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martedì 2 giugno 2020

Marcello Mastroianni

Nome: Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni
Data nascita: 28 Settembre 1924 (Bilancia), Frosinone (Italia)

Data morte: 19 Dicembre 1996 (72 anni), Parigi (Francia)
occhiello
Tu sei tutto, Sylvia! Ma lo sai che sei tutto? You are everything, everything! Tu sei la prima donna del primo giorno della creazione, sei la madre, la sorella, l'amante, l'amica, l'angelo, il diavolo, la terra, la casa...
dal film La dolce vita (1960) Marcello Mastroianni  Marcello Rubini
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Marcello Mastroianni
Festival di Venezia 1993
Premio coppa volpi per il miglior attore non prot. per il film Un, due, tre, stella! di Bertrand Blier

Golden Globes 1993
Nomination miglior attore per il film La vedova americana di Beeban Kidron

Nastri d'Argento 1991
Nomination miglior attore per il film Verso sera di Francesca Archibugi

Nastri d'Argento 1991
Premio miglior attore per il film Verso sera di Francesca Archibugi

Festival di Venezia 1989
Premio coppa volpi migliore interpretazione maschile per il film Che ora è di Ettore Scola

Premio Oscar 1988
Nomination miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Nastri d'Argento 1988
Premio miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

David di Donatello 1988
Nomination miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

David di Donatello 1988
Premio miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Nastri d'Argento 1988
Nomination miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Festival di Cannes 1987
Premio miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Nastri d'Argento 1986
Premio miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

David di Donatello 1986
Premio miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1986
Nomination miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

David di Donatello 1986
Nomination miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

Golden Globes 1978
Nomination miglior attore per il film Una giornata particolare di Ettore Scola

Premio Oscar 1978
Nomination miglior attore per il film Una giornata particolare di Ettore Scola

Festival di Cannes 1970
Premio miglior attore per il film Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca di Ettore Scola

David di Donatello 1965
Premio miglior attore per il film Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica

David di Donatello 1965
Nomination miglior attore per il film Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica

David di Donatello 1964
Nomination miglior attore per il film Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica

David di Donatello 1964
Premio miglior attore per il film Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica

Premio Oscar 1963
Nomination miglior attore per il film Divorzio all'italiana di Pietro Germi

Nastri d'Argento 1962
Premio miglior attore per il film Divorzio all'italiana di Pietro Germi

Nastri d'Argento 1962
Nomination miglior attore per il film Divorzio all'italiana di Pietro Germi

Nastri d'Argento 1961
Nomination miglior attore per il film La dolce vita di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1961
Premio miglior attore per il film La dolce vita di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1958
Premio miglior attore per il film Le notti di Cabiria di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1958
Nomination miglior attore per il film Le notti di Cabiria di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1955
Nomination miglior attore per il film Giorni d'amore di Giuseppe De Santis

Nastri d'Argento 1955
Premio miglior attore per il film Giorni d'amore di Giuseppe De Santis



L'attore è un avvocato senza scrupoli ne Il tuttofare, commedia di Valerio Attanasio al cinema dal 19 aprile.

Sergio Castellitto: «Il futuro è un diritto dei giovani. Non possiamo negarglielo»

lunedì 16 aprile 2018 - Paola Casella cinemanews

Sergio Castellitto: «Il futuro è un diritto dei giovani. Non possiamo negarglielo» Sergio Castellitto è Toti Bellastella, principe del Foro con un formidabile pelo sullo stomaco, nella commedia Il tuttofare, con cui lo sceneggiatore Valerio Attanasio esordisce al lungometraggio di finzione. Toti è un personaggio irresistibile nella sua totale mancanza di scrupoli, ma Castellitto ha scelto di non rendercelo simpatico e non invitare gli spettatori all'emulazione. "Una strepitosa recitazione di Castellitto che giganteggia su tutto il film". Dalla recensione di MYmovies.it Insomma, ha scelto di non fare il piacione.
Ho interpretato questo personaggio come un atto d'amore nei confronti di chi mi ha insegnato l'amore per il cinema e con cui ho avuto la fortuna di lavorare: Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Ettore Scola, Mario Monicelli, Marco Ferreri, e così via. È stato come pagare pegno. Il problema era riuscire a non essere imitativi filtrando Toti attraverso il mio gusto personale.

