Monika ha una doppia vita come modella per pagare i debiti del padre. Durante un servizio fotografico fa la conoscenza di un fotografo noto dongiovanni. Espandi ▽
Il film racconta l'incontro scontro tra Enzo, un affascinante giornalista (Mateusz Banasuik) che si occupa delle star e ha la fama del Don Giovanni e Monika, una misteriosa modella (Adrianna Chlebicka). Durante un servizio fotografico Monika/Klaudia conosce Enzo, costretto dalla sua capa Alicja con la quale ha una relazione sentimentale a partecipare ad una pubblicità.
Purtroppo, però, tra uno scatto e l'altro, una serie di sfortunati contrattempi faranno precipitare inesorabilmente gli eventi. In difficoltà, i due iniziano ad accusarsi, rinfacciandosi reciprocamente tutte le responsabilità delle cose che sono andate storte. Scoppia una faida che si trasformerà presto in qualcos'altro. Sarà forse l'inizio di qualcosa di più profondo? Recensione ❯
Un affascinante dialogo umano con Isabella Rossellini per raccontare l'unicità di Pompei. Arte, 2021. Durata 90 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Alla scoperta di Pompei, un luogo unico al mondo, capace di incantare ogni anno più di 4 milioni di visitatori provenienti da ogni parte del globo. Espandi ▽
La storia è consolidata da stratificazioni di eventi che, ricostruiti e analizzati, rappresentano le radici di un territorio e della sua cultura. Storie di un passato che, quasi sempre, ritorna come esempio e narrazione di qualcosa di grande che è stato e che ha messo radici. Il sito archeologico di Pompei rappresenta una testimonianza di tanti aneddoti e vissuti legati tra loro: narrazioni in dialogo con leggende e culti diversi che si mescolano a storie reali e tangibili di cittadine e cittadini che hanno lasciato delle tracce importanti. I grandi affreschi pompeiani, su cui primeggia quel rosso denso e indelebile dalla memoria di chi li ha visti anche solo una volta; l'urbanizzazione della città attraverso le sue strade; le corti, gli spazi pubblici e le ville private, sono oggi ancora riconducibili a una società autonoma, ricca e legata a una vitalità e a regole precise. Recensione ❯
La leggenda di Parsifal ripercorsa per raccontare lo smarrimento esistenziale dei nostri tempi. Drammatico, Italia2021. Durata 90 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Una suggestiva e metafisica "terra desolata" dei primi del Novecento. Espandi ▽
Marco Filiberti ripercorre la leggenda di Parsifal, soprattutto nella concezione wagneriana, per raccontare uno smarrimento esistenziale figlio dei nostri tempi, accompagnato dalla necessità di abbandonare la dimensione del controllo e il demone del desiderio. La confezione estetica è eccellente, ispirata a molta pittura e a molto cinema. Questo livello di ambizione artistica è raro nel cinema italiano, e il senso di struggimento che Filiberti cerca di comunicare per parole e immagini è figlio del nostro tempo disorientato. C’è anche un gradito ritorno alla plasticità dei corpi “come strumenti organici”, sottolineata da movimenti attentamente coreografati e ben interpretati da attori dai molti talenti. D’altro canto la sceneggiatura, fatta di dialoghi estremamente letterari e di svolte narrative via via sempre meno comprensibili, diventa gradualmente più ostica e inaccessibile, e rischia di alienare anche il più ben disposto degli spettatori. Recensione ❯
Dall'omonima graphic novel, una storia di speranze e tormenti retta da due interpreti perfettamente in parte. Drammatico, Italia, Francia2021. Durata 96 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
La storia di due fratelli, separati dal tempo e dal loro carattere, e del loro viaggio di ritorno in Italia, verso casa, nell'estate del 1957. Espandi ▽
Estate 1956. Dieppe, Francia. André ha finalmente trovato, dopo 17 anni, il fratello maggiore Fabio. Quest’ultimo aveva lasciato Procida e la famiglia per arruolarsi con i fascisti. André, così come il padre, militava sul versante opposto. Ora l’uomo, come viene comunicato a Fabio, è morto e lui può rientrare a casa. Le distanze tra i due però sembrano incolmabili.
La fonte di ispirazione del film è l’omonima graphic novel del fumettista francese Alfred che ha vinto il Fauve d’or al Festival International de la Bande Dessinée ad Angouléme. Tommy Weber la mette in scena come una sintesi di ciò che accadde nel secondo dopoguerra quando, con grande fatica e dolore per le ferite profonde lasciate dal conflitto, si poteva e doveva tentare una riconciliazione tra persone, ideologie e anche nazioni che si erano duramente combattute.
