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Franco Maresco

Franco Maresco è un regista, scrittore, sceneggiatore, montatore, è nato il 5 maggio 1958 a Palermo (Italia). Franco Maresco ha oggi 64 anni ed è del segno zodiacale Toro.

Scandalo al cinema

A cura di Fabio Secchi Frau

A farlo diventare celebre è stata l'accoppiata con il collega Daniele Ciprì, con il quale ha migrato, tra partenze e arrivi, dal piccolo al grande schermo. In continuazione. Insieme, sono passati da programmi come "Cinico TV" a lungometraggi dai titoli nostrani come Lo zio di Brooklyn, Totò che visse due volte e Il ritorno di Cagliostro.
La Mostra del Cinema di Venezia ha sempre accolto a braccia aperte le loro malefatte audiovisive in molte delle loro sezioni e, anche quando la coppia si è sciolta, i due hanno continuato a essere separatamente "di casa", pur disertandola molto spesso. Questo perché non fa piacere a tutti il riflesso che scaturisce dal loro cinema. Un cinema dove il grottesco diventa scomodo e ciò che mastica fa urlare allo scandalo. Non a caso, come è accaduto per La mafia non è più quella di una volta, a causa di critiche e minacce di censura da parte di politici, la conferenze stampa di presentazione della pellicola venne annullata e, invece del regista, dei produttori e dei protagonisti che difendevano il loro lavoro, ci fu semplicemente un'opera che parlò coraggiosamente da sé. Senza alcun bisogno di protesi carnali al di fuori di essa. Maresco, che aveva già vinto nella sezione Orizzonti dell'edizione del 2014 con Belluscone, conquistò nuovamente una giuria cinematografica raccontando la sua Sicilia e, in particolare, quella Palermo che, passati ben venticinque anni dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rifletteva superficialmente su cosa fosse rimasto della mafia e delle sue storiche stragi. Il tutto alternado i colori della fotografa Letizia Battaglia (una delle undici donne che, secondo il NEW YORK TIMES, hanno segnato il nsotro tempo) e il bianco e nero dell'organizzatore di festival di strada Ciccio Mira, e zampettando sulla musica neomelodica, per tracciare di una compiacente volontà di oblio collettiva.
E ancora si ricorda quando, con Belluscone - Una storia siciliana, ci fu chi non volle assolutamente che si parlasse di finanziamenti, amicizie e conoscenze di Silvio Berlusconi in Sicilia. Il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, si mosse bellicoso chiedendo di bloccare il film. Salvo poi rimangiarsi tutto. Una marcia indietro che sapeva di lunga vittoria. Lunga come i dieci minuti di applausi che il film ricevette alla Mostra. E ancora prima scatenò polemiche Totò che visse due volte, che è e rimane uno dei film più discussi nella Storia del cinema contemporaneo italiano, nonché l'ultimo a essere stato oggetto di censura. L'opera fu infatti respinta dal Dipartimento dello Spettacolo perchè indegna per "la dignità del popolo siciliano, del mondo italiano e dell'umanità".
Ma Maresco non si diede per sconfitto, convinto che qualsiasi lotta contro la censura fosse una lotta per la libertà. Così, oggi, ci troviamo di fronte a un regista memorabile, che si trastulla nell'amarezza constatazione di una mentalità che troppo facilmente dimentica e cerca, con le sue opere, un senso a tutto questo. Anche quando sgradevole.
È per questo che Franco Maresco è una delle figure viventi più curiose del cinema italiano. Forse, volontariamente, troppo laterale. Ma sempre in grado di rilanciare una certa quantità di presente attraverso un sopravvisuto gusto per il grottesco che, puntualmente, si trasforma in nuova voce e prospettiva.

Gli anni televisivi con Ciprì

Franco Maresco nasce artisticamente nel 1986, quando fa coppia con il collega Daniele Ciprì per sbarcare sulla RAI coi loro lavori nei programmi "Blob", "Fuori Orario. Cose (mai) viste", "Avanzi", fino ad arrivare a un programma tutto loro: "Cinico TV".

