Mon oncle d'Amérique

Film 1980 | Commedia 125 min.

Regia di Alain Resnais. Un film Da vedere 1980 con Roger Pierre, Nicole Garcia, Gérard Depardieu, Nelly Borgeaud, Pierre Arditi, Gérard Darrieu. Cast completo Titolo originale: Mon oncle d'Amerique. Genere Commedia - Francia, 1980, durata 125 minuti. - MYmonetro 3,50 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Tre vite che sembrano parallele, ma in vari momenti s'intersecano. Quella di un intellettuale, pezzo grosso della tv, con un brillante avvenire politico. Quella di una ragazza di campagna che diventa attrice e poi stilista di moda. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, Il film è stato premiato al Festival di Venezia,

Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ

Tre vite che sembrano parallele, ma in vari momenti s'intersecano. Quella di un intellettuale, pezzo grosso della tv, con un brillante avvenire politico. Quella di una ragazza di campagna che diventa attrice e poi stilista di moda. E infine quella di un dirigente industriale, che non riesce a stare al passo con le nuove tecnologie. La donna è, in successivi momenti, amante del primo e principale del secondo. Il commento è affidato a un noto medico-biologo, che si serve dei tre casi per illustrare le sue teorie anche filosofiche (con la caduta delle persone in stato di angoscia, il primo passo verso la malattia e la morte).

a cura della redazione

Tre vite, tre ambizioni, tre progetti di vita..., Jean, René, Janine: due uomini e una donna. Tre generazioni, tre ambienti diversi, tre diverse aree geografiche di provenienza. Le loro vite avrebbero potuto intraprendere delle strade parallele senza mai incrociarsi... ma un giorno. Jean è nato nel 1929. È cresciuto in un ambiente oggi scomparso, quello della piccola borghesia provinciale fra le due guerre. Vuole "riuscire", diventare "qualcuno": in politica o in letteratura poco importa. Per raggiungere lo scopo non c'è che una soluzione: andare a Parigi. Sposatosi molto giovane con una donna provinciale e possessiva, Jean intraprende la carriera politica, non rinunciando a qualche velleità letteraria. Janine appartiene invece a una famiglia operaia. È nata a Parigi nel 1948 e vuole "cambiare vita" (il padre comunista l'ha educata alla militanza). Dopo qualche opposizione familiare, Janine riesce a diventare attrice.
René viene da una famiglia contadina, conservatrice e cattolica. Contro il volere del padre, studia contabilità (di nascosto, la notte). Ancora contro il volere del padre, si sposa, abbandona l'agricoltura e fa carriera in un'industria. A seguito di una ristrutturazione imposta da un gruppo multinazionale, la tranquillità di René viene bruscamente minacciata; è costretto a passare a un'altra attività, di maggior responsabilità e anche più "esposta". Nonostante l'opposizione della moglie - che all'ignoto preferirebbe la tranquilla mediocrità della loro passata posizione - René affronta la nuova situazione. Nel corso del film, le tre storie si intrecciano con la "storia" di Laborit: le sue teorie periodicamente si sovrappongono alle vicende personali dei tre, indicando una visione del mondo a partire dalla quale esse dovrebbero essere interpretate. Laborit ci spiega cosa accade alle nostre cellule, ai nostri neuroni, non solo quando abbiamo fame o sete, ma anche quando siamo felici o disperati. Jean e Janine si conoscono, per un po' vivono insieme e, poi, si dividono. Con una menzogna, infatti, la moglie di Jean - che racconta di avere un male incurabile e di dover presto morire - convince Jeanine a "restituirle" il marito. Quando Janine scopre il trucco, ormai non c'è più nulla da fare. Jean, che nel frattempo è diventato senatore, sceglie decisamente la tranquillità borghese della moglie, che meglio si adatta alle ragioni del "successo".
Janine - che nel frattempo ha abbandonato il teatro, per passare a lavorare con io stesso gruppo dal quale dipende René - tenta inutilmente di riconquistare Jean. Mentre vive dentro di sé il suo dramma personale, incontra René. Questi - che non ha dato buona prova nel suo nuovo incarico - viene trattato da Janine e da un alto dirigente del gruppo multinazionale come un "fallito". Tenta allora il suicidio, ma è salvato da un intervento occasionale della stessa Janine.
A questo punto, le "storie" tornano a separarsi, e il film si perde di nuovo nella stessa frammentarietà dalla quale era emerso all'inizio. Un film faro. Alain Resnais è un autore intelligentemente universale, un mago meticoloso dotato di un lirismo temperato, che si affida alle emozioni. Mon oncle d'Amérique è un film straordinario, un autentico piacere dello spirito.
Gilbert Salachas

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Tre storie, due uomini e una donna: un alto funzionario dell'azienda televisiva di Stato, un tecnico dell'industria tessile, un'attrice di teatro. Dapprima parallele, poi le vite del primo e della terza s'incrociano e si sovrappongono finché, quasi a sorpresa, avviene il congiungimento col personaggio che interviene, prima con la voce e poi di persona: il prof. Henri Laborit, biologo e filosofo scientifico, che propone le sue teorie sul comportamento umano e sul funzionamento del cervello, ma i suoi ragionamenti non spiegano la condotta dei personaggi: offrono chiavi per decodificarla. Complesso, ma non astruso. 8° film di Resnais, e il 1° divertente, il più sanguigno, fisico e concreto. Una commedia filosofica. Premio speciale della giuria a Cannes.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 19 giugno 2021
figliounico

 La storiella dello zio d’america, declinata in diversi modi, dal motto scherzoso alla frase proverbiale, dai tre protagonisti, è il filo conduttore che attraversa e lega le loro tre vite, che, sebbene scorrano parallelamente, si incrociano, tuttavia, a tratti, per poi dividersi e prendere ognuna la propria strada. Come in un esperimento i  personaggi sono raffrontati a cavie [...] Vai alla recensione »

mercoledì 16 ottobre 2013
M.D.C

Tre vite parallele che si sfiorano e incontrano(nel senso meno deflagrante del termine) legate dal filo conduttore scientificamente calcolato, e un pò pedante, delle teorie dello scienzato H.Laborit, sorta di deus ex machina dei destini dei personaggi. Resnais, al suo ottavo film molto elogiato, prova ancora a mischiare le carte di una narrazione controcorrente, e narrativamente sperimentale, [...] Vai alla recensione »

Frasi
Senza il ricordo di ciò che è piacevole o spiacevole non è possibile essere felici, tristi, angosciati; non si può essere in collera, o innamorati; e si potrebbe quasi dire che un essere vivente è una memoria che agisce.
Una frase di Henri Laborit (Henri Laborit)
dal film Mon oncle d'Amérique
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Stefano Reggiani

Dice Henri Laborit, scienziato francese: «Quando vidi Hiroshima mon amour capii che un regista come Alain Resnais sapeva rendere visibili i meccanismi segreti della memoria». Non solo, aggiungiamo noi; alla rappresentazione della memoria sovrapponeva quella memoria suppletiva, quella necessità ulteriore di rapporti che è il cinema (almeno il cinema di Alain Resnais).

winner
premio speciale della giuria
Festival di Cannes
1980
winner
segnalazioni di cinema nuovo
Festival di Venezia
1980
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