Un film drammenziale che non riesce a creare un reale coinvolgimento emotivo. Commedia, Italia2022. Durata 90 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Una commedia ambientata ai tempi del Coronavirus. Espandi ▽
Siamo in piena emergenza Coronavirus. Un quarantenne, per paura di essere infettato dagli anziani genitori, vive rinchiuso in un tinello, in compagnia di uno schermo di computer, di una maschera antigas e della sua collezione di dvd, fra cui alcuni classici horror. Teme che il virus trasformi tutte le persone infettate in zombies, e si tiene sempre a portata di mano una mazza da baseball.
Un film "drammenziale" che ci porta a ridere di noi, delle nostre reazioni di fronte alla pandemia.
L'esperimento è inedito: trasformare la tragedia che abbiamo vissuto - o che stiamo ancora vivendo - in una commedia horror demenziale splatter. Lorenzo Coppini definisce il genere "drammenziale". Certo, una prima impresa è riuscito a compierla: mettere insieme un cast notevole, fra partecipazioni straordinarie e complicità costruite nel tempo. C'è Sergio Forconi, ormai totem, nume tutelare di tanti comici toscani; c'è la Miss Italia 2016 Rachele Risaliti, ci sono attori ben conosciuti sul territorio come Francesco Ciampi, Francesca Cellini, Alessio Venturini - che interpreta svariati personaggi - Aldo Pellegrini, Ettore Bianchi, Patrizia Ferretti, e la partecipazione straordinaria di Athina Cenci. Recensione ❯
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Un prodotto che inciampa sulla prevedibilità ma che ha il merito di provare a raccontare alle nuove generazioni l'importanza di combattere per la libertà. Avventura, Italia2022. Durata 102 Minuti.
Un film d'avventura che vede come protagonisti un gruppo di ragazzi che, grazie a una macchina del tempo, viaggeranno fino al 1939, nella Roma fascista di Benito Mussolini. Espandi ▽
Come raccontare la lotta contro il fascismo alle nuove generazioni? Ludovico Di Martino ci prova utilizzandone il linguaggio. Realizzare un film sui viaggi nel tempo è qualcosa di ancora poco praticato in Italia, ma l'originalità dell'operazione non coincide purtroppo con altrettanta originalità tra scrittura e messa in scena. Le caratterizzazioni dei personaggi sono abbozzate, superficiali e finiscono per trasformarli in caricature bidimensionali. I dialoghi rischiano spesso il didascalico, i colpi di scena inciampano sulla prevedibilità e la ricostruzione storica del passato, anche a livello di costumi e linguaggio, risulta artefatta e ben poco credibile. Il merito però del film sta tutto nell'intento di raccontare alle nuove generazioni, attraverso il loro linguaggio, l'importanza di lottare contro ogni fascismo e fare fronte comune per difendere un valore inalienabile come la libertà, oggi come ieri. Recensione ❯
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Un'analisi attenta e appassionata dei girasoli di Van Gogh, strada verso quell'armonia che il pittore cercò per tutta la sua tormentata vita. Docu-fiction, 2022. Durata 85 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un docufilm che offre una inedita visione della vita e delle opere del pittore olandese attraverso i suoi celebri "Girasoli", tra i dipinti più famosi e amati del mondo. Espandi ▽
I Girasoli di Vincent van Gogh sono alcuni dei dipinti più iconici del mondo. Quelli che molti scambiano per un unico capolavoro, sono in realtà cinque dipinti di girasoli in vaso sparsi nelle gallerie di Amsterdam, Londra, Monaco, Philadelphia e Tokyo. Questo straordinario documentario riunisce la spettacolare serie sul grande schermo in un modo mai visto prima. Lavorando a stretto contatto con il Van Gogh Museum di Amsterdam, il documentario non è una semplice "mostra virtuale", ma un viaggio cinematografico in grado di scavare nelle ricche e complesse storie dietro ogni dipinto per svelare i misteri dei girasoli. Cosa significavano questi fiori per Van Gogh, e perché risuonano così tanto con il pubblico di oggi? Con una suggestiva rappresentazione dell'artista da parte dell'attore Jamie de Courcey e affascinanti approfondimenti a cura di storici dell'arte e botanici, il film offre una inedita visione della vita e delle opere d'arte di Van Gogh. Recensione ❯
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Tratto dalla storia vera di Michael Petersen, accusato di aver ucciso la moglie. Espandi ▽
Michael Peterson e sua moglie Kathleen passano insieme la serata del 9 dicembre 2001, ai bordi della piscina. Poco dopo il marito dirà di aver trovato la donna ai piedi della scalinata per il piano di sopra, moribonda e in preda a convulsioni. Kathleen muore tra le sue braccia in un bagno di sangue e lui è accusato di omicidio, ma non si trova l'arma del delitto e il processo si trascina. Il suo caso diventa anche il tema di un documentario seminale, intitolato The Staircase e destinato a lanciare il true crime di qualità televisivo.
