Dalla storia del cinema più completa in lingua italiana, una selezione di 9524 film da vedere, dal 1895 al 2026. Scopri le recensioni, trame, listini, poster e trailer. Ordina per:
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Il film lanciò il cabarettista romano Carlo Verdone che vi interpreta ben cinque personaggi: un bulletto, un prete, un hippy di mezza età, un professore e un tipo asfissiante. Espandi ▽
Roma, in prossimità del Ferragosto. Enzo, classico macho di quartiere, ha programmato una vacanza in Polonia con l'intento di accalappiare ragazze grazie a penne biro e calze di nylon. Porta con sé l'amico Sergio che non sarà proprio di aiuto. Ruggero è diventato un hippie ma il padre, che sa dove andarlo a cercare, se lo porta a casa, per cercare di fargli cambiare vita grazie alla collaborazione di un prete, di un professore e di un parente. Leo è rimasto un bambino mai cresciuto che non raggiunge la madre a Ladispoli per dare alloggio a Marisol, una turista spagnola che non ha trovato posto in ostello.
L'esordio sul grande schermo di Verdone che si fa in sei sul set e inoltre si colloca dietro la macchina da presa. Fin dal suo esordio cinematografico Verdone li mette alla berlina ma al contempo ne compiange la condizione di incompletezza praticamente cronica e molto meno curabile della calcolosi alla cistifellea che fa la sua comparsa nel film. Recensione ❯
54 ragazze del liceo si suicidano gettandosi contemporaneamente sotto un treno in corsa nella metropolitana. Mentre il detective Kuroda si occupa del caso, Tokyo è sconvolta da un'ondata di misteriosi suicidi. Espandi ▽
54 studentesse decidono di gettarsi sui binari della metropolitana mentre il treno sta arrivando in stazione. Un atto inspiegabile, che inaugura una lunga serie di suicidi che colpirà Tokyo e sui quali inizieranno ad indagare l'ispettore Kuroda e la sua squadra.
Difficile giudicare Suicide Club cercando di prescindere dallo choc del suo incipit. Primo capitolo di una sorta di trilogia tematica che proseguirà con Noriko's Dinner Table, il film resta comunque un'opera seminale per comprendere l'immaginario di Sono e, più in generale, una certa deriva del cinema giapponese dei primi anni Duemila.
Imperfetto, diseguale, a tratti persino caotico, Suicide Club conserva però una capacità rara: quella di disturbare davvero, insinuando nello spettatore un senso di inquietudine che va oltre la visione e si radica in una percezione più ampia del presente. Recensione ❯
Dietro il divertissement, un'opera che lascia emergere il lato più politico e libertario di Miyazaki. Animazione, Giappone1992. Durata 94 Minuti. Consigli per la visione: Film per tutti
Marco è un aviatore che, assunte le sembianze di un maiale a seguito di un incidente aereo, vive le sue giornate sulla costa Adriatica tra combattimenti aerei e l'amore di due donne. Espandi ▽
Italia, periodo tra le due guerre mondiali. Un misterioso pilota di aerei dalle sembianze di maiale, detto Porco Rosso, è il terrore dei pirati del Mare Adriatico, almeno finché questi non si affidano all'americano Curtis, avventuriero spavaldo che sfida Porco Rosso a duello. Quello che a prima vista potrebbe apparire come uno dei lavori più scanzonati del maestro dell'anime giapponese è al contrario la perfetta cartina di tornasole per cogliere alcuni temi portanti della poetica di Miyazaki. Sotto le vesti del divertissement, infatti, ecco spuntare il lato più politico e libertario del regista nipponico, incarnato nell'anarchico escapismo di Porco Rosso, eroe senza tetto né legge, solitario come un ronin errante, che rifiuta ogni forma di omologazione. Pur scegliendo un approccio visivamente quasi dimesso, quella che Miyazaki ci regala è una pagina tutt'altro che minore del grande libro delle sue visioni, in grado di stupire al pari di quanto sanno insegnare. Recensione ❯
Fatima ama il calcio, le donne e Dio. Tra banlieue, fede e desiderio, cerca sé stessa, affrontando contraddizioni senza mai smettere di sperare. Espandi ▽
