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lunedì 10 maggio 2021

Marcello Mastroianni

Nome: Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni
Data nascita: 28 Settembre 1924 (Bilancia), Frosinone (Italia)

Data morte: 19 Dicembre 1996 (72 anni), Parigi (Francia)
occhiello
Tu sei tutto, Sylvia! Ma lo sai che sei tutto? You are everything, everything! Tu sei la prima donna del primo giorno della creazione, sei la madre, la sorella, l'amante, l'amica, l'angelo, il diavolo, la terra, la casa...
dal film La dolce vita (1960) Marcello Mastroianni  Marcello Rubini
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Marcello Mastroianni
Festival di Venezia 1993
Premio coppa volpi per il miglior attore non prot. per il film Un, due, tre, stella! di Bertrand Blier

Golden Globes 1993
Nomination miglior attore per il film La vedova americana di Beeban Kidron

Nastri d'Argento 1991
Nomination miglior attore per il film Verso sera di Francesca Archibugi

Nastri d'Argento 1991
Premio miglior attore per il film Verso sera di Francesca Archibugi

Festival di Venezia 1989
Premio coppa volpi migliore interpretazione maschile per il film Che ora è di Ettore Scola

Premio Oscar 1988
Nomination miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Nastri d'Argento 1988
Premio miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

David di Donatello 1988
Nomination miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

David di Donatello 1988
Premio miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Nastri d'Argento 1988
Nomination miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Festival di Cannes 1987
Premio miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Nastri d'Argento 1986
Premio miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

David di Donatello 1986
Premio miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1986
Nomination miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

David di Donatello 1986
Nomination miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

Golden Globes 1978
Nomination miglior attore per il film Una giornata particolare di Ettore Scola

Premio Oscar 1978
Nomination miglior attore per il film Una giornata particolare di Ettore Scola

Festival di Cannes 1970
Premio miglior attore per il film Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca di Ettore Scola

David di Donatello 1965
Premio miglior attore per il film Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica

David di Donatello 1965
Nomination miglior attore per il film Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica

David di Donatello 1964
Nomination miglior attore per il film Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica

David di Donatello 1964
Premio miglior attore per il film Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica

Premio Oscar 1963
Nomination miglior attore per il film Divorzio all'italiana di Pietro Germi

Nastri d'Argento 1962
Premio miglior attore per il film Divorzio all'italiana di Pietro Germi

Nastri d'Argento 1962
Nomination miglior attore per il film Divorzio all'italiana di Pietro Germi

Nastri d'Argento 1961
Nomination miglior attore per il film La dolce vita di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1961
Premio miglior attore per il film La dolce vita di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1958
Premio miglior attore per il film Le notti di Cabiria di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1958
Nomination miglior attore per il film Le notti di Cabiria di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1955
Nomination miglior attore per il film Giorni d'amore di Giuseppe De Santis

Nastri d'Argento 1955
Premio miglior attore per il film Giorni d'amore di Giuseppe De Santis



L'attore è un avvocato senza scrupoli ne Il tuttofare, commedia di Valerio Attanasio al cinema dal 19 aprile.

Sergio Castellitto: «Il futuro è un diritto dei giovani. Non possiamo negarglielo»

lunedì 16 aprile 2018 - Paola Casella cinemanews

Sergio Castellitto: «Il futuro è un diritto dei giovani. Non possiamo negarglielo» Sergio Castellitto è Toti Bellastella, principe del Foro con un formidabile pelo sullo stomaco, nella commedia Il tuttofare, con cui lo sceneggiatore Valerio Attanasio esordisce al lungometraggio di finzione. Toti è un personaggio irresistibile nella sua totale mancanza di scrupoli, ma Castellitto ha scelto di non rendercelo simpatico e non invitare gli spettatori all'emulazione. "Una strepitosa recitazione di Castellitto che giganteggia su tutto il film". Dalla recensione di MYmovies.it Insomma, ha scelto di non fare il piacione.
Ho interpretato questo personaggio come un atto d'amore nei confronti di chi mi ha insegnato l'amore per il cinema e con cui ho avuto la fortuna di lavorare: Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Ettore Scola, Mario Monicelli, Marco Ferreri, e così via. È stato come pagare pegno. Il problema era riuscire a non essere imitativi filtrando Toti attraverso il mio gusto personale.

