Festival internazionale del cinema di Berlino 2026 competition
76 Festival internazionale del cinema di Berlino, il programma dei 22 filmcompetition. Berlino - 12/22 febbraio 2026. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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La ditta Taitou Fireworks che produce fuochi d'artificio è in procinto di essere chiusa e sfrattata dal luogo che ha occupato negli ultimi 330 anni. Espandi ▽
Nel cuore di una fitta foresta si erge una casa fatiscente, sede di una piccola azienda a conduzione familiare che fabbrica fuochi d'artificio da secoli. È l'ultimo baluardo di una provincia giapponese che sta perdendo inesorabilmente la sua connotazione rurale a favore della gentrificazione. La vecchia struttura sta per essere rasa al suolo per far posto a una distesa di pannelli solari, ma il giovane Keitaro, erede dell'opificio, rifiuta di andarsene. Hikikomori di campagna, si barrica in casa per mettere a punto lo Shuhari.
Parabola sul conflitto tra tradizioni e progresso, A New Dawn esplora l'importanza di onorare la memoria del passato e la difficoltà di accettare la dissoluzione del legame tra paesaggi e identità locali.
Intriso di struggente malinconia e di sensibilità ecologica, attraverso la sequenza della foresta abbattuta, il film evoca il dramma della devastazione ambientale e della distruzione dell'intima connessione tra uomo e natura. Recensione ❯
Una famiglia alle prese con malattie genetiche vive in una tenuta di campagna. Il dramma personale si sviluppa tra loro in questo ritratto intimo. Espandi ▽
Una ricchissima ma disfunzionale famiglia americana si trasferisce in Spagna, non lontano da Barcellona, in una villa isolata immersa nella natura. I quattro figli adulti, Jack, Ed, Anna e Robert, portano le cicatrici di un contesto familiare manipolativo, torbido e pieno di segreti, eppure non fanno nulla per lasciarlo, assuefatti al denaro e ai vestiti firmati in un paradiso di sterile opulenza, mentre il padre cieco ha da poco perso sua moglie. Quando il primogenito Jack presenta agli altri la sua fidanzata, Martha, con la quale sta progettando di andare a convivere, gli equilibri fraterni vengono alterati in modo irreversibile.
Il film è una rivisitazione dell'esordio sferzante e iper-specifico con cui Marco Bellocchio si presentò sulle scene ormai cinquant'anni fa.
Se il capolavoro del 1965 di Bellocchio colpiva dal basso e centrava bersagli grossi (la sacralità della famiglia italiana, il conflitto generazionale, il tumulto politico all'orizzonte) qui non c'è distanza alcuna tra il milieu perverso del privilegio e la brand ambassadorship di se stesso che gli torna riflessa dallo specchio. Recensione ❯
Catak si insinua nella coscienza dei suoi personaggi, rivelandone ambiguità morali e passi falsi comportamentali. Drammatico, Germania, Turchia, Francia2026. Durata 127 Minuti.
La vita professionale e personale di una coppia di artisti viene sconvolta da un evento legato a una prima teatrale. Espandi ▽
Derya e Aziz, una coppia turca di mezza età, lei attrice di teatro, lui drammaturgo e docente universitario, entrano nel mirino delle autorità turche come oppositori del regime di Erdogan: la pièce politicamente impegnata che Derya intrepreta viene cancellata, Aziz viene allontanato dall'università e i suoi social messi sotto controllo. Persino le dinamiche di coppia, e il rapporto con la figlia adolescente Ezgi, entrano in crisi quando il dramma si sposta dal palcoscenico alla vita reale seguendo logiche narrative simili, e mettendo alla prova l'impegno politico dei due protagonisti, fino a quel momento limitato ad un dissenso astratto e metaforico veicolato in forma artistica e intellettuale. Ma l'arte e l'ideologia sono abbastanza pericolose e potenti da minacciare il potere costituito, e in ogni caso da spingere gli spettatori e gli studenti a porsi domande scomode e potenzialmente sovversive.
Yellow Letters è il quinto film del regista tedesco di origine turca Ilker Çatak, il cui lavoro precedente, La sala professori, aveva fatto incetta di premi in Germania ed era entrato nella cinquina dei titoli per l'Oscar come Miglior film internazionale. Recensione ❯
La diva Sandra Hüller incontra il cinema brutale di Markus Schleinzer in uno studio antropologico senza compromessi. Drammatico, Austria, Germania2026. Durata 94 Minuti.