Tra dramma famigliare, giudiziario e metatelevisivo, The Staircase è una miniserie al tempo stesso originale e parassitaria, una ricostruzione di lusso che cerca di problematizzare il documentario di Jean-Xavier de Lestrade ma perde seccamente il confronto con esso.
Colin Firth mette i panni di Peterson affrontando un grande ruolo, dove restituire le sfumature di una persona la cui vita è stata filmata per anni in situazioni intime e difficili. Il resto del cast è altrettanto di livello, a partire dalle già citate Collette e Binoche per proseguire con Michael Stuhlbarg, Rosemarie DeWitt e Parker Posey. Recensione ❯
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Dieci anni dopo il primo capitolo, il film racconta come la vita di Giselle non sia più 'da favola'. Espandi ▽
Quindici anni dopo il bacio del vero amore e il felice matrimonio, Giselle e Robert hanno allargato la famiglia. New York, però, non li rende felici quanto vorrebbero, per cui, su desiderio di Giselle, la famiglia si trasferisce a Monroeville. Delusa e scontenta, Giselle prende imprudentemente in mano la potente bacchetta dei desideri di Andalasia, che è stata portata in dono a Sofia, ed esprime il desiderio di una vita da favola. A questo punto cominciano i guai veri.
Il problema di Come per disincanto è molto banalmente la scarsa originalità. Edward è sempre lo stesso, ripropone le stesse gag di quindici anni fa (e Robert diventa un suo clone).
Non era questo l'"after happily ever after" che speravamo, ma adesso sappiamo che desiderare l'ideale può essere pericoloso, per cui ci accontentiamo della bellezza e della bravura di Amy Adams e non osiamo domandare oltre. Recensione ❯
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Qualcosa li ha fatti incontrare ma qualcuno li metterà a dura prova! Espandi ▽
Dopo aver affrontato la sfida più grande e aver finalmente deciso di fidarsi l'uno dell'altra, Roy e Vivien sono finalmente una coppia. Tuttavia a seguito di un viaggio nel paese d'origine di Roy l'incontro con una misteriosa ragazza del passato potrebbe mettere, ancora una volta, tutto in discussione. Ce la faranno i due a superare anche questa sfida? Recensione ❯
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Il racconto emozionante e nostalgico dell'impresa di Umberto Nobile al Polo Nord, ad altezza miglior amico dell'uomo. Animazione, Norvegia2022. Durata 91 Minuti. Consigli per la visione: Film per tutti
La storia della cagnolina Titina, la star a quattro zampe che ha fatto la storia prendendo parte alla prima spedizione al polo nord a bordo di un dirigibile. Espandi ▽
Roald Amundsen, il famoso esploratore norvegese, è logorato da un’unica idea: diventare l’eroe dei due poli. Nel 1926 stringe un accordo con Umberto Nobile, ingegnere e pilota, per mettere insieme l’esperienza norvegese con i dirigibili italiani e portare a termine l’esplorazione del Polo Nord. A fare da testimone, confidente e compagna di viaggio, in entrambe le occasioni, c’è la cagnetta Titina. Kajsa Næss, regista di Titina, se non è coraggiosa quanto il suo connazionale Amundsen di sicuro è fatta della stessa, solida, pasta. Ce ne vuole, infatti, per affrontare di petto e di testa il mito dell’eroe nazionale, colui che ha passato un anno in mare nell’inverno del 1898 con la nave RV Belgica, che ha battuto sul tempo gli inglesi guidati da Robert Falcon Scott nell’esplorazione del Polo Sud e che, in soccorso alla spedizione di Umberto Nobile del 1928, è scomparso tra i cieli dell’Artico per non fare mai più ritorno. Lo fa con un film di animazione ad altezza miglior amico dell’uomo, che con il suo tratto delicato e bidimensionale punta a trattenere sullo schermo tutto lo sfumato di emozioni possibili. Recensione ❯
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Tentando di evocare la crudeltà delle fiabe, il film racconta bene la tragicità dell'adolescenza. Ma non va fino in fondo. Animazione, Giappone2022. Durata 116 Minuti.