Come ha fatto?
La vera difficoltà è trovare la misura nell'esagerazione. Se questa misura non ci fosse non sarebbero esistiti personaggi paradossali come Brancaleone alle crociate o il Generale Custer di Mastroianni in Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri.

Cinquant'anni fa Otto e mezzo: opera d'arte del Novecento.

ONDA&FUORIONDA

domenica 13 gennaio 2013 - Pino Farinotti cinemanews

ONDA&FUORIONDA Mezzo secolo fa usciva nella sale Otto e mezzo di Federico Fellini. Chi frequenta il cinema con attenzione e passione, alludo a professionisti e a cinefili che fanno altro, non manca di inserire il film fra le sue opere di culto. Vale anche per me, e vale anche in senso assoluto, se, pur senza beatificarlo, intendiamo attribuire un "assoluto" al British Film Institute, che edita il magazine cinematografico Sight and Sound, che dal 1952, ogni dieci anni, pubblica una classifica dei migliori film del mondo. Il "British" colloca Otto e mezzo al decimo posto. Ma al di là di classifiche che sono sempre arbitrarie, il film di Fellini è certo un assoluto, per molte ragioni. La prima è l'identità. Otto e mezzo è un "film". È univoco nel suo modello. Non presenta derivazioni dal teatro, dal romanzo, dal melodramma, dalla pittura, dalla cronaca o dal documento. È un film puro, non può essere altro. E davvero non sono molti quei titoli. Ed è un'opera d'arte e chi scrive è molto restio a spendere questa definizione per il cinema.

Contesto
Non può non valere il contesto, il primo è privato. Fellini veniva dalla Dolce vita, altra opera d'arte. Partiva dunque da una rincorsa e una base potenti. Aveva già fatto esercizio. Il talento era caldo. La dolce vita era una rappresentazione dell'evoluzione e del degrado individuale e corale. C'erano tante storie da raccontare e il regista le raccontò. Profondendo impegno, tutta l'energia e tutta la passione. Come se cercasse la spossatezza artistica, il gran finale della fase dei racconti. E infatti Otto e mezzo è un insieme di memorie e di pensieri, e di tentativi. Una confusione cercata, appunto, e trovata. Tanti spunti e tante traiettorie, e tutte che si interrompono. Finché Federico/Marcello/Guido non si arrende alla fine. Ma dopo aver costruito l'opera magnifica, assoluta appunto. L'ispirazione della non ispirazione. L'altro concetto è quello storico, è il momento. In quegli anni, fra il '59 e il '67, il nostro cinema prevaleva nel mondo. Si realizzava quel momento, quell'incantesimo corale che produce i miracoli dell'arte. Senza rifarmi alla mitologia e all'iperbole (la Scuola di Atene, la Firenze del rinascimento,) penso agli impressionisti di fine ottocento, alla Parigi degli anni venti, ai registi francesi del "Fronte popolare", ai nostri autori "realisti" degli anni quaranta. Per l'arco che ho detto sopra non mi disperdo in chiacchiere, bastano nomi, titoli e premi.

1959 Leone d'oro a Il generale della rovere, di Rossellini 1959 Leone d'oro a pari merito a La grande guerra, di Monicelli. 1960 Palma d'oro a La dolce vita, di Fellini. 1962 Leone d'oro a Cronaca familiare, di Zurlini 1963 Oscar a 8 e mezzo, di Fellini 1963 Palma d'oro a Il gattopardo, di Visconti 1963 Leone d'oro a Le mani sulla città, di Rosi. 1964 Oscar a Ieri, oggi, domani, di De Sica. 1964 Leone d'oro a Deserto rosso, di Antonioni. 1965 Leone d'oro a Vaghe stelle dell'orsa, di Visconti. 1966 Palma d'oro a Signore e signori, di Germi. 1966 Leone d'oro a La battaglia di Algeri, di Pontecorvo. 1967 Palma d'oro a Blow-Up, di Antonioni.

