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Bruce Davison

Bruce Davison è un attore statunitense, è nato il 28 giugno 1946 a Filadelfia, Pennsylvania (USA).
Nel 1993 ha ricevuto il premio come coppa volpi straordinaria al Festival di Venezia per il film America oggi. Dal 1991 al 1993 Bruce Davison ha vinto 2 premi: Festival di Venezia (1993), Golden Globes (1991). Bruce Davison ha oggi 76 anni ed è del segno zodiacale Cancro.

L'eleganza della discrezione

A cura di Giuseppe Grossi

Atteggiamento compassato e sorriso beffardo, pieno di significati sottointesi. L'aplomb di Bruce Davison è la cifra stilistica che connota personaggi austeri, uomini di potere, figure impregnate di fascino. Davison vanta una carriera lunga e costante, mai arginata da ruoli ripetuti e generi prediletti, ma votata alla ricerca della sfumatura. Proprio come i suoi personaggi di contorno, la sua recitazione predilige il sotto testo piuttosto che l'esplicito e il minimalismo rispetto alla sovrabbondanza. Blockbuster e cinema indipendente si fondono in un percorso in cui l'unico vero protagonista è il talento discreto di questo americano dallo stile anglosassone.

Formazione ed esordi
Classe '46, Bruce Davison nasce a Philadelphia da padre architetto e madre segretaria. La passione paterna per la musica indirizza Davison verso studi artistici, prima alla Penn State della Pennsylvania e poi alla School of Arts di New York. Inizialmente interessato allo studio dell'arte in senso lato, si avvicina alla recitazione quasi per caso, dopo aver accompagnato un amico ad un provino teatrale. Ed è proprio il teatro a diventare la palestra prediletta di Bruce Davison. L'esordio avviene nel 1966, prima tappa di una lunga esperienza teatrale sui palchi di Broadway, caratterizzata da ruoli cangianti sia in opere classiche (soprattutto shakespeariane) che in drammi contemporanei. Il teatro esalta le sue doti versatili che lo conducono presto verso il cinema. Il primo ruolo di spessore arriva con Fragole e sangue (1970), opera-ritratto dell'attivismo studentesco. L'anno successivo è protagonista di Willard e i topi (1971), thriller diventato un inaspettato cult. Davison stupisce per la mimesi con un protagonista disturbato dimostrando di scivolare abilmente tra i generi, senza rimanere ingabbiato dentro cliché interpretativi. Infatti lo vediamo nel western Nessuna pietà per Ulzana (1972), nel drammatico e crudo Esecuzione al braccio 3 (1977) e in diverse serie tv statunitensi tra cui The Gathering.

Anni '80 e '90: un non protagonista da nomination
La carriera di Davison è eclettica, il teatro e la televisione (Visitors, La signora in giallo) sono attività costanti e il cinema lo ingloba nei progetti più vari. Dall'avventuroso Ad alto rischio (1981) al giallo Omicidio in 35 mm (1983) sino ad arrivare a Che mi dici di Willy (1990), film che ne consacra il talento. Il suo personaggio, omosessuale alle prese con l'Aids, ne svela la sensibilità e gli vale un Golden Globe e una nomination all'Oscar come migliore attore non protagonista. Seguono due film corali come America oggi (1993), ritratto sociale di R. Altman e il sociologico 6 gradi di separazione (1993). Cinque anni più tardi il drammatico L'allievo (1998) segna il primo capitolo di una duratura collaborazione col duo Singer-McKellen.

Anni duemila: viaggio nella fantascienza
Prima di essere inglobato dal vasto ed intricato universo Marvel, Davison aveva sempre preso parte a film di grande valore antropologico, delineando personaggi solidi e votati al realismo. Gli anni duemila si aprono con X-Men (2000) opera che solleva l'onda sempre alta dei cinecomics. Il suo senatore nemico dei mutanti è un algido e subdolo antagonista che ritorna anche nel sequel X-Men 2 (2003). Intanto le serie tv lo candidano a presenza assidua in produzioni fantascientifiche, infatti prende parte si a Star Trek: Enterprise, Terminator: The Sarah Connor Chronicles e all'epopea postmoderna di Lost. Gli impegni televisivi lo portano anche alla regia di alcuni episodi di Bigfoot, segnando di fatto una flessione del rapporto col cinema. Nel 2013 si addentra nelle paranormali visioni horror de Le streghe di Salem (2013), terreno fertile per l'ambiguità, talvolta inquietante, del sorriso sommerso di Bruce Davison.

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