Il film racconta la storia di un giovane attore frustrato dalla sua ricerca di successo, che recita nella vita di tutti i giorni confondendo realtà e finzione. Espandi ▽
Giancarlo Mangiapane, un aspirante attore di circa 30 anni, non riesce a trovare un ruolo cinematografico. Per il momento è riuscito a farsi notare solo per lo spot del Caffè Nuvolari. L'occasione però finalmente sembra essere arrivata; è riuscito infatti ad ottenere un provino per interpretare il ruolo del protagonista in Clochard diretto dal regista Armando Cigoli. Il personaggio in cui deve immedesimarsi è Gustavo Noradin, un ballerino di tip-tap degli anni '50 che però poi finisce a fare il barbone a causa di alcol le donne. Cerca così di prepararsi al meglio per la parte; si esercita con l'accento veneto e prende lezioni di tip-tap. Ma anche il suo coinquilino Davide vuole ottenere lo stesso ruolo e questa rivalità lo ossessiona. Così, finisce per oltrepassare il confine tra recitazione e realtà. Questo suo comportamento influenza anche la sua vita privata e mette a rischio la sua vera identità.
C'è una scena in cui Giancarlo va a casa dei genitori di Cecilia, la sua insegnante di tip-tap. Sembra un pranzo di famiglia come ce ne sono tanti (troppi?) nel cinema italiano con i genitori della ragazza che lo tempestano di domande, soprattutto il padre. Recensione ❯
La fotografa Anna Antonelli esordisce nel lungometraggio con una professionalità registica non sostenuta dalla sceneggiatura. Thriller, Italia2025. Durata 100 Minuti.
Il film affronta anche il tema delle lesioni spinali, offrendo uno sguardo autentico e umano sulle sfide quotidiane della riabilitazione e della disabilità. Espandi ▽
Pierre, che opera per i servizi segreti francesi nel Medio Oriente sotto la copertura di un’attività di pilota, rischia di diventare tetraplegico per tutta la vita. Venuti a sapere delle sue condizioni precarie molti agenti di Paesi non amici si mettono in azione per carpirgli informazioni segrete note solo a lui.
Anna Antonelli esordisce nel lungometraggio con una professionalità registica non sostenuta dalla sceneggiatura. Ci sono registi che sin dall’esordio mostrano buone qualità per quanto riguarda il controllo delle riprese e la loro concatenazione in fase di montaggio. È il caso di Anna Antonelli che è una fotografa professionista (e lo si vede dalle scelte di inquadratura) che ha scelto di misurarsi in un mix di generi che finiscono per collidere. Recensione ❯
Un viaggio emotivo e di grande impatto visivo al cuore dell'intreccio tra creatività e relazioni. Espandi ▽
Mother Mary è una cantante pop che, dopo una lunga assenza conseguente a un avvenimento tragico, sta per tornare sulle scene. Nell'imminenza dello show avverte che nessuno degli abiti che le sono stati proposti aderisce alla sua più intima essenza. Quindi si precipita dalla fashion designer Sam Anselm che un tempo fu la persona che le era più vicina. Il legame tra le due ha subìto una lunga interruzione ed ora l'una ha bisogno dell'altra. Ma l'altra, non sa quanto possa essere disposta ad aiutarla.
David Lowery, con un budget decisamente più consistente rispetto al passato, non rinuncia alla propria indipendenza. Si diverte a mescolare le carte affrontando contemporaneamente temi legati alla religione, all'esoterismo, allo show business, alla moda, al tempo e alla morte.
Le due attrici Anne Hathaway e Michaela Coel offrono un livello interpretativo decisamente alto. Lowery scruta il lato oscuro dell'animo umano che si riveste di tessuti per coprire quella nudità interiore atavica la cui percezione la Bibbia attribuisce ad Adamo ed Eva. Recensione ❯
Tra noir e grottesco, la storia di una famiglia segnata dalla malattia e dall'orrore a cui la società l'ha condannata. Thriller, Italia2025. Durata 90 Minuti.
Tassista scopre una televendita inquietante e si immerge in un noir grottesco, tra thriller psicologico e allegoria sociale urbana. Espandi ▽
Durante il turno notturno, un tassista in solitaria carica in auto un travestito fuggito dal night club in cui si esibisce e lo accompagna a casa. Durante una pausa in un bar, l’uomo assiste a una grottesca televendita in cui un presentatore folle offre al pubblico la propria famiglia. Chi sono queste persone? E cosa le spinge a esporsi in modo così violento e autodistruttivo alla derisione e alla compassione degli altri? Nel loro passato, forse, la risposta a queste domande, e anche la sola via di salvezza. Il nuovo lavoro di Dario D’Ambrosi, creatore del Teatro Patologico, regista sulla scena e al cinema, da sempre impegnato nella rappresentazione di pensieri e comportamenti di persone affette da malattia mentale.
