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Alain Resnais

Alain Resnais. Data di nascita 3 giugno 1922 a Vannes (Francia) ed è morto il 1 marzo 2014 all'età di 91 anni a Parigi (Francia).
Nel 2006 ha ricevuto il premio come leone d'argento per la regia al Festival di Venezia per il film Cuori. Dal 1987 al 2006 Alain Resnais ha vinto 5 premi: David di Donatello (1987), Festival di Berlino (1994, 1998), Festival di Venezia (1995, 2006).

Le cinéma de la mémoire

A cura di Fabio Secchi Frau

Il regista francese è scomparso sabato 1 marzo all'età di 91 anni, circondato dai suoi familiari, come ha riferito il produttore Jean-Louis Livi. Grande ispiratore della Nouvelle Vague, ha diretto nella sua carriera una ventina di lungometraggi ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui due Leoni d'Oro (L'anno scorso a Marienbad e un premio alla carriera), e un Gran premio speciale della giuria al Festival di Cannes nel 1981 con Mon Oncle d'Amerique. Il suo ultimo film, Life of Riley, è stato presentato all'ultimo festival di Berlino.

Uno dei padri della Nouvelle Vague. Oppure, se preferite, il suo figlio più monello. Lo si può dedurre chiaramente da quegli occhi azzurri vivacissimi che ancora bruciano di vitalità nonostante i suoi capelli siano ormai tinti di quel bianco che è pari, per candore, al colore del cotone e i suoi anni abbiano superato gli ottanta da parecchio tempo. Un uomo dall'alto contenuto artistico che non sbaglia un colpo, un'inquadratura, uno stacco, una pausa un respiro... Dai film più romantici (il più bello e orientale Hiroshima, mon amour) a quelli più impegnati (La vita è un romanzo dove ha messo assieme una strepitosa Geraldine Chaplin e un divertito Vittorio Gassman), Alain Resnais affonda le mani nella narrazione, trovando il perno della storia, ma non facendone mai l'oggetto principale o l'unica materia della sua ispirazione. Ironico e perfetta osmosi fra Alain Resnais uomo e Alain Resnais artista, è l'angelo custode di quei registi tuttofare che sono anche scenografi, sceneggiatori, montatori, direttori della fotografia e produttori, nel nome della semplicità, dell'eleganza e della precisione. Non è solo una faccenda di tecnica, Resnais dà vita a personaggi che, sul grande schermo, mettono involontariamente in crisi i codici della narrazione cinematografica tradizionale con la loro stessa presenza davanti alla cinepresa, con la loro identità. Sorprendenti i risultati di queste sperimentazioni alla ricerca di nuove combinazioni narrative, analogie, realtà aleatorie e percorsi spazio-temporali anti-naturalistici (perché niente nel cinema di Resnais è lasciato come è e tutto è frutto di un artificio). Risultati che sono tanti quanti sono i processi che agiscono sulla nostra mente e che hanno spinto i suoi estimatori a categorizzare Alain Resnais come il regista del ricordo. Colui che gioca con la memoria sensoriale, a breve e a lungo termine nello stesso modo in cui la nostra mente dà un ordine al caos reale fra passato, presente e futuro, trasformandolo in una poesia assurda, ma bellissima e, soprattutto, riportando il cinema francese alla ribalta, dietro volti di attori feticcio come Pierre Arditi, Sabine Azéma, André Dussolier e Mathieu Amalric.