Completo con un altro titolo Amarcord (1974), Fellini, premio Oscar. L'ultima opera d'arte italiana. Che momento era quello, e quanto ne siamo lontani. Il concetto dunque è: il terreno è fertile, i frutti crescono bene. In tutte le cronologie, non solo italiane, all'anno 1963, alla voce "arte" (non cinema, non spettacolo) compare rigorosamente Otto e mezzo di Federico Fellini. A integrare il giubileo produco la scheda che fa parte del "Farinotti".

"Guido è un regista, quarantenne, un po' stanco. Tutto ciò che lo riguarda è stanco: il rapporto con la moglie, col suo produttore, con gli amici, persino con l'amante. Naturalmente l'ispirazione si è fatta sottile, le idee sono rare e astratte, la pigrizia avanza. Ha fatto costruire un'immensa e costosa impalcatura che forse servirà per un film di fantasia, forse. Infatti lo stesso Guido non sa perché l'abbia fatta costruire. Intorno a lui si muovono tutti i "fenomeni" del cinema: tecnici che urlano, amanti di produttori, velleitari che propongono sceneggiature, anziane attrici che aspirano a un ultimo colpo di coda. Guido rincorre idea dopo idea, tutte scialbe e abbandonate. Un critico di cinema dal linguaggio inverosimilmente ermetico gli smonta una per una tutte le iniziative. Cerca un po' d'aiuto in un alto prelato, che in risposta alle sue angosce gli parla di cardellini. Per fortuna la sua fantasia può correre liberamente nel passato, nell'età dell'adolescenza, nella sua prima terra ai tempi della scuola e delle prime sensazioni. I timori, i misteri, le curiosità, le prime eccitanti trasgressioni. Gli episodi reali e quelli della memoria si alternano in una vetrina di caratteri che davvero non si possono dimenticare: il papà nel sogno, l'amico con l'amante giovane, la maga che gli legge nel pensiero la formula "Asa nisi masa". Infine ecco il grande girotondo da fiera, con tutti i personaggi che si tengono per mano, che gli girano intorno: tutto continua ed è vitale, ed è inutile drammatizzare sul grande palcoscenico della vita. Otto e mezzo è da molti ritenuto la più alta espressione di Fellini, più ancora della Dolce vita. Qui tutto si compie, tutti i misteri vengono identificati. Il mondo del regista si evolve da (più o meno) reale che era, sale di dimensione per diventare tutto. Tutto incredibilmente nella sua "prima persona", come una sorta di paradiso e inferno efficacissimi, onnicomprensivi: il cinema di Fellini è complice, misterioso e ruffiano, blasfemo e religioso, è puttanesco (parola di Fellini) e crea disagio, è eroico e vigliacco, è uomo e donna, qualunquista, apolitico, periferico, olimpico e provinciale. Ma la soglia di fantasia, magia e sortilegio è altissima, raggiungibile solo da Fellini. Premio Oscar."

Ricordarlo: niente di più sacrosanto.

   

Todo modo

Todo modo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,95)
Un film di Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Franco Citti, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1976. Uscita 13/04/2015.
Al di là delle nuvole

Al di là delle nuvole

* * * - -
(mymonetro: 3,27)
Un film di Michelangelo Antonioni. Con John Malkovich, Fanny Ardant, Kim Rossi Stuart, Jean Reno, Sophie Marceau.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1995. Uscita 27/10/1995.
Sostiene Pereira

Sostiene Pereira

* * * - -
(mymonetro: 3,04)
Un film di Roberto Faenza. Con Marcello Mastroianni, Stefano Dionisi, Daniel Auteuil, Nicoletta Braschi, Marthe Keller.
continua»

Genere Drammatico, - Italia, Francia 1995. Uscita 06/04/1995.
Prêt-à-porter

Prêt-à-porter

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,63)
Un film di Robert Altman. Con Julia Roberts, Marcello Mastroianni, Tim Robbins, Kim Basinger, Sophia Loren.
continua»

Genere Commedia, - USA 1994. Uscita 17/03/1995.
La donna della domenica

La donna della domenica

* * * - -
(mymonetro: 3,47)
Un film di Luigi Comencini. Con Claudio Gora, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni, Aldo Reggiani.
continua»

Genere Giallo, - Italia 1975. Uscita 23/12/1975.
Filmografia di Marcello Mastroianni »

venerdì 29 maggio 2020 - A 57 anni di distanza il capolavoro di Federico Fellini non ha perso nulla della sua vedibilità, anzi, ci ha guadagnato.