Una bambina entra in un portale per poi ritrovarsi in un castello su un'isola dove dovrà trovare una chiave nascosta. Espandi ▽
Kokoro è una ragazza che non trova più il coraggio di andare a scuola. La madre non sa come aiutarla e solo un'insegnante sembra aver preso a cuore la sua situazione. Ma la vera risposta ai suoi problemi di isolamento sembra arrivare... dal suo specchio! Questo infatti si trasforma in un magico portale che le permette di raggiungere altri ragazzi in un misterioso castello dove, se troveranno una chiave nascosta, potranno realizzare un loro desiderio. Ma se non rispetteranno le regole un lupo verrà a divorarli.
La difficoltà dell'adolescenza raccontate attraverso la magia di una fiaba, pretestuosa come sono spesso le favole e in apparenza altrettanto crudele, ma senza fare davvero sul serio e andare fino in fondo.
Quel che precede la rivelazione è per lo più priva d'azione o di tensione, con dialoghi poco pregnanti, situazioni statiche dal punto di vista animato e con un buonismo di fondo che rende poco credibili i personaggi in favore di un messaggio di solidarietà. Senz'altro ben intenzionato, ma sminuito dall'artificiosità della situazione e soprattutto dalla povertà della scrittura dei caratteri. Recensione ❯
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Serie drammatica che mescola sapientemente horror e fantascienza spruzzandoci sopra ampie dosi di tensione claustrofobica. Espandi ▽
Una piccola e sconosciuta cittadina nel mezzo degli Stati Uniti è una vera e propria trappola per chi ci arriva. Per tutti coloro che vi entrano è impossibile uscire ma diventa sempre più difficile sopravvivere visto che è assediata da terribili creature notturne che arrivano dalla foresta circostante. Ma è la stessa città a nascondere dei segreti che per i visitatori si rivelano mortali. Recensione ❯
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L'incredibile storia del primo dirottatore di un volo transatlantico, veterano del Vietnam, emigrato italiano. Documentario, Italia2022. Durata 90 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
L'incredibile storia di Raffaele Minichiello che ha ispirato il personaggio di Rambo. Espandi ▽
Il 31 ottobre del 1969, Raffaele Minichiello, ventenne di Melito Irpino, Campania, emigrato a Seattle nel 1962, reduce dal Vietnam in credito con l’esercito degli Stati Uniti di 200 dollari, dirotta a Los Angeles un Boeing 707 della TWA diretto a San Francisco: è il primo caso di dirottamente aereo intercontinentale, e sarà anche il più lungo, visto che terminerà a Roma solo 19 ore più tardi. Da tempo Minichiello è un uomo libero e al regista Alex Infascelli racconta la sua vita con uno distacco e un sottile divertimento, quasi a sfidare un destino che per lui ha avuto in serbo terremoti, guerre, tragedie personali e guai di ogni sorta. Se nel film sono restituiti il pathos e l’enormità dell’azione più eclatante di Minichiello, ricostruita con materiali d’archivio, testimonianze e cronologia, il vero interesse di Infascelli, che gestisce il racconto con ritmo pur cedendo a un montaggio troppo televisivo, è ovviamente per la figura del dirottare improvvisato ma straordinariamente deciso, un soldato che si rivolta contro le stesse istituzioni che l’hanno formato. Recensione ❯
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Una storia, a tratti esile, che tocca argomenti scottanti rivelando un amore profondo per il continente africano. Drammatico, Italia2022. Durata 96 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un film sul valore universale dell'amicizia, in cui l'incontro tra due donne diventa il simbolo dei due mondi che esse rappresentano: l'Europa e il mondo arabo-africano. Espandi ▽
Emma Garofalo è un'avvocatessa pugliese con un marito assente e una mamma in ospedale. Quando la mamma viene a mancare e il marito non si presenta nemmeno al funerale Emma decide che è arrivato il momento di prendersi una pausa, e raggiunge in Africa una vecchia amica e compagna di viaggio, che lavora per un'associazione incaricata di mappare le piste degli elefanti. Il tentativo è quello di prevenire gli assalti dei bracconieri che vogliono procurarsi l'avorio delle zanne e rivenderlo a caro prezzo, nonostante il governo africano abbia abolito il bracconaggio e lo contrasti attivamente.
