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Ultimo aggiornamento martedì 21 febbraio 2017
Alice deve tornare a Raccoon City, il luogo dove è cominciato l'incubo per cercare di salvare l'umanità, ormai appesa a un filo. In Italia al Box Office Resident Evil: The Final Chapter ha incassato 3,5 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Alice è stata tradita ed è rimasta sola a combattere eserciti di non morti per cercare di salvare quelle poche sacche di resistenza umana che ancora popolano il pianeta. Ormai però la fine appare vicina, presto non resterà traccia di vita alcuna. Ma ecco che la Regina Rossa, che le dà la caccia da sempre, l'avverte dell'esistenza di un antidoto, in grado di rimettere in sesto ogni cosa. Alice parte quindi alla volta del luogo da dove è fuggita, Racoon City, il ventre dell'Alveare, per la sua ultima e definitiva missione.
Nella lingua dei burocrati, l'espressione "reductio ad unum" indica l'operazione per cui vari aspetti di una questione complessa possono essere ricondotti ad un'unica comune causa determinante.
Su un terreno lontano e differente, Paul W. S. Anderson compie la sua sfacciata "reductio ad unum" attorno al personaggio di Alice, interpretato dalla moglie Milla Jovovic, tirando fili che affondano in punti distanti e annodandoli insieme in barba al concetto di credibilità e probabilmente anche alle regole base della narrazione, ma ottenendo a suo modo una sintesi efficace, che mette davvero la parola fine ad una saga che è arrivata al sesto film senza mai perdere il suo pubblico, e che chiude i battenti, molto probabilmente, soltanto per cause di forza maggiore, come la sopraggiunta età della protagonista assoluta. Tutto torna e non torna un bel niente, in questo capitolo finale, che quasi si costruisce da sé, come affidato alle mani di un giocatore esperto, che ormai sa come passare i livelli, scansare le trappole, nascondere le armi. Si torna su un luogo noto, con alcuni personaggi noti e un senso di nostalgia incombente, che il film incastona tra due estremi emblematici, col personaggio di Alice che arriva da non si sa bene dove e verso quell'ignoto riparte, solitaria come un eroe del vecchio west. Ci ha messo sei film per scoprire chi è, e la risposta che ha ricevuto non è propriamente di quelle che fanno felici - chissà, forse Anderson e compagni l'hanno estratta dal cilindro solo pochi mesi fa - però è, a suo modo, una risposta di grande coerenza, che di nuovo riduce all'unità forma e contenuto della serie intera, ridandole un'anima (o togliendogliela, a seconda della prospettiva).
Ci scappa qui anche un momento Quinto elemento, con la Jovovic attorniata e sormontata da memorie visive, che esalta e corrobora la trovata.
In mezzo a quei due estremi c'è il solito vecchio "Resident Evil", ipercinetico, rumoroso, assurdo e sanguinolento. Il Final Chapter conta forse ancora più botte da orbi e un taglio di non pochi secondi sulle lunghe spiegazioni tipiche della saga: segno che forse, a forza di ripetere lo stesso percorso, il film ha trovato un suo equilibrio, là, sopra le righe, e può serenamente salutarci per sempre.
Un posto nella storia del cinema Resident Evil se l'è conquistato con olio di gomito e una determinazione indefessa. Saga che scorre sottile sotto i radar del cinema mainstream, mai davvero così di successo da diventare di serie A, mai così marginale da essere interrotta. Dal 2002 ogni nuovo film di Resident Evil incassa più del precedente (e costa più del precedente) con l'unica eccezione dell'ultimo passato in sala, Retribution, eppure questa tenacissima serie che è diventata un franchise in corsa, che si è adeguata ai tempi ma gode di uno zoccolo duro di pubblico che fa impressione, non somiglia a niente altro. Un unico lunghissimo B movie di mostri che definire "tratto da un videogioco" sarebbe troppo poco.
Il prossimo film sarà l'ultimo Resident Evil, è stato detto in tutti i modi e l'ha ribadito anche il titolo, The Final Chapter.