Cresciuta nelle banlieue parigine e in seno a una famiglia musulmana, di origine algerina, Fatima non sa dove ‘mettersi’. Ama il calcio e le donne, la sua famiglia e dio, senza riuscire a conciliarle e a riconciliarsi con se stessa. Per fare ordine balla sul dancefloor o dialoga con l’Imam, attraversando senza paura le sue contraddizioni. Adattamento del romanzo omonimo (e autobiografico) di Fatima Daas, La petite dernière è un gesto di cinema di grande purezza. Per Hafsia Herzi è prima di tutto una questione d’amore, di emancipazione e costruzione personale di una ragazza musulmana che ama le donne e abita un ambiente religioso, sociale e familiare intrinsecamente intollerante. Hafsia Herzi resta sobria, eludendo pathos e caricatura, e trovando un’attrice ispirata che dona a Fatima la complessità necessaria. Dal punto di vista formale, il film resta misurato, nessuna oscillazione della m.d.p., nessuna illusione documentaristica ma un’attenzione costante alla grana della realtà. Recensione ❯
In un futuro dove i sogni sono aboliti, un "Fantasticatore" viene riportato in vita con pellicola e rivive più vite, fino alla fine del mondo (e del cinema). Espandi ▽
In un tempo imprecisato, l’umanità ha scoperto che rinunciando ai sogni potrà vivere per sempre. Alcuni individui, denominati fantasmers, ossia “Fantasticatori”, continuano a sognare e, pur consumandosi nel farlo, acquisiscono il potere di viaggiare nel tempo, specie se direzionati dai “Grandi Altri”. Una di questi ultimi trova un Fantasticatore in una sala dell’oppio e gli ridà vita innestandogli della pellicola cinematografica: la creatura ritornerà giovane e vivrà storie differenti, fino alla fine del mondo (e del cinema). L’ambiziosissimo Bi Gan lascia briglia sciolta a una visione ermetica e immaginifica sulle “magnifiche sorti e progressive” del cinematografo, ri-raccontando la storia del cinema attraverso i suoi capolavori. Ma Bi non è mai un imitatore: il suo è un sogno che genera sogni e che prova a digerire e risputare un secolo abbondante di cinema in forme nuove, mantenendo un’aura di romanticismo onirico che giustifica l’affermazione di chi vede in lui l’erede di Wong Kar-wai. Recensione ❯
Clémence, dopo la separazione e l'amore per una donna, affronta la manipolazione dell'ex marito che le impedisce di vedere il figlio liberamente. Espandi ▽
La separazione tra Clémence e il marito Laurent sembra all’inizio serena, senza troppi problemi nel gestire la custodia condivisa del figlio di otto anni Paul. Avendo abbandonato il mestiere di avvocato, Clémence si è data nel frattempo alla scrittura, all’amato nuoto in piscina e alla scoperta dei rapporti con le donne. Proprio questo dettaglio fa inasprire il rapporto con Laurent, che attraverso la manipolazione del bambino intrappola Clémence in un’odissea giudiziaria impedendole di vedere il figlio se non sotto stretta supervisione. Vicky Krieps è una delle certezze nel panorama del cinema indipendente europeo contemporaneo, e in Love Me Tender trova il tipo di progetto che meglio la rappresenta. In cambio riceve la possibilità di aggiungere un’ennesima ottima interpretazione al suo catalogo, in uno sfaccettato dramma francese che parla di una donna a tutto tondo e non solo di una madre in lotta per la custodia del figlio. Recensione ❯
In un'America distopica di un futuro prossimo, cento ragazzi partecipano ad una competizione estrema conosciuta come The Long Walk. Espandi ▽
In un futuro alternativo, gli Stati Uniti sono una dittatura autoritaria e soffrono di una gravissima depressione economica. Per molti cittadini il solo modo di guadagnare è partecipare all'annuale "lunga marcia" organizzata dal Maggiore. La regola è una sola: si cammina per 300 miglia senza mai fermarsi. Chi rallenta, si ferma o si attarda viene semplicemente ucciso sul posto. E solo uno resterà vivo. Tra i cento giovani partecipanti c'è Ray, che ha visto il padre ucciso dal Maggiore.
A rendere The Long Walk meno intenso di quello che potrebbe essere, dopo una prima introduttiva serrata e convincente (non a caso chiusa dalla comparsa del titolo del film al ventesimo minuto), è proprio l'inevitabile povertà di possibili soluzioni di messinscena.
La violenza delle esecuzioni dovrebbe essere immediata e secca, ma l'effetto digitale è troppo piatto ed evidente da suscitare autentico terrore. E alla lunga è inevitabile che, come i camminatori della lunga marcia, anche lo spettatore sia anestetizzato dalla fatica, sperando in una rapida fine del cammino. Recensione ❯
Una fotografia dell'Egitto di oggi che intreccia sapientemente commedia, intrigo politico e denuncia esplicita. Drammatico, Svezia, Francia2025. Durata 127 Minuti.
