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Alfredo Castro

Alfredo Castro è un attore cileno, sceneggiatore, è nato il 19 dicembre 1955 a Santiago del Cile (Cile).
Nel 2008 ha ricevuto il premio come miglior attore al Torino Film Festival per il film Tony Manero. Alfredo Castro ha oggi 66 anni ed è del segno zodiacale Sagittario.

Il Montana vestito da Manero

A cura di Giuseppe Grossi

Alfredo Castro è un interprete spigoloso, capace di oscillare tra una forte presenza carismatica e un'inquietante assenza di emozioni. Anestesie espressive e atteggiamenti violenti contornano un attore enigmatico, ambiguo, presenza costante in opere dal forte valore sociale e politico. Attore impegnato in diverse declinazioni del dramma pubblico che si fa privato (e viceversa), Castro sperimenta su se stesso l'eterna dicotomia tra sostanza e apparenza, prestando il suo fascino a diversi personaggi che disegnano un arcobaleno di anime grigie. Il suo talento tardivo è stato scoperto dal cinema soltanto dopo tanti anni di teatro e televisione, agevolato da Pablo Larrain che lo ha sempre scelto come cardine del suo cinema dedicato ai lati oscuri di persone, istituzioni, icone e intere nazioni.

Una carriera in lenta ascesa
Nato a Santiago del Cile nel 1955, Castro si laurea presso la Facoltà d'Arte dell'Università del Cile. Dal 1977 inizia a collaborare con diverse compagnie teatrali per poi ricevere due prestigiosi inviti all'estero. Il governo francese lo ospita a Parigi, Lione e Strasburgo per una capillare promozione culturale del teatro, mentre il British Council di Londra gli concede una borsa di studio, permettendogli di studiare recitazione presso l'Accademia di Musica e Arte drammatica. Nel 1990 Castro fonda la Teatro la Memoria, sua compagnia teatrale dove ricopre la duplice veste di attore e regista. Dopo qualche sporadica apparizione televisiva, gli anni '90 sanciscono una definitiva affermazione nel piccolo schermo cileno. Celebre in patria per diverse soap opera, Castro raccoglie molti consensi per la sua attività teatrale, talmente apprezzata, da valergli non solo diversi premi APES, ma anche posizioni di rilievo all'interno del panorama culturale nazionale. Nel 1997 infatti diventa il primo presidente dell' "Asociacion Gremial de Directores" del Cile, istituzione impegnata nel recupero e nella divulgazione della tradizione teatrale cilena. L'approdo al cinema in un ruolo di rilievo arriva assieme a Fuga (2006) opera prima del regista Pablo Larrain e capitolo iniziale di una lunga collaborazione tra i due. Infatti due anni più tardi lo stesso autore lo traveste da fanatico e ossessivo protagonista di Tony Manero (2008) a cui Castro lavora anche come sceneggiatore. I toni lugubri dell'opera e le azioni esasperate di un personaggio allucinato riportano alla mente un altro Tony, sempre vestito di bianco. Quel Montana di Scarface al cui confronto Castro riesce a non sfigurare. Sempre atmosfere mortifere nel terzo film assieme a Larrain, Post Mortem (2009) racconto sull'alienazione di un uomo destabilizzato a cui Castro concede la giusta dose di malessere e inquietudine. Ancora drammi interiori in Carne de Perro (2011) prima di cambiare registro nel grottesco È stato il figlio (2012) e di chiudere la trilogia di Larrain sul Cile del regime Pinochet. Infatti con No - I giorni dell'arcobaleno (2013), candidato agli Oscar 2013 come Miglior Film Straniero, si chiude il racconto parallelo tra un paese oppresso e personaggi altrettanto destabilizzati nell'anima, persone alle quali Castro è riuscito a dare forma, respiro e credibilità.
In seguito lavorerà anche per registi di casa nostra come Daniele Ciprì, affiancando Toni Servillo nel film È stato il figlio, e Alessandro Lunardelli, per il quale recita in Il mondo fino in fondo. Nel 2015 è protagonista del film di Lorenzo Vigas Ti guardo, Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Torna successivamente a lavorare con Larrain ne Il Club, film sulla redenzione di un gruppo di preti, che avevano perso la retta via per la vita spirituale.

Ultimi film

Drammatico, (Cile, Argentina, Belgio - 2019), 96 min.

Focus

APPROFONDIMENTI
giovedì 15 gennaio 2009
Edoardo Becattini

In cerca del mito nel Cile di Pinochet “Un giorno guardi il crocifisso e tutto quello che vedi è un uomo morente sulla croce”. Nel culmine della “prova generale” di una misera esibizione di ballo, Raùl Peralta ripete meccanicamente, come in uno stato di trance, le parole con cui in La febbre del sabato sera Frank Manero spiega a suo fratello Tony perché ha perso la fede ed ha intenzione di abbandonare il sacerdozio

News

I character poster in esclusiva dei due protagonisti Alfredo Castro e Luis Silva. Dal 21 gennaio al cinema.
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La tragica storia di un assassino non seriale fra discoteca e dittatura.
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