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Oscar 2025: chi trionferà quest'anno? Ecco le nostre previsioni

A contendersi i premi più importanti Conclave, The Brutalist e Anora. In cima alla classifica delle nomination c'è Emilia Pérez, che ha fatto la storia con 13 candidature per un film in lingua non inglese, ma i tweet offensivi dell’attrice Karla Sofía Gascón hanno compromesso la scalata. Quante statuette riuscirà a vincere?
di Giovanni Bogani

giovedì 27 febbraio 2025 - Oscar

Oscar, ci siamo: fra poche ore sapremo tutto. Chi ha vinto, chi ha perso. Chi corre verso la leggenda, chi è stato re per una notte, chi rimarrà “a complete unknown”, un completo sconosciuto o quasi.

È il crocevia fra la leggenda e l’occasione perduta, fra il Big bang di una carriera e l’implosione, il Buco nero. Tutto in una notte: sogni di attrici sessantenni condannate ai popcorn movies, consacrazioni di registi indipendenti dall’immaginario smisurato, e pietre tombali sul fiammeggiante trionfo di attrici transgender travolte da un insolito destino, quello di scivolare sulla buccia di banana di un pugno di tweet.

E allora? Per il momento, stallo alla messicana: fra quattro film. Anora, The Brutalist e Conclave. Ma andiamo con ordine. La cerimonia di consegna degli Oscar si terrà domenica sera, al Dolby Theatre di Los Angeles. La presenterà il comico Conan O’ Brien, che prende il testimone da Jimmy Kimmel, conduttore delle ultime due edizioni. In Italia potremo vedere tutto in diretta e in chiaro, su Raiuno e su Raiplay, dalle 23:25 con il red carpet fino alla fine della cerimonia.

Sono l’ultimo atto della stagione dei premi, il più importante. È come una finale di Champions League, ma con tante squadre ancora in gara. In realtà, se si dà un occhio ai premi già assegnati nelle ultime settimane capisci che i film che lottano per splendere sono pochissimi. Nelle scorse settimane sono stati assegnati i SAG Awards, i premi del sindacato degli attori, i Golden Globes, i PGA e i DGA, premi assegnati dai produttori e dai registi, i WGA, assegnati dagli sceneggiatori, i Critics’ Choice Awards, gli Spirit Awards e i BAFTA. E molti di coloro che hanno votato quei premi fanno anche parte dell’Academy, che vota gli Oscar. I super nerd cinematografici si sono messi a incrociare dati su dati, come Benedict Cumberbatch davanti a un messaggio cifrato dai nazisti col codice  Enigma. E ne hanno tratto previsioni al millimetro.

Noi, per ora, abbiamo capito che a contendersi gli Oscar più importanti quest’anno saranno tre film: Conclave, The Brutalist e Anora. Che potrebbe tagliare il nastro del traguardo più ambito. Andando più nel dettaglio: probabilmente The Brutalist e Conclave vinceranno il maggior numero di statuette, ma il premio per il miglior film potrebbe andare ad Anora, interpretato da una memorabile Mikey Madison, che tuttavia non dovrebbe vincere l’Oscar come migliore attrice, superata da Demi Moore di The Substance, che ha già vinto il Golden Globe e il SAG, mentre Madison ha vinto il BAFTA e l’Independent Spirit.

Naturalmente, in cima alla classifica delle nomination non c’è uno di questi tre film, ma il gangsta-musical di Netfilx Emilia Pérez, che ha fatto la storia con 13 candidature, record assoluto per un film in lingua non inglese. Ma i tweet offensivi dell’attrice Karla Sofía Gascón riemersi dalle tenebre di X hanno fatto più danno di un’invasione di cavallette. Speranze di Oscar al miglior film quasi del tutto evaporate, restano aggrappate alla speranza di una statuetta la splendida Zoe Saldaña come non protagonista e "El Mal" come miglior canzone originale. E veniamo a tracciare qualche ipotesi, categoria per categoria.


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MIGLIOR FILM

In nomination ci sono Anora, The Brutalist, A Complete Unknown, Conclave, Dune: Part Two, Emilia Pérez, Io sono ancora qui, Nickel Boys, The Substance e Wicked.