All'inizio del XVII secolo, una donna, travestita da soldato, arriva in un villaggio in Germania sostenendo di essere l'erede di una fattoria abbandonata. Espandi ▽
Nella Germania del diciassettesimo secolo, una donna si spaccia per uomo e combatte come soldato nella guerra dei trent'anni. Deposte le armi si presenta in un villaggio protestante per riscuotere un titolo che la rende proprietaria di una fattoria. Ignare di non avere di fronte un uomo, le autorità locali integrano la nuova arrivata nei rigidi costumi e leggi del posto. Non nuova alla reinvenzione di se stessa, Rose si adatta al ruolo di contadina e cerca anche di espandersi, arrivando a prendere in moglie la figlia di un vicino in cambio dello sfruttamento di un terreno. Ma l'inganno precario della donna non può reggere allo scrutinio insistito da parte della comunità.
Sandra Huller, ormai diva poliedrica che sa attraversare ogni genere e latitudine, incontra il cinema linearmente brutale di Markus Schleinzer in uno studio antropologico senza fronzoli e senza compromessi.
Se Angelo era basato su un personaggio realmente vissuto, Rose fa riferimento a casi autentici e documentati di donne che attraverso la storia si fanno passare per uomini, e mescola brillantemente le specificità di genere con un discorso più ampio sull'identità umana e quanto sia malleabile. Recensione ❯
Tremendamente efficace, una potente esplorazione del trauma infantile. Che ci fa immedesimare nella piccola protagonista. Drammatico, Thriller - USA2026. Durata 114 Minuti.
Il film esplora il trauma infantile e le dinamiche familiari sotto pressione. Espandi ▽
Durante una corsa mattutina nel parco, una bambina di otto anni sfugge all'attenzione del padre Damien quel tanto che basta per ritrovarsi da sola di fronte a dei bagni pubblici, dove assiste a una violenta scena di stupro. Nei giorni successivi la bambina inizia a mostrare segni di disagio e paura, oltre ad avere visioni dell'uomo che la accompagna ovunque vada. Mentre i genitori, ognuno a suo modo, cercano di aiutarla a processare quanto accaduto, diventa chiaro che Josephine è l'unica testimone che può identificare il responsabile e dovrà apparire in tribunale.
Potente e dettagliata esplorazione del trauma infantile, la seconda regia della statunitense Beth de Araújo segue un percorso lineare nell'analizzare il rapporto tra una bambina e i suoi genitori in seguito a un evento sconvolgente.
Sempre in bilico tra lucido naturalismo e una stilizzazione elegante, la macchina da presa lavora fluidamente e costruisce una tensione autentica, con uno sbocco in aula di tribunale che ingigantisce le familiari convenzioni da legal drama e le fa vivere allo spettatore come se lui stesso avesse otto anni e fosse costretto alla sbarra. Recensione ❯
Un musicista blues che vive in un mondo fatto di dischi, libri e vecchi video, simboli di una vita passata. Espandi ▽
Al Cook è un musicista blues avanti con gli anni che vive da solo a Vienna in un appartamento pieno di libri, dischi e videocassette, eppure irrimediabilmente vuoto, anche sotto le feste. Dopo aver perso sua moglie e molti dei suoi amici, adesso minacciano di demolirgli casa. Lui ci è cresciuto, non intende abbandonarla, rifiuta di andarsene anche quando gli tolgono energia elettrica e acqua. A un certo punto però dovrà confrontarsi con la realtà, fare i conti con il passato e con gli oggetti che lo ricordano e iniziare a vivere il presente, recuperando magari quel sogno abbandonato di partire per l'America.
È il ritratto della solitudine di chi vive ancorato al passato e ai suoi ricordi, The Loneliest Man in Town.
