogni è invece un film proveniente dalla Russia che racconta di un pugile fuggito da Mosca e approdato in una surreale cittadina post-comunista. Il film, che arriva nel nostro circuito con quasi quattro anni di ritardo, vede in un poetico e romantico nonsense a metà strada fra Kusturica e Kaurismaki il suo punto di forza.

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