Belluscone - Una storia siciliana

Film 2014 | Grottesco 95 min.

Anno2014
GenereGrottesco
ProduzioneItalia
Durata95 minuti
Regia diFranco Maresco
Uscitagiovedì 4 settembre 2014
TagDa vedere 2014
DistribuzioneParthénos
MYmonetro 3,53 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Franco Maresco. Un film Da vedere 2014 Genere Grottesco - Italia, 2014, durata 95 minuti. Uscita cinema giovedì 4 settembre 2014 distribuito da Parthénos. - MYmonetro 3,53 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Franco Maresco racconta il ventennio berlusconiano partendo dalla Sicilia, regione che ha sempre premiato l'ex cavaliere con ottimi risultati. Ha vinto un premio ai David di Donatello e Il film è stato premiato al Festival di Venezia. In Italia al Box Office Belluscone - Una storia siciliana ha incassato 163 mila euro .

Belluscone - Una storia siciliana è disponibile a Noleggio e in Digital Download su TROVASTREAMING e in DVD e Blu-Ray su IBS.it. Compralo subito

Consigliato sì!
3,53/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,08
PUBBLICO 3,52
CONSIGLIATO SÌ
Un film che è già culto, un'opera straordinaria, intimamente wellesiana, che parla di noi e per noi.
Recensione di Dario Zonta
Recensione di Dario Zonta

