Il film - ad altissima carica sensuale - con Mickey Rourke e Kim Basinger offre l'occasione per un racconto sull'erotismo al cinema. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti
Diretto da Adrian Lyne, 9 settimane e ½ è un film ad altissima carica sensuale girato con la tecnica e i tempi del videoclip: Mickey Rourke e Kim Basinger si incontrano, si piacciono, si sbizzarriscono in frenetiche acrobazie erotiche per un periodo, appunto, di nove settimane e mezzo. Poi, per entrambi, il rientro nella normalità. Un film patinato, raffinato e scaltro: sono entrate nella leggenda, ormai, le sequenze del ghiaccio, delle ciliegie, del miele e dello spogliarello di Kim in controluce al suono della voce roca di Joe Cocker. Perfettamente in ruolo i due protagonisti, ottima la scelta delle musiche che ne ritmano e sottolineano le fatiche, efficace e un po’ ruffiana la fotografia.
In quel 1986 il cinema non è stato avaro di qualità. Scelgo alcuni titoli ai quali applico un’ulteriore selezione, hanno ottenuto uno o più Oscar: Platoon, Hannah e le sue sorelle, Figli di un dio minore, Il nome della rosa, Velluto blu, Mission, Aliens. Aggiungo Top Gun (guarda la video recensione), senza Oscar ma “culto”. Cito anche Speriamo che sia femmina di Monicelli: 7 “Donatelli” possono compensare la statuetta hollywoodiaa. Ma non c’è dubbio che da quell’antologia emerga di getto 9 settimane e ½.
Kim Basinger rimase la regina del sesso per molto tempo, ma non si limitò a quel segnale, condizionò il look femminile degli anni '80 con quella sottoveste bianca con pizzo diventata una vera icona. Ci sta un richiamo automatico a tre dive come lei. Audrey Hepburn col suo tubino nero indossato in Colazione da Tiffany; Uma Thurman con camicia bianca e pantaloni neri, diventati una divisa, che balla il twist con John Travolta in Pulp Fiction; Julia Roberts con tailleur da uomo di Armani sul red carpet di Venezia, irresistibile per le donne.
Concesso il dovuto alla ricorrenza di “Settimane”, secondo la mia vocazione storicistica mi consento, volentieri, un racconto sull’erotismo. Sempre nel limite della selezione, i film certo non mancano.
Se dici “sfumature” che siano grigie o nere, significa erotismo, sappiamo. Quel lemma si è conquistato quel significato grazie all’ impatto enorme dei libri di E.L. James e dei film diretti da Sam Taylor –Johnson (grigio) e James Foley (nero). E poi i personaggi Anastasia e Christian, modelli di potente erotismo bondage. E ritengo che possano essere lo spunto per una retrospettiva sull’erotismo, che certo non è stato inventato dalle “sfumature”. Il concetto è personale, ma dico che non è indispensabile l’hard, ma può bastare un “quanto” magari non definibile e non esplicito per essere funzionale all’“erotico”. Possiede potenza erotica la sequenza dove a Goldie Hawn si alzano le gonne per il vento e Mel Gibson la guarda da sotto, in Due nel mirino. Poi i due si rifaranno, a letto, secondo tutti i crismi.
Nelle varie classifiche, soprattutto americane, in quel senso, la sequenza apicale sarebbe quella di Burt Lancaster e Deborah Kerr avvinti nella risacca in Da qui all’eternità. Erano gli anni cinquanta, e così i due erano rigorosamente in costume da bagno. Gran momento di cinema, certo. Una piattaforma potente e di qualità, anche letteraria (James Cain), è Il postino suona sempre due volte. Nella versione di Bob Rafelson Jessica Lange e Jack Nicholson fanno sesso sul tavolo in cucina. Così come in Brivido caldo (ma è sempre “postino”) William Hurt e Kathleen Turner gemono dolorosamente -sono in colpa- sudati nel buio.
Poi c’è quella che possiamo chiamare “classicità”. Tom Cruise e Nicole Kidman in Eyes Wide Shut, ancora di Kubrick. Si amano, non si amano? Certo sono problematici ed eccoli nudi, tristi e bellissimi davanti allo specchio. Erotismo... latitante. Antonio Banderas e Angelina Jolie, altri modelli forti, si scatenano in Original Sin. Sono a letto, nudi, fanno sesso (non hard) a lungo, si contorcono, urlano. E c’è troppo poco da indovinare. Poi c’è Basic Instinct, con le famose gambe accavallate della Stone. In Rivelazioni Demi Moore si avventa sul pube di Michael Douglas come una forsennata. All’erotismo serve altro. E come dimenticare Ultimo Tango a Parigi. Una leggenda se vogliamo, con tanto di rappresentazione e di idea. Chi non ricorda la performance di Marlon Brando e Maria Schneider con quella sodomizzazione favorita dal burro. Divenne culto per molti versi, anche in chiave di regia e di verità. Bertolucci, fedele alla sua attitudine morbosa, artistica naturalmente, non disse nulla alla ragazza, che si trovò immersa in quella pratica improvvisamente, senza preparazione. Maria non era un’adolescente, aveva vent’anni, ma disse sempre di essere stata sconvolta da quell’episodio. Anche “Ultimo Tango”, creò emulazione. Più dell’oriente. C’è dell’altro: nelle solite classifiche di merito Brando venne consacrato numero uno del sesso, di tutti i tempi. Qualcuno organizzò a Parigi un ambiente con tanto di cartonato a grandezza naturale del divo, dove gli utenti, uomini e donne, potevano entrare e... lasciarsi andare alle fantasie.
Il richiamo letterario evoca altre due grandi firme, Nabocov per Lolita e la Duras per L’amante. Gli ammiccamenti erotici che Kubrick fa trasmettere da Sue Lyon non sono espliciti ma finiscono per essere molto di più. Era il 1962, ancora non si poteva mostrare tutto. La storia di sesso de L’amante di Annaud del 1991, poteva permettersi di essere più trasparente. Il comune denominatore delle due vicende è l’adolescenza, che finirebbe per sfiorare la pedofilia. Come non citare la “morbosità” d’oriente: L’impero dei sensi, di Oshima fece epoca e fece... emulazione.
E ancora in questa chiave, evoco una delle donne più erotiche del cinema di sempre, Brigitte Bardot. Qualcuno ha scritto che oltre al suo contributo artistico, certo cospicuo, Brigitte ha svolto anche una benemerita funzione terapeutica, curando i foruncoli ad alcune generazioni di adolescenti. Infine, un’altra eroina dell’erotismo. Ne Il principe e la ballerina, di Laurence Olivier, Marilyn indossa un abito bianco attillato, tanto che le si vede quella che Tarantino definisce “la pancina”; è in una stanza regale, dalla strada arriva il suono di un organetto. Marilyn comincia a ballare, coi suoi fianchi, col le sue spalle, fa passetti avanti e indietro. Vestita di bianco, semplicemente. Altro che erotismo.
Certo, è Marilyn.