Come ha fatto?
La vera difficoltà è trovare la misura nell'esagerazione. Se questa misura non ci fosse non sarebbero esistiti personaggi paradossali come Brancaleone alle crociate o il Generale Custer di Mastroianni in Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri.

Cinquant'anni fa Otto e mezzo: opera d'arte del Novecento.

ONDA&FUORIONDA

domenica 13 gennaio 2013 - Pino Farinotti cinemanews

ONDA&FUORIONDA Mezzo secolo fa usciva nella sale Otto e mezzo di Federico Fellini. Chi frequenta il cinema con attenzione e passione, alludo a professionisti e a cinefili che fanno altro, non manca di inserire il film fra le sue opere di culto. Vale anche per me, e vale anche in senso assoluto, se, pur senza beatificarlo, intendiamo attribuire un "assoluto" al British Film Institute, che edita il magazine cinematografico Sight and Sound, che dal 1952, ogni dieci anni, pubblica una classifica dei migliori film del mondo. Il "British" colloca Otto e mezzo al decimo posto. Ma al di là di classifiche che sono sempre arbitrarie, il film di Fellini è certo un assoluto, per molte ragioni. La prima è l'identità. Otto e mezzo è un "film". È univoco nel suo modello. Non presenta derivazioni dal teatro, dal romanzo, dal melodramma, dalla pittura, dalla cronaca o dal documento. È un film puro, non può essere altro. E davvero non sono molti quei titoli. Ed è un'opera d'arte e chi scrive è molto restio a spendere questa definizione per il cinema.

Contesto
Non può non valere il contesto, il primo è privato. Fellini veniva dalla Dolce vita, altra opera d'arte. Partiva dunque da una rincorsa e una base potenti. Aveva già fatto esercizio. Il talento era caldo. La dolce vita era una rappresentazione dell'evoluzione e del degrado individuale e corale. C'erano tante storie da raccontare e il regista le raccontò. Profondendo impegno, tutta l'energia e tutta la passione. Come se cercasse la spossatezza artistica, il gran finale della fase dei racconti. E infatti Otto e mezzo è un insieme di memorie e di pensieri, e di tentativi. Una confusione cercata, appunto, e trovata. Tanti spunti e tante traiettorie, e tutte che si interrompono. Finché Federico/Marcello/Guido non si arrende alla fine. Ma dopo aver costruito l'opera magnifica, assoluta appunto. L'ispirazione della non ispirazione. L'altro concetto è quello storico, è il momento. In quegli anni, fra il '59 e il '67, il nostro cinema prevaleva nel mondo. Si realizzava quel momento, quell'incantesimo corale che produce i miracoli dell'arte. Senza rifarmi alla mitologia e all'iperbole (la Scuola di Atene, la Firenze del rinascimento,) penso agli impressionisti di fine ottocento, alla Parigi degli anni venti, ai registi francesi del "Fronte popolare", ai nostri autori "realisti" degli anni quaranta. Per l'arco che ho detto sopra non mi disperdo in chiacchiere, bastano nomi, titoli e premi.

1959 Leone d'oro a Il generale della rovere, di Rossellini 1959 Leone d'oro a pari merito a La grande guerra, di Monicelli. 1960 Palma d'oro a La dolce vita, di Fellini. 1962 Leone d'oro a Cronaca familiare, di Zurlini 1963 Oscar a 8 e mezzo, di Fellini 1963 Palma d'oro a Il gattopardo, di Visconti 1963 Leone d'oro a Le mani sulla città, di Rosi. 1964 Oscar a Ieri, oggi, domani, di De Sica. 1964 Leone d'oro a Deserto rosso, di Antonioni. 1965 Leone d'oro a Vaghe stelle dell'orsa, di Visconti. 1966 Palma d'oro a Signore e signori, di Germi. 1966 Leone d'oro a La battaglia di Algeri, di Pontecorvo. 1967 Palma d'oro a Blow-Up, di Antonioni.