Occorrevano due interpreti che ‘reggessero’ con verosimiglianza lo schermo e soprattutto i primi e primissimi piani che Weber non lesina. Li ha trovati in Francesco di Leva e Antonio Folletto. Recensione ❯
La storia di una donna che deve convincere i residenti di una casa di cura a fuggire insieme a lei. Espandi ▽
Dopo aver subito un ictus, Judith Albright si trasferisce in una storica casa di cura, dove inizia a sospettare che qualcosa di soprannaturale stia depredando i residenti. Per fuggire dovrà convincere tutti quelli che la circondano. Recensione ❯
Tratto dal manga del 2017 scritto e disegnato da Ken Wakui. Espandi ▽
Un perdente di mezza età viaggia nel tempo fino ai suoi anni di scuola e cerca di salvare l'amore della sua vita dal suo destino. Per farlo deve diventare il leader di una banda di piccoli criminali. Recensione ❯
Prima di costruire un impero della droga, Ferry Bouman torna nella città natale per una vendetta che fa vacillare la sua lealtà e trova un amore che cambia tutto. Espandi ▽
Lo spietato Ferry Bouman viene inviato nella sua regione natale del Brabante dal suo capo Brink per vendicare un attacco alla loro banda. Quando incontra l'adorabile Danielle e le vecchie faide familiari riaffiorano, Brabant inizia a perforare la sua armatura d'acciaio. Recensione ❯
Un action thriller dove una donna potrebbe avere la soluzione per salvare l'intera umanità. Espandi ▽
Un soldato delle forze speciali, ritiratosi a vita privata dopo la morte della moglie, torna in azione per proteggere la donna il cui DNA potrebbe essere la chiave per una cura mondiale contro la pandemia che ha devastato la civiltà umana. Recensione ❯
Tratto dal romanzo dello stesso regista, un film così sovraccarico da non risultare mai spontaneo. Drammatico, 2021. Durata 75 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Ciò che siamo e ciò che diventeremo dopo l'affievolirsi dell'epidemia che ha colpito drammaticamente il mondo intero. Espandi ▽
Fabrizio Guarducci, dopo aver diretto Mare di grano, contempla il luogo dove si svolge la vicenda e porta sullo schermo il suo romanzo omonimo. Una sconosciuta insiste in maniera così evidente a costruire la situazione di momentaneo incanto, soffermandosi spesso sul volto della ‘sconosciuta’ portata sullo schermo da Desirée Noferini, che perde di vista invece una progressione narrativa che invece non provoca meraviglia e immedesimazione e dove si avverte soltanto la ricerca di un’autorialità esibita e vuota. Intasato nei suoi dialoghi letterari, affidato alle musiche di Pino Donaggio che diventa la principale soluzione per riempire le scene, tira in ballo Shakespeare e Pirandello come nella citazione sul muro proprio per cercare di puntare in alto, non essere banale ma profondo. L’obiettivo però appare fallito. Recensione ❯
Un maestoso documentario che tratteggia i particolari dell'annuale ritiro di migliaia di monache Tibetane, auto-confinate in piccole abitazioni in legno, che punteggiano il vasto altopiano del Tibet. Espandi ▽
Nel 2014 il regista cinese Jin Huaqing si trova in una valle remota, nella parte ovest della provincia di Sichuan, dove incontra per la prima volta alcune monache tibetane. Si tratta di una comunità di circa diecimila persone, che sotto il magistero di alcuni lama intraprendono un consistente percorso di studi e preghiera presso il vicino Monastero di Yarchen. Per il regista è l’inizio di una serie di viaggi e complicate trattative per avere accesso nel tempio buddista senza disturbarne le attività, farsi accettare dalla comunità e ottenere il permesso di realizzare riprese, che prenderanno l’avvio solo nel 2017, per protrarsi fino al 2020. Formidabile distillato di anni di pazientissima osservazione, il film sembra quasi un esercizio contemplativo scaturito dall’impegno e dalla dedizione degli oggetti verso i quali rivolge lo sguardo. La macchina, presenza non invadente, quasi invisibile, registra la poesia primitiva, ultraessenziale di un paesaggio indistinto di volti ma anche il crudo realismo della sepoltura celeste (o sky burial). Recensione ❯
Una famiglia di colore sceglie un quartiere di Los Angeles come nuova dimora. L'unico problema è che l'intero vicinato ospita solo persone bianche. La loro casa diventa l'epicentro di forze malvagie. Espandi ▽
La famiglia Emory si trasferisce dal North Carolina al quartiere di Compton a Los Angeles. Siamo nel 1953 e al tempo il quartiere era ancora popolato esclusivamente da bianchi, per altro decisi a difendere il valore delle loro proprietà immobiliari con ogni mezzo. A capitanare le donne di Compton c'è Betty, che capisce immediatamente una cosa degli Emory: vengono da un posto peggiore e quindi si dovrà rendere loro la vita molto difficile. A farlo però non sono solo le prepotenze dei bianchi, perché un trauma perseguita la madre Livia detta Lucky, tanto da averla portata alle soglie della follia. Recensione ❯
Nuovo capitolo della trilogia di De Angelis che si dimostra ancora una volta rispettoso ma senza rinunciare al suo tocco. Commedia, 2021. Durata 111 Minuti.
