| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Daniele Luchetti |
| Attori | Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno Adriano Giannini, Linda Caridi, Francesca De Sapio. |
| Uscita | mercoledì 30 settembre 2020 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,86 su 37 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 2 ottobre 2020
Una storia di coppia durissima, che assomiglia molto all'Italia contemporanea. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d'Argento, 3 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Lacci ha incassato 815 mila euro .
Passaggio in TV
il film è stato trasmesso martedì 24 marzo 2026 ore 23,30 su RAI5
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CONSIGLIATO SÌ
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In un passato lontano, Aldo ha tradito Vanda e abbandonato i suoi figli a Napoli. A Roma ha ricominciato con Livia, una collega e una 'voce' più gentile. In mezzo due figli, Anna e Sandro, che crescono e covano un avvenire di rancori. Vanda tenta il suicidio, Aldo non cede al ricatto ma qualche anno dopo torna a casa e riannoda i lacci sciolti. Aldo e Vanda escono intatti dalla crisi ma è solo apparenza. A guardarli da vicino le crepe e le riparazioni saltano agli occhi. La débâcle è dietro l'angolo, Anna e Sandro pure.
È una storia semplice quella di Aldo e Vanda, coniugi e genitori che crollano dopo troppi anni di vita in comune.
Dentro un grande appartamento, ormai vestigia di un'armonia passata, circolano tra dribblate e confronti, intossicando la vita dei loro figli. Vanda impone regole, Aldo le fugge, insieme producono una situazione caotica, una frattura aperta, un conflitto in cui ciascuno, a suo modo, cerca la via d'uscita.
Lacci copre un periodo di quarant'anni e si inscrive in un contesto di tempi nuovi (gli anni Ottanta) di liberazione dei costumi e di rovesciamento dei valori della famiglia tradizionale. Il titolo, un aneddoto affettivo e concreto del racconto, allude agli indefettibili legami che allacciano i personaggi e li rendono prigionieri. Ai nodi stretti intrecciati dalle abitudini e dagli urti.
L'interesse del dramma familiare di Daniele Luchetti risiede soprattutto nell'originalità e nella gestione della sua struttura narrativa. Struttura polifonica che lascia coesistere fluidamente personaggi e pensieri. Tra fughe, ritorni e collassi, i membri della famiglia protagonista provocano un carnage domestico che affonda le radici nel libro omonimo di Domenico Starnone. Ma è lo sguardo di Daniele Luchetti a mettere in scena l'iperattività dei sentimenti che agitano tutto il tempo la coppia protagonista, a osservarli negli spazi chiusi alla ricerca dell'amore residuale e della collera che l'ha soppiantato.
La tensione è costante e trova la sua detonazione nella coppia Laura Morante - Silvio Orlando, Vanda e Aldo in fondo al matrimonio e agli anni. Entrambi di una precisione estrema nel restituire la forza dell'inerzia e il logorio lento dell'economia sentimentale.
In una scena di rilievo davanti a un 'caffè amaro', rendono addirittura palpabile l'ora di saldare il conto. A Luigi Lo Cascio e ad Alba Rohrwacher, che incarna la coppia nella stagione più verde, l'autore affida il tempo della 'grande (dis)illusione'. Aldo è il padre evanescente di cui teorizzava Lacan, l'uomo incapace di rispondere alle domande dei suoi figli, l'uomo estraneo a se stesso; Vanda è invece la donna pragmatica, ossessionata dall''accumulo' e dalla casa. Indecisi intorno alla questione (una sola), resistere o perdere, disegnano coreografie e geometrie instabili che imbrigliano i figli di Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini, vittime di un passato che non passa.
Al diapason con la natura impetuosa della relazione genitoriale, Anna e Sandro sono l'effetto perturbato di una crisi familiare, di cui ciascuno a turno 'depone' la sua versione. A un passo dall'epilogo e dal bilancio triste di una vita, Luchetti dona la parola ai 'bambini', cacciati da un Eden che non hanno mai potuto e mai potranno reintegrare. È la loro 'deposizione' a mettere ordine facendo disordine, a conferire a Lacci il tono melanconico e una vertigine inattesa.