8 e mezzo, un'opera d'arte unica e complessiva

Pino Farinotti cinemanews

8 e mezzo, un'opera d'arte unica e complessiva Nel 1990 ho scritto un libro su ogni film di Fellini, che sono 24. Un impegno, diciamo pure un’overdose, che mi ha portato ad astenermi da Fellini fino a questi giorni. Così ho rivisto 8 ½, proposto da RaiMovie nel quadro della rassegna “Federico Fellini – realista visionario”.

A 57 anni di distanza l’opera non ha perso nulla della sua vedibilità, anzi, ci ha guadagnato.

Rilevo l’evoluzione della cultura, delle arti, delle discipline, di tutto, in questi decenni. E del cinema naturalmente. Un mio assunto è che la letteratura, arte nobile, prevalga. Al romanzo appartengono profondità, introspezione, verità, al cinema spettacolo e happy end. E c’è un dato impietoso:salvo rare anomalie, non esistono libri tratti da film ma solo film tratti da libri. Poi ci sono le eccezioni. 8 ½ lo è,  e gli si deve un’evoluzione, un salto importante: ha scalato una categoria, portando il cinema nel cartello delle arti.
I film sono derivazione di romanzi, racconti, melodramma, teatro, arte figurativa, o sceneggiature pure. Ma 8 ½ presenta un’identità propria, che si sottrae a tutte le ispirazioni. È un corpo unico che ha coagulato una chimica che comprende tutto e lo sorpassa. È, e può essere, solo un “film”. Riconducibile solo a se stesso. Sono pochissime le opere del genere, richiamo un Wenders prima maniera, o un Vigo, o un Clair.

Il film disattende quasi tutte le regole della logica drammaturgica, da dovunque provenga: racconti, drammi, sinfonie, dipinti. Ne possiede una propria che comunque si impone anche se... sgrammaticata, appunto. Ogni episodio irrompe d’improvviso senza segnale, come un suono di timpani giganti. Ecco il volto di Guido, regista senza più ispirazione e stanco di tutto, che si sottrae ai rapporti. Mastroianni diventa Fellini, con quei primi piani che spiegano tutto. “Timpano”: ed ecco l’alto prelato che alle angosce di Guido risponde parlando di cardellini.

Ecco d’improvviso il ragazzo Guido, collegiale, a spiare la rumba della Saraghina. L’episodio dei bambini nella tinozza e poi messi a letto, dove la ragazzina, mimando una fantasia visionaria dice la formula “asa nisi masa”, tutti al sicuro dall’inverno rigido e bianco, lasciato fuori.

Compare il papà sognato che scende nella tomba. Arriva Claudia, segnale di bellezza e di purezza. Il critico spietato boccia ogni idea: “Siamo soffocati dalle parole, dalle immagini, dai suoni che non hanno ragione di vita, che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto. A un artista, veramente degno di questo nome, non bisognerebbe chiedere che quest'atto di lealtà: educarsi al silenzio. Se non si può avere il tutto, il nulla è la vera perfezione.”

Dunque letteratura vera che Federico assume, fronte contro fronte, da uno scrittore fuoriclasse come Flaiano. Infine ecco il grande girotondo da fiera, con tutti i personaggi che si tengono per mano, che girano intorno a Guido, e ai quali poi si unisce: tutto continua ed è vitale, ed è inutile drammatizzare sul grande palcoscenico della vita. Sono solo alcune citazioni delle molte chanson de geste che si alternano veloci. E sopra tutto ci sono due forze a custodire e guidare. Una è poetica, che appartiene all’autore come a un poeta puro, l’altra è la musica. Fellini, così come diventa Flaiano, si trasforma anche in Rota e, secondo registro, sposa gli episodi a grandi momenti della musica classica. Facendo suoi maestri come Lehar, Rossini, Wagner e Strauss. Lui lo può fare. Il racconto di 8 ½ può essere infinito, perché devi esplorare tutte le forme che ho detto sopra.
Propongo un tentativo di sintesi attraverso uno stralcio della mia recensione sul “Farinotti”:  “... 8 ½ è da molti ritenuto la più alta espressione di Fellini, più ancora della Dolce vita. Qui tutto si compie, tutti i misteri vengono identificati. Il mondo del regista si evolve da (più o meno) reale che era, sale di dimensione per diventare tutto. Tutto incredibilmente nella sua “prima persona”, come una sorta di paradiso e inferno efficaci, onnicomprensivi: il cinema di Fellini è complice, misterioso e ruffiano, blasfemo e religioso, è puttanesco e crea disagio, è eroico e vigliacco, è uomo e donna, qualunquista, apolitico, periferico, olimpico e provinciale. Ma la soglia di fantasia, magia e sortilegio è altissima, raggiungibile solo da Fellini.”