The Brutalist, Leone d’argento alla Mostra del cinema di Venezia, è cinema-cinema, girato in pellicola 70millimetri, in VistaVision – lo stesso formato che usava Alfred Hitchcock – e con una durata-monstre di 3 ore e 35 minuti, per una storia titanica di ambizione, creatività, orgoglio, ossessione creativa, follia, superbia e sottomissione, che si incarna tutta negli occhi spiritati e nel naso da rapace di Adrien Brody. È una scommessa titanica, è il coraggio di un regista che si fa immagine, storia, spettacolo grandioso. Ha vinto il Golden Globe come miglior film drammatico, ma non dovrebbe farcela a vincere l’Oscar come miglior film.

Lo stesso pare essere il destino di Conclave, rigoroso e geometrico dramma “da camera” su intrighi, alleanze, segreti e bugie in vista dell’elezione di un nuovo Papa, girato in gran parte a Cinecittà, dove hanno ricostruito la Cappella sistina. Film di corridoi, silenzi, sguardi furtivi, tormenti interiori, domande senza risposta. Conclave ha vinto ai BAFTA e ai SAG, ma il suo regista Edward Berger non ha ricevuto una nomination per la regia. Sarebbe strano – e rarissimo, nella storia – che vincesse come miglior film.

Alla fine, dovrebbe vincere Anora, il film di Sean Baker già premiato con la Palma d’oro a Cannes: lo scatenato viaggio dagli strip club di Manhattan ai locali per russi di Brighton Beach, trascinato dal personaggio di una spogliarellista givoane, sexy, intelligente eppure fragile, una Cenerentola tutto sesso e vitalità, in un film che viaggia su di giri, tutto in una notte, come Fuori orario di Martin Scorsese


In foto Adrien Brody in una scena di The Brutalist.
MIGLIOR REGIA

Se la vedono in cinque, quattro uomini e una sola donna, quest’anno. I cinque sono Jacques Audiard, il regista di Emilia Pérez, Sean Baker di Anora, Brady Corbet di The Brutalist, Coralie Fargeat di The Substance, James Mangold di A Complete Unknown.

Sembra, al momento, una questione a due, fra lo Sean Baker di Anora e il Brady Corbet di The Brutalist.

Entrambi sono contrassegnati da un’impronta estremamente “indipendente”. Sean Baker ha raccontato, nei suoi precedenti film, di outsider, personaggi ai margini dell’american dream: un immigrato clandestino cinese in Take Out, un contraffattore di marchi registrati in Prince of Broadway, una prostituta transgender in Tangerine, film che ha girato tutto con un iPhone, una madre che vive in motel in Un sogno chiamato Florida (guarda la video recensione).

Brady Corbet inizia come attore: era uno dei due psicopatici di Funny Games di Michael Haneke, e ha recitato per Lars von Trier, Assayas, Ruben ?stlund. Il suo film d’esordio come regista, a 27 anni, The Childhood of a Leader – L’infanzia di un capo (guarda la video recensione), del 2015, premiato a Venezia come miglior opera prima, spinge Jonathan Demme a paragonare il suo esordio a quello di Orson Welles.

Entrambi, Baker e Corbet, hanno vinto numerosi premi alla regia. Ma i premi del DGA sono indicatori cruciali per gli Oscar. E il DGA, il Directors Guild Award, l’ha vinto Baker.


In foto una scena di Anora.
MIGLIOR INTERPRETAZIONE

MIGLIOR ATTORE
I cinque in gara sono Adrien Brody di The Brutalist, Timothée Chalamet di A Complete Unknown, Colman Domingo di Sing Sing, Ralph Fiennes di Conclave, Sebastian Stan di The Apprentice, il film sull’ascesa di Donald Trump, di cui Donald Trump ha cercato in ogni modo di impedire l’uscita.
Anche qui è una partita a due, fra Adrien Brody di The Brutalist e Ralph Fiennes di Conclave. Outsider possibile, il Timothée Chalamet di A Complete Unknown, il biopic su Bob Dylan nel quale Chalamet canta davvero, e suona davvero la chitarra. Oltre a indossare con personalità la stessa strafottenza di Bob Dylan. Chalamet ha vinto domenica ai SAG Awards, e ha messo in crisi i bookmakers, che davano già come sicura la vittoria di Brody.

