Siamo stati alla Global Fan Celebration dell’atteso biopic firmato da Antoine Fuqua. Dal 22 aprile al cinema.
di Claudia Catalli
Solo chi sogna può volare. Lo diceva Peter Pan e uno dei suoi fan più illustri, Michael Jackson, che è appena tornato a Berlino, e noi con lui. Si è tenuta proprio nella capitale tedesca la premiere globale di Michael, l’atteso biopic firmato da Antoine Fuqua sul Re del Pop, che venne a Berlino con il “Bad Tour”, il suo primo da solista, con circa 60.000 spettatori ad applaudirlo. Applausi scroscianti anche adesso alla Global Fan Celebration per suo nipote Jaafar Jackson, che lo interpreta nel film (in uscita il 22 aprile), e per tutto il cast accorso a presentarlo: sul tappeto rosso hanno sfilato il produttore Graham King, lo stesso di Bohemian Rhapsody (guarda la video recensione), il regista Antoine Fuqua, gli storici coreografi Rich e Tone Talauega, l’attrice Nia Long che nel film interpreta la madre, l’esordiente Juliano Krue Valdi alias il Michael ragazzino, l’attore KeiLyn Jones ovvero la guardia del corpo Bill Bray e persino l’hollywoodiano Miles Teller nei panni del manager e rappresentante legale di Jackson John Branca.
Non potevano mancare i familiari della popstar, capitanati da un orgoglioso Jermaine, padre di Jaafar, che non ha nascosto la commozione: «Jaafar è diventato davvero Michael, ed è l’unico che avrebbe mai potuto farlo». Concorda il regista Antoine Fuqua: «Un talento pazzesco, è incredibile che questo sia solo il suo primo film. Ha saputo cantare, ballare, recitare su un set mastodontico, con scene da 500 comparse, 12 cineprese accese (e un budget stellare di oltre 150 milioni di dollari, ndr) abbiamo realizzato qualcosa che non era mai stato fatto finora. Perché, cavolo, è un film su Michael Jackson! E oltre alla spettacolarità abbiamo lavorato tanto anche sullo sguardo, perché quello di MJ era profondamente umano ed empatico: non volevamo raccontare solo la leggenda, ma anche la sua incredibile umanità».
A precedere la proiezione in anteprima mondiale, una sorprendente full immersion nell’atmosfera del film, nelle musiche e negli anni targati Michael Jackson, con quattro piani tematici allestiti alla Uber Eats Music Hall. Se al “Lights, Camera, Michael” Booth si poteva registrare un video condividendo i propri ricordi su Michael per celebrarne l’eredità artistica, al “Magic Mirror” bastava scegliere il proprio costume preferito di Michael, adottare una posa e farsi immortalare in perfetto stile Jackson. In mostra i costumi leggendari della star alla Costume Exhibitions, con capi degli iconici Thriller, Bad, Beat it, Don’t Stop, Billie Jean, Jackson 5 e Jackson 5 (Victory Tour).
Tra una passeggiata dentro la replica fedele del suo studio di registrazione, un’altra nel corner pieno di televisori sintonizzati tutti sulle sue performance e videoclip più acclamati, tra il tentativo di replicare ora un moonwalk ora il lean a 45 gradi di Smooth Criminal, si arrivava in sala più carichi e ispirati che mai, ansiosi di vedere non solo un biopic, ma un’opera immersiva che fa della musica il suo asse portante e spettacolare.
Chi scrive è sotto rigido embargo e non può rivelare nulla del film, tanto meno opinioni post-visione, ma risulta impossibile non citare la reazione entusiasta del pubblico di giornalisti, creators e ospiti di tutto il mondo, chi con guanti glitter alla mano, chi con cappello alla MJ, chi con la t-shirt gadget ufficiale del film, per celebrare tutti insieme l’Icona del Pop.
Ma anche una lavorazione complessa, terminata con la totale riscrittura della parte finale del film per questioni legali. Queste le parole con cui il produttore King ha descritto l’avventuroso progetto: «È stata una sfida continua, ma anche un viaggio spirituale: il nostro obiettivo era riunire assieme le persone attraverso la musica, che come diceva Michael Jackson ha ancora il potere di cambiare il mondo».