Un'opera che sembra aver trovato la soluzione perfetta per equilibrare la commedia con un tocco di surreale e il dramma famigliare. Drammatico, Islanda, Danimarca, Svezia, Francia2025. Durata 109 Minuti.
Anna e Maggi si separano lentamente, tra lavoro, figli e momenti condivisi. I gemelli, lasciati spesso soli, inventano giochi strani e rischiosi. Espandi ▽
Anna e Magnus, detto Maggi, si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti trascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Il tipico gusto nordico per uno humour trattenuto, ma non per questo meno crudele, trova in Hylnur Pálmason un interprete di eccezione. The Love That Remains appare come la sua opera più compiuta sin qui, particolarmente sentita perché attinente all’esperienza di vita del regista e perché la giusta misura per mantenere un equilibrio di umori contrastanti – la commedia con un tocco di surreale e il dramma famigliare (mitigato dalla prima) – sembra aver trovato la soluzione perfetta.
Permane un senso di inafferrabilità nel film, la sensazione che la vita e le sue assurdità non si possano prevedere né comprendere e che, forse, un nucleo familiare possa meglio funzionare se disunito. Recensione ❯
L'esordio nel lungometraggio di Or Sinai è la storia di tante donne dell'est, un'esistenza semplice raccontata con dignità. Drammatico, Israele, Polonia, Italia2025. Durata 91 Minuti.
Mila torna nel suo villaggio natale in Polonia, affrontando tensioni familiari e il peso delle sue scelte dopo anni di lontananza e vita segreta. Espandi ▽
Mila fa la governante in Israele presso una famiglia benestante che la tratta con affetto, (quasi) come una di famiglia. Ha un amante, un giardiniere africano, ma anche un marito nullafacente, e ha lasciato la Polonia per andare a guadagnare il pane per tutta la famiglia, in particolare la figlia 22enne, Kasia: Mila ha accettato la lontananza dai suoi cari e lavora senza risparmiarsi soprattutto per pagare alla ragazza l’università. In seguito ad una caduta dalle scale mentre fa le pulizie la padrona di casa manda Mila in Polonia per due settimane “a riprendersi”, proprio quando lei era sul punto di partire per una sospirata vacanza al mare con il giardiniere. Ma una volta arrivata in Polonia Mila scoprirà che il marito ha una storia importante con una vicina e che la figlia, incinta, ha deciso di sposare un ragazzo che non vuole che Kasia contini gli studi universitari.
Coproduzione fra Italia, Polonia e Israele, Mama è un progetto nato all’interno del Torino Film Lab e del Museo Nazionale del Cinema e segna l’esordio al lungometraggio della giovane regista di Tel Aviv Or Sinai. La protagonista è interpretata dall’attrice bielorussa Evgenia Dodina con grande pudore ed equilibrio, ma sul suo volto vediamo passare mille emozioni: dalla passione alla delusione, dalla rabbia alla rassegnazione, in un’altalena appena accennata ma resa ben visibile. La storia di Mila è quella di tante donne dell’Est che hanno assunto il ruolo di domestiche o badanti in Paesi più ricchi accettando un ruolo subalterno nella speranza di poter dare un futuro migliore ai propri figli. Recensione ❯
Un dramma atipico che parla di maternità mancata e di legami primordiali. Da una prospettiva ravvicinata e tattile. Drammatico, Ecuador, Messico, Francia, Spagna2025. Durata 98 Minuti.
Il film esplora il rapporto tra una madre e suo figlio dall'angolo dell'istinto, dei corpi addormentati, del rapporto di quei corpi con la natura. Espandi ▽
Azucena è una donna ecuadoriana già adulta, con un lavoro e un padre anziano da accudire. Il suo mondo però si è fermato all'adolescenza, con una gravidanza a 13 anni che ha messo fine ai suoi sogni di praticare ginnastica artistica e che, nonostante abbia dato il figlio in adozione, le ha impedito di costruirsi una vita piena. A trent'anni inizia a frequentare un centro di accoglienza che ospita giovani senza famiglia, diventando pian piano amica di un gruppo di adolescenti. Tra loro c'è Julio, quasi maggiorenne e ormai così calato nella realtà del luogo da aiutare le suore a prendersi cura dei più piccoli. Julio e Azucena si avvicineranno in maniera circospetta eppure potente, in un rapporto ambiguo che sconvolgerà la prospettiva di entrambi.
