| Anno | 2026 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Al cinema | 22 sale cinematografiche |
| Regia di | Vincenzo Marra |
| Attori | Dalia Frediani, Marinì Fernando, Giovanni Esposito, Maurizio Casagrande Rosaria D'Urso, Antonio Gerardi. |
| Uscita | giovedì 26 marzo 2026 |
| Distribuzione | Green Film |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 25 marzo 2026
La storia di un'anziana signora napoletana che, per contrastare quella data così antica presente nella carta d'identità, si tiene sempre in moto perpetuo. Era è 34° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 2.160,00 e registrato 240 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Napoli, oggi. Lina è una vedova ottantenne con un carattere indomito e battagliero. Ha tre figli adulti: il prete Lucio, che vorrebbe mandarla in una casa di riposo; il laureato fuoricorso Sergio, che "non trova un lavoro adeguato" e neanche lo cerca, pensando persino di scendere in politica pur non doversi rimboccare le maniche; e la più giovane, Patrizia, ossessionata dal sospetto che il marito la tradisca. Insieme alla sorella Maria, Lina battibecca e gioca a scopa, ed è corteggiata dal dirimpettaio Eduardo, un ingegnere in pensione che vuole portarla in gita in Sicilia e invitarla a ballare, ma Lina ha ballato solo con la buonanima di suo marito. La donna ha un cuore debole ma non vuole saperne di muoversi da casa sua, e piuttosto che finire in un ospizio si rassegna ad accettare accanto a sé una badante. Dopo una serie di colloqui accoglie in casa Amilà, che ha una figlia a Napoli e un altro nel nativo Sri Lanka, aprendosi ad una relazione nuova e a una cultura diversa.
Per il suo esordio nella commedia Vincenzo Marra con Era sceglie la sua città natale e accetta l'eredità del grande teatro partenopeo, non solo scegliendo un cast avvezzo al palcoscenico ma dichiarando apertamente il suo desiderio di fare un film di "ambiente" fin dai titoli di coda, che appaiono sullo sfondo di una sfilata di statuette di porcellana emblematiche della napoletanità e col sottofondo di una canzone nel tipico stile melodico e sentimentale legato al capoluogo campano, cui si deve anche il titolo del film, ispirato alla sempreverde "Era di maggio" che compare invece nei titoli di coda.
Anche l'impianto narrativo è esplicitamente teatrale, e fa leva sui tempi comici impeccabili di un cast che comprende Dalia Frediani nel ruolo di Lina, Maurizio Casagrande e Giovanni Esposito in quelli di Lucio e Serio, e due caratteristi strepitosi come Rosaria Durso e Antonio Venturini in quelli di Maria e Eduardo. Marinì Fernando, cingalese in grado di esprimersi benissimo in dialetto napoletano, è convincente nel ruolo di Amilà.
Era mette insieme due tematiche contemporanee: la solitudine di una vecchiaia che non vuole stravolgere i propri principi e le proprie abitudini di vita, e che dimostra più buon senso della generazione cui ha dato i natali, e l'integrazione di un'immigrazione pacifica e operosa come quella cingalese nel tessuto sociale di una città che ha fatto dell'accoglienza una delle sue cifre distintive. Il confronto fra gli scombinati figli di Lina e i concreti componenti della comunità dello Sri Lanka a Napoli è decisamente a vantaggio dei secondi, disposti ad accettare fatica e sacrifici ma non a rinunciare alla propria dignità.
La narrazione è molto tradizionale, quasi spoglia, forse eccessivamente esile e prevedibile, ma sempre reminiscente tanto del teatro eduardiano quanto di una soap quintessenzialmente campana come Un posto al sole. A smuovere le acque sono i siparietti fra Lina e Maria e fra Lina e il tenero Eduardo, nonché i contorti e deliranti monologhi di Sergio, che pur di giustificare la sua nullafacenza inventa spiegazioni improbabili e problematiche inesistenti. Non resta che da chiedersi se al pubblico "piacerà questo presepe", nel suo sforzo di fare onore ad una tradizione ben codificata.
Napoli, oggi e sempre. Lina è vedova e "tiene" tre figli, un sacerdote impaurito, un fannullone bambino e una moglie tradita. "Tiene" anche una sorella, squattrinata, con un nipote senza arte né parte. Alla porta di fronte ci sta poi don Eduardo, che periodicamente le rivolge una proposta serissima di matrimonio. Lei però è benestante e rivolta a un passato che non c'è più, e invece c'era, c'era una [...] Vai alla recensione »