Completo con un altro titolo Amarcord (1974), Fellini, premio Oscar. L'ultima opera d'arte italiana. Che momento era quello, e quanto ne siamo lontani. Il concetto dunque è: il terreno è fertile, i frutti crescono bene. In tutte le cronologie, non solo italiane, all'anno 1963, alla voce "arte" (non cinema, non spettacolo) compare rigorosamente Otto e mezzo di Federico Fellini. A integrare il giubileo produco la scheda che fa parte del "Farinotti".

"Guido è un regista, quarantenne, un po' stanco. Tutto ciò che lo riguarda è stanco: il rapporto con la moglie, col suo produttore, con gli amici, persino con l'amante. Naturalmente l'ispirazione si è fatta sottile, le idee sono rare e astratte, la pigrizia avanza. Ha fatto costruire un'immensa e costosa impalcatura che forse servirà per un film di fantasia, forse. Infatti lo stesso Guido non sa perché l'abbia fatta costruire. Intorno a lui si muovono tutti i "fenomeni" del cinema: tecnici che urlano, amanti di produttori, velleitari che propongono sceneggiature, anziane attrici che aspirano a un ultimo colpo di coda. Guido rincorre idea dopo idea, tutte scialbe e abbandonate. Un critico di cinema dal linguaggio inverosimilmente ermetico gli smonta una per una tutte le iniziative. Cerca un po' d'aiuto in un alto prelato, che in risposta alle sue angosce gli parla di cardellini. Per fortuna la sua fantasia può correre liberamente nel passato, nell'età dell'adolescenza, nella sua prima terra ai tempi della scuola e delle prime sensazioni. I timori, i misteri, le curiosità, le prime eccitanti trasgressioni. Gli episodi reali e quelli della memoria si alternano in una vetrina di caratteri che davvero non si possono dimenticare: il papà nel sogno, l'amico con l'amante giovane, la maga che gli legge nel pensiero la formula "Asa nisi masa". Infine ecco il grande girotondo da fiera, con tutti i personaggi che si tengono per mano, che gli girano intorno: tutto continua ed è vitale, ed è inutile drammatizzare sul grande palcoscenico della vita. Otto e mezzo è da molti ritenuto la più alta espressione di Fellini, più ancora della Dolce vita. Qui tutto si compie, tutti i misteri vengono identificati. Il mondo del regista si evolve da (più o meno) reale che era, sale di dimensione per diventare tutto. Tutto incredibilmente nella sua "prima persona", come una sorta di paradiso e inferno efficacissimi, onnicomprensivi: il cinema di Fellini è complice, misterioso e ruffiano, blasfemo e religioso, è puttanesco (parola di Fellini) e crea disagio, è eroico e vigliacco, è uomo e donna, qualunquista, apolitico, periferico, olimpico e provinciale. Ma la soglia di fantasia, magia e sortilegio è altissima, raggiungibile solo da Fellini. Premio Oscar."

Ricordarlo: niente di più sacrosanto.

   

Todo modo

Todo modo

* * * - -
(mymonetro: 3,32)
Un film di Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Franco Citti, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1976. Uscita 13/04/2015.
Al di là delle nuvole

Al di là delle nuvole

* * * - -
(mymonetro: 3,27)
Un film di Michelangelo Antonioni. Con John Malkovich, Fanny Ardant, Kim Rossi Stuart, Jean Reno, Sophie Marceau.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1995. Uscita 27/10/1995.
Sostiene Pereira

Sostiene Pereira

* * * - -
(mymonetro: 3,04)
Un film di Roberto Faenza. Con Marcello Mastroianni, Stefano Dionisi, Daniel Auteuil, Nicoletta Braschi, Marthe Keller.
continua»

Genere Drammatico, - Italia, Francia 1995. Uscita 06/04/1995.
Prêt-à-porter

Prêt-à-porter

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,63)
Un film di Robert Altman. Con Julia Roberts, Marcello Mastroianni, Tim Robbins, Kim Basinger, Sophia Loren.
continua»

Genere Commedia, - USA 1994. Uscita 17/03/1995.
La donna della domenica

La donna della domenica

* * * - -
(mymonetro: 3,47)
Un film di Luigi Comencini. Con Claudio Gora, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni, Aldo Reggiani.
continua»

Genere Giallo, - Italia 1975. Uscita 23/12/1975.
Filmografia di Marcello Mastroianni »

giovedì 6 maggio 2021 - Palermitana, modella internazionale di successo, Giulia ha esordito al cinema con La regola d'oro di Alessandro Lunardelli.