MIGLIORE ATTRICE
In gara ci sono Cynthia Erivo di Wicked, Karla Sofía Gascón di Emilia Pérez, Mikey Madison di Anora, Demi Moore di The Substance, Fernanda Torres di Io sono ancora qui.
Qui non è una corsa testa a testa, qui c’è una chiara favorita: Demi Moore. Ai Golden Globes, ai Critics’ Choice Awards e agli Screen Actors Guild ha fatto incetta di premi. Per l’ex soldato Jane è il ruolo della vita, questa storia di un personaggio televisivo un po’ dimenticato che è anche un po’ lo specchio della sua carriera. Il discorso di Demi, nel ricevere il Golden Globe, è fra le cose memorabili ascoltate quest’anno, e sembra il sigillo a una vittoria annunciata. Resta, al di là di tutto, il fatto che la vera rivelazione dell’anno è Mikey Madison di Anora. È lei che si prende il film sulle spalle, lei che sparge nel film la sua verve, la sua intelligenza, la sua sensualità, la sua energia. Madison ha vinto ai BAFTA come miglior attrice. Ma potrebbe non bastare.
C’è anche una terza possibilità. E l’interpretazione è di quelle memorabili: Fernanda Torres. Un’interpretazione misurata, piena di dignità, di rabbia controllata, di ragionevolezza e calma mantenuta a ogni costo, di forza d’animo racimolata in ogni anfratto di sé, nel ruolo della moglie di un desaparecido brasiliano in Ainda estou aqui di Walter Salles. Che, con quieta e limpida forza narrativa e visuale, racconta la tragedia di tutta una classe sociale, la borghesia intellettuale sudamericana, e forse di tutto il mondo, disarmata di fronte alle brutalità dei regimi totalitari. In Brasile, ma non solo lì.

ATTORE NON PROTAGONISTA
In nomination Yuriy Borisov di Anora, Kieran Culkin di A Real Pain, Edward Norton di A Complete Unknown, Guy Pearce di The Brutalist, Jeremy Strong di The Apprentice.
Le previsioni indicano Kieran Culkin di A Real Pain, che ha dominato la stagione dei premi. Hanno fatto un lavoro meraviglioso, a nostro avviso, Edward Norton come Pete Seeger in A Complete Unknown  e Jeremy Strong in The Apprentice. Ma non vinceranno.
È meraviglioso anche Yuriy Borisov – che si firma talvolta Jura, per non confondersi con l’omonimo politico – che fa il bodyguard silenzioso in Anora. L’avevamo visto in Scompartimento n.6, ed era stato una rivelazione. Confermata.

ATTRICE NON PROTAGONISTA
Qui l’unica superstite al naufragio-Gascón, che sembrerebbe aver trascinato giù con sé tutte le candidature di Emilia Pérez, è Zoe Saldaña, che dovrebbe vincere a mani basse. Anche perché, in realtà, il suo ruolo è ben più che “di supporto”: è coprotagonista del film a tutti gli effetti. E in più canta, balla, domina la scena, trasuda umanità e grinta. Qualche chance per Isabella Rossellini, che in Conclave ha una parte invece molto limitata quantitativamente, appena sette minuti, ma importante. È bravissima anche Felicity Jones in Conclave. E non scherza neppure Monica Barbaro, che interpreta una struggente Joan Baez in A Complete Unknown.


In foto Demi Moore in una scena di The Substance.
LE ALTRE CATEGORIE

SCENEGGIATURA ORIGINALE
In gara Anora, A Real Pain, September 5, The Brutalist, The Substance.
Dovrebbe vincere Anora,  che è stato premiato per la sceneggiatura ai WGA, i Writers Guild Awards. Ai Critics’ Choice ha invece vinto The Substance, mentre ai BAFTA ha trionfato A Real Pain. Qui le chances sono più equilibrate.

SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Si fronteggiano A Complete Unknown, Conclave, Emilia Pérez, Nickel Boys, Sing Sing.
Dovrebbe vincere Conclave. Stupisce che, almeno nella cinquina, non ci sia Io sono ancora qui, la cui sceneggiatura evita qualsiasi sensazionalismo per parlare di una tragedia storica.

ANIMAZIONE
Si affrontano Flow, Inside Out 2, Memoir of a Snail, Wallace and Gromit: Vengeance Most Fowl, Il robot selvaggio. È quest’ultimo il favorito, con qualche chance per Inside Out 2.