Terza regia per Ana Cristina Barragán dopo Alba e La piel pulpo, a cui fa seguito un dramma atipico tutto girato attorno ai corpi e ai gesti.
La regista ecuadoriana parla di maternità mancata, di legami primordiali che - come l'edera del titolo - trovano un loro percorso anche laddove non ce lo aspetteremmo, o dove non riterremmo appropriato. Recensione ❯
La carriera di David Bowie raccontata tra andirivieni temporali, tra la crisi degli anni '90 e il ritorno in grande stile poco prima della morte nel 2016. Espandi ▽
A dieci anni dalla scomparsa, il documentario ricostruisce la carriera di David Bowie a partire da uno spunto originale: la crisi che il grande musicista visse negli anni '80, dopo il successo di "Let's Dance" dell'83, e che a fine decennio lo portò a fondare un gruppo di hard rock, i Tin Machine, in cui il suo nome era confuso con quello degli altri. Cosa resta oggi di quell'esperienza, e soprattutto di ciò che è venuto dopo, negli anni '90 e all'inizio dei 2000, quando Bowie improvvisamente "non era più cool", e dopo ancora, negli anni Dieci del Duemila, in cui approcciando la morte, "l'uomo delle stelle" chiuse la carriera con un grande album?
Il tono del film è come sempre in questi casi - ne ha un'idea precisa chi d'abitudine guarda documentari come questo su Sky Arte o Rai 5 - è celebrativo, un tantino eccessivo e romanzato, come se la vita di un cantante non fosse quella di una persona, ma quella di una celebrità a ogni ora del giorno e della notte: eppure Bowie - The Final Act ha il merito per una volta di dare molto peso alla musica e alle complessità, nella carriera di un artista, del rapporto tra passato e futuro, tra repertorio e novità, classici e sperimentazione. Recensione ❯
Liberamente ispirato alla straordinaria storia di Pasquale Rotondi, una storia sull'uomo che sottrasse alla distruzione il patrimonio artistico italiano. Espandi ▽
19 ottobre, 1943. I nazisti vogliono raccogliere le opere dei musei italiani e spedirle a Berlino. In particolare, dalle Gallerie dell'Accademia veneziane proviene un dipinto che il Führer vuole per sé, e che gli italiani hanno nascosto. Salto indietro nel tempo al settembre 1939: su consiglio dello storico dell'arte Giulio Carlo Argan, il ministro Giuseppe Bottai ("che è fascista ma non è uno stupido") ha dato il via all'Operazione Salvataggio: vuole che sia messo al sicuro il patrimonio artistico italiano in ricoveri segreti al riparo dalle bombe (e dalle mire predatorie dei tedeschi), e affida il compito al Soprintendente ai beni culturali Pasquale Rotondi.
Il piglio è quello del racconto d'avventura, un po' alla Spielberg, con la Storia che si affaccia il necessario per dare un contesto alle vicende umane narrate, non sappiamo quanto romanzate, ma certamente basate su fatti e personaggi reali.
Il budget contenuto non sacrifica la cura delle ricostruzioni e il film si vede volentieri, nonostante qualche didascalismo: l'intento di divulgare questa storia di coraggio e abnegazione è encomiabile, e necessario in questi tempi di inadempienze istituzionali e qualunquismi individuali. Recensione ❯
Un dramma distopico che crede nella restaurazione degli affetti. Anche quando tutto sembra perduto. Drammatico, Svizzera, Italia2025. Durata 100 Minuti.
Il calore continua a salire. La gente cresce lontana fra loro, in curiosi tipi di solitudine. È qui che Jonah offre conforto agli estranei, ma quando si ritrova nel ruolo del padre di Nika, bambina di nove anni, la sua vita inizia a sgretolarsi. Espandi ▽
In un mondo futuro il caldo non dà tregua e costringe l'umanità a vivere di notte e a stare ritirata di giorno. In una grande città di mare, la giovane madre Cleo, preoccupata per la solitudine della figlia Nika, si affida a un'agenzia per chiedere che la ragazzina abbia un padre. Viene così chiamato l'impiegato più bravo di tutti, Jonah, abituato a offrire protezione e conforto agli sconosciuti.
