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sabato 18 gennaio 2020

Kris Hitchen

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Mi pagano solo se consegno...
dal film Sorry We Missed You (2019) Kris Hitchen  Ricky Turner
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Sorry We Missed You

Sorry We Missed You

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,79)
Un film di Ken Loach. Con Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor, Ross Brewster.
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Genere Drammatico, - Gran Bretagna, Francia, Belgio 2019. Uscita 02/01/2020.
Filmografia di Kris Hitchen »

giovedì 2 gennaio 2020 - Viscerale, autentico e senza scampo, il nuovo film del regista inglese deve tantissimo al suo protagonista, al suo passato, alla sua spontaneità. Al cinema.

Sorry We Missed You, il condensato perfetto del Ken Loach di oggi

Tommaso Tocci cinemanews

Sorry We Missed You, il condensato perfetto del Ken Loach di oggi Viscerale, autentico e senza scampo, Sorry We Missed You è il condensato perfetto del Ken Loach di questo tardo periodo. A 83 anni, il regista continua a cesellare ritratti di emergenza sociale nella working class britannica ed europea, facendo seguito a Io, Daniel Blake (guarda la video recensione) del 2016 con lo spaccato di una famiglia del nord dell’Inghilterra alle prese con la morsa letale della gig economy.
 

Da sempre parte integrante di un rigoroso metodo artistico, il lavoro di Loach con attori non professionisti è rinomato, e legato a doppio filo ai criteri di verosimiglianza richiesti dai suoi film. Ad ancorare il suo ultimo lavoro è un intero nucleo domestico di volti non soltanto nuovi, ma legati al particolare contesto socio-economico del luogo.
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In Sorry We Missed You il protagonista è Ricky, padre di famiglia sulla quarantina, già messo in situazione di svantaggio perenne dalla crisi del decennio scorso che gli ha fatto perdere sia il lavoro come operaio che la possibilità di comprare casa con un mutuo. Attirato dalle promesse di un nuovo impiego come corriere, Ricky finisce martoriato dalle condizioni proibitive delle lunghe giornate a bordo del suo furgone, per un datore di lavoro il cui modello di business è cercare di distanziarsi il più possibile da lui.

A interpretare Ricky è Kris Hitchen, rosso di capelli, stropicciato nei lineamenti, ma dotato di una vitalità sommessa che emerge all’improvviso nel corso del film. Hitchen è anche la perfetta sintesi tra attore professionista e uomo comune, abbastanza credibile agli occhi di Loach come volto di un corriere che suona il citofono per consegnare un pacco. Hitchen nasce a Salford, vicino Manchester, e in seguito si sposta a Bolton, che è più a nord ma non abbastanza a nord da sconfinare nel territorio geordie di Newcastle, dove Sorry We Missed You è ambientato (così come del resto Io, Daniel Blake, che nel nativo del luogo Dave Johns aveva trovato il suo protagonista).

Con la discrepanza geografica messa al servizio di uno dei pochi momenti di leggerezza nel film - un battibecco calcistico tra Ricky, tifoso del Manchester United, e un cliente che apre la porta indossando la maglia del Newcastle - Hitchen si conferma un avatar in transito, laddove invece quello di Daniel Blake era radicato. Da giovane, Kris mostra attitudine per la danza, e dopo la scuola si fa rapire dalla recitazione, provando a farne una carriera prima di mettere su famiglia e ripiegare su percorsi lavorativi più affidabili.

Un ventennio circa, in cui Hitchen diventa idraulico e, con i clienti che non mancano, mette da parte l’istinto artistico. C’è voluto l’arrivo dei quarant’anni per fargli riconsiderare le sue scelte, e in seguito a un momento di depressione decidere di fare del volontariato, che lo ha portato di nuovo a contatto con la recitazione. Da lì a frequentare dei nuovi corsi come attore, e poi a trovare qualche ruolo in TV, il passo è stato breve. 

L’incontro con Loach è arrivato quando Hitchen si riteneva fuori tempo massimo (dopo un provino per Daniel Blake che l’attore temeva essere l’ultimo film del regista), finendo invece per regalare al due volte vincitore della Palma d’Oro un ibrido speciale tra realtà e finzione per il ruolo di Ricky. Hitchen trasuda ordinarietà, ma nel suo ritratto di un uomo disperato ci sono sfumature profonde di alto livello tecnico. Sul suo volto, in particolare, si può tracciare una mappa fisionomica di ogni colpo ricevuto, e al tempo stesso notare la spontaneità di un personaggio che non si lascia abbattere prima dello spettatore.

