Splendore visivo e perfetto ritmo narrativo
Regista inglese. Nonostante la religione di famiglia (quacchera) proibisca il cinema, entra in questo mondo alla fine degli anni '20, dove svolge tutte le mansioni, partendo da addetto al ciak fino a diventare un abile montatore. La prima occasione di passare dietro la mdp gliela offre N. Coward, che lo promuove suo assistente per Eroi del mare - Il cacciatorpediniere Torrin (1943). Sono proprio le opere di Coward a fornirgli i soggetti per i suoi primi lavori: La famiglia Gibson (1944), Spirito allegro (1945), e soprattutto Breve incontro (1945), malinconica storia di un amore non vissuto. Nei due adattamenti da C. Dickens, Grandi speranze (1946) e Le avventure di Oliver Twist (1948), interpretati da A. Guinness, emergono già chiare alcune caratteristiche del suo stile, come il rispetto dello spirito dei testi originali e la puntigliosa attenzione ai dettagli e all'atmosfera dell'epoca in cui si svolge l'azione. Dopo le due garbate commedie Hobson il tiranno (1954), con C. Laughton, e Tempo d'estate (1955), con K. Hepburn, cambia decisamente direzione, virando verso le grandi produzioni internazionali. Il ponte sul fiume Kwai (1957), anomalo film comico-bellico, costruito attorno a un'operazione di sabotaggio di un gruppo di prigionieri e girato con grande dispendio di mezzi, ha il pregio di non mettere in ombra le raffinate indagini psicologiche e la morale antimilitarista. La pellicola vince sette Oscar, tra cui quelli per miglior film, regia e attore protagonista (A. Guinness, presenza pressoché costante nei suoi cast) e musica, con la celeberrima marcetta fischiettata dai protagonisti. Gli servono poi cinque lunghi anni di lavoro per trasporre sullo schermo la biografia del soldato inglese T.E. Lawrence intitolata I sette pilastri della salvezza, diventata, per gli spettatori, semplicemente Lawrence d'Arabia (1962, 7 Oscar). La sua maestria registica consiste nel saper maneggiare la maestosità della messa in scena, il fascino dei paesaggi, il magnetismo del protagonista P. O'Toole, affascinante ed enigmatico, e l'ambiguità delle sue scelte senza giudicare e senza far prevalere un aspetto sugli altri. Le leggendarie immagini del deserto, silenzioso e immobile testimone, filmato con il rispetto riservato a una star, portano la pellicola a conquistare altre sette statuette. L. ha ormai in un certo senso codificato le caratteristiche del kolossal e un analogo, vastissimo, successo di pubblico viene tributato a Il dottor Zivago (1965, 5 Oscar), adattamento del romanzo omonimo di B. Pasternak, interpretato da O. Sharif e J. Christie. Ambientato all'epoca della rivoluzione russa, il film rappresenta una delle più popolari storie d'amore del cinema. L'Irlanda della prima guerra mondiale fa da sfondo al meno fortunato La figlia di Ryan (1970), melodramma criticato per la grandiosità ritenuta eccessiva in una vicenda intima. Forse amareggiato dai giudizi ricevuti, L. aspetta molti anni prima di tornare al lavoro. Passaggio in India (2 Oscar), tratto dal romanzo di E.M. Forster, esce infatti nel 1984. Lo scontro tra la cultura inglese e quella indiana, tra la rigida formalità e il sensuale esotismo, il razzismo di fondo e l'impossibilità di una conciliazione, contrastano con lo splendore visivo e il perfetto ritmo narrativo. Nominato sir dalla regina, muore poche settimane prima di cominciare le riprese di Nostromo da J. Conrad.

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