Sorry We Missed You

Film 2019 | Drammatico 100 min.

Titolo originaleSorry We Missed You
Anno2019
GenereDrammatico
ProduzioneGran Bretagna, Francia, Belgio
Durata100 minuti
Regia diKen Loach
AttoriKris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor .
TagDa vedere 2019
DistribuzioneLucky Red
MYmonetro 3,52 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ken Loach. Un film Da vedere 2019 con Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor. Titolo originale: Sorry We Missed You. Genere Drammatico - Gran Bretagna, Francia, Belgio, 2019, durata 100 minuti. distribuito da Lucky Red. - MYmonetro 3,52 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Dopo il successo di Io, Daniel Blake, il regista torna dietro la macchina da presa per raccontare lo sfruttamento del lavoro nel Regno Unito.

Consigliato sì!
3,52/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,04
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Scheda Home
Premi
Cinema
Trailer
Un film partecipe e accurato che ci impone il confronto con la realtà dei precari, dei più deboli, dei nuovi schiavi.
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 17 maggio 2019
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 17 maggio 2019

Ricky, Abby e i loro due figli, l'undicenne Liza Jane e il liceale Sebastian, vivono a Newcastle e sono una famiglia unita. Ricky è stato occupato in diversi mestieri mentre Abby fa assistenza domiciliare a persone anziane e disabili. Nonostante lavorino duro entrambi si rendono conto che non potranno mai avere una casa di loro proprietà. Giunge allora quella che Ricky vede come l'occasione per realizzare i sogni familiari. Se Abby vende la sua auto sarà possibile acquistare un furgone che permetta a lui di diventare un trasportatore freelance con un sensibile incremento nei guadagni. Non tutto però è come sembra.

Verso la fine dei titoli di coda si leggono queste parole: "Grazie a tutti quei trasportatori che ci hanno fornito informazioni sul loro lavoro ma non hanno voluto che i loro nomi comparissero". In questa breve frase è sintetizzata la modalità di lavoro di Ken Loach (e del suo sceneggiatore doc Paul Laverty): costruire una storia solida sul piano cinematografico senza mai dimenticare la realtà.

Quella ritratta da Ken Loach è una realtà formata da persone che nel non voler comparire denunciano implicitamente la condizione di precarietà in cui operano. Ci sarà probabilmente chi affermerà che siamo di fronte all'ennesimo comizio di un regista che non ha mai nascosto da quale parte batte il suo cuore. Bene, se questo è un comizio lo erano anche, sul piano letterario, "I miserabili" di Victor Hugo o l'"Oliver Twist" di Charles Dickens (solo per fare un esempio).

Loach non scrive romanzi, dirige film ma lo fa con la stessa passione e anche, perché no, con la stessa forma di indignazione. Non si tratta mai con lui di pauperismo, di commiserazione e tantomeno di populismo. A un certo punto del film c'è una reazione verbale da parte di uno dei protagonisti che, se non fosse che al cinema ci si comporta diversamente che a teatro, spingerebbe all'applauso. In quel momento ti accorgi di come Loach abbia saputo leggere non solo nella psicologia dei personaggi (che nel suo cinema sono sempre 'persone') ma pure in quella dello spettatore.

Anche sul piano più strettamente cinematografico il suo si presenta come un lavoro tanto partecipe quanto accurato. L'apparente semplicità del suo modo di riprendere richiede un gran lavoro con gli interpreti e fa costantemente leva sulle sue doti di documentarista capace di trasferire la realtà nel cinema di finzione. Si osservino i dialoghi a tavola in famiglia e ci si accorgerà di come vengano portati sullo schermo con la naturalezza di una candid camera. Perché Loach ad ogni film ci chiede non solo di guardare quanto accade seduti sulla nostra comoda poltrona ma di condividere i disagi e le problematiche che ci propone. Ci chiede di confrontarci con quella 'normalità' feroce che oggi, come ai tempi della rivoluzione industriale ma con più sofisticata e globalizzata malizia, il dio mercato impone.

Abby, Ricky, Seb e Liza Jane non sono supereroi, non hanno nulla di straordinario nelle loro vite. Sono semplicemente una famiglia, con le proprie difficoltà e con una unità che si vorrebbe far vacillare. Al di là dei proclami retrogradi o interessati di cui la parola 'famiglia' viene sempre più spesso fatta oggetto Ken Loach ci ricorda che elemento imprescindibile della sua coesione è, oggi più che mai, la dignità del lavoro che troppo spesso viene sistematicamente conculcata. La schiavitù non è stata abolita. Ha solo cambiato nome. Ken e con lui (in tutt'altro ruolo) Francesco non smettono di ricordarcelo.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
lunedì 20 maggio 2019
Francesca Monti
Filmidee