Franco Maresco, il regista palermitano di "Cinico Tv" e di alcuni straordinari film, da Lo zio di Brooklyn a Il ritorno di Cagliostro, dopo la separazione dal socio Daniele Ciprì, ha deciso di raccontare la storia d'amorose corrispondenze tra Silvio Berlusconi e la Sicilia. Un viaggio "in solitaria" tra  costume e politica, musica di piazza e cultura mafiosa, finanza e televisioni private.
Maresco non ha in mente un film di denuncia, né a tesi. Non sarebbe nelle sue corde. Ha in mente un'inchiesta sui generis che vuole andare alle radici di un fenomeno culturale e di costume apparentemente solo siciliano, in verità intimamente italiano. Un progetto difficile, insomma, che si allunga nel tempo: le riprese iniziano quando Berlusconi è al potere ed arrivano (senza finire) sulle code della sua parabola politica, sconfinando nella tanto veloce quanto sospetta "rimozione collettiva nazionale". Ma le riprese non trovano fine, né pace. Maresco è solo nella sua impresa e deve lottare con difficoltà di ogni tipo: logistiche, finanziarie, produttive e tecniche, quest'ultime testimoniate nella sublime debacle sonora incorsa durante l'intervista a Dell'Utri, quando il microfono si guasta proprio sul più bello, lasciando la confessione del senatore di Forza Italia inascoltata. Maresco già incline alla depressione non regge più. A suo modo, un misto di orgoglio aggressivo e infinita stanchezza, chiede aiuto, lancia appelli. Lo fa dal suo eremo solitario, dal buco nero dentro cui si è ficcato per seguire l'idea di un cinema più anarchico che libero, più coraggioso che imprudente, più lucido che profetico, più destabilizzante che provocatorio... un cinema sempre più solitario.
I nemici di sempre lo scherniscono, i sostenitori di una volta lo schivano, gli amici creduti tali lo sconsigliano asserendo che nessuno vuole sentir più parlare di Berlusconi, quelli più fidati lo incoraggiano ma senza spostarsi di una virgola. Maresco rimane solo insieme ai suoi personaggi che s'agitano come fantasmi muti nelle tante ore di girato malamente conservate nel deposito di un improvvisato aiuto-regista. Il silenzio è assordante, la solitudine gigantesca. Tutti sembrano aver dimenticato tutto: chi sono, cosa sono stati, con chi hanno flirtato, di chi e cosa sono stati complici, volontari o involontari.
Tra disperazione e calcolo, Maresco fa di sé un latitante, franando dentro qualche cupa cantina della Kalza. Scompare alla vista dei suoi più vicini confidenti, quei pochi che hanno avuto il coraggio e la pazienza di ascoltarlo anche a distanza, raccogliendo lunghissime telefonate notturne nelle sere cupe di confessioni e monologhi. I destinatari di queste comunicazione al termine della notte sono tipi non comuni, i soli capaci di sostenere il peso delle sue bordate. Tra questi c'è il critico e lo storico del cinema Tatti Sanguineti; irrequieto di suo, condivide con Franco sentimenti e riflessioni. Ma Franco non chiama più. Così Tatti dalla Milano dei suoi eterni traffici si mette in viaggio con la faccia scura e sbiancata dalle troppe ore di niente sole e troppe incazzature. Va a Palermo alla ricerca del regista perduto. Come fosse  l'investigatore privato di un noir hollywoodiano, tra Chandler e Wilder, il famoso critico, già autore di inchieste storiche legate alla censura e di ricostruzione biografiche di personaggi leggendari (Walter Chiari, Giulio Andreotti), inizia a mettere insieme i pezzi. Parte dalla rivisitazione delle diverse ore di girato, scoprendo (e facendoci scoprire) i tratti di un progetto ambizioso e folle: una sorta di documentario etno-musicologico che alterna il ritratto in bianco e nero del più famoso impresario palermitano di cantanti neomelodici, Ciccio Mira (berlusconiano di ferro e sostenitore reticente dei vecchi valori mafiosi) alle riprese di concerti di piazza degli idoli locali, le interviste scottanti di senatori illustri a incursioni nei mercati palermitani. Maresco fa capolino con la sua voce stentorea, e ogni tanto entra in scena ed è struggente vederlo in azione, adesso che è sparito. Prende vita la tela del progetto, ma molti, troppi sono i buchi, parzialmente colmati dall'investigazione di Tatti che si muove con grazia inusitata tra le testimonianza di amici, collaboratori, giornalisti locali, passanti e tassisti. Il puzzle si ricompone e quel che doveva essere il film di Maresco si trasforma nella geniale ricostruzione del suo fallimento: il film postumo di un regista latitante, chiuso al montaggio da un amico complice.
  Questo è Belluscone. Una storia siciliana, un film già di culto. Un'opera straordinaria, intimamente wellesiana, un F for Fake palermitano, divertente e tragico. Un giro nell'ottovolante dell'assurdo siciliano e italiano. Sublime, una delle cose più sorprendenti e potenti del cinema italiano (ma Maresco ne ha mai fatto parte?) degli ultimi tempi. Ma anche il film più bello dell'attuale Mostra di Venezia.
  Belluscone. Una storia siciliana è anche un film divertentissimo, sorretto da un'intelligenza sopraffine (e crediamo che molte siano le sue possibilità anche commerciali). Ma è anche un film complesso e stratificato. È un film politico ma non perché parla di Berlusconi e delle compromettenti relazioni con il sistema mafioso, e neanche perché accenna a una continuità tra ieri e oggi, come dimostra il repertorio della comparsata televisiva di Renzi nel programma televisivo "Amici", già visto mille volte, ma qui eclatante nel suo essere manifesto di una progressione culturale. È un film politico perché parla degli italiani e dell'Italia, un film su di noi e per noi, se solo avessimo il coraggio di vedere quel che siamo, seppure deformati nei volti assurdi dei personaggi freaks di Maresco. Belluscone è anche un film sul cinema che non si può più fare, sulla libertà artistica che si tenta di governare, sulla memoria che si vuole manipolare, sulla rimozione che non smette di agire, sulla solitudine di chi parla contro il coro, sulla cultura mafiosa che si pensa di folklore, sulla televisione che ha devastato l'immaginario nazionale, sulla musica popolare che piace e confonde, sui giovani e la tecnologia, sui vecchi e l'omertà...
Il primo incontro con questi oggetti non identificati è sempre emotivo. Si intuisce di essere innanzi a qualcosa di strano, di diverso, di importante. Lo si coglie e lo si fa sedimentare. E il coraggio arriverà più tardi, quello di capire, di meglio analizzare, facendo spazio nel puzzle rigogliosissimo di materiali cinematografici diversi, esempio di una libertà compositiva assoluta. Ora, storpiando Celine, vorremmo dire a Maresco, se ci potesse leggere da un posto che non conosciamo, laggiù dove si è nascosto, che dopo aver visto questo il suo film non saremmo più, ne siamo certi, tanto freddi, cialtroni, volgari come gli altri, per quel tanto di gentilezza e di sogno che ci ha regalato nel corso di questo viaggio nel suo universo e immaginario, che è anche il nostro, perché se guardando un film non si ha la sensazione che qualcosa ci ri-guardi, è inutile perdere il tempo con il cinema.