Lo si nota nei momenti di intimità rubata con la figlia, Liza Jane, e nei piccoli sfoghi quasi infantili, dal sotterfugio per evitare una multa fino agli scambi più tesi con il figlio Seb, in cui l’autorità paterna lascia spazio all’orgoglio ferito. Al servizio della sceneggiatura brutalmente empatica del solito Paul Laverty, Kris Hitchen trova il se stesso attore di rango sotto le spoglie pragmatiche del suo passato da idraulico - un’attività che aveva già lasciato nelle mani del figlio per tornare a recitare a tempo pieno prima che arrivasse l’opportunità di una vita.

venerdì 27 dicembre 2019 - L’attenzione del regista in questo nuovo film si focalizza sulle condizioni di lavoro a cui sono costretti i drivers delle consegne a domicilio. Dal 2 gennaio al cinema.

Sorry We Missed You, Loach disegna l’inferno sulla terra, un tocco dopo l’altro

Giovanni Bogani cinemanews

Sorry We Missed You, Loach disegna l’inferno sulla terra, un tocco dopo l’altro Sono tanti anni che Ken Loach racconta la povera gente, la sua bellezza, la sua rabbia, la sua fatica di vivere. O meglio, che racconta come la gente ci finisca, povera. Sfruttata, e rabbiosa. Sono cinquant’anni che racconta questa gente con forza, con ironia, con partecipazione, con delicatezza, con rispetto, con indignazione. In Gran Bretagna, ma anche a New York o in America latina. Dovunque ci sono persone che sputano energia e vita per lavorare in condizioni meno precarie, meno rischiose, meno umilianti. 

Sono cinquant’anni che sviluppa il suo racconto sull’umanità dei singoli e sulla disumanità del sistema, e non suona mai falso, mai scontato. E vorremmo non dover temere il giorno in cui quell’ometto di ottantatré anni con i capelli sottili, la voce educata, gli occhiali rettangolari non avrà più la forza di girare i suoi film appassionati, toccanti, necessari. Film mai scomposti, mai poggiati su frasi o accuse vaghe, sempre densi di dettagli, di concretezza, di verità. 

È una verità che nasce, anche, dal meticoloso lavoro di ricerca di Paul Laverty, sceneggiatore di tutti i film di Loach da trent’anni a questa parte. Laverty è andato a raccoglierla, questa verità, fra i drivers delle consegne a domicilio, quelli che fanno funzionare Amazon e tutte le economie dell’ “a casa con un clic”. 
 

Siamo a Newcastle, la stessa città dove era ambientato il precedente film di Loach, Io, Daniel Blake. Qui Ricky, sulla soglia dei cinquant’anni, cerca di reinventarsi come autista per le consegne a domicilio. Per tutta la vita ha lavorato senza riuscire a mettere da parte niente, senza poter dare nessuna scintilla di benessere alla sua famiglia. Adesso, la nuova scommessa, forse l’ultima.
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“Tu non lavori per noi, tu lavori con noi”, gli dice l’uomo che gli fa il colloquio di lavoro. “Tu vieni on board, sei con noi”. Belle parole. La realtà sarà diversa. Un lavoro nel quale non puoi sgarrare, non puoi fermarti neanche se la tua famiglia sta andando a rotoli, neanche se hai le costole rotte; un lavoro dove ogni secondo di ritardo si paga, dove la parola chiave è “pay” – tutto si paga, le consegne non fatte in tempo, gli oggetti che ti rubano dal furgone – e dove ti sembrerà indispensabile una bottiglietta di plastica vuota, per orinare lungo il cammino e non perdere tempo.  

Li chiamano “zero hours contracts”. Lavori da free lance puro. Dove non c’è nulla di garantito. Dove non puoi perdere un colpo, un minuto, una consegna. Per nessun motivo. Nessuna tutela del lavoro. Una nuova forma di schiavitù, dove ti illudi di essere padrone del tuo destino. 

È il capitalismo allo stato puro. Ognun per sé, tutti contro tutti. Quando la situazione diventerà da allarme rosso, quando il protagonista chiederà, come ultima soluzione, il protagonista chiederà qualche giorno di permesso, il boss gli risponderà: “Vuoi saltare un giorno? Non puoi. Gli altri autisti che me l’hanno chiesto credi non abbiano problemi? Chi ha la sorella che ha avuto un infarto, chi deve operarsi; un altro ha sua figlia che ha tentato il suicidio. Alla fine c’è sempre un problema. Ma non puoi fermarti. Mai. Ai clienti non importa se ti addormenti al volante o se prendi in pieno un autobus. Gli importa il prezzo che paga, e se l’oggetto arriva in tempo”. Quando dei teppisti gli spaccano la faccia, un paio di costole e forse gli perforano un polmone, per lui ci sarà una penale di 1000 sterline per gli oggetti che gli hanno rubato. 