Sergio Castellitto è Peppino Priore padre di una famiglia borghese che, oltre ai tre figli e alla moglie, si allarga in una sorta di piccola tribù di sorelle, fratelli, nonna e vicini di casa. Espandi ▽
Edoardo De Angelis conclude la sua trilogia dedicata al teatro di Eduardo, che secondo il regista, vede al centro (anzi, fuori centro) “padri in crisi come tutto il patriarcato, che si agitano e si dimenano alla ricerca disperata di una collocazione”. Il regista prosegue nel suo adattamento rispettoso dei testi di Eduardo, ma capace di inserire modifiche significative sia nei personaggi che nel contesto visivo. Sergio Castellitto, come negli altri due capitoli della trilogia, traccia un protagonista nevrotico che incarna un Novecento dove la perdita di centralità della figura maschile viene affrontata con rabbia repressa e atteggiamenti infantili. La sua è la tragedia di un uomo talvolta ridicolo, un guapp’e cartone da canzonetta di Buscaglione, facile a prodursi in piccole meschinità, e tuttavia profondamente umano, e ancora capace di tenerezza e comprensione. Lo scenario che lo circonda indica una modernità di facciata che contrappone la natura ferina delle persone al loro decoro borghese fatto “sostanzialmente” di apparenza. Recensione ❯
Il bel testo di Pirandello è spinto al massimo dal minimalismo del regista che accomoda in una stazione un'interrogazione sulla vita e la morte. Drammatico, Italia2021. Durata 103 Minuti.
Due personaggi in una notte piovosa d'estate, nella sala d'aspetto di una stazione ferroviaria in Sicilia. Espandi ▽
Stazione, interno notte. Due uomini si incontrano e cominciano a conversare. Uno ha perso il treno e attende (im)paziente il prossimo, l’altro ha un male incurabile e attende la morte. In quel breve intervallo, ingolla la vita, ci si aggrappa, osservando scrupolosamente il mondo che lo circonda, cogliendo la realtà nei suoi minimi dettagli. Lavia accomoda l’atto unico di Pirandello sulle panche di una stazione senza tempo, accomoda un’interrogazione sulla vita e la morte, quella di un uomo che assiste al lento e sicuro declino di sé. Due uomini sulla scena e la morte che rode e prende la forma di una donna che appare come un’ombra al condannato.
Il bel testo di Pirandello, cesellato come pietra da Gabriele Lavia e Michele Demaria, scava un’intimità segreta e solitaria. Avvolti nella notte gli attori sono diversamente investiti nella loro performance: Lavia sincopato tra i ‘tempi forti’ e i ‘tempi deboli’ della vita, Demaria in levare, più affannato che placido. Si aggiunge una meteorologia piovosa e una scenografia di chiaroscuri, realista e fantastica insieme per trascendere la vita con l’immaginazione. La musica accompagna, facendosi intendere e dimenticare come un viaggiatore sulla quai de la gare, in quell’ora incerta in cui la notte incontra il giorno. Recensione ❯
Ispirato alla famosa serie omonima di Ingmar Bergman ma adattata ai giorni nostri. Espandi ▽
Le sei scene da un matrimonio che Bergman concepì per la televisione svedese nel 1973, e poi ridusse anche in una più contenuta versione cinematografica, diventano, quasi cinquant'anni dopo, cinque episodi targati HBO e affidati al creatore di In treatment e The Affair (non due titoli a caso) Hagai Levi.
Levi si smarca, naturalmente, dal confronto con l'originale, non solo per il timore reverenziale che avrebbe suscitato in chiunque, ma anche solo perché l'indagine sentimentale di Bergman affondava le radici in un altro tempo e in un'altra società. Jonathan e Mira non sono Johan e Marianne, il ruolo della donna è cambiato, il lavoro e il denaro hanno preso un altro spazio nella vita e nella conversazione, anche il sentire maschile è cambiato, e Hagai Levi non desidera misurare più tanto il prezzo (anche pragmatico) dell'unione matrimoniale, quanto quello psicologico della separazione. Recensione ❯