Tre volti

Film 2018 | Drammatico +13 102 min.

Anno2018
GenereDrammatico
ProduzioneIran
Durata102 minuti
Al cinema35 sale cinematografiche
Regia diJafar Panahi
AttoriBehnaz Jafari, Jafar Panahi, Marziyeh Rezaei, Maedeh Erteghaei, Narges Delaram .
Uscitagiovedì 29 novembre 2018
TagDa vedere 2018
DistribuzioneCinema
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,60 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jafar Panahi. Un film Da vedere 2018 con Behnaz Jafari, Jafar Panahi, Marziyeh Rezaei, Maedeh Erteghaei, Narges Delaram. Genere Drammatico - Iran, 2018, durata 102 minuti. Uscita cinema giovedì 29 novembre 2018 distribuito da Cinema. Oggi tra i film al cinema in 35 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,60 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Quando riceve il video di una giovane che implora il suo aiuto, la famosa attrice Behnaz Jafari abbandona il set e insieme a Jafar Panahi si mette in viaggio per raggiungere la ragazza. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office Tre volti ha incassato 213 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,60/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,81
PUBBLICO 3,50
CONSIGLIATO SÌ
Opera illegale, il film è una formidabile cassa di risonanza politica, una piazza itinerante ma soprattutto un viaggio introspettivo.
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 13 maggio 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 13 maggio 2018

Una celebre attrice iraniana riceve il video delirante di una ragazza che implora il suo aiuto per fuggire un destino che non è il suo. Marziyeh sogna di fare l'attrice ad ogni costo, anche a quello di suicidarsi. Allevata in un villaggio di montagna e nel rispetto delle tradizioni, la ragazza è allieva del conservatorio a Teheran ma un fratello autoritario e aggressivo la costringe a una vita rispettosa delle regole. Almeno fino a quando l'attrice prediletta non si mette in viaggio per raggiungerla e stabilire la verità sulla natura reale o simulata del suo suicidio.

Impedito a uscire dal suo Paese e condannato a non esercitare più la sua professione, Jafar Panahi si guadagna la vita come 'conducente'. A bordo di un taxi (Taxi Teheran) o di un 4x4 (Three Faces) continua la sua riflessione nomade sulla società iraniana e in barba alla censura.

Three Faces si presenta allora come una nuova variazione sul confinamento dell'autore, che lascia la città e si spinge più lontano, sulle montagne del Nord-Ovest iraniano. Il cinema di Panahi prende aria e avanza irriducibile incrociando personaggi che compongono un campione rappresentativo di una società. Uomini e donne, contadini e commercianti, formali e informali, conservatori e contestatari, ciascun passante propone la sua drammaturgia, comica, tragica, pittoresca davanti al suo fuoristrada. Un fuoristrada che 'gira' senza permesso, un set montato su quattro ruote, il veicolo di un indomito. Opera illegale, Three Faces è una formidabile cassa di risonanza politica, una piazza itinerante ma soprattutto un viaggio introspettivo. Sotto una sarabanda di incontri sovente divertenti, qualche altra sconcertanti o poetici, il film è un autoritratto dell'artista al volante.

Rivelatrice in questo senso è la forma, frammenti di realtà rubati dalla camera nascosta si alternano a scene di finzione. Alla maniera di Taxi Teheran, Three Faces si muove lungo i confini, occupando uno spazio confuso in cui ogni passeggero o pellegrino interpreta il proprio ruolo. Ma attraverso ciascuno di loro, è il suo posto da regista, testimone e creatore che Panahi mette in discussione. Al suo fianco Behnaz Jafari impersona se stessa, confrontandosi con la superstizione persistente dentro una società monoteista intransigente e con l'inferiorità giuridica della donna nel diritto iraniano.

Marchio depositato del cinema iraniano, la macchina condotta da Panahi è un'invenzione (concettuale) di Abbas Kiarostami, è lui che eleva il veicolo al grado di ipostasi filosofica del cinema. Onnipresente nella sua opera (Il sapore della ciliegia, Dieci), l'automobile diventa per Panahi uno stratagemma per aggirare la censura e omaggiare insieme Kiarostami. Sempre più piccola la sua camera è dissimulata da un pacchetto di sigarette appoggiate sulla 'plancia' di bordo, da cui gira un cinema ribelle, sottile e mai ingiurioso. Prigioniero nel limbo dell'interdizione, Jafar Panahi confeziona film di interni (Ceci n'est pas un film) o di interni-esterni, dove lui stesso e la sua condizione di autore avversato diventano materia centrale del suo cinema.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
VIDEO RECENSIONE
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 1 dicembre 2018
vanessa zarastro