Lo sguardo che i registi hanno sul loro protagonista è amorevole, ne raccontano le (dis)avventure seguendo un filo di ironia tragicomica sul reale funzionale ad alleggerire un'opera incentrata sul rapporto tra memoria e cambiamento. Un umorismo sottile, tra il buffo e il disperato, che ricorda a tratti il cinema di Kaurismäki. Recensione ❯
Dopo la riabilitazione, una donna torna alla casa sulla spiaggia della sua famiglia, riadattandosi alla sua vecchia vita senza la carriera che le ha dato l'identità. Affronta il prossimo capitolo, costretta a voltare pagina. Espandi ▽
Figlia di un famoso ballerino ed erede della sua compagnia di danza, Laura fatica a elaborare gli abusi ricevuti dal padre e a mantenere un rapporto equilibrato con la sua famiglia, composta dal marito Martin, dalla figlia adolescente Josie e dal piccolo Felix. Laura, che negli anni ha sviluppato un problema di alcolismo, si decide a provare la strada del rehab in seguito a un incidente d'auto da lei causato in cui ha rischiato la vita anche Felix. Dopo sei mesi la donna fa ritorno nella grande villa appartenuta al padre, nel meraviglioso contesto marino di Cape Cod, ma oltre al suo trauma c'è da ricostruire un rapporto con l'intera famiglia e decidere finalmente le sorti di un business in pericolo.
Ritratto intimista al femminile che scava nel privilegio materiale per indagare i traumi personali e familiari di una donna al bivio, At the sea è la seconda opera in lingua inglese del regista ungherese Kornél Mundruczó dopo Pieces of a woman. Recensione ❯
Un dramma familiare sulla difficoltà di scegliere per la sorte di chi amiamo. Potente, disarmante e con attori straordinari. Drammatico, 2026. Durata 121 Minuti.
La demenza compromette la capacità di un'anziana donna di comunicare la sua vita interiore. Sua figlia farà ritorno a Londra per assisterla. Espandi ▽
Amanda torna a casa e sorprende sua madre e suo patrigno a fare sesso. Si indigna, perché sua madre soffre di demenza, e decide di denunciare il suo patrigno. Scattano le indagini, nel frattempo Amanda riesce a ottenere che sua madre sia accolta in una casa di riposo. Lì si accorgerà che è sua madre a cercare in ogni modo il marito e quest'ultimo, con una tenerezza indicibile, si prende pazientemente cura di lei ogni giorno, assecondando ogni suo desiderio fino alla fine. Intanto Sara, la figlia di Amanda, scopre il suo primo amore.
È un toccante dramma familiare sulle scelte più difficili da prendere nei confronti di chi amiamo, Queen at Sea. Lance Hammer torna alla regia dopo 18 anni non per firmare un compassionevole film a tesi, ma un'opera profonda e commovente attraversata da inquieti interrogativi con al centro una figlia che non sa come gestire la demenza di sua madre.
Juliette Binoche, che firma una performance magistrale, porta sullo schermo il tormento di chi per troppo amore rischia di sbagliare. Recensione ❯
Un'opera commovente che si estende in mille direzioni diverse e punta a gettare il cuore oltre l'ostacolo. Drammatico, Singapore2026. Durata 157 Minuti.
L'intreccio delle vite di un giovane, suo padre e una nuova figura femminile. Espandi ▽
Vedovo da una decina d'anni, Boon Kiat conduce un'esistenza modesta. Nel bar di fianco al suo c'è Bee Hwa a servire birre, e tra i due nasce del tenero, ma Boon Kiat deve anche preoccuparsi di suo figlio, lo scapestrato Junyang, che abbandona gli studi, passa due anni nell'esercito e poi mette incinta la fidanzatina Lydia, di buona famiglia. La madre di lei la vorrebbe all'università, ma la gravidanza cambia i piani.
Epopea familiare di ampio respiro e insieme istantanea storico-sociale della città di Singapore, la nuova regia di Anthony Chen è confusionaria ma commovente.
La durata imponente e il continuo cambio di focus tra membri della famiglia (ma alla fine un personaggio in particolare viene messo da parte troppo bruscamente) sono per Chen la goccia che scava la pietra, e che connette l'uno all'altro i vari momenti ad alta intensità emotiva che alla fine lasciano l'impressione di un viaggio compiuto, con piena partecipazione emotiva. Recensione ❯
Il leggendario pianista jazz Bill Evans forma il suo trio perfetto, registrando due album rivoluzionari. Tragicamente, il suo bassista muore poco dopo, lasciando Evans devastato. La storia segue il viaggio di Evans per superare il lutto e tornare alla musica. Recensione ❯
Un mercante d'arte viaggia dal Quebec alla Bulgaria, che ha abbandonato anni prima, per vedere i dipinti di una bambina prodigio. Espandi ▽
Il sessantenne Mihail è curatore di un'affermata galleria d'arte contemporanea di Montreal. Una gallerista di Roma, Giulia Mancini, gli manda il video di una bambina di otto anni, Nina, che a Karlievo, paesino sperduto della campagna bulgara, dipinge in modo meraviglioso. Mihail ha lasciato la Bulgaria trent'anni prima ed è riluttante ad intraprendere il viaggio. Ma il dovere, e forse anche un desiderio nascosto, lo chiamano verso quel mondo lontano. L'incontro con Nina risveglierà in lui una serie di emozioni che riguardano non solo se stesso.