Il più famoso attore egiziano si trova costretto ad accettare un ruolo che detesta. Espandi ▽
George El-Nabawi è la star più famosa del cinema egiziano. Proprio per questa ragione gli viene chiesto con modalità ricattatorie di interpretare il Presidente Abdel Fatah al-Sisi in un film che inneggi alle sue gloriose gesta. George non può rifiutare anche perché metterebbe in pericolo la vita del figlio ma la sua accettazione non è destinata a semplificargli la vita. Un regista di origini egiziane ma nato in Svezia ci racconta con coraggio e con conoscenza dei generi l’Egitto di oggi. Saleh sa come alternare la commedia a situazioni in cui dominano l’intrigo politico e la denuncia esplicita operando sul cinema nel cinema e mostrandoci come in un regime gli attori possano diventare pedine non intercambiabili ma sicuramente subornabili ai voleri del potere. La scritta finale classica che fa riferimento a fatti frutto della fantasia è una salvaguardia ma non cancella la messa al centro della narrazione di un presidente dittatore di cui si fa nome e cognome. Recensione ❯
Un processo, tra sorrisi e commozione, a un cane che ha morso alcune donne. Espandi ▽
Avril è un avvocato dedicata alle cosiddette cause perse. Ha deciso però di affrontarne in tribunale una che pensa di poter vincere. Si tratta di difendere Cosmos, un cane che ha morso alcune donne da cui si sentiva minacciato. Da un fatto realmente accaduto nasce un’opera prima in cui il divertimento si unisce alla riflessione su più temi. La sceneggiatura interviene su più fronti, ivi compreso quello della parità uomo donna, mettendo però l’accento sul potere che gli esseri umani si arrogano sulle specie animali. Avril si impegna per disinnescare la misoginia di Cosmos e questo implica una serie di situazioni divertenti. Dosch sa dosare gli elementi riuscendo a coinvolgere non solo gli animalisti (ed era facile) ma anche chi semplicemente chiede alla commedia di non essere fine a stessa ma di mettere in scena dei personaggi che rimandino alla realtà anche nei loro eventuali aspetti caricaturali. Non di soli drammi vive il cinema ma anche di opere che sappiano divertire e, al contempo, far pensare. Recensione ❯
La storia del re del pop Michael Jackson. Espandi ▽
Michael è un bambino pieno di sogni e di talento. Balla e canta in modo unico, si trova a crescere con un padre opprimente, che non esita a tirare fuori la cinta per imporre il suo volere. Ma Michael è destinato a diventare un'icona, la sua ascesa da solista va di pari passo con l'intima urgenza di avere sempre maggiore emancipazione dalla figura paterna, fino al "divorzio professionale". Nel frattempo, tra un animale esotico e l'altro nella sua villa, il suo successo non si arresta, anzi spicca il volo: Off the Wall, Thriller e Bad, il resto è storia.
Più che un biopic fedele alla verità dei fatti, Michael è uno spettacolare evento musicale. Antoine Fuqua si assume la responsabilità di raccontare una delle icone più osannate e criticate del mondo, e per farlo sceglie - per evidenti questioni legali - di sacrificare una parte della storia: quella processuale, legata alle gravi accuse di pedofilia e molestie su minori.
Un film da grande pubblico, Michael che sa commuovere, esaltare, ispirare, divertire e far cantare e ballare chi guarda. Recensione ❯
Un documentario coraggioso che avvicina il pubblico all'umanità e al pensiero di un creatore controverso come Egon Schiele. Documentario, 2026. Durata 90 Minuti.
Un viaggio tra i corpi dell'eros e dello scandalo nella giovinezza ribelle dell'artista. Espandi ▽
La vita e l'opera di Egon Schiele vengono trattate parallelamente dal regista Michele Mally e dalla sceneggiatrice Arianna Marelli attraverso un continuo dialogo tra un diario personale e umano dell'artista, restituito dal contesto famigliare-politico-sociale-ambientale-estetico, e i preziosi disegni e dipinti di Schiele, che rendono la sua figura e il lavoro in maniera tangibile e vivamente contemporanea.
Realizzare un film su questo artista talentuoso e controverso, sulla sua arte non aderente ai canoni preposti dall'accademia o da tanta arte di oggi, è ancora un gesto coraggioso, che, come le opere dell'artista viennese, ha il dovere di sedimentare una traccia a lungo termine.
Le chiavi del racconto tra passato e presente, tra documenti storici e iconografici e le questioni esistenziali di una testimone dell'oggi, avvicinano il pubblico all'umanità e al pensiero di un creatore fuori dalle righe come Egon. Recensione ❯
A Santa Cecilia, due agnelli diventano il cuore di un antico rito: dalla loro lana il pallio papale, mentre nell'Anno Santo il Papa si ammala. Espandi ▽
Si segue il percorso compiuto da due agnelli che non debbono essere sacrificati, come accadeva nei riti dell'Antico testamento, ma, molto più semplicemente, accuditi per essere poi tosati. La loro lana servirà per tessere uno dei paramenti più simbolici ed antichi nella Chiesa Cattolica. Ad occuparsene sono le suore di clausura del convento romano di Santa Cecilia in Trastevere.