Trova sempre dei volti magnifici per raccontare le sue storie, Loach. E sono sempre volti nuovi, spesso gente che col cinema ha avuto poco a che fare. Come questo Kris Hitchen, il protagonista: una specie di Paul Scholes orgoglioso e combattivo, capelli rossi e fede Red – Manchester United, tutta la vita. Hitchen ha fatto l’idraulico, nella vita, e poi ha guidato un furgone per le consegne a domicilio, come il suo personaggio. Ken Loach lo ha portato a recitare col suo metodo abituale, senza rivelargli la storia tutta intera, ma solo giorno per giorno: portandolo a vivere ogni momento, senza sapere il disegno finale. 

Ad ogni film ti aspetti l’incrinatura, qualche attore che suona falso, che “si sente che recita”. E non lo trovi. E senti una consonanza immediata e fortissima con la moglie. Si chiama Debbie Honeywood l’attrice. Fa visite a domicilio per una ditta di servizi sociali. E si trova alle prese con vecchie fuori di testa, anziani avviliti, giovani paralitici. Senza uno scatto di nervi, di insofferenza verso quelle sofferenze. E il cinema di Loach, attento al dettaglio, dà un tocco di grande cinema, di grande attenzione umana. In una scena in cui lei e il marito sono nel letto, lui sente qualcosa: “Ma ti sei messa il Vicks?”. E lei, quasi scusandosi: “No, è che lo metto sotto il naso quando entro in case in cui c’è un odore tremendo…”. L’orrore fatto intuire, reso evidente, in una frase minuscola. Anche questo è grande cinema. 
Dettagli, dettagli. Quando una donna, durante una delle visite, le pettina i capelli, probabilmente l’unico momento di contatto umano che ha nella giornata. E lei, non vista, sommessamente, piange.  

Ed è sempre il personaggio della moglie a comprendere quale sia l’unico modo per non perdere definitivamente un figlio ribelle, frustrato, umiliato anche dalla sconfitta della sua famiglia. Continuare a dialogare, non allontanarlo, non condannarlo. È lei che capisce quanto un telefono cellulare, oggi, non sia solo un telefono. “Ci sono i suoi amici, lì dentro, i suoi graffiti, le sue foto, la sua vita”, dice al marito che glielo ha sequestrato. E il marito, driver sull’orlo di una crisi di nervi, capisce. Così come accetta quando la moglie non vuole fare l’amore, quando va a dormire in camera della figlia. Se c’è un film in cui si sente l’amore che unisce una coppia, nonostante tutto e proprio quando questa coppia sembra frantumarsi, è questo film.   

Ed è quella moglie dalla voce quieta e dallo sguardo rassegnato a rivelarsi la più lucida di tutti. C’è una sua telefonata, dal pronto soccorso dell’ospedale, in cui dice tutto quel che pensa, e quello che abbiamo pensato noi durante il film senza riuscire a dirlo così chiaramente: e in quel momento il sangue ricomincia a scorrere nelle tue vene, e ti viene una lacrima, o un applauso. 

Loach disegna l’inferno sulla terra, un tocco dopo l’altro. Un lavoro che non ha regole se non la necessità di dare tutto, e quel tutto non basterà mai. Un lavoro che alla fine riesce a devastare una famiglia. Eppure, anche fra i debiti, fra i guai sempre peggiori, ci sono attimi di minuscola felicità. Come quella cena in cui riescono a mangiare tutti insieme, e lui distribuisce le confezioni della rosticceria indiana, facendo anche l’esperto sul pollo Vindaloo: “Questa è roba forte, separa i ragazzini dai veri uomini”, dice al figlio, graffitaro ribelle e scontroso.
 

martedì 24 dicembre 2019 - Su MYmovies.it una clip del nuovo film di Ken Loach, racconto del precariato al tempo della new economy. Da giovedì 2 gennaio al cinema.

Sorry We Missed You, Ricky: «servono 1000 sterline per il furgone»

a cura della redazione cinemanews

Sorry We Missed You, Ricky: «servono 1000 sterline per il furgone» Ancora una volta Ken Loach mette il dito sulla piaga: il suo nuovo film Sorry We Missed You, nelle sale dal 2 gennaio, mostra una famiglia di Newcastle come tante, con lavori come tanti, ossia irrimediabilmente precari.
 

