| Titolo originale | El Suplente |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, Thriller, |
| Produzione | Argentina, Spagna, Messico, Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna |
| Durata | 112 minuti |
| Regia di | Diego Lerman |
| Attori | Juan Minujín, Alfredo Castro, Bárbara Lennie, Maria Merlino, Lucas Arrua Renata Lerman, Rita Cortese. |
| Uscita | giovedì 20 luglio 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,38 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 20 luglio 2023
La linea fragile e sottile che rappresenta l'istruzione secondaria nelle periferie di Buenos Aires. In Italia al Box Office Il Supplente ha incassato 26,1 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Lucio è un professore di letteratura che sta cercando di rimettersi in piedi: separato dalla moglie con cui divide l'affidamento della figlia Sol, in apprensione per il padre Roberto malato di cancro, arrivato secondo al concorso per entrare di ruolo all'università, tenta adesso di ricomporre insieme questi frammenti accettando di lavorare come insegnante in un liceo della periferia di Buenos Aires. La vita lì è difficile, e non può esserlo di meno la scuola, con i suoi studenti Kevin, Mayomi, Romina, Karen schiacciati da famiglie assenti, criminali, senza un pesos. Tra di loro c'è Dilan, che forse è attratto dalla letteratura, ma sicuro ha bisogno di aiuto: nella scuola è stato ritrovato un mucchio di droga, forse frutto di un gioco di potere tra il sindaco Suarez e il narco Perro Olmos, e i ragazzi, Dilan su tutti, ci vanno di mezzo. Ora tocca a Lucio occuparsi di loro. E di sé stesso.
Vincitore del Premio Cipputi 2023, Il supplente schiera su tutti il trio attoriale Juan Minujín, Alfredo Castro e Bárbara Lennie.
È un film pieno di barriere, Il supplente. Ci sono tende, vetri, recinzioni, porte, staccionate, con gente da una parte e dell'altra, che a volte riescono a passare e altre volte no. E questi sbarramenti divengono spazi liminali quando investiti di significato familiare, sociale, politico, così da mutare in confini personali e collettivi. Lucio si scopre escluso dall'elite intellettuale del centro-università e viene esiliato nel liceo di un barrio cittadino; gli insegnanti si ritrovano a lottare, e quindi schierarsi, tra la fermezza legalitaria e l'analisi della condizione urbana, accettando così di bloccare o meno la scuola; Roberto, detto il Cileno, dopo tanti anni passati ad insegnare nell'istituto dove adesso ha preso servizio il figlio, nonostante la malattia che lo porta lontano non riesce ad abbandonare il quartiere e apre una mensa per poveri; Sol è lancinata dalle pressioni di Lucio e della madre Mariela per fare il test di ammissione ad una scuola prestigiosa, mentre lei vorrebbe soltanto andare da un'altra parte con le sue amiche. Sono tutti movimenti cercati, rifiutati, agognati, sofferti quelli dei numerosi personaggi de Il supplente. Movimenti in uno spazio finito che hanno un'eco nello spazio infinito della mente. Ha impostato tutto così Diego Lerman, produttore, regista e sceneggiatore (assieme alla fidata María Meira, con cui ha scritto quasi tutti i suoi film, e Luciana De Mello), e fin dalla prima sequenza - Lucio si sveglia al mattino, davanti alla finestra l'accumulo antropico di Buenos Aires, va a farsi una doccia e la camera lo segue fino ad appiattarsi sul vetro smerigliato della porta del bagno, sfocando, sdoppiando, smontando l'immagine.
D'altronde ha sempre lavorato in questo modo, Lerman, autore passato a Cannes, Venezia, Locarno, Viennale, firma in calce di un cinema dai tòpoi riconoscibili ma non troppo dentro al genere, dall'aspirazione arty ma non troppo sperimentale, che nella sua filmografia ha sempre tirato su frontiere civili e morali per i suoi amati e rispettati personaggi. Non è un formalista né un voyeur che piega e vìola le superfici - gli manca il brivido, l'ossessione, l'estasi - ma un ottimo cesellatore di storie e visioni, spesso riconosciute a varie latitudini cinematografiche (anche Il supplente è frutto di una brigata di co-produzioni internazionali, tra cui la nostra Vivo Film e la DGCA del Ministero attraverso il finanziamento delle produzioni internazionali con quota di minoranza italiana). E qui sembra raggiungere il massimo equilibrio compositivo, partendo da una messa in scena binaria - camera a mano e lenti movimenti laterali - per poi allargare, letteralmente, ogni cosa: sempre più numerose, lunghe e sfacciate si fanno le panoramiche sugli ambienti che comprimono e incanalano le vite dei singoli personaggi, sempre più palese il discorso narrativo ed estetico. La Grande Buenos Aires è ogni latitudine e longitudine a cui fanno riferimento Lucio, Dilan, Roberto, Sol e tutti agli altri, e neanche quella, perché ogni vicenda vive e muore nell'ecosistema protetto e reietto del conurbano bonaerense, la periferia metropolitana di Avellaneda, Dock Sud, Isla Maciel. È da qui che Dilan cerca faticosamente di scappare ed è qui che Roberto altrettanto difficilmente tenta di rimanere, il primo senza fiato per il futuro, il secondo ansimante per il passato. Ed è qui che Lorman supera campi incolti e darsene vuote per mostrarci l'ulteriore e definitivo confine, quello del capitale, che fa attraversare mille volte - a chi può - il Puente Nicolás Avellaneda per andare da una parte all'altra città e poi rinchiude - a chi non può - nel complesso popolare delle Torres del Docke. Il supplente è un buon, ottimo, prodotto di cinema impegnato ma non pedante, sorretto dalle trattenute e naturali interpretazioni di un buono, ottimo, cast, che forse non va oltre tutto questo ma forse nemmeno vuole. E va bene, benissimo, così.
Ormai è quasi un sottogenere: il film sul professore giovane e idealista che affronta una classe difficile in un quartiere difficile. La classe deve crescere e così il professore. Cresceranno insieme imparando a conoscere, forse a combattere, un mondo terribile. Diffuso ovunque, questo doppio racconto di formazione è anche infallibile: provate voi a resistere a quel le facce, a quei sentimenti, al [...] Vai alla recensione »