| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Marco Bocci |
| Attori | Laura Chiatti, Filippo Nigro, Paolo Pierobon, Pietro Sermonti, Peppino Mazzotta Marco Bocci, Marina Rocco, Salvatore Langella. |
| Uscita | giovedì 11 maggio 2023 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | Medusa |
| MYmonetro | 2,98 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 10 maggio 2023
Quattro fratelli, tre maschi e una femmina, si riuniscono, dopo svariati anni di lontananza, per l'improvvisa morte del padre. In Italia al Box Office La caccia ha incassato 86,1 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Quattro fratelli (tre maschi e una femmina), che non si incontravano da molti anni, si ritrovano in seguito alla morte del padre. Con il genitore il rapporto non era mai stato buono a causa del suo atteggiamento rigido nei loro confronti, reso tale anche dalla sua passione per la caccia e dal desiderio di trasmetterla ai figli. La villa in cui sono stati bambini è l'unica eredità che resta loro. Dividere in quattro parti il ricavato dalla vendita non risolverebbe a nessuno i rispettivi problemi. Uno di loro fa una proposta che gli altri finiscono con l'accettare.
Marco Bocci alla sua opera seconda mostra una considerevole capacità di controllo di tutti gli elementi della messa in scena nonché del genere che affronta in questa occasione.
Cinque personaggi non in cerca ma con la consapevolezza di avere un autore (anzi tre dato che soggetto e sceneggiatura sono firmati, oltre a Bocci, da Alessandro Pondi e Alessandro Nicolò) sono quelli che La caccia ci presenta. Silvia, che non assume stupefacenti da 125 giorni e, grazie a una convivente, vorrebbe diventare mamma. Luca, che vende auto e sta facendo il passo più lungo della gamba per aprire una sede più ampia della sua concessionaria. Giorgio, impiegato alla contabilità di un ipermercato del mobile, che non sa più come soddisfare le esigenze della consorte e della figlia. Mattia, un pittore che convive con un'aspirante cantante e dipende, per guadagnarsi da vivere, dagli umori del mercato dell'arte. Su di loro l'ombra annichilente di un padre che ha schiacciato la loro infanzia determinandone così insicurezze e tensioni.
Bocci trova nel suo cast le giuste sfumature necessarie a caratterizzare i personaggi affidati creando un equilibrio in cui a nessuno è consentito di prevalere ma a tutti viene dato lo spazio necessario. Quasi incredibilmente (rispetto al panorama generale del cinema italiano) poi anche i Luca, Giorgio, Mattia e Silvia bambini risultano credibili nel fare proprie le domande inespresse dinanzi alla pervicace durezza di un padre tanto capace di imbracciare un fucile e mirare quanto restio a mettere a fuoco la propria inadeguatezza come genitore e marito.
Tutto questo però, ivi compresi i piccoli e grandi colpi di scena, aveva bisogno di una cornice e di una struttura narrativa solide. La cornice è fornita dalla forma di favola (con voce narrante) che scandisce l'evolversi della vicenda situandosi in controtendenza rispetto a quanto si sta sviluppando nella vicenda stessa. La struttura è affidata a un complesso di elementi che al contempo spiazzano e caricano di senso il film.
Spiazzano perché basta osservare come La caccia si apre per comprendere come Bocci operi sui movimenti di macchina, sui suoni e sul montaggio con la chiara intenzione di immergere immediatamente lo spettatore nell'azione e, nel contempo, di fare in modo che quest'ultimo si ponga delle domande. Ma ciò che ulteriormente colpisce (e appunto dà valore al film) è l'uso della colonna sonora musicale che, sia sul piano dei brani scritti appositamente, sia su quello dei preesistenti si rivela di grande efficacia, staccandosi dalla funzione stereotipa di sottofondo e divenendo parte integrante delle vicende sia quando si propone sul versante diegetico che su quello extra.