L'infanzia con l'asma e i lavori in cortometraggi e documentari
Bretone, nasce il 3 giugno 1922 a Vannes, figlio di un farmacista di famiglia borghese e agiata che possiede una proprietà nel Golfo di Morbihan. Fin da bambino, ha problemi di salute e, infatti, a causa di frequenti crisi d'asma frequenta irregolarmente la scuola. Sua madre, temendo che il figlio nasca ignorante e poco stimolato, lo incoraggia a interessarsi prima alla musica classica e poi ad altre arti come la fotografia, il fumetto e, soprattutto, la letteratura. Appassionato di libri, divorerà fra l'infanzia e l'adolescenza tutte le opere di Harry Dickson, Marcel Proust e André Breton, adorando la Mansfield e facendo di Huxley e dei fumetti le sue passioni più grandi. Fra i quattordici e i quindici anni si abbona al settimanale italiano "L' avventuroso", che gli permetterà di leggere le avventure di Mandrake e Flash Gordon, i suoi eroi. Ancora conserva quei fumetti coperti da didascalie dei dialoghi con striscioline di carta sulle quali, a mano, aveva scritto la traduzione in francese e che mostrerà più in là all'attore italiano Giorgio Albertazzi, venuto a trovarlo in casa. Nel 1935, gli viene regalata una cinepresa 8mm con cui gira con Rémo Forlani (futuro sceneggiatore) il suo primo cortometraggio L'aventure de Guy, ispirato alle avventure di Fantomas. Nel 1940, progetta di recarsi in Algeria, ma rimane a Nizza, dove si diploma, mentre l'anno seguente si trasferirà a Parigi, dove scoprirà il piacere per il teatro, soprattutto per Cechov. Due anni dopo, l'incontro con il grande Marcel Carné che lo sceglie come comparsa per il suo film L'amore e il diavolo (1942) con Arletty e Alain Cuny. C'è da dire che Resnais raramente si presterà come attore e l'unica altra persona che avrà il privilegio di poterlo dirigere è Sabine Azéma, divenuta poi sua compagna, nel corto Quand le chat sourit del 1997 e che vantava nel cast Pierre Arditi, Jane Birkin, André Dussollier, Lambert Wilson e Bertrand Tavernier. La comparsata per Carné è il suo primo approccio al cinematografo e Resnais ne rimane così affascinato che, ormai guarito dall'asma e dopo aver saputo della fondazione della scuola francese di cinema IDHEC, si iscrive con la sua amica montatrice Myriam. Superati gli esami di ammissione, arrivato secondo nelle graduatorie, frequenta la scuola assieme a un altro futuro regista Henri Colpi, ma le lezioni non lo appassionano e deluso, lascia l'istituto l'anno successivo. Trova lavoro accanto ad André Voisin, partecipando a una tournée tedesca con la compagnia del Théâthe aux Armées e, lo stesso anno, realizza "Ouvert pour cause d'inventaire" con Gérard Philipe (un suo vicino di casa) e Danièle Delorme. Un altro impiego è quello di aiuto-regista, direttore della fotografia e montatore per Nicole Védrès nel film Paris 1900 (1947). Il definitivo passo dietro la macchina da presa lo fa con una ventina di documentari prodotti da Pierre Braunberger, fra i quali spiccano senza ombra di dubbio: Van Gogh, che vince l'Oscar per il commento scritto da Gaston Diehl e Robert Hessens; il segmento Goya dell'opera collettiva Pictura (1951) che vince un Golden Globe speciale e Tutta la memoria del mondo (1956) con una giovanissima Agnès Varda come comparsa.
Grande amico del regista Chris Marker, dirige con lui Anche le statue muoiono, che denuncia la mercificazione dell'arte africana a opera dell'Occidente. Il documentario viene immediatamente sequestrato e modificato dalla censura, ma Resnais non demorde e nel 1956 dirige Notte e nebbia, uno dei primi documentari sull'Olocausto e che infatti viene girato proprio nel campo di concentramento di Auschwitz. Notte e nebbia fa il giro del mondo e rende celebre Resnais che conoscerà durante quel periodo il leader dei Doors, Jim Morrison, diventando fra l'altro suo grandissimo amico, ma anche sua moglie l'assistente regista Florence Malraux, madre dello sceneggiatore André Malraux.

Quando cambiò la Storia del cinema con Hiroshima mon amour
Il passaggio al lungometraggio arriva nel 1959, quando Resnais invita la scrittrice Marguerite Duras a scrivergli il soggetto e la sceneggiatura di un film. La Duras non si tira indietro e gli propone la storia di Hiroshima mon amour. Il film è talmente apprezzato da critica e pubblico ed è talmente innovativo che si comprende immediatamente che cambierà la storia del cinema (cit. di Louis Malle). E la cambierà. La storia d'amore incantevole e convincente fra un'attrice francese (Emmanuelle Riva) e un architetto giapponese sullo sfondo del Giappone post-bomba atomica diventa la scusa perfetta per rompere una vecchia tradizione del linguaggio filmico e imporne una nuova che compenetra dialoghi e monologhi, documentari e poesie, doppie realtà fra etnie e culture diverse ma che concorrono a un lungo discorso sulla memoria. Il film, che si avvale della fotografia di Sacha Vierny e Michio Tanasaki, delle musiche di Giovanni Fusco e Georges Delerue, vince l'UN Award e un BAFTA come miglior film.