Ken Loach, classe 1936, dopo la Palma d'oro al Festival di Cannes nel 2016 con Io, Daniel Blake, torna con una nuova storia in linea con il suo cinema impegnato e perfettamente calato nella realtà che ci circonda.
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Loro sono Ricky e Abby splendidamente interpretati da Kris Hitchen e Debbie Honeywood, hanno due figli, Liza Jane e Sebastian, e vivono a Newcastle tra mille difficoltà. Dopo la crisi del 2008, infatti, lavorare è sempre più difficile e il sogno di comprarsi una casa di proprietà sembra irrealizzabile. Ricky però ha un piano, diventare un trasportatore con un suo furgoncino a servizio della nuova logistica nata con la internet - economy.

La clip che presentiamo in esclusiva mostra uno dei momenti chiave del film, quando marito e moglie discutono del nuovo progetto di Ricky. Un dialogo vero, realistico e proprio per questo profondamente terrorizzante. La moglie infatti calcola l'impegno richiesto con il nuovo eventuale lavoro: “Sarebbero 14 ore al giorno per sei giorni alla settimana – sottolinea preoccupata - Io non ti vedrei più, non ci vedremo mai”. Per altro per arrivare a comprare il furgone bisognerebbe vendere l'unica macchina di proprietà della famiglia, funzionale proprio al suo lavoro di infermiera domestica. Ma lui è ottimista, calcola che nel giro di due anni sarà in grado, grazie al suo impegno, di comprare la casa tanto sognata. Ovviamente non andrà proprio così. 

Per fortuna c'è Ken Loach a ricordarci che dietro i pacchi che prontamente ci arrivano con un semplice click in un giorno dall'ordine esiste tutto un mondo vero e concreto di persone che per garantire la consegna fanno di tutto. Ma non hanno niente o pochissimo in cambio. Già dal titolo del film capiamo che siamo proprio ai margini dell'e-commerce: Sorry We Missed You fa riferimento al messaggio di consegna lasciato dai corrieri quando non trovano in casa il destinatario.

Il film vede la sceneggiatura di uno degli storici collaboratori di Loach, Paul Laverty (autore degli script di film come My Name Is Joe o Il mio amico Eric). Mentre nel cast spiccano proprio Honeywood alla sua prima esperienza cinematografica e Hitchen che finora aveva brillato in piccole parti o a teatro e che grazie a questo film ha già in cantiere una nuova avventura cinematografica (Clay Kickers). 
   

martedì 17 dicembre 2019 - Guida completa all'offerta cinematografica di un Natale da record.

Film di Natale al cinema. Da Pinocchio a Star Wars, ecco cosa vedere tra Natale e Capodanno

Ilaria Ravarino cinemanews

Film di Natale al cinema. Da Pinocchio a Star Wars, ecco cosa vedere tra Natale e Capodanno Quello del 2019 sarà un Natale cinematografico ricchissimo, capace di portare al cinema famiglie e bambini, amici e amiche, fidanzati e nonni, entusiasti delle feste e persino chi, il Natale, non lo sopporta proprio - e come ogni anno trova rifugio in un “tempio” speciale: la sala cinematografica.

Ognuno, insomma, quest’anno troverà il suo film sotto all’albero. Basta solo un po’ di attenzione per scegliere il “pacchetto” giusto.

NATALE IN FAMIGLIA
I più grandi adoratori del Natale sono, da sempre, i bambini. È dunque scontato che l’offerta natalizia pensi soprattutto a loro e alle famiglie. Oltre all’evento speciale de I Goonies di Richard Donner, che per tre giorni ha riportato al cinema il classico per ragazzi del 1985, le feste celebrano il cinema d’avventura, possibilmente fantasiosa e fantastica, con due grandi titoli che puntano alla vetta del box office: il 18 dicembre Star Wars - L'ascesa di Skywalker di J.J. Abrams, terzo capitolo della nuova trilogia di Star Wars incentrato sullo scontro tra Kylo Ren (Adam Driver) e Rey (Daisy Ridley), e Jumanji: The Next Level di Jake Kasdan, con Dwayne Johnson e Jack Black, di ritorno nella giungla video-ludica per una missione speciale. 

Guardano ai bambini, ma non solo, anche i cartoni animati pronti per la sala in area natalizia. Si parte con Paw Patrol Mighty Pups - Il film dei super cuccioli di Charles E. Bastien, al cinema dal 21 dicembre, con i protagonisti dell'omonima serie tv rielaborati in chiave di supereroi, per arrivare il giorno di Natale allo spionaggio in stile 007 del buddy movie Spie sotto copertura di Nick Bruno e Troy Qua. E celebrare, da capodanno in poi, l’anniversario dei 45 anni di vita dei famosi giocattoli tedeschi con Playmobil: The Movie di Lino DiSalvo.

