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I nobel per la letteratura: la mente vola al loro stretto rapporto col cinema

Un viaggio con alcuni dei principali film tratti da opere di autori che hanno vinto il Nobel.
di Pino Farinotti

Henry Fonda (Henry Jaynes Fonda) 16 maggio 1905, Grand Island (Nebraska - USA) - 12 Agosto 1982, Los Angeles (California - USA). Interpreta Tom Joad nel film di John Ford Furore.
sabato 12 ottobre 2019 - News

La scrittrice polacca Olga Tokarczuk ha ottenuto il Premio Nobel per il 2018, non attribuito per le dimissioni di sei membri dell'organizzazione, legate ai presunti abusi sessuali commessi dal marito di una delle componenti dell'Accademia. Così le sarà consegnato quest'anno. Con lei il vincitore 2019 l'austriaco Peter Handke.

Il Nobel letterario, su MYmovies, non può non evocare i film derivati dagli scrittori vincitori nei decenni. Ce ne sono molti naturalmente e spesso, non sempre, di qualità. Il nodo può essere il solito, storico, del rapporto non sempre semplice e felice fra libro e film. Nella selezione dovrò fare delle scelte, con relative, omissioni ...dolorose.
Pino Farinotti

Parto da un nome esemplare in questo senso, Eugene O'Neill (Nobel 1936), forse il più grande commediografo americano. Il cinema si è appropriato di sue opere come Lungo viaggio verso la notte, del 1962 diretto da Sidney Lumet, con Katharine Hepburn, che ebbe una nomination all'Oscar, e Ralph Richardson. Trattasi di opera elegante e colta. Ma il cinema non la inserisce nei suoi classici. Il lutto si addice ad Elettra, forse il titolo che più identifica O'Neill risulta accademico e quasi noioso.

I romanzi di Ernest Hemingway sono perfetti per il cinema, e il cinema ne ha approfittato a volte stravolgendo la trama, inventandosi degli happy end quando invece la conclusione e l'equilibrio drammaturgico dettavano il contrario. Nel 1954, quando lo scrittore vinse il Nobel, la motivazione citava la sua opera di quell'anno Il vecchio e il mare, dove il regista John Sturges, rispettoso del testo, inserì lunghi momenti di voce fuori campo, letti, nell'edizione italiana, da Gino Cervi. Un altro romanzo di Hemingway, "Avere e non avere", ebbe tre versioni, una è un classico del cinema, Acque del sud, pure con l'anomalia del lieto fine. Però i nomi in gioco erano nobili: il regista Howard Hawks e lo sceneggiatore, William Faulkner nientemeno, altro premio Nobel (1949) al quale non sembrò vero di poter fare un dispetto al suo antagonista Hemingway.

Come sceneggiatore Faulkner è intervenuto anche in un grande classico della letteratura gialla, Il grande sonno, di Raymond Chandler. Come ispiratore di film Faulkner non era l'autore ideale, le sue narrazioni vivono di introspezione a scapito dell'azione. L'urlo e il furore, diventato film (regia di Martin Ritt) col titolo L'urlo e la furia, è molto lontano dalla qualità del romanzo. "Santuario", forse il titolo più importante dell'autore del Sud, presenta una versione cinematografia dal titolo Perdizione (regia di Stephen Roberts), anche questo inadeguato. Il cinema ricorda invece La lunga estate calda, un racconto, che deve molto all'appeal di Paul Newman. Il cinema ha amato John Steinbeck, "Nobel" del 1962. La traslazione libro film è quasi sempre corretta. I titoli sono molti, alcuni classici veri, come Viva Zapata, Uomini e topi, La valle dell'Eden. Soprattutto Furore che, assunto da John Ford divenne capolavoro doppio e non è improprio dire che divide alla pari le due paternità. E non è quasi mai accaduto.

I tedeschi: Thomas Mann (Nobel 1929) e Gunter Grass (1999). Mann, autore fra i grandi maestri del novecento ha ispirato film dalle sue opere maggiori: fra queste I Buddenbrooks, altro titolo citato nella motivazione del premio, del 2008, per la regia di Heinrich Breloer, opera corretta, ma niente di più.

La montagna incantata, titolo fondamentale, è diventato un film TV diretto da Hans Geissendörfer nel 1982,ma non rende giustizia al testo. Ma il cinema, nella sua ... bizzarria, privilegia Morte a Venezia, un racconto lungo, ma perché lo ha assunto Luchino Visconti. Gunter Grass è noto nel mondo per il suo "Tamburo di latta", diventato anche un classico del cinema grazie alla qualità del tedesco Volker Schlöndorff.

I francesi: Albert Camus (Nobel 1957) e Jean-Paul Sartre (1968). Anche Camus deve molto a Visconti che ha filmato Lo straniero nel 1967. Un altro italiano, Gianni Amelio, ha firmato, nel 2011, le versione de Il primo uomo, risultato dignitoso. Ricordabile è La peste, del 1992 diretto da Luis Puenzo. I premi Nobel russi, Pasternak (Nobel 1958) e Solženicyn (1970) sono autori cosiddetti dissidenti. Per Il dottor Zivago di Pasternak può valere il concetto della doppia paternità, visto che David Lean nel 1965 ne ha tratto un film da cinque Oscar. Una giornata di Ivan Denisovic, il racconto più noto di Solženicyn è diventato un film del regista Caspar Wrede, che non ha toccato la potenza del master letterario.

Quello che può essere definito il capolavoro della britannica Doris Lessing, (premio Nobel 2007) è certo Due nonne diventato Two Mothers per la regia di Anne Fontaine, con Robin Wright e Naomi Watts, due amiche, madri quarantenni, che si innamorano dei figli diciottenni. Successo di critica e di pubblico, del libro e del film.


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