Nina Roza è il secondo lungometraggio di finzione della giovane sceneggiatrice e regista franco-canadese Geneviève Dulude-De Celles, e si addentra a fondo nella nostalgia che un uomo adulto può provare verso un passato accuratamente rimosso.
Il film è imbevuto di malinconia e di "saudade", ma non è né cupo né privo di speranza, anzi, traccia un percorso verso la consapevolezza e la riappropriazione del proprio passato di cui potrà beneficiare anche il futuro. Recensione ❯
In un'ambientazione remota e mitologica una riflessione sulla condizione umana e i dilemmi della leadership. Espandi ▽
In un villaggio remoto un clan esiliato ritorna, riaccendendo una faida terrestre vecchia di decenni. Preso da visioni divine, Mesut sfida la leadership del fratello per salvare il suo popolo. Questa nuova strada porterà salvezza o tragedia? Recensione ❯
Dopo la nascita del loro bambino, il sogno di una famiglia si infrange quando la mamma si rende conto che c'è qualcosa di terribilmente sbagliato nel figlio, una verità che solo lei sembra percepire. Espandi ▽
Desiderosi di formare una famiglia, Saga e Jon si trasferiscono nella casa d'infanzia di lei, nella foresta finlandese. Ma dopo la nascita del loro bambino, il sogno della coppia di avere un figlio perfetto si trasforma in un incubo, e solo Saga percepisce l'inquietante verità. Recensione ❯
Una giovane donna torna al paese d'origine e affronta i segreti di famiglia. Espandi ▽
Lilia è una ragazza tunisina che vive in Francia con la sua compagna Alice. Torna a casa, nel suo Paese d'origine, per il funerale dello zio Daly, tenendo Alice prima nascosta in hotel, poi presentata alla famiglia come amica. In Tunisia l'omosessualità è un reato, nei giorni di lutto emergeranno dettagli sulla vita e sulla morte di suo zio e Lilia avrà modo di confrontarsi con il suo ricordo, ma anche con le sue stesse scelte e la sua cultura d'origine.
In a Whisper affronta in modo originale e niente affatto scontato il tema dell'omosessualità in un Paese in cui è considerato non solo uno scandalo e un peccato, ma addirittura reato.
La regista mostra dimestichezza nel gestire questa storia tutt'altro che semplice, mescolando con delicatezza dramma familiare, detection, queer, melò, denuncia e coming of age, eppure il risultato non è un pastiche, ma un'opera godibile, determinata a far riflettere chi guarda sull'omofobia dei nostri giorni. Recensione ❯
Un film che esplora la comunicazione, il dolore inespresso e le dinamiche complesse di una relazione sentimentale. Espandi ▽
Thomas è un gruista alle prese con il suo lavoro in cantiere. Un giorno le colleghe lo avvisano della chiamata improvvisa di sua moglie Clara. Quando la richiama scopre che è in ospedale, lui corre da lei. Quando lei riuscirà a parlare gli confesserà che nell'incidente è morto un uomo che stava frequentando. La rivelazione della relazione extraconiugale aprirà crepe di dolore e incomprensione, Thomas crollerà in un attacco di panico e ciò che resta di un matrimonio proverà ad essere ricomposto in un bungalow di periferia.
Sconsigliato a chi non ama i film verbosi, pieni di dialoghi spesso teatrali, fiumi di parole e ragionamenti multipli sui sentimenti e le relazioni.
Congelando le reazioni sentimentali dietro la coltre di un (iper)controllo formale e minimalista, funzionale a evocare la distanza siderale che si crea tra i protagonisti, rischia di lasciare perplesso il pubblico, che manca di coinvolgere con un ritmo più sostenuto che senz'altro avrebbe giovato. Recensione ❯
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