Luchetti si muove discreto tra le rovine di una vita incarnata in tutti gli oggetti rovesciati e sparpagliati a terra da una furia che risparmia soltanto un gatto (Labes), spirito della casa e 'presagio' di rovina. Allo spettatore il compito di rimettere insieme i 'pezzi', di ridisporli per apprendere lo scacco e il sacrificio vano di una coppia e di una generazione post '68, mai affrancata dal passato e dai sensi di colpa. Daniele Luchetti 'regge' il domicilio coniugale facendo girare la ruota dell'empatia e dell'antipatia e guardandosi bene dal prendere le parti dell'uno o dell'altro dei suoi personaggi. Dietro le porte chiuse, dice il peso dell'infanzia sul nostro destino e dona un calcio salutare all'ideologia del familismo.
A distanza di venticinque annida "La Scuola" e "I piccoli maestri", Daniele Luchetti è tornato a lavorare con Domenico Starnone, a partire dal suo romanzo "Lacci". Una storia sull'amore, il suo vuoto a rendere e le tare ereditarie che genera, che copre quarant'anni e vede avvicendarsi tre coppie di attori: prima Rohrwacher-Lo Cascio, neogenitori negli anni Settanta a Napoli, poi Morante-Orlando per la loro versione matura, e infine Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini, nel ruolo dei figli Anna e Sandro ormai adulti. Tre andamenti diversi, forse inevitabilmente: con i primi interpreti il film ribolle, della vitalità e dell'ambizione di Aldo, che nella relazione con Vanda si sente stretto, imprigionato, e s'innamora di una collega più giovane e libera, per la quale lascia moglie e figli e si trasferisce a Roma. Ma Vanda non ci sta, non lo accetta, dà di matto e così facendo stringe psicologicamente i lacci che lo tengono legato a lei. Si sentono la rabbia, l'angoscia, la vita, la città. Quando entrano in scena Silvio Orlando e Laura Morante, nonostante la loro bravura, il film precipita al piano di sotto, si siede, si stanca. Al turno della terza coppia, il cinema è scappato dal balcone e se n'è persa traccia, come per il gatto Labes: al suo posto c'è del teatro filmato, che dà inutilmente spazio a una parte del racconto su cui il romanzo non trovava sensato attardarsi. Meglio sarebbe stato sperimentare un andamento contrario, con un finale in crescendo. Eppure, nonostante questo, il film vanta parecchie frecce al proprio arco, soprattutto nella modulazione psicologica dei personaggi e dello spettatore. C'è un mistero da risolvere: la casa di famiglia, metafora esplicita, è stata aperta e vandalizzata da qualche sconosciuto e qualcosa manca all'appello. È l'occasione per riviverne le stagioni, esaminarne le crepe, distribuire le colpe. E se all'inizio è Aldo a finire sotto (la nostra) accusa, poi la situazione si ribalta e guardiamo con altri occhi a Vanda, per concludere che i due sono allacciati, appunto, in un nodo inestricabile di paura e comodità.
Da La Voce di Mantova, 3 ottobre 2020
"Non so perché, per tanto tempo, ho voluto che tu tornassi ma poi l'ho capito. Volevo che tornassi per potermene andare io. Ma poi non l'ho fatto." Il Film Lacci di Daniele Lucchetti è un pugno nello stomaco, non facile da vedere, doloroso ma necessario. Perché il desiderio di comprendere la realtà e le complesse dinamiche delle [...] Vai alla recensione »
Aldo e Vanda non si toccano quasi mai: fanno eccezione solo l'incipit, ovvero la scena di ballo, e il rientro nel guscio famigliare di lui dopo la parentesi romana con l'amante Lidia. In entrambi i momenti comunque, il loro avvicinarsi è minimo, indispensabile. Anche quando li vediamo in spiaggia, ormai rugosi e drasticamente ironici, marito e moglie sembrano girare intorno a un epicentro che li tiene [...] Vai alla recensione »