| Anno | 2013 |
| Genere | Commedia sentimentale, |
| Produzione | USA |
| Durata | 116 minuti |
| Regia di | Fred Schepisi |
| Attori | Clive Owen, Juliette Binoche, Christian Sheider, Keegan Connor Tracy, Bruce Davison Adam DiMarco, Valerie Tian, Navid Negahban, Janet Kidder, David Lewis (IV), Eva Allan, Garwin Sanford, Patrick Gilmore, Jocelyn Ott, Amy Brenneman, Josh Ssettuba, Christian Scheider, Andrew McIlroy, Harrison MacDonald, Willem Jacobson, Tanaya Beatty, Tosh Turner, Style Dayne, Mackenzie Cardwell, Eva Bourne, David James Lewis, Brittany Hobson, Bernadette Beck, Wesley MacInnes, Donna Yamamoto, Andy Rukes, Patricia Drake, Cooper MacNeill, Alison Jackson (II), Myfanwy Meilen, Lee Jeffery, Orion Giles, Karan Khanna. |
| Uscita | giovedì 13 novembre 2014 |
| Distribuzione | Adler Entertainment |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,74 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 12 gennaio 2021
Juliette Binoche e Clive Owen tornano sul grande schermo nei panni di due colleghi insegnanti liceali dai sogni infranti. In Italia al Box Office Words and Pictures ha incassato 57 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Jack Marcus ama le parole, la letteratura, l'insegnamento e la vodka. Da anni non scrive più poesie e consuma sempre più bottiglie, al punto che il suo posto di lavoro viene messo in discussione dall'azienda scolastica e dovrà passare dal processo dei colleghi. Dina Delsanto è l'ultima arrivata del corpo docente, artista figurativa molto nota, è stata confinata dietro alla cattedra da una malattia degenerativa che le rende sempre più difficili i movimenti degli arti. Tra Marcus e Del Santo è subito guerra ed è subito amore.
Le due anime del cinema, quella verbale e quella visuale, si fronteggiano a colpi di fendente per ribadire che è proprio la loro unione che rende possibile la magia. Fred Schepisi, che aveva già presieduto in un certo senso ad una romantica tenzone di questo tipo con Roxanne, è il regista giusto per calare nella contemporaneità la vicenda e allo stesso tempo vigilare sulla sua eleganza senza che il risultato appaia patinato. Ma non c'è dubbio che questa volta il palcoscenico sia tutto dello sceneggiatore, Gerald DiPego, responsabile di un copione brillante per quanto scolastico (ma l'ambientazione, quasi esclusivamente interna al campus, in questo caso gli fa gioco eccome).
Nessuna visionarietà, nemmeno qualche tenera follia alla Wonder Boys. Words and Pictures si concentra sulla fatica tutta umana che precede l'eventuale divina ispirazione, mettendo a confronto il personaggio di Marcus con un foglio bianco troppo spesso e muto e l'artista Delsanto con una parte della sua identità da reinventare o archiviare per sempre. Quelle con il dolore psichico e il dolore fisico sono le vere lotte, personalissime, dei protagonisti, rispetto alle quali la competizione ufficiale è un paravento e un espediente.
Clive Owen mastica il suo personaggio come fosse il cibo che ha segretamente frequentato da sempre, nel backstage dei ruoli che lo hanno preceduto. Lo calibra alla perfezione, nelle esagerazioni e nei limiti, senza far trasparire il percorso. La Binoche, pur credibile e in parte, porta in scena la ricerca del personaggio, la costruzione della personalità e qualche smorfia nazionale, ma ci si mette davvero tutta, abilità pittoriche comprese (suoi i dipinti del film, realizzati per l'occasione).
Sul fronte puramente sportivo, il film non parteggia, forse non gareggia proprio. Lo si potrebbe pensare sbilanciato sul versante della parola, ma i dialoghi - punto di forza- sono debitori di altri scritti, mentre sul versante visivo il film si fa museo piuttosto che laboratorio, limitandosi ad esporre. Soprattutto, oggi, superati i discorsi delle origini sullo specifico filmico, il film si pone intrinsecamente al di là della diatriba, come sintesi perfetta, linguaggio che riunisce al suo interno le altre modalità espressive. Il punto di Schepisi e DiPego, però, è un altro: non il saggio divulgativo quanto la metafora del romance, l'unione dei diversi, destinata -in presenza di happy end- ad elevare entrambi.
Sono trascorsi 25 anni dal film “L’attimo fuggente” ed ancora oggi,dopo una generazione,c’è ancora qualche studente del liceo che sale sulla cattedra improvvisata e con i versi di Walter Whitman “O Captain! My Captain!” saluta un altro professore di lettere: Jack Marcus, ottimamente interpretato da Clive Owen, a cui donano le lenti da vista e la barba.
Come mezzo di comunicazione - o forma d'arte, se preferite - sono meglio le parole, oppure le immagini? Per drammatizzare il quesito il film diretto dal veterano Fred Schepisi (e prima il romanzo da cui è tratto) imposta due personaggi emblematici. Il professore di letteratura Jack Marcus, un tempo scrittore di successo ma ora in crisi, che trascura la penna per la bottiglia; e Dina Delsanto, pittrice [...] Vai alla recensione »