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BELLUSCONE - UNA STORIA SICILIANA
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 6 settembre 2014
Cigaro

Che cos'è "Belluscone"? Belluscone è un insieme di racconti, in primis quello sul legame tra Berlusconi e la Trincaria, la Sicilia che tanto aveva già dato alla Democrazia Cristiana. Questo racconto si collega ovviamente alla mafia, e al suo collegamento con la cultura della musica neomelodica, musica nata dalla sottocultura sviluppatasi durante il ventennio berlusconiano, [...] Vai alla recensione »

giovedì 30 aprile 2015
Xcacel

"Belluscone" è un film totalmente fuori dagli schemi: dove si è mai visto un film di cui ci si interroga che fine abbia fatto il regista, che ha lasciato l'opera incompiuta? All'inizio lo spettatore è disorientato, confuso, poi, con il passare dei minuti, ci si lascia inevitabilmente affascinare dalla logica alternativa ma, nel suo assurdo, ineccepibile, dei protagonis [...] Vai alla recensione »

venerdì 23 gennaio 2015
Onufrio

Maresco, stavolta senza il socio Ciprì, confeziona un nuovo documentario che tende al Grottesco, intervistando le persone di Brancaccio e dintorni sulla questione Berlusconi, uomo politico visto come un "Dio" in questo storico quartiere palermitano. Il tutto è raccontato con ironia, un ironia a volte amara a simbolizzare e sottolineare l'ambiente in cui Maresco ha deciso [...] Vai alla recensione »

domenica 25 gennaio 2015
Alexander 1986

Come 'Lost in La Mancha' di Terry Gilliam (2002, documentario su un fallito progetto basato sul 'Don Chisciotte'), 'Belluscone' è la storia di un film mai nato. Il palermitano Franco Maresco, già fra i registi più controversi degli anni '90, avrebbe voluto realizzare quel documentario grande e esauriente su Berlusconi e il berlusconismo che non c'è, in fin dei conti, mai stato: un racconto in grado [...] Vai alla recensione »

giovedì 18 settembre 2014
veritasxxx

Purtroppo l'Italia è questa, è inutile che ci giriamo intorno. E non c'è bisogno di arrivare agli eccessi dell'ignoranza tanto imbarazzante al punto di diventare comica dei personaggi intervistati da Marco Maresco. È facile fare gli intellettuali di sinistra quando si è circondati dal deserto, quando dei poveretti come Ciccio Mira fanno dodici figli e [...] Vai alla recensione »

venerdì 23 gennaio 2015
Ragthai

Sara' che io sono abituato al cinema vero, e credevo di aver noleggiato un film, per cui sono rimato a dir poco deluso. Cosa sarebbe questa fetecchia? Provate ad immaginare un film analogo girato in un altro paese con protagonista un politico nazionale/ Lo guerdereste o uscireste dalla sala dopo 10 minuti? Non mi adeguo alla moda degli intellettualoidi che fanno gli estasiati di fronte ad opere [...] Vai alla recensione »

mercoledì 10 settembre 2014
Mr. Mariani

Film eccezionale del regista italiano più interessante. Assolutamente da vedere.

sabato 28 febbraio 2015
maritrunk

   Un pugno allo stomaco. Quell'Italia che uno vorrebbe non esistesse e invece esiste e come. Bellissimo.

venerdì 24 ottobre 2014
chicca86

Un film emblematico sul perchè Forza Italia abbia fatto breccia nel cuore dei siciliani. Rimane la perplessità che il film racconti solo un aspetto di questa realtà, che appare molto più complessa. Un ottimo spunto di riflessione.