Sarà la fine di una saga lunga 6 film e durata 14 anni, sempre scritta e prodotta da Paul W.S. Anderson ma solo 4 volte (inclusa quest'ultima) diretta da lui. Sempre con Milla Jovovich nei panni di Alice, unica attrice presente in tutti i 6 film e vera ed autentica forza motrice.
La storia che chiude tutta la saga è come sempre poco inventiva ma molto dinamica. La Umbrella Corporation è alla stretta finale, pronta a sferrare l'ultimo attacco e trova una Alice più che pronta anche se priva dei suoi poteri sovraumani. Si torna a Racoon City, là dove tutto è iniziato, tornano anche vecchie conoscenze e ci sarà la più insospettabile delle alleanze per l'ottenimento di un salvifico e inaspettato antidoto all'epidemia. Resident Evil ha fatto carne di porco della mitologia zombie senza seguire nessuna linea direttiva, senza tributare niente a nessuno e probabilmente senza eredi, un monster movie che non è fantascienza né horror ma flirta con entrambe, difficilmente classificabile e parallelo alla saga videoludica. Può non piacere molto facilmente ma ha un'originalità innegabile e un'arroganza nel portarla che avercene! Invece che venire dopo e seguire il successo videoludico, il cinema, in questo caso, quell'esplosione l'ha accompagnata, distanziandosene. Si può dire senza timore di errore che il Resident Evil del cinema sia una cosa a sé rispetto al gioco, e se lo è diventato, se ha mantenuto tutta questa indipendenza è stato soprattutto per la sua protagonista.
In realtà è tutto un affare di famiglia, almeno da quando (2009) Milla Jovovich e Paul W. S. Anderson si sono sposati. Non a caso quest'ultimo film vedrà anche la loro figlia sullo schermo. Non ci sono limiti alla dedizione di quest'attrice che ha formato la saga e ne è stata largamente formata. Grazie al successo soprattutto extra-domestico (cioè fuori dagli Stati Uniti), Milla Jovovich è diventata un corpo d'azione da che nasceva, vista la provenienza dalla moda, come corpo sessuale e romantico. Questa saga di serie B ne ha messo in luce doti che nessuno aveva intuito prima, una plasticità e una capacità di muoversi e dare forza ad ogni inquadratura che impressionano e mancano all'80% delle attrici che vediamo nei grandi blockbuster.
Ora l'ultimo film porta sopra il titolo il suo nome, come ne fosse l'autrice, invece ne è il motore, il volto da poster ma anche i muscoli e la tenacia. Grazie a lei e al suo fisico (che diventa ogni volta androgino da che sarebbe l'esatto contrario), grazie alla maniera in cui sembra crederci più di chiunque altro, Resident Evil si è costruita una nicchia invidiabile nella storia del cinema, senza muovere un passo dal proprio credo di mostri & esplosioni, senza perdere una pallottola tra quelle che potevano essere sparate, senza risparmiare un ralenti o un'esagerata scena d'azione con evoluzioni impossibili, senza cioè piegarsi al buon gusto ma sguazzando nel grossolano con una costanza e una sapienza commerciale che pochi altri hanno mai avuto.
Finalmente si conclude (anche se non ne sono sicuro visto il finale) una saga portata anche troppo per le lunghe. La trama lascia molto a desiderare così come il finale. Tutto si concentra sugli effetti speciali e combattimenti dove gli zombie passano in secondo piano e vengono rimpiazzati per lo più da mostri giganti. Come sempre bella e brava Milla Jovovich.
L'importante è finire, anche una saga munifica (oltre un miliardo di dollari al botteghino mondiale) come quella di Resident Evil The Final Chapter è il sesto e ultimo capitolo, il videogioco survival-horror della nipponica Capcom non avrà ulteriori adattamenti cinematografici. Possiamo farcene una ragione. Tornano, e come non potrebbero, gli affezionatissimi Paul W.