Ma chiudo in chiave di proposta... visionaria. 8 ½ potrebbe valere una mostra composta da ogni singolo fotogramma al Guggenheim Museum, nella Quinta Strada di New York. Quella spirale a salire che non finisce, concepita da quel genio (un altro) di Frank Lloyd Wright, sarebbe il teatro ideale per le migliaia di singole piccole opere d’arte. Mentre dalle pareti curve si diffonde la musica dei compositori detti sopra. Proposta che non è poi così visionaria, perché gli americani adorano 8 ½.

   

mercoledì 20 maggio 2020 - Entrambi i film uscirono in sala nel 1960 e il cinema divenne arte e cultura.

La dolce vita stasera su Rai Movie. Il confronto con Rocco e i suoi fratelli

Pino Farinotti cinemanews

La dolce vita stasera su Rai Movie. Il confronto con Rocco e i suoi fratelli Rai Movie informa: “A sessant’anni dalla Palma d’Oro, mercoledì 20 maggio trasmettiamo in prima serata La dolce vita, che inaugura il ciclo Federico Fellini, realista visionario”. Passano immagini de I vitelloni, realiste, e de Il Casanova, visionarie.
La dolce vita fu il fenomeno di quel 1960. Non lo divenne all’istante ci fu un’incubazione perché Fellini aveva colto tutti di sorpresa e il movimento e il pubblico avevano visto il film... attoniti. Poco dopo esplose. Da noi e oltreconfine. Era uno di quei film che si era “obbligati” a vedere, come un Via col vento, o un Ben Hur. Pietro Germi fornì all’amico Federico un assist prezioso nel suo Divorzio all’italiana. Il barone Cefalù/Mastroianni vive nella città siciliana di Agromonte. Ha un suo progetto: uccidere, con delitto d’onore, la moglie per poi sposare la bellissima, quasi adolescente cugina Angela (Stefania Sandrelli) che gli ha fatto perdere la testa. Occorre, per il suo disegno, che la città sia completamente deserta. Così aspetta che il cinema programmi La dolce vita. E quella sera, tutti gli abitanti di Agromonte sono stipati nella sala. Sì, il film lo vedevano tutti, e non solo in quella città, in tutta Italia. 

 

Il film... meritava. Con quella sua storia triste e grottesca, quei personaggi che non sono mai quello che sembrano, come Steiner, grande amico di Marcello, colto e umano, che poi stermina la famiglia.
MYmovies.it
E tutti gli altri abitanti di via Veneto, un’umanità apparentemente “patinata”, ma degradata. La diva americana là nella fontana di Trevi, l’orgia nella villa sul mare, i paparazzi spietati che non si fermano davanti a niente. C’è persino il rockettaro Celentano che, per fortuna, si limita a cantare. C’è anche qualcosa di buono, nel modello di Paola (Valeria Ciangottini), ragazzina dolce e pulita che, alla fine, sulla spiaggia saluta da lontano Marcello, che la guarda per un momento e poi si allontana. I due bambini che hanno visto la madonna. E quel Cristo appeso all’elicottero che sorvola Roma, lassù nel cielo, restio a intervenire. Fellini fece arrabbiare tutti.
Il regista e gli interpreti venivano insultati, la politica reagiva furibonda, per quell’immagine corrotta proprio quando l’Italia si stava lasciando alle spalle i disastri della guerra e si stava affacciando il boom economico. Il Vaticano incitava i fedeli a pregare perché Fellini, pecorella smarrita, si redimesse. Tutto questo naturalmente giovò al film.  

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