Il film parte da un’ottima intuizione: prende un disturbo reale come l’iperacusia e lo trasforma in un heist movie dal ritmo serrato, anche se, quando l’effetto del sound design svanisce, la struttura narrativa mostra il fianco a parecchi problemi. Il protagonista, Niki, è un ex bambino prodigio del pianoforte, costretto ad abbandonare la musica e a girare con tappi e cuffie perché qualsiasi suono per lui diventa intollerabile; questa condizione lo ha portato a sviluppare un orecchio assoluto, che ora sfrutta lavorando come accordatore insieme al suo mentore Harry, ormai anziano e malandato. Della sua straordinaria sensibilità uditiva si accorge anche la malavita, che decide di sfruttare il suo orecchio per aprire casseforti blindate; Niki si vede costretto ad accettare perché nel frattempo Harry è stato ricoverato e lui non dispone dei mezzi per saldare le spese sanitarie.
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Il film parte da un’ottima intuizione: prende un disturbo reale come l’iperacusia e lo trasforma in un heist movie dal ritmo serrato, anche se, quando l’effetto del sound design svanisce, la struttura narrativa mostra il fianco a parecchi problemi. Il protagonista, Niki, è un ex bambino prodigio del pianoforte, costretto ad abbandonare la musica e a girare con tappi e cuffie perché qualsiasi suono per lui diventa intollerabile; questa condizione lo ha portato a sviluppare un orecchio assoluto, che ora sfrutta lavorando come accordatore insieme al suo mentore Harry, ormai anziano e malandato. Della sua straordinaria sensibilità uditiva si accorge anche la malavita, che decide di sfruttare il suo orecchio per aprire casseforti blindate; Niki si vede costretto ad accettare perché nel frattempo Harry è stato ricoverato e lui non dispone dei mezzi per saldare le spese sanitarie. Il modo in cui Niki viene “arruolato” dalla banda è fin troppo sbrigativo, per non dire ingenuo e semplicistico. C’è poi una sottotrama romantica con Ruth, una giovane e talentuosa pianista di cui Niki si innamora, ma anche qui tutto rimane in superficie: il personaggio femminile è poco approfondito a livello di sceneggiatura, così come le sue ambizioni di raggiungere l'olimpo della musica classica incarnato dal personaggio di Jean Reno che, anziché arricchire il film, finisce per rivelarsi un binario morto. È un film che va di corsa, dando l’impressione che la sceneggiatura faccia lo stesso pur di far quadrare i conti, lasciando così evidenti buchi di trama. Tanto per fare un esempio, è poco credibile che verso il finale l’organizzazione criminale – che fino a cinque minuti prima era dipinta come pericolosa e spietata – svanisca improvvisamente nel nulla, così come non è credibile che la restituzione di un orologio rubato basti a cancellare un reato. Il vero, grande e unico pregio della pellicola resta l’aspetto immersivo del comparto sonoro, che regala una vera e propria esperienza fisica, specie se vissuta in una sala dotata di un buon impianto audio. Il regista riesce magistralmente a farci entrare nella testa del protagonista, trasformando ogni rumore di fondo, sfregamento, ticchettio o respiro in un assalto per le orecchie; peccato, però, che non avesse la minima idea di come uscirne.
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