C’è da parte del suo autore il coraggio di raccontare in chiave distorta un’esclusione sociale di cui è vittima ogni famiglia che conosce la disabilità. Eppure qualcosa stona in Il principe della follia. Qualcosa che ne mina alla base ogni assunto. Recensione ❯
Un ragazzo è in vacanza con la famiglia della fidanzata. Scoppierà un caos quando si ritroveranno a litigare con i custodi della casa. Espandi ▽
Nel sud della Francia, in una grande villa, la ricca famiglia Trousselard sta passando le vacanze estive: il padre Philippe è un noto avvocato parigino, la madre Laurence un'ex diva del cinema, la figlia Garance anche lei attrice, ma alle prime armi, ed insieme al fidanzato Mendi, ambizioso avvocato d'origine maghrebina. Un banale incidente domestico capitato a Tony, il custode della villa, genera una faida familiare che coinvolge anche la moglie dell'uomo, Nadine, e la figlia Marylou.
Scene di lotta e di classe nel contesto idilliaco della campagna francese: Cordier traduce in chiave grottesca la tendenza della società francese a mantenere chiare le distanze sociali fra le persone.
Cordier non ha ovviamente risposte alle domande sollevate dal conflitto socio-culturale del suo film (se non che, banalmente, come dice il titolo siamo tutti parti di un'indistinta "classe media"), ma nel finale ci tiene comunque a offrire una possibile via d'uscita che non ha come presupposto la distinzione sociale. Recensione ❯
Grazia Deledda raccontata in tre momenti della vita in un film che spinge sulle radici sarde della grande scrittrice. Drammatico, Italia2025. Durata 80 Minuti.
Grazia Deledda affronta il difficile rapporto con la madre mentre prepara il discorso per il Nobel; nella malattia, la scrittura resta la sua forza e il suo lascito. Espandi ▽
La scrittrice Grazia Deledda ha un rapporto complicato e conflittuale con sua madre. Non l’ha mai incoraggiata, non ha mai appoggiato la sua passione per la scrittura, e non l’ha mai valorizzata come avrebbe dovuto. Se lo ricorda “da grande”, non solo quando viene a trovarla a Roma da Nuoro, ma anche quando le appare in visione mentre cerca di concentrarsi per il discorso al premio Nobel per la letteratura. La scrittura permea tutta la sua vita, anche quando saprà di avere una malattia terminale non smetterà di pensare alle sue storie e ai suoi personaggi. Una vita intera racchiusa in tre momenti per raccontare la prima e a oggi unica donna italiana ad aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura. C’era tanto, tantissimo di raccontare di Deledda, tanto anche della sua vita privata e familiare, Marcias spinge sull’evidenziare le radici sarde della scrittrice, sia da un punto di vista visivo, attraverso l’inserto di filmati tematici sulla Sardegna tradizionale, sia narrativo, con una serie di battute anche polemiche al riguardo. Recensione ❯
Un film d' animazione avventuroso, che intreccia azione, divertimento, amicizia e identità, conducendo Hopper verso la scoperta del suo vero destino. Espandi ▽
Continuano le avventure del giovane Hopper, l’eroe metà lepre e metà pollo, chiamato ora dal padre adottivo, il re di Piumaverde, a ritrovare la leggendaria “Marmotta con la faccia al contrario”, creatura mitologica capace di cambiare il passato, che il malvagio zio Harold vuole agguantare per spodestarlo dal trono. Nel frattempo, Hopper conosce per la prima volta sua sorella Gina: gli rivela che il popolo in cui è nato, ridotto in schiavitù, può essere liberato solo con l’aiuto della Marmotta. Così la Leprepollo scappa dal castello reale di notte con lei via mare con i fedeli amici Abe, la tartaruga sarcastica, e la puzzola marzialista Meg per trovare l’animale dai poteri miracolosi. La loro rotta, però, incrocerà presto quella di temibili antagonisti animati dallo stesso obiettivo.