In un paesaggio urbano allucinato, un dramma distopico che scava in una solitudine fisica ed esistenziale accentuata dall'indifferente deriva della crisi climatica.
Il rigore stilistico della regista Jacqueline Zünd, che lavora sulle architetture di una città senza nome sfruttando la dimensione straniante di spazi sia pubblici che privati, aiuta il film a non disperdere l'idea iniziale, inserendo la vicenda nel solco del genere apocalittico ma declinando l'estetica anaffettiva di Lanthimos (a cui si ispira) in una chiave più sentimentale, o semplicemente umanista. Recensione ❯
Il film racconta la storia di un giovane attore frustrato dalla sua ricerca di successo, che recita nella vita di tutti i giorni confondendo realtà e finzione. Espandi ▽
Giancarlo Mangiapane, un aspirante attore di circa 30 anni, non riesce a trovare un ruolo cinematografico. Per il momento è riuscito a farsi notare solo per lo spot del Caffè Nuvolari. L'occasione però finalmente sembra essere arrivata; è riuscito infatti ad ottenere un provino per interpretare il ruolo del protagonista in Clochard diretto dal regista Armando Cigoli. Il personaggio in cui deve immedesimarsi è Gustavo Noradin, un ballerino di tip-tap degli anni '50 che però poi finisce a fare il barbone a causa di alcol le donne. Cerca così di prepararsi al meglio per la parte; si esercita con l'accento veneto e prende lezioni di tip-tap. Ma anche il suo coinquilino Davide vuole ottenere lo stesso ruolo e questa rivalità lo ossessiona. Così, finisce per oltrepassare il confine tra recitazione e realtà. Questo suo comportamento influenza anche la sua vita privata e mette a rischio la sua vera identità.
C'è una scena in cui Giancarlo va a casa dei genitori di Cecilia, la sua insegnante di tip-tap. Sembra un pranzo di famiglia come ce ne sono tanti (troppi?) nel cinema italiano con i genitori della ragazza che lo tempestano di domande, soprattutto il padre. Recensione ❯
La fotografa Anna Antonelli esordisce nel lungometraggio con una professionalità registica non sostenuta dalla sceneggiatura. Thriller, Italia2025. Durata 100 Minuti.
Il film affronta anche il tema delle lesioni spinali, offrendo uno sguardo autentico e umano sulle sfide quotidiane della riabilitazione e della disabilità. Espandi ▽
Pierre, che opera per i servizi segreti francesi nel Medio Oriente sotto la copertura di un’attività di pilota, rischia di diventare tetraplegico per tutta la vita. Venuti a sapere delle sue condizioni precarie molti agenti di Paesi non amici si mettono in azione per carpirgli informazioni segrete note solo a lui.
Anna Antonelli esordisce nel lungometraggio con una professionalità registica non sostenuta dalla sceneggiatura. Ci sono registi che sin dall’esordio mostrano buone qualità per quanto riguarda il controllo delle riprese e la loro concatenazione in fase di montaggio. È il caso di Anna Antonelli che è una fotografa professionista (e lo si vede dalle scelte di inquadratura) che ha scelto di misurarsi in un mix di generi che finiscono per collidere. Recensione ❯
Un viaggio emotivo e di grande impatto visivo al cuore dell'intreccio tra creatività e relazioni. Espandi ▽
Mother Mary è una cantante pop che, dopo una lunga assenza conseguente a un avvenimento tragico, sta per tornare sulle scene. Nell'imminenza dello show avverte che nessuno degli abiti che le sono stati proposti aderisce alla sua più intima essenza. Quindi si precipita dalla fashion designer Sam Anselm che un tempo fu la persona che le era più vicina. Il legame tra le due ha subìto una lunga interruzione ed ora l'una ha bisogno dell'altra. Ma l'altra, non sa quanto possa essere disposta ad aiutarla.