L'esordio cinematografico
Il loro esordio cinematografico è segnato da Lo zio di Brooklyn del 1995. Un provocatorio racconto ambientato nella periferia palermitana, la cui "armonia" viene interrotta da un misterioso mammasantissima statunitense che dovrà nascondersi fra loro. Ne scaturisce una sprezzante commedia politicamente scorretta, che sottolinea ancora di più lo stile estetico del duo. La ricerca del registro basso si fa zoologica e le atmosfere post apocalittiche si incrociano con le insopportabili ridicolaggi dei personaggi che non si muovono, ma inquinano comunque il silenzio. Una brutalità irreale e misera che disprezza ogni cosa. Persino il pubblico. E lo ammisero gli autori stessi quando dissero "Disprezziamo il pubblico come entità astratta fatta di incivili, ignoranti con gusti beceri... ma disprezziamo anche quel pubblico composto da gente convinta di saperne di più, in preda a questa moda della cinefilia dilagante, con tutti intenti a leggere le riviste specializzate soltanto per seguire una moda".

Totò che visse due volte
Con Totò che visse due volte alzarono il tiro. Uomini che colgono ogni occasione per dare libero sfogo ai loro desideri sessuali, continui riferimenti ai personaggi del Nuovo Testamento, stupri, persino un vegliardo Messia che sfida un boss mafioso nel suo territorio. Per i benpensanti, è troppo. Lo scandalo è servito e, come una mannaia, seguirà la censura.

Altri lavori con Ciprì
A Maresco non interessa. Dopo Enzo, domani a Palermo!e Steve plays Duke, entrambi del 1999, collabora con la regista Roberta Torre alla scrittura della commedia musicale Sud Side Stori(2000), all'interno della quale gioca con Shakespeare, imbastendo l'amore tragico tra il cantante di piazza Toni Giulietto e la prostituta nigeriana Romea Wacoubo. C'è tempo anche per un omaggio a Pasolini con Arruso (2000).
Nel 2003, il duo porta nelle sale Il ritorno di Cagliostro. Storia dei fratelli La Marca, produttori della Trinacria Cinematografica che, alla fine degli Anni Quaranta, decidono di realizzare un film sul Conte di Cagliostro, coinvolgendo persino un divo hollywoodiano (interpretato da Robert Englund). Ne esce fuori un esilarante e sulfureo mockumentary, che deride gli stereotipi della settima arte e quasi rende omaggio agli autori dei Z-movies, ma che non convince totalmente. L'anno seguente, arriva il documentario Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e Ciccio. La mitica coppia, stavolta, cesella un'interessante testimonianza sulla carriera di un'altra mitica coppia, quella formata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Dalle strade di una Palermo devastata dal dopoguerra, fino alle macchiette e agli spettacoli musicali del cinema e della tv Anni Settanta e Ottanta. Li raccontano così, con gioie e dolori, con generosità di informazioni, ma non di sentimenti. L'imparzialità, quella vera e tanto cara ai documentari, che indica allo spettatore indifferente sia il bene che il male di una storia. Il successo, come il fallimento. Il conflitto, come la pace. E in questo riversato interesse per una coppia di discoli del cinema italiano si proietta la coppia dei bambini terribili alla regia che elargiscono tutto a chi li ascolta: le separazioni artistiche, l'attacco alle convensioni, il gusto per lo scherzo. Sarà l'ultimo lavoro fatto assieme a Ciprì. I due, da quel momento in poi, prenderanno strade diverse.

I lavori dopo la separazione
Maresco continuerà il suo percorso con lo sfortunato cine-ritratto del clarinettista e attivista siculo americano Anthony Joseph Sciacca in Io sono Tony Scott, ovvero come l'Italia fece fuori il più grande clarinettista del jazz. Un lavoro definito competente e pieno di genio, ma che non venne mai distribuito. Seguirà il già nominato Belluscone. Una Storia Siciliana, dove ,al di là della vena narrativa che vede legati a filo doppio Silvio Berlusconi e la Sicilia, c'è anche la descrizione di un riconoscimento italiano nell'azione di imbruttimento culturale. Nel 2015, viene il turno del documentario Gli uomini di questa città io non li conosco - Vita e Teatro di Franco Scaldati. Scaldati, che fu considerata una delle figure più eminenti e significative del teatro italiano, diventa il simbolo dell'impegno teatrale contro gli schemi tradizionali, spesso dettati dai rapporti di potere, ma anche della difesa di un'umanità marginale. Poi, arriva il momento del disincantato La mafia non è più quella di una volta, dove la passione sociale si scontra con la nostalgia per le organizzazioni mafiose di vecchio stampo e con la ferrea volontà del non pensare, ricordare, riflettere sul passato. Al film, il Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia del 2019.

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