Il film, che ha ottenuto la Palma d'Oro al Festival di Cannes, è girato quasi in tempo reale e sembrerebbe riportarci indietro di due secoli. Ci mostra una parte meno nota dell’Iran, la zona montana rurale e contadina del Nord-Ovest che confina con la Turchia, molto lontana dalla vita caotica della capitale e da cui provengono, peraltro, i genitori del regista.

mercoledì 5 dicembre 2018
Zarar

Nel consueto mix di documentario e fiction di Jafar Panahi,  i tre volti sono quelli di tre donne, due delle quali corrispondenti a personaggi reali, i cui destini casualmente si incrociano e in certo modo simboleggiano passato, presente e futuro: Shahrzad , attrice degli anni ’70, completamente emarginata dopo la rivoluzione; l’attrice Behnaz Jafari, volto ben noto di serial televisivi [...] Vai alla recensione »

sabato 1 dicembre 2018
goldy

Come riuscire a rappresentare l’arretratezza  culturale  tuttora esistente in    villaggi sperduti  nelle  montagne non troppo lontane da TEHERAN? Il regista   lo  fa Limitandosi ad osservare  ciò che accade, silente lasciando parlare  la macchina da presa . Seguiamo  il  dramma che impedisce il realizzarsi dei progetti [...] Vai alla recensione »

sabato 1 dicembre 2018
cardclau

I film iraniani, di primo acchito, mi scombussolano un pochino perché avverto una differenza culturale clamorosa, con quella di noi occidentali. Potrebbero sembrare un po’ primitivi, forse anche un po’ prefreudiani. Poi ripensandoci e riflettendoci appare invece clamoroso l’insegnamento che questa differenza ci può dare: soprattutto nella linea della consapevolezza, [...] Vai alla recensione »

domenica 2 dicembre 2018
Emanuele 1968

( 2,5 ) Parecchia gente quasi tutti over 50. Film carino, lineare, curioso, come si suol dire il fine giustifica i mezzi, storie di miserie, il viso di Marziyeh mi ricorda Malala Yousafzai. Su questa tipologia " Libere disobbedienti innamorate - In Between " personalmente piu bello.

giovedì 29 novembre 2018
michelino

BEDDU ASSAI...TRE VOLTI LO VIDI!!!

venerdì 7 dicembre 2018
pendrel

"Non ci posso credere!" Queste sono state le mie parole ripetute piu volte dopo la visione di Tre volti. Non si puo far credere alle persone che questo sia un grande film, salvabile soltanto per l'interpretazione di Behnaz Jafari. Per il regista/attore Panahi stendo un velo pietoso. Non riesco ancora a decidermi se sia stata peggiore l'interpretazione o la regia.

FOCUS
FOCUS
sabato 1 dicembre 2018
Roy Menarini

Di registi perseguitati, purtroppo, ce ne sono stati tanti nella storia del cinema. Vittime di censura, di regimi, di governi intolleranti, di iconoclastie. Ad alcuni hanno sparato (Fernando Solanas), altri sono stati privati dei diritti civili (Bernardo Bertolucci), ma il carcere è stato ed è destinazione purtroppo frequente per chi ama la libertà di espressione, in troppe parti del mondo - accade di questi tempi all'ucraino Oleg Sentsov, detenuto in una prigione russa. In passato, il regista turco Y?lmaz Güney è riuscito persino nella straordinaria impresa di dirigere un film dal carcere, a distanza, spiegando all'aiuto regista che cosa fare e come farlo.

Le cose non sono andate molto meglio a Jafar Panahi, che si schierò con il cosiddetto Movimento Verde di contestazione alla pressione censoria e teocratica iraniana, finendo col pagare personalmente l'esposizione e il contenuto libertario dei suoi film.

Nel 2010 è stato arrestato, insieme a famigliari e amici, e di volta in volta messo ai domiciliari o in cella durante il lungo percorso di processi ed appelli che sta affrontando. Approfittando delle poche escursioni permesse (visite mediche e pellegrinaggi religiosi) ha saputo aggirare il divieto di scrivere e dirigere film, che gli è stato comminato insieme alla condanna di reclusione per sei anni. E alcuni dei lavori girati in questi otto anni sono stati avventurosamente esportati dall'Iran, come nel caso di This Is Not a Film, che nel 2011 fu fatto circolare fuori dai confini patri grazie a un vero e proprio contrabbando di hard disk.

Dopo Taxi Teheran, tocca a Tre volti confermare il coraggio di Panahi, insieme alla sua strenua resistenza a ogni divieto di espressione. Alla comunità internazionale di distributori e professionisti legati all'arte e all'industria è invece attribuito il doveroso compito di far circolare i suoi film.