Dopo la contestata Palma d'oro per Io, Daniel Blake di tre anni fa, Ken Loach torna a Cannes per denunciare le aberrazioni dell'attuale mondo del lavoro e l'ambigua retorica delle start up. Sembra una contraddizione in termini, assistere alle sfortune della famiglia protagonista di Sorry We Missed You - progressivamente disgregata a causa della precarietà professionale - dalla Croisette, immersi tra [...] Vai alla recensione »

sabato 18 maggio 2019
Cristina Piccino
Il Manifesto

C'è un'ostinazione in Ken Loach, 82 anni, due volte Palma d'oro (con Il vento che accarezza l'erba, 2006 e Io, Daniel Blake, 2017) che lo spinge a battersi col presente e, insieme, a condurre il proprio spettatore a una consapevolezza quasi esasperata. Sorry We Missed You - presentato in concorso - parla dell'oggi, ci dice dei tanti che non ce la fanno a sopravvivere con l'affitto da pagare, dei figli [...] Vai alla recensione »

sabato 18 maggio 2019
Francesco Boillé
Internazionale.it

Spiace dirlo, ma l'anziano regista non pare ritrovare la vitalità, la forza, l'anarchia e la libertà perfettamente incarnata dal personaggio di Io, Daniel Blake che nel 2016 gli aveva fatto ottenere una meritata Palma. Anche qui l'analisi è deterministica all'ennesima potenza, simile - i personaggi sono prigionieri dei meccanismi sociali ed economici - a Les misérables, ma la tendenza del regista [...] Vai alla recensione »

sabato 18 maggio 2019
Federico Pedroni
Duels.it

Ricky è stanco di una vita di lavori sfiancanti e precari, di dover rendere conto alle direttive e a gli ordini del padrone di turno. Sua moglie Abby si ammazza di fatica, assiste anziani e malati per poche sterline, attraversando in lungo e in largo la città in cui vivono, una Newcastle grigia e inospitale. Hanno due figli: Seb, adolescente inquieto con la passione per i graffiti più che per la scuola, [...] Vai alla recensione »

sabato 18 maggio 2019
Emanuela Martini
Cineforum

"Sorry we missed you" è quello che sta scritto sull'avviso che i corrieri che consegnano le merci a domicilio lasciano in buchetta quando non trovano i clienti. Un lavoraccio: ritmi disumani, orari sotto rigido controllo elettronico, se ti ammali e perdi un giorno o qualche ora di lavoro non solo non guadagni, ma paghi anche pegno (cioè il costo di chi ti rimpiazza).

venerdì 17 maggio 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Una famiglia del proletariato. Il papà accetta una lavoro di consegne dai ritmi disumani, la mamma accudisce persone in difficoltà, il figlio grande vive un'adolescenza ribelle. La situazione difficile fa precipitare la tranquillità di tutti. Il cinema di Ken Loach è ovviamente ancora importante: racconta il mondo dalla parte degli ultimi, mette in risalto gli ingranaggi di una società impostata sul [...] Vai alla recensione »

venerdì 17 maggio 2019
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

Ancora Newcastle, dopo I, Daniel Blake, Palma d'Oro nel 2016, e ancora il caro vecchio Ken Loach, stavolta alle prese con le nefandezze della gig economy, in particolare delle consegne da un giorno per il successivo. In Concorso a Cannes 72, dove ambisce alla terza Palma (nel 2006 per Il vento che accarezza l'erba la prima), Sorry We Missed You inquadra una famiglia che sta per saltare in aria, complice [...] Vai alla recensione »

venerdì 17 maggio 2019
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Chiamiamoli "performer delle consegne" e non più "fattorini", "guadagni" e non più "salari", freelance e non più precari. Anzi, veri e propri schiavi volti all'autodistruzione. Benvenuti nel nuovo dramma umano e sociale di Ken Loach, il vate tuttora insuperato del cinema civile, che con Sorry We Missed You è riuscito ancora una volta a commuovere le platee del Festival di Cannes.

venerdì 17 maggio 2019
Giulio Sangiorgio
Film TV

«Non lavorerà per noi, ma con noi». Eccolo, in un franchise per corrieri, il neoliberismo, l'iperresponsabilizzazione del lavoratore, la solitudine del 99%, la fine del tempo libero al tempo dell'imprendicariato, il precariato costretto all'imprenditoria. L'allentamento dei legami, la fine che fa la famiglia se uno vive per lavorare e il resto non conta.

venerdì 17 maggio 2019
Daria Pomponio
Quinlan

Un corriere a domicilio e sua moglie lottano per mantenere la propria famiglia nell'Inghilterra di oggi. "Io lotto contro l'idea che la felicità stia nella capacità di comprare cose nuove. Non siamo venuti al mondo solo per lavorare e per comprare; siamo nati per vivere. La vita è un miracolo; la vita è un regalo. E ne abbiamo solo una." Queste celebri parole dell'ex presidente uruguaiano José "Pepe" [...] Vai alla recensione »

venerdì 17 maggio 2019
Teresa Marchesi
Huffington Post

Ken Loach e il lavoro che cambia, in forme che fanno sembrare la catena di montaggio un paradiso perduto: "Sorry we missed you", che riporta a Cannes l'ottantaduenne più militante del cinema -già due volte Palma d'oro- è il film che Amazon non avrebbe mai potuto produrre. Dico Amazon perché il faraonico business dell'e-commerce si basa -questo racconta la storia- su tecniche di sfruttamento che stritolano [...] Vai alla recensione »

venerdì 17 maggio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

I film di Ken Loach hanno sempre il pregio della coerenza, e a volte il rischio della prevedibilità. Il suo sincero interesse per le ingiustizie sociali e per la classe operaia inglese in particolare si manifesta in storie costruite dal fido sceneggiatore Paul Laverty, sul filo del teorema, e con l'apporto di attori sempre straordinari (qui Kris Hitchen e Debbie Honeywood).

venerdì 17 maggio 2019
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

Metodo Loach. Voce-off su schermo nero sui titoli di testa. E che sembra replicare, nella struttura, il precedente Io, Daniel Blake, Palma d'oro a Cannes nel 2016. Ancora un attacco diretto contro il sistema liberale britannico che strozza la vita delle persone. In Io, Daniel Blake era il protagonista che aveva bisogno dell'aiuto dello Stato a causa della sua malattia.

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