mercoledì 14 gennaio 2015
hydroviolante

Spesso capita di discutere sul come sia stato possibile un ventennio Berlusconiano. Ci si chiede chi l'abbia votato, in quale pianeta viva. Questo film sbatte in faccia a tutta la sinistra cieca un punto di vista che l'alterigia non consente di prendere: cioè quello dal basso. Un universo numerosissimo che sta lontano dal salotto buono, che ascolta musica molto diversa, che parla una [...] Vai alla recensione »

sabato 6 dicembre 2014
Silvia LT

Film piacevole e divertente anche se le tematiche esposte, a dire il vero, sono ridondanti in quanto sono state fin troppo sfruttate dalla cinematografia italiana. Molto bella la figura dell'impresario.

giovedì 18 settembre 2014
pressa catozzo

Non amo fare riassunti di quello che ho visto, ma questa volta cedo. (lo hanno trovato incaprettato nell'auto) bene una grande maggioranza degli italiani sono incaprettati con sindrome del nano. Ottimo film e un grazie sincero a chi ha rischiato di suo. Di certo finanziamenti pubblici non ne ha beneficiato. W I FILM DI DENUNCIA a memoria per non scordare mai.

giovedì 20 novembre 2014
gigi932

film che sembrava essere perduto, perseguitato da mille problemi durante e dopo le riprese. tutto ci non ha però influito negativamente su un'opera rinata grazie ad un montaggio dinamico e diretto che non lascia un attimo per respire. film culto che fa ridere e sorridere ma anche riflettere e pensare. consigliatissimo!

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Raccontare (bene) l'Italia, prima puntata. Notizia da telegiornale locale (e solo Dio sa quanti ce ne siano, in Sicilia, ognuno accompagnato dal suo talk show e dal suo varietà con ballerine grassocce, e i saluti agli amici "ospiti dello stato"): "Pensionato si uccide perché teme di perdere il diritto alla pensione dopo le dimissioni di Berlusconi".

Roberto Nepoti
La Repubblica

Storia di un film "mai finito" che doveva raccontare i tortuosi rapporti tra la Sicilia e Silvio Berlusconi. Protagonisti (sul filo dell'indagine wellesiana del critico Tatti Sanguineti) l'impresario Ciccio Mira e una strana coppia di cantanti neomelodici, Erik e Vittorio Ricciardi, che portano per le piazze di Palermo la canzone Vorrei conoscere Berlusconi.

Michele Anselmi
Il Secolo XIX

Neanche una nota di regia sul catalogo. Infine la notizia che Franco Maresco non sale al Lido per accompagnare il suo "Belluscone. Una storia siciliana", sezione Orizzonti. Si vocifera di "disagio personale", tale da fargli preferire di restare a casa, come già in altre occasioni, "lontano dai riflettori e dall'esposizione mediatica". Del resto, il documentario sui generis, nato tre anni fa per raccontare [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
L'Espresso

Definitivo, così sarebbe dovuto essere il film di Franco Maresco. Tre anni fa, al principio delle riprese, i tempi sembravano propizi per diradare le ombre che avvolgevano il berlusconismo in Sicilia. Giunto all'apice della sua avventura, e della nostra sventura, Silvio Berl usconi era però già prossimo all'inizio della fine. Con l'aiuto della cosceneggiatrice Claudia Uzzo, Maresco s'era messo al lavoro. [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Un regista dalla carriera altalenante ma coerentissima, Franco Maresco, decide di fare un film-inchiesta sui controversi rapporti tra Berlusconi e la Sicilia, quella legale e quella meno legale. Ma strada facendo quel film ingovernabile, che col titolo di Belluscone è arrivato dopo un tormentato cammino a Venezia, si trasforma in un oggetto magmatico e decisamente affascinante.

Maurizio Caverzan
Il Giornale

Si ride parecchio vedendo Belluscone. Una storia siciliana, presentato al Lido nella sezione «Orizzonti». Il merito è di Franco Maresco, geniale regista palermitano che ha preferito disertare Venezia per non «sporcare» la sua opera con polemiche, pensa un po', su Berlusconi. Ce ne saranno probabilmente, e in abbondanza, in rapporto a come il film verrà distribuito.

winner
miglior doc.
David di Donatello
2015
winner
premio speciale della giuria orizzonti
Festival di Venezia
2014
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