Il processo di preparazione dei pallio diviene occasione per assumere i tempi e i ritmi delle suore che li tessono e li cuciono.
Chi vuole abbandonare i ritmi frenetici della contemporaneità per lasciarsi andare ad un fluire diverso del tempo trova qui un'ottima possibilità di farlo grazie ad immagini che ci propongono una scelta di vita molto diversa dal consueto. Recensione ❯
A Parigi, uno scrittore e una professoressa di cinema sospettano il vicino di omicidio, finendo in un mistero che ravviva coppia e routine. Espandi ▽
François e Colette sono sposati e vivono a Parigi. Lui scrive romanzi gialli di ambientazione ottocentesca, in cui si immagina detective perspicace; lei insegna cinema alla Sorbona ed è specializzata nell'opera di Alfred Hitchcock. Quando il loro nuovo vicino attore li invita alla prima del suo spettacolo teatrale, i due non immaginano che diventeranno i protagonisti di una storia gialla che ricalca le storie di Hitchcock e offrirà a lui nuove idee.
Un omaggio più che letterale a La finestra sul cortile, forte dell'alchimia tra i due interpreti protagonisti: il regista e attore Gilles Lellouche e una scatenata Laetitia Casta. La scelta originale di Bezançon, che del suo film è anche sceneggiatore, consiste nell'inserire una trama onirica che fin dalla prima sequenza mette in scena i romanzi dello scrittore François.
Il delitto del 3° piano è godibile e divertente e funziona grazie alla bravura dei due protagonisti. Recensione ❯
La polarizzazione tra polizia e società civile in un film che mantiene la purezza narrativa rifiutando ogni faziosità. Thriller, Francia2025. Durata 115 Minuti.
Guillaume viene colpito da un poliziotto a una protesta. L'agente Stéphanie indaga, sfidando colleghi e sistema per ottenere giustizia. Espandi ▽
Guillaume ha vent’anni e insieme alla madre, la sorella e il ragazzo della sorella parte dalla provincia francese per partecipare ad una manifestazione dei gilet gialli a Parigi. Il gruppetto famigliare non fa pare della protesta più strutturata e aggressiva, ma Guillaume si beccherà comunque un colpo di pistola in testa. Il caso arriva sulla scrivania di Stephanie. Dossier 137 è una disamina della polarizzazione fra polizia e società civile che esamina le ragioni di tutti e racconta in modo originale il rapporto di sfiducia che si è instaurato fra i cittadini e le forze dell’ordine. La regia di Dominik Moll è asciutta e rigorosa, e mette in contrapposizione le opposte visioni senza sensazionalismi e senza scene madri, mostrando la quotidianità di certe dinamiche di sopraffazione. Al centro di un film che si potrebbe definire “di genere” c’è una monumentale Lèa Drucker che interpreta il ruolo di Stephanie in sottrazione. Recensione ❯
Smeriglio torna alla regia con una vicenda che interroga i cosiddetti normodotati con il giusto ritmo e la giusta attenzione. Commedia, Italia2026. Durata 106 Minuti.
Il film, ispirato ad una storia vera, racconta di un viaggio come ricerca di sé e della propria libertà. Espandi ▽
Mauro è un surfista famoso che, in seguito ad un incidente, perde un amico e compagno di squadra e si ritrova con un problema invalidante ad una gamba. Costretto a una lungodegenza in un clinica per sottoporsi ad un periodo di riabilitazione, conosce Federico, affetto da Atassia di Friedreich e costretto su una sedia a rotelle. L’iniziale scontro tra i due si trasforma in un’amicizia profonda che li porterà a compiere insieme un percorso fuori dagli schemi.
Saverio Smeriglio torna dopo molti anni alla regia di un lungometraggio per proporre una vicenda che interroga i cosiddetti normodotati. Quello che sul piano della narrazione e su quello cinematografico appare come lo stimolo più importante è collocato in modo particolare nella prima parte del film e veicola un messaggio di impatto che dovrebbe far riflettere. Perché Mauro, il surfista abituato a primeggiare che ora deve imparare di nuovo a deambulare e Federico non sono personaggi presentati come privi di difetti. Non ci viene quindi presentata un’immagine edulcorata del disabile verso cui provare quel sentimento di falsa pietà che ci libera dalle responsabilità. Ci viene così ricordato che i disabili non meritano solo assistenza ma anche comprensione vera e disponibilità di attenzione vera. Recensione ❯