Più che un sequel, il secondo film dalla casa franco-belga nWave con al centro la Leprepollo, diretto ora in solitaria da Benjamin Mousquet, è il naturale secondo atto di Hopper e il tempio perduto uscito nel 2022: quasi un unico film in due parti, con una terza già in cantiere. Infatti, non si avvertono sostanziali novità né stravolgimenti tra atmosfere, stile, trama e temi rispetto alla storia d’origine (allora diretta a quattro mani anche da Ben Stassen), pur nella fisiologica immissione di nuovi personaggi. Rimane l’ossatura da film d’avventura con una trama tutta protesa a esaltare il messaggio morale della storia: la multietnicità, la multiculturalità e l’incontro con l’Altro come valori imprescindibili nella società contemporanea. Recensione ❯
Achille e Stella, trentenni di Civitella, affrontano la crisi del loro amore. Dopo una fuga a Roma e un tradimento, nascono due gemelli: uno bianco e uno nero. Espandi ▽
Achille e Stella hanno trent’anni e stanno insieme da 15. Stella è infelice, non ce la fa più, e un bel giorno prende la corriera per Roma dove ha un’avventura di una notte con Gil, un cuoco-star di origine africana. Tornata a casa, ritrova l’intimità perduta con Achille, spaventato dalla sua fuga improvvisa. E nove mesi dopo partorisce due gemelli: uno bianco come Achille e uno nero come Gil. Achille diventa “lo zimbello del litorale”, e Stella il bersaglio delle malelingue del paese. Stella gemella è una parabola sulla necessità di accettare la nostra fallibilità e accogliere la realtà così come viene e come occasione di crescita, lasciandoci ogni tanto andare alla deriva senza porci troppi paletti socioculturali, e senza permettere che altri ci dicano come dobbiamo vivere. La battaglia fra consuocere (e il binomio Morante-Buy, per la prima volta insieme sul grande schermo) resta la parte più divertente di questa commedia romantica che può contare sulla mano di regia di Lucini, ma non su una sceneggiatura sufficientemente solida. Recensione ❯
Dal regista de La Isla Minima un thriller che vede per protagonisti due fratelli subacquei. Espandi ▽
Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita.
Il regista di La isla minima e Prigione 77 fonde melodramma e noir raccontando il rapporto sbilanciato tra un fratello e una sorella legati da un amore che imprigiona entrambi nei rispettivi ruoli.
Scritto dal regista con Rafael Cobos, il film costruisce la relazione fra i due protagonisti portando poco alla volta la materia da melodramma sul piano del noir e dando al racconto un ritmo serratissimo. Da un contesto lavorativo inedito, Rodríguez ha saputo trarre una storia pura e universale di legami e di sangue, di fallimenti e ritorsioni. Recensione ❯
Un ritratto dell'America profonda alla vigilia delle elezioni del 2024, un'accurata analisi del panorama umano americano. Documentario, USA, Italia2025. Durata 94 Minuti.
Un viaggio corale e intimo nell'America contemporanea. Espandi ▽
Sono gli Stati Uniti a un mese dalle elezioni che hanno riportato Donald Trump alla casa Bianca quelli che vengono proposti in questo documentario. Le linee narrative sono parallele. Passano da New York al Midwest giungendo fino al Nord Dakota. Si alternano microstorie di gente comune a un duplice ritratto di due personalità estremamente diverse: un acceso sostenitore di Trump e un cuoco messicano che finiranno per avere un punto in comune senza conoscersi.
Gianluca Vassallo affronta il documentario affronta il documentario tenendo conto di chi lo ha preceduto e, al contempo, proponendo il proprio sguardo. La creatività di Vassallo si esplica nell’andare a cercare dettagli di vite quotidiane, di proporci pensieri detti con la massima naturalezza (“Che si provino a venire a prendere le mie armi a casa mia!”) in una riunione serale con amici magari davanti a un bel fuoco scoppiettante. Ogni inquadratura, grazie anche a precise scelte di montaggio, acquista un significato che va oltre a quanto si vede creando un puzzle che sottintende un’analisi accurata del panorama umano che Vassallo è andato ad esplorare. A chi osserva davanti allo schermo vengono offerte molte occasioni di riflessione. Recensione ❯
Il mondo del fumetto attraverso interviste ad alcuni degli artisti più rappresentativi e seguiti del panorama italiano. Espandi ▽
Non solo Topolino, Tex e Dylan Dog: il fumetto italiano è più vivo che mai. Il documentario dà voce alle penne più autorevoli e inquadra le fortune attuali di quest'arte in Italia, spesso bistrattata, ma dalle enormi potenzialità espressive e civili.
Dal disagio esistenziale di Zerocalcare alla consapevolezza e all'impeto civile di Rita Petruccioli, passando per la spiritualità di Maicol & Mirco, i tratti grezzi di Sio, il desiderio erotico di Mirka Andolfo e l'anticonformismo scanzonato di Giacomo Bevilacqua, senza dimenticare i supereroi, come lo Spider-Man secondo Sara Pichelli, il film ripercorre la genesi creativa di queste opere, riflettendo sull'impatto che hanno sulla società contemporanea.