Giulia Maenza: «Mi piace far spaventare, anche al cinema»

Ilaria Ravarino cinemanews

Giulia Maenza: «Mi piace far spaventare, anche al cinema» Nata a Palermo nel 1999, prima del suo esordio al cinema con La regola d'oro di Alessandro Lunardelli e in tv con la serie La mafia uccide solo d'estate, Maenza è una modella internazionale di successo, protagonista di corti di moda (Bulgari: Glam Rebel) e in passerella per i maggiori brand internazionali.La prima volta su un palco: quando?
A cinque anni: interpretavo la stella cometa nella recita di Natale.
La prima volta su un palco vero?
Mi sono avvicinata alla recitazione da poco e non ho mai fatto teatro. Al momento gli unici palchi che ho frequentato sono stati sono quelli della moda.
La prima volta che hai recitato fuori da un palco?
Da piccola mi divertivo a spaventare mia madre fingendo di star male o addirittura di svenire, solo per vedere la sua reazione. Ero discretamente perfida.
Il tuo cavallo di battaglia ai provini?
Non ho un cavallo di battaglia. Ma sono affezionata al primo monologo che ho preparato, un pezzo di Charlize Theron dal film Monster. Ogni tanto lo ripesco e mi diverto a sperimentare un po'.
C'è una cosa che sai fare bene, e che vorresti fare in un film?
Adoro qualsiasi sport. Ho praticato atletica per cinque anni, allenandomi a pallamano, corsa e nuoto, e mi piacerebbe un ruolo che mi permettesse di mettere alla prova la mia preparazione atletica. Pensando in grande: un personaggio alla Lara Croft.
Cosa non deve mancare nel tuo camerino?
La musica, che mi aiuta a concentrarmi sulle emozioni. Ma se devo essere sincera cerco di stare in camerino il meno possibile: adoro curiosare durante le riprese, guardare gli altri attori in azione, assorbire tutto quello che posso dal set.
Sul set o sul palco ti senti sicuro se...
Se sono in sintonia con le persone con cui lavoro.
A chi porteresti il caffè sul set pur di vederlo recitare?
Se fosse ancora possibile a Marcello Mastroianni, magari su un set di Fellini. O ad Anna Magnani, per ammirare tutta la sua forza in scena.
Qual è il film che, se lo vedi iniziato in tv, non puoi smettere di guardare?
La dolce vita di Federico Fellini, senza dubbio.
Il film di cui cambieresti il finale?
Little Women (guarda la video recensione) di Greta Gerwig: sogno di veder sbocciare l'amore tra Laurie e Jo.
Serata a casa, Netflix & chill: cosa guardi? Cosa ordini?
Ordinerei thailandese guardando Benedict Cumberbatch nei panni di Sherlock Holmes.
Un personaggio del cinema con cui passeresti una serata?
Travis Bickle in Taxi Driver. Uno dei miei film preferiti.
Protagonista di un film di genere: quale?
Horror, assolutamente. Adoro far spaventare chiunque in famiglia, facendo facce strane e inquietanti. Girare un horror mi divertirebbe tantissimo.
Se non facessi l'attrice come ti guadagneresti da vivere?
Mi vedrei comunque in ambiente artistico. Da piccola mi piaceva disegnare abiti: magari farei la designer.
Chi può dirti che stai sbagliando?
I miei genitori. La loro opinione per me è fondamentale.
Da chi vorresti sentirti dire che sei brava?
Vorrei riuscire a dirlo a me stessa. Sono molto critica e severa su quel che faccio.
Gli ultimi tre brani ascoltati sul telefono?
Aria di neve di Sergio Endrigo, Cellophane di FKA Twigs e Every time the sun comes di Sharon Van Etten.
Dopo questa intervista che farai?
Mi godrò la compagnia della mia famiglia a Camporeale, il paesino dove sono cresciuta in Sicilia. È raro ritrovarci tutti insieme.

   

domenica 25 aprile 2021 - Il 23 aprile è stato festeggiato l’anniversario di un’autentica protagonista del cinema internazionale. 