FOCUS
lunedì 26 novembre 2018
Erfan Rashid

Che cosa rimane ad un regista quando un decreto governativo lo priva del suo diritto di fare film per vent'anni e lo costringe a rimanere a casa confiscandogli il passaporto? La prima risposta che viene in mente: "Niente! non gli rimane niente! E ciò potrebbe essere l'inizio della fine per quel regista!". Tuttavia, qualcosa gli rimane: la determinazione e la testardaggine di trasformare quella restrizione di libertà e l'emarginazione, in una resistenza per la libertà continuando a realizzare film. E non importa se quel film verrà visto da altri o no, rimane comunque un film.

Jafar Panahi, ha trasformato la sua reclusione e l'esclusione decisa dal governo iraniano, in un potente urlo contro l'oppressione. Un atto di coraggio, che venne subito sostenuto dalla comunità cinematografica internazionale.

Jafar Panahi è oggi il regista assente con la più marcata presenza nei più grandi festival come Cannes, Venezia, Berlino e tanti altri, e aumentano sempre di più le rivendicazioni nei confronti del regime dei Mullah per liberare il regista. La campagna di solidarietà con lui non è stata vana. Ha ottenuto un alleggerimento della pena, e Panahi ha dichiarato: "Vorrei che vi mettiate nei panni di un regista che non sa fare altro che realizzare film, e non desidera fare altro. Quanti anni devo sprecare in attesa che passino gli anni di interdizione? Non posso restare fermo e perdere i miei migliori anni. la mia non è stata una liberazione, ma l'uscita da una prigione piccola e l'introduzione in una più grande".

FOCUS
martedì 30 ottobre 2018
Giancarlo Zappoli

Per chi ama veramente il cinema vedere l'ultimo film di Jafar Panahi Tre volti premiato al Festival di Cannes per la sceneggiatura è un'occasione da non perdere. Il motivo è al contempo semplice e complesso: la progressiva sparizione del cinema iraniano dai nostri schermi. A cavallo tra la seconda metà degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta imparammo a conoscere un cinema che era al contempo simile e diverso dal nostro. Simile perché ci ricordava gli stilemi del neorealismo e diverso perché portava sullo schermo una realtà di cui, dopo la rivoluzione khomeinista, sapevamo poco e quel poco era filtrato da preconcetti ideologici che portavano a schierarsi pro o contro.

In una società impostata su una rigida censura in quei film gli autori facevano filtrare il loro pensiero attraverso i ruoli dei bambini ai quali, anche sullo schermo, era concesso dire e fare cose che agli adulti erano proibite.

C'era poi il ritmo narrativo e di montaggio che a molti poteva apparire 'lento'. È rimasta nella memoria di chi era presente in Piazza Grande al Festival del Film di Locarno una serata davvero speciale dell'agosto 1994. L'allora direttore artistico Marco Müller propose alle 7000 persone che affollavano l'immensa sala all'aperto due film in successione. Il programma prevedeva in apertura Sotto gli ulivi di Abbas Kiarostami e a seguire Speed di Jan De Bont. Due modi di fare cinema totalmente differenti ma, al contempo, degni di nota. Chi apprezzava la 'lentezza' del cinema iraniano venne invitato ad apprezzare la 'velocità' di un film in cui si impediva narrativamente una sosta e viceversa.

Frasi
Non hanno sue notizie da tre giorni, vuol dire che è morta?
Se stessa (Behnaz Jafari)
dal film Tre volti - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
lunedì 14 maggio 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Molto atteso il film di Jafar Panahi, realizzato clandestinamente contro il divieto che gli è stato imposto dal regime di Teheran . È un apologo in linea con la lezione del maestro Kiarostami e del suo interrogarsi sul senso e i limiti della rappresentazione. Un video sul telefonino mostra una ragazzina che, disperata perché la famiglia l'ha data in sposa impedendole la carriera di attrice, e lamentando [...] Vai alla recensione »

lunedì 26 novembre 2018
Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

In secoli lontani il mestiere di attore comportava la sepoltura in terra sconsacrata, ma anche oggi nell'Iran più estremo e povero, come la zona montagnosa del nord ovest dove si parla meglio il turco che il persiano, il solo desiderio di diventare un'attrice suona scandaloso e fonte di vergogna per la famiglia della reproba immediatamente etichettata quale inguaribile "intrattenitrice".