Puntuali come le strenne, a Natale arrivano anche le commedie per famiglie. Quelle classiche all’italiana, il 12 dicembre con Il primo Natale di Ficarra e Picone, e dal primo giorno dell’anno con il debutto alla regia di Checco Zalone Tolo Tolo, ambientato a Malindi e scritto con Paolo Virzì. E se il disincanto ironico di Fabrice Luchini è dal 19 dicembre il motore del “thriller lieve” Il mistero Henri Pick di Rémi Bezançon – storia di un misterioso autore di best seller su cui indaga un critico letterario – gioca invece sulla nostalgia della commedia alla Bridget Jones il nuovo film dello statunitense Paul Feig, Last Christmas, storia di un (goffo) amore sbocciato a Londra durante le feste.

NATALE D’AUTORE
Sarà un Natale pieno di grazia anche per i cinefili e gli appassionati del cinema dei grandi autori, con l’arrivo sullo schermo il 19 dicembre del Pinocchio di Matteo Garrone, trasposizione fedele della favola di Collodi, con un cast che spazia da Roberto Benigni a Gigi Proietti, da Rocco Papaleo a Massimo Ceccherini, e una storia nata per intrigare anche i più piccini. Altra grande firma del nostro cinema, Ferzan Ozpetek dal 19 dicembre torna al melò romano con La dea fortuna, il racconto di una coppia in crisi (Stefano Accorsi e Edoardo Leo) sconvolta dall’imprevisto arrivo di un bambino. E per iniziare l’anno con il cinema “giusto” ecco Ken Loach, dal 2 gennaio con Sorry We Missed You, con Kris Hitchen e Debbie Honeywood, in un film sulle spietate condizioni di lavoro dei corrieri al tempo della new economy. 

IL NATALE DELLE DONNE
Mai come quest’anno l’offerta natalizia è stata popolata da grandi storie di donne, ritratti femminili intensi, spesso perturbanti, lontani da qualsiasi cliché. Come, dal 12 dicembre, quello della madre apparentemente perfetta di Cate Blanchett in Che fine ha fatto Bernadette? di Richard Linklater, donna amorevole e lavoratrice, che decide all’improvviso di sparire avventurandosi da sola in Antartide. È battagliera e femminista la Petrunya di Dio è donna e si chiama Petrunya di Teona Strugar Mitevska, premio Lux al miglior titolo europeo, in sala dal 12 dicembre con una vicenda, tratta da una storia vera, di emancipazione e cocciuta libertà.

È invece il racconto al femminile di un’amicizia che diventa attrazione, e poi passione, quella del film in costume Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma, al cinema dal 19 dopo il premio per la miglior sceneggiatura a Cannes; ruotano infine intorno all’amore familiare due film molto diversi, ma entrambi con grandi protagoniste femminili: il 24 dicembre The Farewell - Una bugia buona di Lulu Wang, con la cantante e attrice Awkwafina nei panni di una giovane americana tornata in Cina per gli ultimi giorni di vita dell’amata nonna, e dal 2 gennaio 18 regali di Francesco Amato, con Benedetta Porcaroli e Vittoria Puccini, storia vera di una malata terminale che, prima di morire, prepara per la sua bambina appena nata diciotto regali – uno per ogni compleanno fino alla maggiore età.

L’ALTRO NATALE
Ma è una potente figura femminile anche la protagonista di Nancy, in sala dal 12 dicembre, uno dei film che abitano la “dark side” del cinema delle feste: un thriller sul concetto di identità e verità con una straordinaria Andrea Riseborough nei panni di una bugiarda seriale, decisa a farsi adottare da una coppia che ha perso, trent’anni prima, l’unica figlia. Per gli amanti delle indagini arriva inoltre il 19 Il terzo omicidio di Hirokazu Kore'eda, dramma legale su un avvocato alle prese con un caso solo apparentemente risolto. 

Ma il Natale più alternativo è, senza dubbio, quello proposto dai documentari, due titoli molto diversi l’uno dall’altro e distribuiti nell’arco del periodo festivo. Santa Subito di Alessandro Piva, al cinema dal 9 dicembre, che ripercorre - aderendo alla brutale realtà dei fatti - la tragica storia dell’assassinio di Santa Scorese, uccisa da uno stalker a 23 anni, e il filosofico Escher - Viaggio nell'infinito di Robin Lutz, al cinema dal 16 dicembre: un tuffo nella vita e nell'arte dell'incisore e grafico olandese Maurits Cornelis Escher indagato nel suo rapporto con il concetto di infinito.

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