| Titolo originale | On the Rocks |
| Anno | 2020 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | USA |
| Regia di | Sofia Coppola |
| Attori | Bill Murray, Rashida Jones, Marlon Wayans, Jenny Slate, Jessica Henwick Nadia Dajani, Musto Pelinkovicci, Jules Willcox, Alexandra Mary Reimer, Liyanna Muscat, Anna Chanel Reimer, Barbara Bain, Juliana Canfield, Alva Chinn, Mike Keller, Zora Casebere, Melissa Errico, Zoe Bullock, Chase Sui Wonders, Elizabeth Guindi, Ximena Lamadrid, Kelly Lynch, Earl Rose, Catherine G. Blair, Anne Goldrach, Waltrudis Buck, Nancy Ozelli, Chris Cenatiempo, Cliff Samara, Natia Dune, Spice Greene, Grayson Eddey, Charlotte D'Alessio, Kim Hill, Evangeline Young, John Tropea, Romy Croquet. |
| MYmonetro | 2,85 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 30 ottobre 2020
Una giovane donna decide di riallacciare i rapporti con suo padre quando il suo matrimonio comincia ad andare male. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, 3 candidature a Satellite Awards, 2 candidature a Critics Choice Award,
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CONSIGLIATO SÌ
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Laura è felicemente sposata con Dean. Almeno finché non comincia a sospettare che lui la tradisca. Gli indizi di adulterio ci sono tutti: rientri notturni dal lavoro, trousse femminili trovate in valigia. Laura si rivolge a papà Felix, donnaiolo e mercante d'arte, che non ha alcun dubbio sul fatto che il genero sia fedifrago. Non resta che pedinare Dean e scoprire la verità.
È curioso che una regista di neanche 50 anni, con all'attivo meno di dieci lungometraggi, sia già così autoreferenziale da concepire On the Rocks come incrocio di lavori passati, quasi a livello di riflessione metacinematografica. Ma il mondo di Sofia Coppola, che da sempre divide il pubblico in detrattori e appassionati sostenitori, vive in un costante cortocircuito di temi e personaggi ricorrenti.
Figure paterne adorabili e detestabili insieme, figure di mariti/compagni perlopiù assenti, figure di ragazzine savant, in un misto di innocenza e innata astuzia. In On the Rocks troviamo tutto ciò, come se la consuetudine fosse la benvenuta e, insieme a lei, il dialogo invisibile che si instaura da subito con il lavoro per cui Coppola è maggiormente conosciuta, Lost in Translation. Ce lo ricorda lo smarrimento della protagonista, di fronte a quella che ha tutta l'aria di una crisi esistenziale, e l'ingombrante presenza di Bill Murray, icona di fascino ironico e cinismo disincantato, talmente amato e celebrato dal cinema d'autore - Wes Anderson, Coppola, Jim Jarmusch - da essere stato trasformato in icona che polarizza l'attenzione del pubblico e agevola sempre meno la sospensione dell'incredulità.
Da quando Murray compare in scena fino all'epilogo è come se lo schermo venisse invaso dalla sua debordante personalità, in scene che attendono la sua stoccata comica o stranezza comportamentale per essere sbloccate dall'impasse. È quindi (forse) paradossale prendere atto di come sia proprio il personaggio di Felix in realtà a indebolire On the Rocks e a rendere un film che avrebbe potuto rappresentare un'inedita seduta di riflessione interiore un divertissement calato in una New York silenziosa e spettrale (lei sì suggestiva, se si pensa al contesto cittadino coevo all'uscita del film).
Nella prima parte On the Rocks è scritto con rara fluidità e vede in Laura una sorprendente figura di passività e insicurezza, che diviene del tutto dipendente dall'istrionico genitore nella seconda. La visita alla collezione privata di un'anziana signora (con immagini rare di un Monet originale) o la canzone improvvisata nel resort messicano sembrano scene costruite in funzione di Bill Murray più che di Felix, quasi alla stregua del fan service che abbonda nelle grandi produzioni disneyane, con l'attore di Ghostbusters e un bicchiere di whisky in luogo di uno Skywalker e di una spada laser.
Gli spunti introdotti nella prima parte - insofferenza metropolitana, blocco dello scrittore - restano così fili perennemente in sospeso, lasciati tali da un insoddisfacente epilogo, che sceglie la strada di un minimalismo così estremo da approssimarsi al nulla. È il cruccio ricorrente del cinema di Coppola: indagine sul vuoto (esistenziale) o vuoto di ogni indagine? Difficile che sia On the Rocks il film destinato a sciogliere questo dubbio, vista la sua evidente natura di opera minore, costruita per rassicurare chi non ha bisogno di essere convinto e tralasciare la reazione degli altri.
On the Rocks può apparire un punto di svolta decisivo oppure proseguire sempre dritto per la solita strada dove la Coppola s’incarta e s’incanta su quello che filma. L’amore e la dipendenza. Arrivano sparati entrambi già dalla voce-off del padre all’inizio di On the Rocks: “E ricorda, tu sei mia finché non ti sposerai”.
New York On the Rocks, spazio metropolitano cool, che svapora di umanesimo high profile e riluce di scintille high life... Il cinema di Sofia Coppola mantiene intatto quell'incantesimo donatole dal padre già ai tempi di Zoe, quando ancora bambina si ritrovò scrittrice e interprete di se stessa in Life without Zoe, l'episodio di New York Stories diretto da papà Francis.