SCENOGRAFIA
In nomination The Brutalist, Conclave, Dune: Parte 2, Nosferatu e Wicked. Dovrebbe vincere quest’ultimo, anche se The Brutalist meriterebbe l’Oscar, anche solo per le invenzioni architettoniche, per la biblioteca della prima parte del film e per l’edificio polifunzionale in mezzo al nulla che è il centro stesso della narrazione del film.
Nathan Crowley e Lee Sandales sono gli scenografi di Wicked, già per otto volte nominati agli Oscar senza aver mai vinto.

FOTOGRAFIA
In nomination The Brutalist, Dune: Parte 2, Emilia Pérez, Maria, Nosferatu. Dovrebbe vincere la fotografia sontuosa di The Brutalist, curata da Lol Crawley, cui Brady Corbet ha chiesto di girare su pellicola 70mm, con complicate e pesantissime macchine da presa da installare anche sui costoni di roccia delle Alpi Apuane. The Brutalist ha vinto ai BAFTA per la migliore fotografia, ma ci sono chances anche per Nosferatu e per Maria di Pablo Larraìn.


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COSTUMI
In gara A Complete Unknown, Conclave, Il gladiatore II, Nosferatu e Wicked. Dovrebbe vincere Wicked, con qualche chance per Nosferatu.
Da segnalare che nei costumi di Conclave c’è un (bel) po’ di Italia: non soltanto perché la costumista Lisy Christl si è affidata agli artigiani di Cinecittà, ma anche perché la costume supervisor è l’italiana Ilaria Marmugi. E perché tutte le croci che i cardinali del film portano al collo sono state disegnate dal jewel designer fiorentino Riccardo Penko, erede di una tradizione familiare di orefici.

MONTAGGIO
In lizza ci sono Anora, The Brutalist, Conclave, Emilia Pérez e Wicked. La bilancia parrebbe pendere dalla parte di Conclave, che ha vinto nella categoria Best editing ai BAFTA. Potrebbe vincere anche Anora.

MAKE UP
Si affrontano Emilia Pérez, A Different Man, Nosferatu, The Substance e Wicked. Secondo le previsioni, e anche secondo il buon senso, non può che vincere The Substance. È tutto un film che si affida alla trasformazione fisica dei corpi: quelli di Demi Moore e di Margaret Qualley che si disintegrano, e la conclusione finale, body horror allo stato puro. Tutto si stampa nella nostra memoria: ed è in gran parte frutto del lavoro dei truccatori Pierre-Olivier Persin, Stéphanie Guillon e Marilyne Scarselli.

SUONO
Nomination per A Complete Unknown, Dune - Parte 2, Emilia Pérez, Wicked e Il robot selvaggio. I bene informati dicono che vincerà Dune - Parte 2. Anche se il lavoro fatto sul suono di A Complete Unknown ­– con le registrazioni dei molti “live” musicali, le atmosfere dei concerti, la voce di Timothée Chalamet da rendere simile a quella graffiata e provocatoria di Bob Dylan, e le canzoni intonate alla chitarra da Chalamet in una stanza, da restituire come plausibili performance dei primi anni ’60 – beh, pare un lavoro mostruoso, delicatissimo e portato avanti con grande perizia.

EFFETTI SPECIALI
Dovrebbe vincere Dune - Parte 2. L’Oscar per la stessa categoria era andato a Dune tre anni fa.


In foto una scena di Wicked.

COLONNA SONORA
The Brutalist, Conclave, Emilia Pérez, Wicked, Il robot selvaggio in nomination. Dovrebbe vincere The Brutalist. La partitura di Daniel Blumberg è pazzesca: nei primi dieci minuti del film/fiume di Brady Corbet, è addirittura l’elemento trascinante di tutto, si porta addosso le immagini e le emozioni dello spettatore. Per tutto il film, ascoltiamo questa musica, con poche note che si ripetono in modo ossessivo, echi minacciosi e solenni. E poi, d’improvviso, la musica cambia toni, atmosfere, ritmi.
C’è di tutto nella colonna sonora di Blumberg, frutto di un lavoro durato anni, insieme al regista Brady Corbet. Ci sono note ossessive e melodie distese; percussioni minacciose e aperture scintillanti, affidate agli ottoni. Ci sono rumori esterni e note di pianoforte, momenti lirici e altri implacabili. L’idea centrale del film, e del suo protagonista, l’architetto immaginario László Tóth, l’idea di lasciare all’umanità qualcosa di duraturo, una traccia di sé, è evidente anche nel lavoro di Blumberg.

