The Mandalorian

Film 2019 | Fantasy, Fantascienza 40 min.

Regia di Dave Filoni, Deborah Chow, Rick Famuyiwa, Bryce Dallas Howard, Taika Waititi. Una serie Da vedere 2019 con Pedro Pascal, Kyle Pacek, Brendan Wayne, Alexandra Manea, Tait Fletcher. Cast completo Titolo originale: The Mandalorian. Genere Fantasy, Fantascienza - USA, 2019, Valutazione: 4,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. STAGIONI: 1 - EPISODI: 8

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Le avventure di un pistolero solitario nella parte esterna della galassia, lontano dall'autorità della Nuova Repubblica.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 4,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
ASSOLUTAMENTE SÌ
Una serie che centra tutti gli obiettivi, dalle atmosfere western alla tenerezza di Baby Yoda.
Recensione di Andrea Fornasiero
martedì 7 gennaio 2020
Recensione di Andrea Fornasiero
martedì 7 gennaio 2020

Un mercenario senza nome e dal volto perennemente coperto da un casco, noto solo come il Mandaloriano, riceve dal gruppo di mercenari per cui lavora un incarico difficile e sgradevole: catturare, per gli ex imperiali, un misterioso cinquantenne. Finirà così per imbattersi in una piccola creatura della medesima specie di Yoda, il maestro Jedi, e infatti già in grado di usare la forza. Per proteggerlo dovrà rinnegare la sua professione e fuggire, di avventura in avventura, incontrando vecchie e ambigue conoscenze ma pure nuovi alleati.

Già passata alla storia per aver dato al mondo l'animatronic più adorabile di sempre, ossia "Baby Yoda", The Mandalorian recupera l'anima western della prima parte del primo Guerre Stellari e senza sbavature racconta una storia dal respiro classico.

Basta del resto il tema musicale di Ludwig Göransson, davvero un gioiello di atmosfere da western d'antan, per inquadrare il taglio di The Mandalorian, i suoi tempi, i suoi silenzi, i suoi spazi aperti e pure i suoi personaggi. Emblematico per esempio Kuill, l'allevatore di Ugnaught, ossia enormi bestie aliene, che con la voce di Nick Nolte esprime la saggezza e pure il rammarico del vecchio West, dilaniato da una recente guerra come era stato per la guerra civile americana. Infatti Kuill cerca in una vita rurale e appartata un po' di pace se non di redenzione per il suo ruolo nel conflitto, che di cicatrici ne ha lasciate anche in chi stava dalla parte giusta, la Resistenza, come Cara Dune interpretata da Gina Carano. È lei l'elemento al tempo stesso classico e moderno, pistolera disillusa ma pure implicitamente alfiera della parità di genere, anche perché combatte meglio del protagonista e ha spalle larghe quanto lui con addosso l'armatura.

Armatura che per altro il Mandloriano non si toglie mai, tanto che in alcune puntate il "protagonista" Pedro Pascal ha messo davvero solo la voce, lasciando il resto agli stuntman e alle controfigure, al contrario di Gina Carano che invece arriva dalle MMA e nelle scene d'azione ci mette la faccia.

Nonostante non lo si veda in volto, però, il Mandaloriano è un personaggio azzeccatissimo, perfetto contraltare agli occhioni di Baby Yoda: insieme formano una coppia che riecheggia quella di Samurai, ossia il manga e la serie Tv "Lupo solitario con bambino", dove il ronin Itto Ogami si accompagnava al figlio Daigoro.

La principale differenza non è nella tecnologia o nei buffi alieni del mondo di Star Wars, bensì nel fatto che qui entrambi siano oltreumani: un bambino alieno e un umanoide che non si toglie il pesante casco. Eppure la dinamica tra loro risulta la più umana immaginabile, un rapporto tra padre e figlio efficace anche per il senso del pericolo che comportano le avventure con un pargolo così piccolo. È infatti impossibile non avere a cuore la sorte di "Baby Yoda", sia perché lo si vorrebbe sempre in scena per meravigliarsi della sua "recitazione", sia perché è così minuto da scatenare il basilare istinto di proteggerlo anche nel pubblico.

Sugli istinti suscitati da "Baby Yoda" la serie marcia infatti senza pudore, arrivando persino a una sorta di pornografia del sentimento infantile nella puntata in cui i bambini umani lo circondano, giocano con lui e piangono quando deve andarsene. Ossia esattamente le stesse emozioni che si vuole i bambini provino per il giocattolo prossimamente in commercio, un attaccamento assoluto. La "cuteness" del piccino è usata in modo così manipolatorio e ruffiano che sarebbe riprovevole, se non fosse prima irresistibile. "Baby Yoda" è un diabolico parto di marketing e merchandising, una macchina da meme subito diventata virale, e su di lui si staranno già scrivendo tesi in sociologia e comunicazione.

A rendere questi momenti digeribili e deliziosi c'è la loro rarità e il loro inserimento in una cornice apparentemente semplice, ma in realtà piuttosto rigorosa, che rispetta le atmosfere del western con la modernità necessaria a una costosa serie Tv del 2020. Una serie che non butta i soldi in faccia allo spettatore e anzi tiene per la puntata finale, diretta da Taika Waititi, tutte le scene più spettacolari, guadagnate da una costruzione modulare dove personaggi ed elementi introdotti negli episodi precedenti arrivano a chiudere il cerchio.