Nel villaggio vicino alla sede dell'associazione vive Nuri, una ragazza africana di religione musulmana che i genitori vogliono dare in sposa ad uno zio che già in passato ha molestato lei e la sua sorellina. Ma Nuri è innamorata di Finn, uno dei fondatori della onlus, ed Emma prenderà a cuore la sua difficile situazione.
La fotografia di La Vopa racconta un amore profondo per il continente africano e riesce a restituire l'incanto di certi paesaggi, a volte anche costruendo inquadrature che devono più alla video art che al cinema di finzione, e il commento musicale (le musiche originali sono di Alberto Salini, le canzoni tradizionali sono interpretate da varie voci africane come Alieu Saho) è fortemente evocativo delle atmosfere sospese che caratterizzano il continente. Recensione ❯
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La storia di Blandine e Magalie che una volta erano inseparabili. Quando le loro strade si incrociano di nuovo, decidono di intraprendere insieme il viaggio che hanno sempre sognato. Espandi ▽
La neocinquantenne Blandine è stata lasciata dal marito per una donna che ha quasi l'età di suo figlio, il ventenne Benji, che a sua volta sta andando a condividere un appartamento con dei coetanei. Benji è preoccupato per sua madre, e quando scopre che Blandine aveva un'amica del cuore, Magali, durante gli anni dell'adolescenza, il ragazzo si adopera per far rincontrare le amiche, e addirittura si fa sostituire da Magali per un viaggio che lui e la madre avevano pianificato verso la Grecia. Quel che Benji non sa è che le due amiche avevano a suo tempo litigato a morte, e ora Blandine non sopporta Magali.
La sceneggiatura è esile e piuttosto convenzionale, ma a poco a poco la storia trova una strada più interessante nel passare attraverso inaspettati momenti di malinconia e di paura delle protagoniste.
Marc Fitoussi, regista e autore della sceneggiatura, guarda però alle sue protagoniste con gentilezza e affetto, pur rimando in superficie nel tratteggiare personaggi femminili un po' scontati. Laure Calamy è come sempre l'anima del film. Ed è commovente assistere al ritorno sul grande schermo di Kristin Scott Thomas nei panni di Bijou, con una sontuosa chioma candida e i 64 anni portati senza ritocchi. Recensione ❯
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Un documentario sul gol negato a Maurizio Turone della Roma, durante un Juventus-Roma. Quell'errore arbitrale valsa alla Juve lo scudetto. Espandi ▽
Maurizio "Ramon" Turone non riesce a rivedere le immagini più importanti della sua vita. Non lo fa da quarantuno anni, non l'ha mai fatto. Roberto Pruzzo diventa di fuoco se gli succede. Enrico Vanzina perde un pezzo di cuore ogni volta che incappa in quell'azione. Paolo Calabresi sprofonda nella tristezza più cupa. Domenico Marocchino invece dice che è andata come è andata. Paolo Rossi che era tutto regolare. Luca Beatrice gode ancora. Era il 10 maggio 1981, e si giocava Juventus-Roma, terzultima giornata del campionato e partita decisiva per lo scudetto - i bianconeri avevano una lunghezza di vantaggio sui giallorossi. Al 72° Bruno Conti mette una palla in mezzo all'area juventina, Pruzzo la spizza per Turone in volo infila Zoff. Il Comunale di Torino esplode, i romanisti vanno fuori di testa e l'arbitro Paolo Bergamo annulla il gol su segnalazione del guardalinee Giuliano Sancini. Ma era davvero fuorigioco? Lo ricordano tutti. Chi c'era allo stadio e chi no. Chi è venuto dopo e chi arriverà più avanti. Gioiscono e negano gli juventini Domenico Marocchino, Luca Beatrice e Paolo Rossi. Si deprimo e attaccano i romanisti Enrico Vanzina e Paolo Calabresi. E poi tutti gli altri: Riccardo Viola, Alberto Maldolesi, Cesare Prandelli, Roberto Pruzzo, Paulo Roberto Falcão. E, in un'epifania finale, Maurizio "Ramon" Turone. Questi sono alcuni dei nomi e delle emozioni messe in fila dai registi Francesco Micciché e Lorenzo Rossi Espagnet. Recensione ❯
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