CANZONE
Per la prima volta, nella categoria Miglior canzone originale, gli artisti in gara non si esibiranno dal vivo. È cambiato il format, con gli autori delle canzoni che saranno intervistati sul processo creativo delle canzoni stesse. Peccato: ricordiamo ancora il duetto fra Bradley Cooper e Lady Gaga in Shallow, per A Star Is Born (guarda la video recensione), o Billie Eilish con Finneas in What Was I Made For?, agli Oscar 204.
Tra le performance confermate ci sarà un’esibizione di apertura con Ariana Grande e Cynthia Erivo, protagoniste di WickedE veniamo alle nomination: Never Too Late da Elton John: Never Too Late, El Mal da Emilia Pérez, Mi camino sempre da Emilia Pérez, The Journey da The Six Triple Eight e Like a Bird da Sing Sing.
Vincerà una delle due canzoni di Emilia Pérez in nomination. El Mal sembra la più probabile. È quella che Zoe Saldaña canta, e balla, durante la cena di gala. Il regista Jacques Audiard figura fra gli autori del testo, Clément Ducol e Camille autori della musica.


In foto una scena de Il robot selvaggio.

DOCUMENTARIO
In gara Black Box Diaries, No Other Land, Porcelain War, Colonna sonora di un colpo di Stato, SugarcaneLe indicazioni sono per Porcelain War. Il documentario di Brendan Bellomo e Slava Leontyev racconta storie di soldati ucraini, soldati che fino a ieri erano persone con un lavoro “normale”, lontanissimi dalla realtà della guerra. Come Leontyev, coregista del film, che creava piccole sculture in porcellana, e si è ritrovato sui campi di battaglia. Il film è stato realizzato anche grazie al contributo di volontari che, in battaglia, riprendevano attraverso videocamere GoPro portate addosso.

FILM INTERNAZIONALE
È una categoria dalle nomination entusiasmanti. Peccato per Vermiglio di Maura Delpero, che non è entrata nella cinquina, ma i concorrenti arrivati in fondo alla corsa sono formidabili. Degli oltre 90 film proposti dalle varie Nazioni del mondo, sono rimasti Emilia Pérez di Jacques Audiard, The Girl with the Needle di Magnus von Horn, Io sono ancora qui di Walter Salles, Il seme del fico sacro di Mohammad RasoulofFlow – Un mondo da salvare di Gints Zilbalodis.
È il primo anno, nella storia degli Oscar, che due contendenti di questa categoria sono anche in lizza nella categoria Miglior film: si tratta di Emilia Pérez e Io sono ancora qui. Sulla carta, l’Oscar al miglior film internazionale dovrebbe andare ad Emilia Pérez, anche dopo lo tsunami Gascón. Ma non è escluso che Io sono ancora qui possa completare la sua rimonta. Sarebbe un bel segnale anche un premio a Il seme del fico sacro, con il suo coraggioso messaggio di libertà, costato al suo regista Mohammad Rasoulof  l’abbandono forzato del suo paese.

CORTOMETRAGGIO
Dovrebbe vincere Anuja, diretto da Adam J. Graves e prodotto dalle attrici indiane Mindy Kaling e Priyanka Chopra-Jonas. Il film – disponibile su Netflix – racconta l’India, mettendo in scena la tragedia dello sfruttamento del lavoro minorile. La colonna sonora è firmata dall’italiano Fabrizio Mancinelli, nato all’Aquila e da tempo attivo a Hollywood.

IN MEMORIAM
Ci siamo svegliati, giovedì 27 febbraio, con il volto roccioso di Gene Hackman su tutte le bacheche degli amici, e abbiamo capito che il cinema perdeva un altro pezzo della sua storia. Imponente, massiccio, mai lezioso, eroe di una recitazione senza fronzoli, monumentale nella sua essenzialità. Lo rivedremo, domenica notte, nella sequenza In Memoriam, il ricordo che la notte degli Oscar dedica a chi, nel mondo dell’immaginario collettivo, se n’è andato a dissolversi in cometa.
Impossibile non pensare a Donald Sutherland, Shelley Duvall, a Maggie Smith, a Shannen Doherty, a Olivia Hussey, ad Alain Delon, a David Lynch. Ci sarà anche Gene Hackman, gigantesco attore senza ghirigori. Che di Oscar ne aveva vinti due, per Il braccio violento della legge e per Gli spietati. E che all’intervistatore confessava, candido, di non ricordare più dove li avesse messi. Probabilmente era vero.


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