L'anno scorso a Marienbad

Film 1961 | Drammatico +16 93 min.

Titolo originaleL'année dernière à Marienbad
Anno1961
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata93 minuti
Regia diAlain Resnais
AttoriGiorgio Albertazzi, Delphine Seyrig, Sacha Pitoëff, Françoise Spira, Pierre Bardaid Françoise Bertin, Luce Garcia-Ville, Héléna Kornel.
TagDa vedere 1961
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,51 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Alain Resnais. Un film Da vedere 1961 con Giorgio Albertazzi, Delphine Seyrig, Sacha Pitoëff, Françoise Spira, Pierre Bardaid. Cast completo Titolo originale: L'année dernière à Marienbad. Genere Drammatico - Francia, 1961, durata 93 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,51 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un uomo e una donna si incontrano: lui sostiene di averla conosciuta qualche tempo prima mentre lei nega. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Venezia, Al Box Office Usa L'anno scorso a Marienbad ha incassato 131 mila dollari .

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Consigliato sì!
3,51/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,76
CONSIGLIATO SÌ

Quest'opera (il soggetto è di Alain Robbe-Grillet) ebbe un grande successo di critica in tutto il mondo. Condotto con un linguaggio nuovo, affascinante, inquietante, il film è ambientato in una sontuosa villa dove fra gli invitati s'incontrano un uomo e una donna. L'uomo sostiene di averla conosciuta l'anno prima, mentre per lei, lui è soltanto un estraneo mai visto. Chi dei due ha ragione? Questo non importa, conta invece il significato di ciò che sta nella falsità di un certo ambiente racchiuso e prigioniero di se stesso.

Un uomo e una donna si incontrano all'interno di una villa sontuosa.
a cura della redazione

Tutto si svolge in un grand hotel, una sorta di palazzo internazionale, immenso, barocco, dal décor fastoso ma gelido; un universo di marmo, di colonne, di stucchi, di rivestimenti dorati, di statue, di domestici dagli atteggiamenti glaciali. Una clientela anonima, educata, ricca senza dubbio, priva di occupazioni osserva con serietà ma senza passione le rigide regole dei giochi di società (carte, donne), delle danze mondane, della conversazione vuota, o del tiro alla pistola. All'interno di questo mondo chiuso e soffocante, uomini e cose sembrano egualmente vittime di qualche incantesimo, come in quei sogni in cui ci sì sente guidati da un ordine fatale di cui sarebbe altrettanto vano pretendere di modificare il più piccolo dettaglio o cercare di sfuggire. Uno sconosciuto cammina di sala in sala - di volta in volta piene di una folla elegante o deserte - supera porte, urta contro specchi, lungo corridoi interminabili. Le sue orecchie registrano pezzi di frasi, a caso. Il suo occhio passa da un viso senza nome ad un altro viso senza nome, ma ritorna continuamente a quello di una giovane donna, bella prigioniera, forse ancora viva, dì questa gabbia d'oro. Ed ecco che le offre l'impossibile, quello che parrebbe essere la cosa più impossibile in questo labirinto in cui il tempo è come abolito: le offre un passato, un avvenire e la libertà. Le dice che si sono già incontrati, lui e lei, un anno prima, che si sono amati, che lui ritorna ora a questo rendez-vous fissato da lei stessa e che la porterà con se.
Lo sconosciuto è un volgare seduttore? E' un pazzo? O confonde solamente due visi? La giovane donna, comunque, comincia col prendere la cosa come un gioco, un gioco come un altro, di cui non può che divertirsi. Ma l'uomo non ride. Ostinato, serio, sicuro di questa storia passata e che a poco a poco disvela, insiste, porta delle prove..., e la giovane donna, a poco a poco, come a malincuore, ècoinvolta. Poi si impaurisce. Si irrigidisce. Ma la storia che lo sconosciuto racconta prende corpo sempre di più, irresistibilmente, diventa sempre più coerente, sempre più presente, sempre più vera. Il presente, il passato, del resto, hanno finito per confondersi, mentre la tensione crescente tra i due protagonisti crea nello spirito dell'eroina fantasmi di tragedia: lo stupro, l'assassinio, il suicidio...
Poi improvvisamente la donna cede..., ha già ceduto in realtà da lungo tempo. Dopo un ultimo tentativo per sottrarsi, ancora un'ultima possibilità che lascia al suo accompagnatore di riprenderla, sembra accettare di essere quella che lo sconosciuto attende e di andarsene con lui verso qualcosa di innominato, di indefinito, di impreciso, qualcosa d'altro: l'amore, la poesia, la libertà... o forse, la morte...
Alain Robe-Grillet

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In un sontuoso albergo dell'Europa centrale un uomo cerca di indurre una donna, scortata da un inquietante marito, a ricordare e a mantenere la promessa, fattagli l'anno prima, di partire con lui. Con una sinuosa e musicale organizzazione dello spazio e del tempo, Resnais trasforma il mondo, descritto da Alain Robbe-Grillet con la sua prosa secca da "scuola dello sguardo", in un universo onirico, in uno spettacolo incantatorio dove, ridotta a mera apparenza, la realtà diventa polisensa. Il sospetto che questo film d'evasione e di alienazione si riduca a un esercizio di stile è forte. Comunque, da vedere e rivedere. Leone d'oro a Venezia.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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L'ANNO SCORSO A MARIENBAD
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 10 marzo 2014
gianleo67