La Vespa, partner dei divi e compagna di viaggio di generazioni

Pino Farinotti cinemanews

La Vespa, partner dei divi e compagna di viaggio di generazioni Arrivo qualche giorno in ritardo, perché, dopo aver visto la ricorrenza della Vespa, la mia memoria di getto, in automatico, ha scovato una decina di attori che l’anno guidata nei film. Confesso che questa volta, la mia memoria mi ha tradito. Tradimento grave direi, perché i “vespisti” sono centinaia. Il risultato di una ricerca più completa mi ha portato a contare oltre 200 film con la Vespa. Wikipedia informa: La Vespa è un modello di scooter della Piaggio, brevettato il 23 aprile del 1946, su progetto dell’ingegnare aeronautico Corradino D’Ascanio. Si tratta di uno dei prodotti di disegno industriale più famosi al mondo, nonché più volte utilizzato come simbolo del design italiano. La Vespa è stata esposta nei musei di design, arte moderna, scienza&tecnica e trasporti di tutto il mondo.  

Gregory Peck e Audrey Hepburn che girano per Roma toccando tutti i siti eroici – Colosseo, Piazza del popolo, Navona, il Tevere, Trevi, Spagna,  e altri – sono una delle più belle ed evocative icone del cinema del mondo. Ma è solo un vertice. William Wyler è solo uno dei tanti maestri che hanno inserito quell’opera d’arte popolare e funzionale nei film Stiamo dunque ai maestri. 
 
In La Dolce vita di Fellini, i paparazzi che inseguono la macchina di Mastroianni e la Ekberg sono quasi tutti in vespa. Cary Grant e Grace Kelly, sulla lussuosa sportiva percorrono la haute corniche in Costa azzurra, vengono affiancati da giovani in Vespa. Il film è Caccia al ladro, il regista, Alfred Hitchcock.  

Un titolo magari meno famoso, ma decisamente efficace in chiave di promozione è Gli amanti devono imparare, del 1962 di Delmer Daves, con Troy Donahue (il biondo idolo dei giovani in quegli anni). Insieme a Suzanne Pleshette, gira l’Italia toccando le più belle località turistiche. La locandina riportava, a grandi caratteri: “Hanno girato in Vespa”. Spesso lo scooter è un mezzo collettivo. In Torna a settembre, di Robert Mulligan, del 1961, Rock Hudson e Gina Lollobrigida sono in Vespa. Dietro di loro, un folto gruppo di giovani, tutti in Vespa, nello scenario dei monti sopra Portofino. Un altro “collettivo” lo offre Dino Risi nel suo Poveri ma belli (1956). Renato Salvatori è circondato da un gruppo di ragazzi in Vespa, in Trastevere.   

E come si può dimenticare Nanni Moretti in Vespa a ferragosto che gira felice nel suo Caro diario.

In Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo di Mauro Bolognini, del 1956,  Alberto Sordi guida a fatica la Vespa, perché trasporta un passeggero ingombrante, Aldo Fabrizi. Un anno dopo in Guendalina di Alberto Lattuada, lo scooter diventa il mezzo per innamorarsi durante le calde sere dell’estate versiliese. In Sapore di Mare di Carlo Vanzina, del 1983, Jerry Calà entra in scena in spiaggia su una Vespa. George Lucas fa “recitare” la Vespa in American Graffiti, (1973). Affezionato allo scooter è Jude Law, che lo guida ne Il Talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella del 1999, e in Alfie, diretto da Charles Shyer nel 2004.

Prima di smarrirmi in questo mare magnum, altri due titoli recenti del 2005: The Interpreter di Sydney Pollack, dove è Nicole Kidman nientemeno a muoversi in Vespa, e Munich di Spielberg con Daniel Craig ed Eric Bana

Concludo con una lista di nomi. Attori e artisti che si sono prestati a quel fenomeno su due ruote: Louis Armstrong, Charlton Heston, Vittorio Gassman, William Holden, Marcello Mastroianni, Domenico Modugno, Dean Martin, Jean Paul Belmondo, Henry Fonda, John Wayne, Tony Perkins. Le donne: Kim Novak, Esther Williams, Jayne Mansfield, Raffaella Carrà, Gloria Paul, Ewa Aulin, Romina Power.  

E la Vespa Piaggio è sempre qui, compagna di viaggio, amica sicura e felice, trasversale, di generazioni. 

   

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