David Lowery, con un budget decisamente più consistente rispetto al passato, non rinuncia alla propria indipendenza. Si diverte a mescolare le carte affrontando contemporaneamente temi legati alla religione, all'esoterismo, allo show business, alla moda, al tempo e alla morte.
Le due attrici Anne Hathaway e Michaela Coel offrono un livello interpretativo decisamente alto. Lowery scruta il lato oscuro dell'animo umano che si riveste di tessuti per coprire quella nudità interiore atavica la cui percezione la Bibbia attribuisce ad Adamo ed Eva. Recensione ❯
Achille e Stella, trentenni di Civitella, affrontano la crisi del loro amore. Dopo una fuga a Roma e un tradimento, nascono due gemelli: uno bianco e uno nero. Espandi ▽
Achille e Stella hanno trent’anni e stanno insieme da 15. Stella è infelice, non ce la fa più, e un bel giorno prende la corriera per Roma dove ha un’avventura di una notte con Gil, un cuoco-star di origine africana. Tornata a casa, ritrova l’intimità perduta con Achille, spaventato dalla sua fuga improvvisa. E nove mesi dopo partorisce due gemelli: uno bianco come Achille e uno nero come Gil. Achille diventa “lo zimbello del litorale”, e Stella il bersaglio delle malelingue del paese. Stella gemella è una parabola sulla necessità di accettare la nostra fallibilità e accogliere la realtà così come viene e come occasione di crescita, lasciandoci ogni tanto andare alla deriva senza porci troppi paletti socioculturali, e senza permettere che altri ci dicano come dobbiamo vivere. La battaglia fra consuocere (e il binomio Morante-Buy, per la prima volta insieme sul grande schermo) resta la parte più divertente di questa commedia romantica che può contare sulla mano di regia di Lucini, ma non su una sceneggiatura sufficientemente solida. Recensione ❯
Tra noir e grottesco, la storia di una famiglia segnata dalla malattia e dall'orrore a cui la società l'ha condannata. Thriller, Italia2025. Durata 90 Minuti.
Tassista scopre una televendita inquietante e si immerge in un noir grottesco, tra thriller psicologico e allegoria sociale urbana. Espandi ▽
Durante il turno notturno, un tassista in solitaria carica in auto un travestito fuggito dal night club in cui si esibisce e lo accompagna a casa. Durante una pausa in un bar, l’uomo assiste a una grottesca televendita in cui un presentatore folle offre al pubblico la propria famiglia. Chi sono queste persone? E cosa le spinge a esporsi in modo così violento e autodistruttivo alla derisione e alla compassione degli altri? Nel loro passato, forse, la risposta a queste domande, e anche la sola via di salvezza. Il nuovo lavoro di Dario D’Ambrosi, creatore del Teatro Patologico, regista sulla scena e al cinema, da sempre impegnato nella rappresentazione di pensieri e comportamenti di persone affette da malattia mentale.
C’è da parte del suo autore il coraggio di raccontare in chiave distorta un’esclusione sociale di cui è vittima ogni famiglia che conosce la disabilità. Eppure qualcosa stona in Il principe della follia. Qualcosa che ne mina alla base ogni assunto. Recensione ❯
Un ragazzo è in vacanza con la famiglia della fidanzata. Scoppierà un caos quando si ritroveranno a litigare con i custodi della casa. Espandi ▽
Nel sud della Francia, in una grande villa, la ricca famiglia Trousselard sta passando le vacanze estive: il padre Philippe è un noto avvocato parigino, la madre Laurence un'ex diva del cinema, la figlia Garance anche lei attrice, ma alle prime armi, ed insieme al fidanzato Mendi, ambizioso avvocato d'origine maghrebina. Un banale incidente domestico capitato a Tony, il custode della villa, genera una faida familiare che coinvolge anche la moglie dell'uomo, Nadine, e la figlia Marylou.
Scene di lotta e di classe nel contesto idilliaco della campagna francese: Cordier traduce in chiave grottesca la tendenza della società francese a mantenere chiare le distanze sociali fra le persone.