Omar Rashid scrive e dirige un doc che è soprattutto un invito alla scoperta della primavera che questo linguaggio sta vivendo nella società italiana. L'intento è dignificare un'arte sempre sintetica, icastica e immediata, ma non per questo frivola o banale, che è capace anzi di denunciare violenze, consegnare all'immaginario collettivo supereroi indimenticati e diventare anche, in certi casi, ottimo giornalismo d'inchiesta. Recensione ❯
A Perugia, la giovane moldava Rosa Lazar viene trovata viva dopo atroci violenze. Un procuratore e uno psicologo indagano su un caso che svela orrori e verità interiori. Espandi ▽
Periferia di Perugia. In un fosso viene ritrovata una ragazzina che indossa un completo d’alta moda. La polizia sta per portare via il corpo, quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar, è moldava e non ha nemmeno 16 anni. La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi sono immediatamente chiamati a occuparsi del caso. L’indagine è più complicata del previsto. Apparentemente Illusione è un peculiare detour nella filmografia di Francesca Archibugi ma il focus sulla misteriosa personalità della protagonista adolescente è sicuramente un altro tassello della sua personale affezione al racconto del mondo giovanile ispirato stavolta a un fatto realmente accaduto. Certo a spiazzare è la complessità della narrazione e dei registri utilizzati perché il tentativo, non proprio riuscito, è quello dell’apologo morale attraverso tre (o più?) diverse linee narrative. Recensione ❯
Una madre single scopre di più sul donatore di sperma che ha scelto per suo figlio. Espandi ▽
Edith vive in un angolo della Norvegia con la madre, che soffre di una malattia degenerativa, e il suo bambino, figlio di un donatore anonimo che diventa presto un'ossessione. L'istinto da giornalista la mette sulle tracce di Inuus, pseudonimo del misterioso donatore, che ha una moglie, una figliastra e un vecchio scandalo alle spalle. Contro ogni previsione, Edith si innamora, ricambiata, e le cose si complicano.
Alla sua seconda prova, Janicke Askevold interroga le nozioni di monoparentalità e di 'accesso alle origini', attraverso il percorso di una quarantenne che è ricorsa a una banca del seme per concepire suo figlio. Un'indagine avvincente su un aspetto raramente trattato della maternità, che rivela presto faglie e dubbi.
Il film sfida i pregiudizi sulla procreazione assistita e supera addirittura la linea rossa mettendo sotto i riflettori i donatori condannati all'anonimato perpetuo. Recensione ❯
Dracula rivive in storie diverse: un anziano vampiro attrazione turistica e un regista che usa l'IA per esplorare le sfaccettature di Vlad. Espandi ▽
Il mito e la storia di Dracula rivisti attraverso una moltitudine di racconti diversi: mentre un anziano “vampiro” si fa inseguire da un'orda di turisti come attrazione vacanziera, un regista chiede a un'applicazione di intelligenza artificiale di creare degli intermezzi narrativi che indaghino le mille sfaccettature di Vlad, tra passato e presente. Cultore dell'eccesso, intrepido formalista, indagatore delle perversioni contemporanee: è il profilo di Radu Jude, autore rumeno che come pochi altri ha saputo interpretare il cinema (e il mondo) di questi tumultuosi anni venti. Era forse inevitabile che i grandi successi lo portassero a un certo punto a confrontarsi con l'icona culturale suprema della sua Transilvania, e Jude lo fa a modo suo: come uno scherzo, indirettamente, e sovraccaricandone il simbolo per accumulo fino a farlo deflagrare in una galassia di riferimenti e provocazioni. Lo fa con un occhio da intenditore per l'estetica del brutto, un talento tanto singolare quanto indiscusso, e ampiamente messo in mostra già nei film precedenti. Recensione ❯
Il documentario ripercorre attraverso straordinari materiale d'archivio la storia di tanti italiani che dagli anni '50 hanno lasciato i loro paesi e le loro famiglie per imbarcarsi in un'avventura sconosciuta. Espandi ▽
Un documentario sul grande movimento migratorio che tra la metà degli anni '50 e per i successivi due decenni portò migliaia di lavoratori italiani a trasferirsi nella Repubblica Federale Tedesca. Sulla base di un accordo firmato nel 1955, soprattutto la manodopera italiana contribuì alla rinascita economica della Germania e di conseguenza di quella italiana. Sopravvissuti dell'epoca, figli e figlie di prima e seconda generazione, scrittori e intellettuali raccontano un passato di speranza e discriminazione, lavoro e dignità.
Tra ricordi, testimonianze e materiali d'archivio, un viaggio che significativamente si chiude con le voci e i volti dei figli e delle nipoti di chi per primo lasciò la propria terra per trovarne un'altra altrove.
Il film mette insieme le testimonianze dei protagonisti e le accompagna con fotografie d'epoca, filmati in Super8 ritrovati, sequenze di film che hanno raccontato la migrazione degli italiani. Recensione ❯