domenica 2 dicembre 2018
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Non sto girando un film», assicura Jafar Panahi alla madre che gli telefona mentre lui guida da Teheran verso il Nord Ovest dell'Iran. Al regista è vietato far cinema nel suo Paese, e gli è vietato uscirne. Sono gli inconvenienti dei regimi che, per amore del popolo, mettono a tacere chi potrebbe insidiarne la salute morale e politica. Non è un film, Tre volti (Se rokh, Iran, 2018, 100').

sabato 1 dicembre 2018
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Gli arresti domiciliari decretati dal governo di Teheran - niente passaporto, 20 anni senza girare - costringono Jafar Panahi a ingegnarsi. Non può andare ai festival, ma riesce comunque a dirigere film e a farli circolare: "Tre volti" era l'anno scorso a Cannes, dove ha vinto il premio per la sceneggiatura (minimale, scritta dal regista che già immagina le difficoltà di ripresa).

venerdì 30 novembre 2018
Daniela Ceselli
Left

Il regista iraniano Jafar Panahi dopo quella luminosa e raffinata riflessione politico-metalinguistica che era stato Taxi Teheran, Orso d'oro a Berlino, ci consegna un altro momento di cinema intenso con Tre volti, premio per la miglior sceneggiatura a Cannes. Una celebre ed affermata attrice Behnaz jafari, primo volto di questa storia, riceve su instagram un videomessaggio: una giovane (Marziyeh Rezael), [...] Vai alla recensione »

venerdì 30 novembre 2018
Thomas Sotinel
Le Monde

Di mattina presto un uomo (Jafar Panahi) e una donna (Behnaz Jafari) lasciano Teheran a bordo di un suv. Si dirigono verso il nord del paese, al confine con il Turkmenistan, perché hanno ricevuto un breve filmato, girato con un telefono, nel quale una ragazza, Marziyeh, annuncia e poi mostra il suo suicidio perché la famiglia non vuole che diventi attrice.

giovedì 29 novembre 2018
Stefano Giani
Il Giornale

Diciamolo... Se il film fosse italiano sarebbe come se Sorrentino portasse in auto la Bellucci in un paese dell'Alto Adige dove una qualsiasi Gertrud minaccia di uccidersi perché la famiglia la vuole contadina e non attrice. In contesto iraniano il gioco invece funziona eccome e ne esce un'opera sociale, intrisa di situazioni uniche tra i volti caratteristici del rurale Nordest ai confini con Turchia [...] Vai alla recensione »

giovedì 29 novembre 2018
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Un'altra coinvolgente avventura di Panahi, erede di mastro Kiarostami, ci conduce nel gioco del cinema a riconoscere l'ambiguità delle immagini, soprattutto quando raccontano i paradossi della censura e il diritto alla libertà. Una star iraniana (la stessa Jafari) riceve sul suo cellulare la registrazione del suicidio di Marziyeh, giovane aspirante attrice a cui i parenti integralisti impediscono di [...] Vai alla recensione »

giovedì 29 novembre 2018
Cristina Piccino
Il Manifesto

Tre volti, tre generazioni di attrici in Iran: Benhaz Jafari è una star conosciuta e amata per i suoi personaggi nelle soap televisive; Marziyeh Rezaei non è un'attrice, Jafari Panahi l'ha incontrata per caso convincendosi subito che sarebbe stata perfetta nel ruolo della ragazza aspirante attrice contro i voleri della famiglia; Sharzhad era una star del cinema iraniano prima della rivoluzione messa [...] Vai alla recensione »

giovedì 29 novembre 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Jafar Panahi è diventato una specie di simbolo dell'opposizione culturale al regime di Teheran. Imprigionato, poi liberato ma colpito dal divieto di girare altri film, il regista ne ha però realizzati clandestinamente ben quattro, che è riuscito a mostrare all'estero (dove non può recarsi). Quest'ultimo ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes: premio in effetti meritato, [...] Vai alla recensione »

giovedì 29 novembre 2018
Luca Mosso
Tutto Milano

Behnaz Jafari, una celebre attrice iraniana che interpreta se stessa nel film, è sconvolta: ha appena ricevuto un breve video in cui una ragazzina (Marziyeh Rezaei) lamenta di non avere ottenuto risposte e, impossibilitata a intraprendere la carriera d'attrice, ha deciso di suicidarsi. Il video si conclude tragicamente. A Behnaz rimane il dubbio, o almeno la speranza, che si tratti solo di una messa [...] Vai alla recensione »

lunedì 14 maggio 2018
Stenio Solinas
Il Giornale

È una nazione piena di paradossi e/o contraddizioni l'Iran. Non è araba, la sua lingua è il farsi, ma nei paesi di montagna del nord ovest gli anziani parlano turco. L'età media della sua popolazione è sotto i trent'anni, c'è una buona scolarizzazione, la maggioranza degli studenti universitari è di sesso femminile, ma il ruolo e il peso delle donne è ininfluente rispetto a quello maschile.

