Succession

Film 2018 | Drammatico 60 min.

Regia di Mark Mylod, Adam Arkin, Miguel Arteta, S.J. Clarkson, Adam McKay, Andrij Parekh. Una serie con Hiam Abbass, Nicholas Braun, Brian Cox, Kieran Culkin, Peter Friedman, Natalie Gold. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2018, STAGIONI: 2 - EPISODI: 20

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L'anziano proprietario di un impero delle comunicazioni deve decidere a chi lasciare la sua eredità. Tutto diventa possibile. La serie ha ottenuto 4 candidature e vinto un premio ai Emmy Awards, 1 candidatura a Critics Choice Award, 2 candidature a Writers Guild Awards, ha vinto un premio ai Directors Guild, ha vinto un premio ai Bafta TV Award,

Passaggio in TV
domenica 20 ottobre 2019 ore 8,00 su SKYATLANTIC

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A chi spetta l'eredità?

Creata da Jesse Armstrong, la serie sulle vicende di un anziano proprietario di un impero delle comunicazioni, che deve decidere a chi lasciare la sua eredità.

Episodi: 10 (60 min.)

Una stagione realizzata e interpretata con magistrale perizia che conferma la serie come la migliori mai realizzate

Recensione di Andrea Fornasiero

Kendall Roy è a pezzi e si è rifugiato in un centro benessere in Islanda, ma suo padre non ha alcuna intenzione di lasciarlo in pace. Gli azionisti scalpitano, i rivali si fanno sempre più minacciosi e così Kendall è obbligato a tornare in gioco. Ma quello che ha fatto continua a pesare su di lui e ne fa una servizievole pedina di Logan, che nel mentre stuzzica anche la figlia Shiv lasciandole credere che potrebbe essere lei l'erede, se facesse esperienza. Shiv inizia così a entrare nello spietato mondo degli affari del padre, ma anche Roman cerca di guadagnare la stima del genitore, che però sarà distratto da una nuova donna: Rhea.

Succession è ormai da più parti acclamata come la migliore serie in TV e vive di un fascino paradossale: il mostruoso disinteresse dei Roy per il resto della razza umana li dovrebbe rendere ripugnanti, ma proprio per questo c'è un delizioso piacere nell'assistere al loro farsi a pezzi l'un l'altro.

La crisi che investe la famiglia Roy sembra rendere la questione dell'eredità più urgente che mai, allo stesso tempo però è chiaro che nessuno dei figli ha ancora la scaltrezza del padre, ripresosi dalla malattia e ora impenetrabile e spietato tiranno della famiglia. La sua del resto è una lotta contro insidiosi avversari che cercano di spingere gli azionisti verso una nuova leadership, così Logan Roy, deve dimostrare di avere ancora il controllo e decide di farlo con una difficile acquisizione. Complicano però alcuni scandali nell'aria: uno sulle posizioni politiche di un conduttore televisivo del canale news di famiglia e uno su aggressioni sessuali del passato, rivolte a contro vittime definite "persone non reali".

La volontà di Logan è famelica al punto che quando si fissa su qualcosa è pronto a rischiare tutto e così l'astuta Rhea, al servizio della famiglia Pierce di orientamento liberal, si approfitta di questo punto debole. La interpreta Holly Hunter, che si cala da estranea a scombinare il nido di serpi di famiglia e offre occasione ai tre fratelli per coalizzarsi contro un nemico comune, che davvero minaccia quello a cui tutti puntano: il trono. Nel mentre ci sono poi le vicende di Tom e Greg, entrambi a loro modo in cerca di emancipazione, il primo dalla moglie con un incarico finalmente capace di dargli autonomo prestigio, e il secondo dallo stesso Tom, che lo tratta più o meno come un servo. Greg sarà poi costretto a una scelta difficile, dove dimostrerà voler giocare a questo gioco e di non esserne più solamente una vittima.

Il tutto è anche quest'anno condotto con magistrale perizia, tra le note di Nicolas Brittel che alle varianti del suo tema per la serie aggiunge uno spiazzante brano hip hop, cantato da Kendall. La fotografia alterna il grigio delle torri di cristallo della famiglia ai vari scenari in cui il nucleo si riunisce tra un viaggio e l'altro, da una battuta di caccia nelle campagne europee al paese scozzese dove è nato Logan, dalla tenuta della famiglia Pierce fino all'ultimo episodio su un'enorme nave extralusso. Cui si aggiungono alcune parentesi, per esempio in uno dei parchi a tema di famiglia e in un hotel mediorientale, dove uno dei protagonisti finisce sequestrato. La tensione di queste situazioni "in bottiglia", dove i personaggi non possono sfuggire al reciproco gioco al massacro, è palpabile.

A modularla interviene quasi sempre l'ironia, coniugata in rapidissimo scambi di battute dal colorito turpiloquio o a volte più semplicemente con situazioni da freddura o con il ricorso allo slapstick. Un gioco ad alleggerire ma pure a ridicolizzare i protagonisti, a non lasciarci dimenticare che sono mostri anche un po' patetici nella loro ignoranza e nelle loro difficoltà relazionali, nonostante tutto il loro osceno potere. Ci sono però momenti in cui gli autori, con in testa Jesse Armstrog, scelgono di affondare il coltello e la crudeltà dilaga con sadico gusto, a controbilanciare la satira nel dolore, a ricordarci che anche in loro c'è qualcosa di umano. Se pure la loro sofferenza pur non è la nostra e spesso è anche meritata, è comunque fatta della stessa dolorosa materia: la difficoltà di farsi accettare e amare, lo scontro tra i nostri bisogni di essere umani e un mondo governato dalla disumana logica del denaro.