Altri importanti film
Nel 1961, viene il tempo di L'anno scorso a Marienbad, scritto da Alain Robbe-Grillet: film sperimentale di decostruzione narrativa (cioè quando la sceneggiatura viene spezzettata e mostrata in ordine non cronologico) che gli farà vincere un Leone d'Oro. Nel 1966, passa alla sceneggiatura di Jorge Semprun sulla storia di un militante antifranchista spagnolo: La guerra è finita (1966) con Michel Piccoli che gli farà ottenere una menzione speciale al Festival di Locarno. Con Stavisky il grande truffatore (1974) che si avvale della recitazione di Jean-Paul Belmondo, Resnais rievoca gli scandali finanziari della Terza Repubblica, usando come pretesto la biografia del faccendiere Alexandre Stavisky, poi passa al brillante Providence (1977) con Dirk Bogarde che vince il César per il miglior film e miglior regia. È il suo unico film in inglese e l'unico che giochi criticamente sui rapporti con la letteratura. Due i film in cui dirige Gérard Depardieu: la commedia psicologica Mon oncle d'Amérique (1980) che si basa sulle teorie del fisiologo Henri Laborit sui meccanismi di difesa del cervello (vincitore del premio FIPRESCI e del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes) e Voglio tornare a casa! (1989) commedia-omaggio al fumettista Jules Feiffer.

La svolta con La vita è un romanzo
Divorziato dalla moglie, diventa compagno dell'attrice Sabine Azéma, che dirige in La vita è un romanzo (1983), fiabesco punto di svolta del suo cinema, all'interno del quale gioca con Vittorio Gassman in diversi piani spazio-temporali, fra un genere e l'altro. Vincitore del Premio Luchino Visconti e della Nocciola d'Oro al Giffoni, viene spinto dal commediografo inglese Alan Ayckbourn a dirigere Smoking; No Smoking (1993) con la coppia Arditi-Azéma impegnati a ricoprire tutti i personaggi in scena e che fa leva su una serie di realtà alternative. Il progetto è ambizioso e i risultati sono un Orso d'Argento, e il doppio César per regia e film.
Celebrato con un Nastro d'Argento e con il Leone d'Oro alla carriera, vince un nuovo César con Parole, parole, parole (1997) e, sempre con Ayckbourn, mette in scena la pièce teatrale "Private Fears in Pubblic Place" trasformandola in Cuori (2006) che vince il Leone d'Argento per la regia, l'Orso d'Oro al Festival di Berlino e un altro FIPRESCI. Nel 2009, è il tempo di Gli amori folli, con un nuovo premio speciale della giuria al Festival di Cannes. Senza alcun dubbio, Resnais è l'autore più colto, raffinato e aristocratico del cinema francese che riesce anche con opere complesse, ad ammaliare francesi e non, tessendo squisitamente con il filo della memoria, un abito elegante e affascinante chiamato film. Un percorso che dura da oltre cinquantenni, forse sessanta, e che non lo stanca mai. Per non tramontare si affida a uno scrittore diverso ogni volta, componendo film con un determinato impianto tecnico e stilistico attraverso i quali apporta l'originalità necessaria per essere sempre nuovo agli occhi dello spettatore. Visivamente aggressivo, ma anche comprensivo, restituisce la realtà da nuove angolazioni, piegando la sua individualità e il suo individualismo in un confronto con coautori intellettuali come lui. Fra parole e immagini, interagisce con la macchina da presa in maniera pubblica, facendo rimanere in ombra una vita schiva e appartata. Per questo motivo, quando però si nomina Resnais non viene in mente il suo volto, ma le immagini di Eiji Okada che abbraccia Emmanuelle Riva in Hiroshima mon amour (1959), oppure il volto beffardo di Jean-Paul Belmondo vestito di tutto punto in Stavisky, il grande truffatore (1974), o quelle di John Gielgud sorridente nella sua poltrona accanto a Vittorio Gassman ed Ellen Burstyn in Providence (1977) o del nostro Giorgio Albertazzi in quel bianco e nero formale di L'anno scorso a Marienbad (1961).

Ultimi film

Drammatico, (Francia - 2014), 108 min.
Drammatico, (Francia, Italia - 2009), 104 min.
Drammatico, (Francia, Italia - 2006), 125 min.
Commedia, (Francia - 1993), 260 min.
Drammatico, (Francia - 1986), 112 min.

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