Cordier non ha ovviamente risposte alle domande sollevate dal conflitto socio-culturale del suo film (se non che, banalmente, come dice il titolo siamo tutti parti di un'indistinta "classe media"), ma nel finale ci tiene comunque a offrire una possibile via d'uscita che non ha come presupposto la distinzione sociale. Recensione ❯
Grazia Deledda raccontata in tre momenti della vita in un film che spinge sulle radici sarde della grande scrittrice. Drammatico, Italia2025. Durata 80 Minuti.
Grazia Deledda affronta il difficile rapporto con la madre mentre prepara il discorso per il Nobel; nella malattia, la scrittura resta la sua forza e il suo lascito. Espandi ▽
La scrittrice Grazia Deledda ha un rapporto complicato e conflittuale con sua madre. Non l’ha mai incoraggiata, non ha mai appoggiato la sua passione per la scrittura, e non l’ha mai valorizzata come avrebbe dovuto. Se lo ricorda “da grande”, non solo quando viene a trovarla a Roma da Nuoro, ma anche quando le appare in visione mentre cerca di concentrarsi per il discorso al premio Nobel per la letteratura. La scrittura permea tutta la sua vita, anche quando saprà di avere una malattia terminale non smetterà di pensare alle sue storie e ai suoi personaggi. Una vita intera racchiusa in tre momenti per raccontare la prima e a oggi unica donna italiana ad aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura. C’era tanto, tantissimo di raccontare di Deledda, tanto anche della sua vita privata e familiare, Marcias spinge sull’evidenziare le radici sarde della scrittrice, sia da un punto di vista visivo, attraverso l’inserto di filmati tematici sulla Sardegna tradizionale, sia narrativo, con una serie di battute anche polemiche al riguardo. Recensione ❯
Un film d' animazione avventuroso, che intreccia azione, divertimento, amicizia e identità, conducendo Hopper verso la scoperta del suo vero destino. Espandi ▽
Continuano le avventure del giovane Hopper, l’eroe metà lepre e metà pollo, chiamato ora dal padre adottivo, il re di Piumaverde, a ritrovare la leggendaria “Marmotta con la faccia al contrario”, creatura mitologica capace di cambiare il passato, che il malvagio zio Harold vuole agguantare per spodestarlo dal trono. Nel frattempo, Hopper conosce per la prima volta sua sorella Gina: gli rivela che il popolo in cui è nato, ridotto in schiavitù, può essere liberato solo con l’aiuto della Marmotta. Così la Leprepollo scappa dal castello reale di notte con lei via mare con i fedeli amici Abe, la tartaruga sarcastica, e la puzzola marzialista Meg per trovare l’animale dai poteri miracolosi. La loro rotta, però, incrocerà presto quella di temibili antagonisti animati dallo stesso obiettivo.
Più che un sequel, il secondo film dalla casa franco-belga nWave con al centro la Leprepollo, diretto ora in solitaria da Benjamin Mousquet, è il naturale secondo atto di Hopper e il tempio perduto uscito nel 2022: quasi un unico film in due parti, con una terza già in cantiere. Infatti, non si avvertono sostanziali novità né stravolgimenti tra atmosfere, stile, trama e temi rispetto alla storia d’origine (allora diretta a quattro mani anche da Ben Stassen), pur nella fisiologica immissione di nuovi personaggi. Rimane l’ossatura da film d’avventura con una trama tutta protesa a esaltare il messaggio morale della storia: la multietnicità, la multiculturalità e l’incontro con l’Altro come valori imprescindibili nella società contemporanea. Recensione ❯
Dal regista de La Isla Minima un thriller che vede per protagonisti due fratelli subacquei. Espandi ▽
Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita.
Il regista di La isla minima e Prigione 77 fonde melodramma e noir raccontando il rapporto sbilanciato tra un fratello e una sorella legati da un amore che imprigiona entrambi nei rispettivi ruoli.
Scritto dal regista con Rafael Cobos, il film costruisce la relazione fra i due protagonisti portando poco alla volta la materia da melodramma sul piano del noir e dando al racconto un ritmo serratissimo. Da un contesto lavorativo inedito, Rodríguez ha saputo trarre una storia pura e universale di legami e di sangue, di fallimenti e ritorsioni. Recensione ❯
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