È pressoché impossibile non provare empatia per lo stato in cui si trova Kendall, di cui l'interpretazione di Jeremy Strong fa sentire il disagio in ogni più minimo gesto, e allo stesso tempo è disgustoso vedere la spietatezza con cui Kendall liquida chi non può difendersi da lui. In questa costante attrazione e repulsione Succession continua a cercare il rovello della natura umana, oscillando tra il giustificato cinismo dei nostri tempi e la pena per le dinamiche perverse del sistema in cui viviamo.

Episodi: 10 (60 min.)

Re Lear al tempo degli imperi mediatici: un dramma classico e allo stesso tempo attualissimo con un cast in stato di grazia

Recensione di Andrea Fornasiero

Logan Roy è alla guida di una gigantesca media corporation, con parchi a tema, reti televisive, stampa e altro, tutto più o meno allineato alle sue posizioni politiche repubblicane. Sta per compiere ottant'anni e i suoi figli sono convinti che cederà il controllo dell'impero, probabilmente al più fido Kendall, che sta infatti già manovrando per dare una svolta alle imprese paterne verso il mercato digitale. Logan però annuncia che non intende cedere il comando, inoltre ha un malore che lo porta verso la demenza senile, mettendo in crisi le azioni del gruppo e generando il caos. Kendall reagisce ordendo una cospirazione e cerca di portare dalla sua anche il fratello minore Roman, mentre la sorella Shiv prosegue la sua carriera in politica ed è prossima a sposarsi con Tom, che lavora nel gruppo Roy.

Re Lear al tempo degli imperi mediatici: Succession dell'inglese Jesse Armstrong demistifica la tragedia nella satira, a volte crudele a volte farsesca, firmando un dramma classico e allo stesso tempo attualissimo, cui dà vita un cast in assoluto stato di grazia.

Se Brian Cox interpreta con titanico furore un terribile padre, pronto a tormentare i suoi figli sia con sottigliezza sia con incontenibili esplosioni di rabbia, Kendall ha invece il volto di Jeremy Strong, che recita in modo controllatissimo un personaggio soggiogato, traumatizzato, alla perenne ricerca di un'identità che il padre non gli riconosce. Logan non vede in Kendall la forza necessaria, lo considera un uomo che segue le tendenze anziché un gigante pronto a forgiarle, del resto Logan arriva da un altro tempo, dove gli affari funzionavano in altro modo e la sua personalità gli impedisce di accettare compromessi.

Il suo primo figlio, avuto dalla prima moglie, Connor (Alan Ruck), è poi una sorta di idiota completamente fuori dal mondo, a differenza del minore Roman (un brillante Kieran Culkin) che annega nel sarcasmo e nei comportamenti eccentrici la coscienza di essere straordinariamente privilegiato senza averne alcun merito. La più astuta di tutte è poi Shiv (Sarah Snook, che dice più con gli occhi che con le parole), incastrata in un universo patriarcale, dove il padre afferma che gli affari sono "una gara a chi ce l'ha più grosso". Cerca di dimostrare il proprio valore in un altro campo e nel tentativo di emanciparsi si allea con un politico che ha visioni del tutto diverse da quelle di Logan. Lo interpreta per altro Eric Bogosian, ma nelle dieci puntate della prima stagione c'è spazio anche per un altro volto della New Hollywood come Griffin Dunne, nell'esilarante ruolo di uno psicologo ingaggiato per dimostrare al pubblico che la famiglia è unita e vuole superare i propri problemi.

Succession è una sequela di staffilate tra fratelli serpenti, padri possessivi, figli degeneri e persone più o meno in balia della loro a volte gratuita cattiveria. In particolare c'è Tom, il promesso sposo di Shiv, che vuole entrare nel ristretto circolo dei Roy ed è pronto a compiacere chiunque. Ha il volto dell'inglese Matthew Macfadyen che qui sfodera una comicità anche molto fisica, e lo stesso vale per il più giovane cugino Greg, interpretato da Nicholas Braun e del tutto estraneo alle spiegate logiche del clan, perché cresciuto in provincia in una famiglia dei mezzi modesti. Tra i due si forma anche un rapporto a suo modo perverso visto che Tom può rivalersi senza conseguenze solo su Greg e proprio per questo Greg può avvicinarsi solo a Tom.

Con un pilot diretto da Adam McKay, che innerva la serie di una straordinaria energia con secchi stacchi, zoomate e una macchina da presa in perenne movimento, Succession si fonda soprattutto sul rapido scambio di affilate battute dal ricco sense of humour scritte da Jesse Armstrong e dalla sua squadra, ma è anche attraversata da una sottile malinconia per la perdita di umanità che questo mondo porta con sé. Ne è emblematica la sigla, davvero tra le migliori degli ultimi anni, che accosta gli home movies di una ricca famiglia alle immagini di un grigio e freddo presente, il tutto accompagnato dalla cascata di note firmata da Nicholas Brittell. La sigla è anche il tema della serie, che torna in continue varianti a precipitare e contrappuntare gli eventi e le emozioni dei protagonisti, stritolati in un gioco disumano. E se non vi sembra ancora abbastanza preparatevi a un finale di stagione tragicamente perfetto.

winner
miglior scenegg.ra serie televisiva drammatica
Emmy Awards
2019
winner
miglior regista di una serie tv drammatica
Directors Guild
2019
winner
miglior serie tv internaz.
Bafta TV Award
2019
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