domenica 13 maggio 2018
Deborah Young
The Hollywood Reporter

Traditional ideas about male virility and a woman's place in the home are challenged in Jafar Panahi's allusive think piece 3 Faces (Se Rokh). It is the fourth feature film he has made since being officially banned from directing films by the Iranian authorities. As deceptively simple as its title, which refers to three actresses of times past, present and to come, the no-budget 3 Faces is charming [...] Vai alla recensione »

domenica 13 maggio 2018
Tim Grierson
Screen Daily

A search for a missing girl leads to a small Iranian village - and sizable questions about the nation's patriarchal attitudes - in 3 Faces, a lovely, ineffably moving meditation from writer-director Jafar Panahi. Deceptively slight, like much of his recent work, this modest drama slowly segues from a low-key mystery to a casual survey of how women - especially actresses - have been demonised by their [...] Vai alla recensione »

domenica 13 maggio 2018
Jacques Mandelbaum
Le Monde

Quatre jours après son compatriote Asghar Farhadi, c'est au tour de l'Iranien Jafar Panahi d'entrer en lice. On ne saurait imaginer tandem plus disparate. Exilé de son pays, coqueluche du cinéma d'auteur grand public, Farhadi est passé maître dans l'art des récits bien ficelés et de l'inquiétude morale. Revers de la médaille - et cas fréquent de l'art cinématographique -, l'éloignement de la terre [...] Vai alla recensione »

giovedì 29 novembre 2018
Alessandra Levantesi
La Stampa

A Cannes, dove Tre volti ha vinto il premio per la sceneggiatura, Jafar Panahi non è potuto andare, e a rappresentarlo in sala Lumière - come da tradizione nel caso dei cineasti perseguitati - è stata una sedia vuota. Tuttavia, pur interdetto di lavorare e di recarsi all'estero, Panahi ha ottenuto il permesso di muoversi in patria e ne approfitta per girare con microscopiche camere film a budget zero [...] Vai alla recensione »

NEWS
GUARDA L'INIZIO
sabato 24 novembre 2018
 

Una celebre attrice iraniana riceve il video delirante di una ragazza che implora il suo aiuto per fuggire un destino che non è il suo. Marziyeh sogna di fare l'attrice ad ogni costo, anche a quello di suicidarsi.

GALLERY
martedì 20 novembre 2018
 

Una serata per Jafar Panahi. Il regista iraniano condannato dal 2010 a non poter più uscire dal suo Paese e a non poter più girare film, è stato celebrato ieri sera alle 20.30 al Cinema Giulio Cesare di Roma, con un'anteprima per il pubblico romano [...]

VIDEO RECENSIONE
venerdì 9 novembre 2018
A cura della redazione

Una celebre attrice iraniana riceve il video di una ragazza che implora il suo aiuto per fuggire un destino che non è il suo. Marziyeh sogna di fare l'attrice ad ogni costo, anche a quello di suicidarsi.

CELEBRITIES
lunedì 5 novembre 2018
Fabio Secchi Frau

Quando Jafar Panahi l'ha scelta per il suo road movie Tre volti, sapeva di aver fatto la cosa giusta. Behnaz Jafari che cammina sul red carpet di Cannes non è solo il simbolo di un cinema che continua a vivere e svilupparsi dentro e fuori dai confini [...]

CELEBRITIES
venerdì 9 novembre 2018
Marzia Gandolfi

Invitato a Cannes, a Venezia o a Berlino, consacrato al Beaubourg e chiamato a Parigi, Jafar Panahi non può andare. Privato del suo passaporto, non può accompagnare le sue opere fuori dai confini dell'Iran.

TRAILER
martedì 23 ottobre 2018
 

Una celebre attrice iraniana riceve il video delirante di una ragazza che implora il suo aiuto per fuggire un destino che non è il suo. Marziyeh sogna di fare l'attrice ad ogni costo, anche a quello di suicidarsi.

POSTER
martedì 16 ottobre 2018
 

Una celebre attrice iraniana riceve il video delirante di una ragazza che implora il suo aiuto per fuggire un destino che non è il suo. Marziyeh sogna di fare l'attrice ad ogni costo, anche a quello di suicidarsi.

winner
miglior scenegg.ra
Festival di Cannes
2018
Marziyeh Rezaei nella parte di Se stessa
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