Sono rimasta colpita da questo film per la sceneggiatura, ben scritta e ben costruita, piena di colpi di scena e mai banale. Mi sembrava di vedere un film internazionale, con dei caratteri ben delineati e sorprendentemente neri. Questa volta recita bene anche Laura Chiatti, che è una rarità. Bravi davvero.
C’era una volta un padre che aveva quattro figli.
Antico come la notte dei tempi, l’incipit classico delle fiabe più classiche ha da sempre chiesto comodo asilo poetico al cinema che felicemente l’ha ospitato.
Con la voce narrante di Laura Chiatti, anche La caccia di Marco Bocci si apre come una favola. Un racconto famigliare di cui, senza spoilerare sviluppi narrativi e tanto meno gli esiti del finale, si può rivelare la natura arcaica, perimetrata all’interno di quegli elementi archetipici che ne esplicitano il registro fiabesco. Gli ingredienti ci sono tutti: un bosco popolato da animali feroci, un castello, dei bambini, financo un albero di Natale con relativi canti allegati. E soprattutto degli eroi e degli antieroi.
Ma quella informata nell’opera seconda di Bocci è una fiaba contemporanea nera, in cui i sopra elencati ingredienti si declinano nelle inquietudini più profonde dell’animo umano, e si legano alla semantica del Potere, sì quello maiuscolo: ricchezza, eredità, fratellanza. In una parola, la caccia alla successione.
Per restare nella contingenza presente e con le dovute differenze, è immediato l’apparentamento con la serie capolavoro di Jesse Armstrong, Succession, giunta alla sua quarta stagione.
Un padre/padrone titolare di un patrimonio e i suoi quattro rampolli oggi adulti, ma le cui coscienze riverberano di un’infanzia traumatica. Come in Succession si tratta di tre maschi e una femmina: la tossicodipendente Silvia (Laura Chiatti), l’artista Mattia (Pietro Sermonti), il venditore d’auto Luca (Filippo Nigro) e l’impiegato di banca Giorgio (Paolo Pierobon). Diversamente responsabili sul rapporto causa/effetto dei loro gesti inevitabilmente condizionati da ferite e rimossi del passato, i quattro fratelli mutano pelle quando il tema eredità diventa cogente.
Nulla di nuovo, s’intende, e persino Succession è a suo modo ispirata a Shakespeare che a sua volta rivisita la tragedia greca. Ciò che forse costituisce elemento di originalità è proprio la caccia, attività eponima al titolo, che rivela una mescolanza ab origine del comportamento umano con quello animale, anzi, bestiale. La caccia infatti parte da lontano, innervandosi nella bio/fisiologia dei mammiferi (e non solo) costretti alla sopravvivenza attraverso gesti di violenza e di sopraffazione del più “forte” sul più “debole”.
La caccia propone e impone il concetto di selezione prima e di estinzione poi, laddove quest’ultimo si applica non casualmente anche al tema del patrimonio, in particolare di un debito, in estensione del denaro. L’economia della caccia in qualche modo ha a che fare anche con il tema della pre-destinazione: colei o colui che è predestinata o predestinato alla sopravvivenza, alla successione, al Potere.
Fratelli alleati e/o fratelli coltelli. Il branco non conosce eccezioni davanti alla Successione. Pertanto poco importa l’intreccio specifico del racconto sceneggiato da Bocci stesso con Alessandro Pondi e Alessandro Nicolò, ciò che conta è come e in che misura l’elemento arcaico ancora pesi nel gesto contemporaneo.
Quattro fratelli. Luca vende auto e vuole espandere l'attività, Giorgio è un impiegato con moglie e figlia e qualche problema alla voce quattrini, Mattia dipinge e se la prende con i committenti, Silvia si faceva, adesso ha smesso. Non si vedevano da un po', li riunisce la morte del padre non troppo amato (eufemismo), era un tipo duro, fanatico della caccia.