Avvenente ed algida signora della buona borghesia tedesca,in vacanza estiva in uno sfarzoso e barocco hotel bavarese in compagnia del marito intraprende,insieme ad un aitante ed insistente spasimante, un lungo 'tour de force' della memoria nel rivocare gli accadimenti dell'anno precedente e nello stesso luogo, in cui lui sostiene di averla conosciuta e sedotta e che lei invece nega con [...] Vai alla recensione »

domenica 7 dicembre 2014
salvo

PRETENZIOSO E PRESUNTUOSO COME LA QUASI TOTALITA' DEI FILM FRANCESI, SPECIE QUELLI DEI CRITICI INTELLETTUALI CHE ANNOIATI DALLA SCRITTURA SI MISERO A FARE FILM. COME DIRE: SE DOBBIAMO ANDARE A VEDERE E RECENSIRE LA MERDA DI ALTRI, PRODUCIAMOLA NOI! Il film è freddo e inutilmente intellettualistico. In più non ha sviluppo pur pretendendo di averne uno.

giovedì 5 settembre 2013
dario

Resnais si ama o si detesta. Questo film è la massima testimonianza della sua superbia involontaria, causa dei due estremi. Non è possibile fare un film assoluto in modo sperimentale, a meno che si decida di non prendersi sul serio: Ionesco, ad esempio (il suo teatro è veramente sublime per straniamento consapevole, per nulla ricercato).

martedì 16 agosto 2011
dario

Il guaio di questo film è che non ha sviluppo e che pretende di averne uno senza minimamente impegnarsi a realizzare qualcosa di sensato. Dominano le allusioni e gli attori si muovono come i pupi siciliani. Lentezza esasperante, manierismo insopportabile, serietà ostentata, parole al vento, preziosismi senza senso. Film sperimentale, come quasi tutti quelli di Resnais - una mezza tragedia [...] Vai alla recensione »

domenica 22 febbraio 2015
il befe

meraviglioso

sabato 15 maggio 2010
folgoration

Il film di Resnais lascia a dir poco spaesati. Da subito entro l'estetica stessa del film fanno da padroni due aspetti: uno spazio in cui le persone e gli oggetti sembrano congelati, e un tempo in cui le dinamiche sembrano ripetersi di continuo con cambiamenti che stentano ad arrivare. Il risultato è la percezione di uno spazio/tempo che appare quasi immobbile e sulla pelle dello spettatore si soffre [...] Vai alla recensione »

venerdì 5 marzo 2010
ricordo

il appartiene alla mia storia personale...dimenticato lungamente e ritrovato quando poche parole lette su""marienbad"" hanno ricondotto a me inspegabilmente le immagini di questo capolavoro....il tempo ..la necessita' dell'attesa e l'inafferrabilita' del momento.....fermarsi e pensare. una grande emozione ritrovata.

mercoledì 18 dicembre 2013
cineamiamoci

Questo film è una palla, anzi una superpalla pazzesca. Dopo 2 minuti si dorme.

mercoledì 30 gennaio 2013
Luca Scialo

In una lussuosa ed esclusiva villa reale un uomo e una donna si rincontrano dopo un anno, con lui che si sforza di ricordare a lei le promesse fattegli l'anno prima: scappare insieme. Su di loro, l'ombra inquietante del marito della donna, impegnato con i suoi giochi assurdi e freddo nei suoi riguardi. Film complicato, sofisticato, prosaico da interpretare.

giovedì 3 agosto 2017
celluloide

NON E' UN FILM MA UN ALBUM FOTOGRAFICO DA FOTOROMANZO INFATTI CAMBIANDO LE PAROLE DELLE VIGNETTE SI POTREBBERO FARE MILIONI DI RACCONTI DIVERSI CON UNA FOTOGRAFIA SUBLIME

Frasi
Aspettavo... Avevo tempo... Ho sempre creduto di avere tempo...
Una frase di X (Giorgio Albertazzi)
dal film L'anno scorso a Marienbad
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Kevin Thomas
The Los Angeles Times

Alain Resnais' 1961 "Last Year at Marienbad" remains one of cinema's glorious enigmas, endlessly compelling and intriguing. It is a beautiful film, shot in superb black-and-white and set primarily in Munich's extravagant Nymphenburg Palace, which, along with several other locales, stands in for an ornate resort hotel. Written by Alain Robbe-Grillet in collaboration with Resnais, the film is an exploration [...] Vai alla recensione »

Mark Harris
The New York Times

WHEN Alain Resnais’s gorgeous puzzle box of a movie, “Last Year at Marienbad,” reopens at Film Forum for two weeks on Friday, New York cinephiles may find themselves as mystified and delighted as their counterparts were when the film first reached Manhattan in 1962. “Marienbad” either does or does not tell the story of what may or may not be a love triangle that does or does not end violently, though [...] Vai alla recensione »

Dave Kehr
The New York Times

The French filmmaker Alain Resnais, now 87, was an honored presence last month at the Cannes Film Festival, where he presented a new movie, “Wild Grass,” and received a lifetime achievement award in recognition of his long, distinguished career. Accepting his award in a black-tie ensemble enlivened by a bright red shirt and white running shoes, Mr.

winner
leone d'oro di san marco
Festival di Venezia
1961
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