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Pippo Delbono

Pippo Delbono è un attore italiano, regista, produttore, sceneggiatore, fotografo, è nato il 1 giugno 1959 a Varazze (Italia). Pippo Delbono ha oggi 63 anni ed è del segno zodiacale Gemelli.

Questo buio feroce

A cura di Fabio Secchi Frau

In una società come questa l'artista ha perso il suo senso primario, adesso c'è gente che mette in scena testi, c'è una divisione del lavoro che ha fatto sì che l'artista sia sempre più isolato. È difficile rimanere artista, mentre l'artista è uno che fa un viaggio attraverso un non-conoscibile, non attraverso le sicurezze, ma attraverso le insicurezze, e andando attraverso le insicurezze il torbido lo scopri in te, e si avvicina alla follia, quando ti senti tu responsabile del mostro. È chiaro che fa paura, è una delle cose più terribili». Dichiarazione rilasciata il 30 ottobre 2007, quando metteva in scena "Questo buio feroce", da un panciuto e barbuto Pippo Delbono davvero senza peli sulla lingua. Potremmo appiccicare al teatro di Pippo Delbono moltissime etichette, forse la più azzeccata fra tutte è quella del "Teatro dell'assurdo"... Ma il teatro di Pippo Delbono non si può limitare a questo, perché ciò che vedi, ciò che ascolti e ciò che "senti" è qualcosa difficile da incasellare, diventa inclassificabile e provoca un misto fra bellezza fascinosa e sofferenza disturbata. Morti bianche, il male, la guerra, Frank Sinatra, uomini in mutande che ballano o cantano sul palco, la ThyssenKrupp, movimenti, maschere... Il mondo di Delbono è costituito da questi elementi che rappresentano le molte chiavi d'accesso a una realtà difficile da leggere. Perché la realtà... è un buio feroce.

Il cammino teatrale
Cresciuto in una normale famiglia italiana, ancora liceale, frequenta la scuola di teatro di Savona, dove conosce l'attore argentino Pepe Robledo, arrivato in Italia per scappare alla dittatura del suo paese. Soffocato dalle esigenze di normalità che la sua famiglia voleva imporgli, pensa di trovare una via di fuga nella vita militare e così si iscrive all'Aeronautica, ma capisce che anche quella vita, così rigorosa, non può che andargli stressa. Diventato grande amico di Robledo, agli inizi degli Anni Ottanta si trasferisce con lui in Danimarca, dove si uniscono al gruppo Farfa, diretto dall'attrice Iben Nagel Rasmussen, grazie al quale gireranno per l'Europa e poi il mondo. Delbono, in particolare, si specializza nelle tecniche dell'attore danzatore dell'Oriente. Tornato in Italia, comincia a lavorare al suo primo spettacolo teatrale "Il tempo degli assassini" (1987) che porta non solo in Italia, ma anche in molti carceri e villaggi del Sud America. Proprio in quegli anni, conosce la grande coreografa e ballerina Pina Bausch che, colpita da Delbono, lo invita a partecipare a uno degli spettacoli del suo Wuppertaler Tanztheater. Nel 1989, Delbono è di nuovo a lavoro come autore teatrale e firma "Morire di musica", seguita nel 1990 da "Il muro" e nel 1992 da "Enrico V" di William Shakespeare. Nel 1995, mette in scena "La rabbia" dedicato a Pier Paolo Pasolini, seguito da "Barboni" che nel 1997 gli fa vincere il premio speciale Ubu "per una ricerca condotta tra arte e vita", ricevendo anche il premio della critica nel 1998. A questi successi sul palcoscenico, si aggiungono "Itaca" ed "Her bijit" che verrà poi ripresa dai registi Francesco Cabras e Alberto Molinari. Il tutto con un allestimento che prevede la partecipazione di attori, operai, musicisti, ma soprattutto extracomunitari e rom, proprio perché è a coloro che sono socialmente emarginati che il teatro di Delbono parla.

I documentari
Nel 1998, porta a teatro "Guerra", seguito da "Esodo". Oramai, ha una compagnia tutta sua e può proseguire un percorso artistico intimo, ma anche allo stesso tempo collettivo che non si limita allo spazio del palcoscenico, ma usurpa anche la vita. Ed è proprio il documentario Guerra (2003), ispirato all'omonima piece teatrale, che gli fa vincere il David di Donatello per il miglior documentario. Verranno di seguito altri spettacoli teatrali carichi di innovazione scenografica, comunicativa, ma che soprattutto va aldilà del teatro: "Il silenzio" (2000), "Gente di plastica" (2002), "Urlo" (2004) e "Obra Maestra" (2007). Nel 2006, ritorna a tenere una cinepresa in mano e firma un altro forte documentario: Grido (2006), all'interno del quale racconta la sua vita, il suo bisogno di libertà, la sua grande amicizia e la sua convivenza con il sordomuto Bobò (un ex internato al manicomio di Aversa), il suo bisogno di stare dalla parte dei reietti. Sicuramente, la sua opera più brillante. Ma nel 2009, eccolo attore cinematografico per la prima volta, diretto da Luca Guadagnino ne Io sono l'amore (2009) con Tilda Swinton, Marisa Berenson, Alba Rohrwacher, Diane Fleri e Edoardo Gabbriellini.
Nel 2012 partecipa al film di Bernardo Bertolucci Io e te, presentato al Festival di Cannes. Dirigerà poi Amore carne (2011) e Sangue (2013), continuando a recitare spesso per altri registi quali Marco Risi (Cha cha cha, 2013) Yolande Moreau in Henri e Shirel Amitay (La casa delle estati lontane, 2015).

Ultimi film

Drammatico, (Italia, Francia - 2017), 119 min.
Poliziesco, Psicologico - (Italia - 2017), 90 min.
Drammatico, (Italia - 2017), 91 min.

Focus

INCONTRI
lunedì 7 settembre 2009
Marlen Vazzoler

L'amore come forma di redenzione Presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 66, Io sono l'amore di Luca Guadagnino rivede collaborare di nuovo insieme il regista e l'attrice Tilda Swinton, in questo film anche nei panni di produttrice. La famiglia Recchi fa parte della borghesia lombarda. L'impresa di famiglia comanda le strategie di successione interna e il consolidamento degli altri ruoli

News

Da Daniele Vicari, un film su quanto accadde a Genova la notte del 21 luglio 2001.
Proiezione dei film diretti da Delbono al cinema Gnomo di Milano.
Buona la premessa: film per niente "italiano".
I protagonisti del film di Guadagnino si raccontano.
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