Del resto la scrittura della serie è di Jon Favreau, che con la Disney e le sue strutture narrative ha ormai un ottimo rapporto, e buona parte del credito autoriale va anche a Dave Filoni, che ne ha diretto il primo episodio ed è ben rodato sulle strutture narrative pulite ed efficaci dell'animazione televisiva di Star Wars. Gli episodi di The Mandalorian infatti sono più brevi di quelli delle serie drammatiche standard e questo perché non sono infarcite di sottotrame o sovrappopolate di protagonisti, ma rimangono all'essenziale, senza perdere mai di vista l'obiettivo di arrivare a un climax alla fine della puntata.

Aiuta poi che gli episodi siano impreziositi da attori come Werner Herzog, Carl Weather (il mitico Apollo Creed di Rocky), Giancarlo Esposito nei panni del villain finale e altri caratteristi televisivi molto solidi quali Mark Boone Junior (Sons of Anarchy) e la comica Amy Sedaris. Perfetta per gli appassionati di Guerre Stellari così come per il pubblico delle famiglie che costituisce il target primario della piattaforma Disney+, la serie ha centrato tutti i suoi obiettivi con la precisione di un vero... mandaloriano!

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La prima serie tv in live action della saga di Star Wars.
Overview di Andrea Fornasiero
giovedì 14 novembre 2019

Il dodici novembre è arrivata finalmente in America Disney+, la piattaforma streaming che porterà nelle case direttamente via Internet i Classici Disney oltre a contenuti Pixar, National Geographic, Marvel e ovviamente Star Wars. Proprio a Guerre Stellari è toccato l'onore e l'onere più importante, quello di aprire le danze con la prima serie originale: The Mandalorian.

Ideata da Jon Favreau, che dice di aver voluto realizzare un western sotto steroidi, The Mandalorian vede alla regia del primo episodio Dave Filoni, già autore delle serie animate di Star Wars degli ultimi anni: Star Wars: The Clone Wars, Star Wars Rebels e Star Wars Resistance.

Da una parte c'è quindi la novità della prima serializzazione "televisiva" in Live Action della saga cinematografica per eccellenza e dall'altra la continuità con il meticoloso svolto in Tv per guadagnare nuovi e più giovani fan a Star Wars. Filoni, che nel curriculum vanta anche la prima stagione dell'apprezzatissima Avatar: The Last Airbender, è una scelta vincente e parteciperà anche alla scrittura della serie (sua infatti la sceneggiatura del quindi episodio).

Delle otto puntate previste per la prima annata, distribuite settimanalmente e quindi ignorando il modello "binge watching" di Netflix, ben sei saranno scritte da Favreau in persona, che del resto si era già cimentato nel mischiare western e sci-fi in Cowboys & Aliens. Il restante episodio, il sesto, sarà invece firmato dal fumettista e sceneggiatore Christopher Yost insieme al regista della puntata, l'afroamericano Rick Famuyiwa. La diversity la farà da padrona dietro la macchina da presa, dove oltre a Filoni e Famuyiwa si cimenteranno l'asiatica Deborah Chow, Bryce Dallas Howard per la prima volta alle prese con la regia di un progetto di questa portata e il neozelandese Taika Watiti, che ha partecipato alla serie anche come "voice actor" del droide IG-11, visto nel primo episodio e immediatamente amato dai fan.

Il protagonista di The Mandalorian è invece Pedro Pascal, ma non lo vedremo in volto tanto presto visto che il personaggio rifiuta tenacemente di togliersi l'elmo anche quando è tra amici. È invece immediatamente riconoscibile, anche grazie all'inconfondibile accento, Werner Herzog nei panni di uno spietato trafficante che si avvale dei servizi del cacciatore di taglie al centro della serie. Herzog in questi giorni ha parlato benissimo della sua esperienza sul set, spiegando che la tecnologia messa a disposizione dalla Industrial Light & Magic permetteva agli attori di recitare non circondati dal green screen, come ormai di consueto per la fantascienza, bensì da un sistema che gli consentiva di vedere lo scenario in cui erano immersi i loro personaggi. Herzog ha detto che The Mandalorian è il ritorno del cinema alla sua forma migliore, una chiara risposta trasversale sulla polemica Scorsese v. Marvel che non accenna a placarsi.

Oltre a Herzog, si è visto nel pilot anche il mitico Apollo Creed di Rocky, Carl Weathers, nei panni di Greef Karga, l'uomo che assegna le taglie ai membri della gilda di cacciatori cui appartiene il mandaloriano. Inoltre è già entrato in scena l'alieno Kuill, una sorta di burbero ma pacifico allevatore con la voce di Nick Nolte. Nelle puntate a venire faranno poi la loro comparsa, con parti sostanziose, Gina Carano, nelle vesti della mercenaria ed ex ribelle Cara Dune, e Giancarlo Esposito, ex membro dell'impero la cui vita è stata radicalmente trasformata dalla caduta di Palpatine e Darth Vader. Avrà inoltre un ruolo da ospite la ex star di Marvel Agents of Shield Ming Na-Wen, che sarà l'assassina Fennec Shand.

Nella prima puntata The Mandalorian ha decisamente convinto sia la critica sia soprattutto il pubblico, a cui non dev'essere sembrato vero di poter vedere Star Wars in Tv, in una versione per altro più simile alla saga originale e al coté western del primo capitolo (evidente anche nella colonna sonora) rispetto a tutti i film che sono venuti in seguito.

Si aggiunga lo straordinario livello della produzione, dove non c'è un dettaglio fuori posto e tutto è curato nei minimi particolari, con un mix di computer graphic, scenografie e pure pupazzi. E non mancano momenti classici: dal saloon popolato anche di alieni, al mostro gigante da cui fuggire, fino a un colpo di scena finale che lascia con il fiato sospeso in attesa del prossimo episodio. La mira di The Mandalorian, a giudicare da questo pilot, pare davvero perfetta!

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