| Titolo originale | Nero Fiddled |
| Anno | 2012 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | USA, Italia, Spagna |
| Durata | 111 minuti |
| Regia di | Woody Allen |
| Attori | Woody Allen, Alec Baldwin, Roberto Benigni, Penélope Cruz, Judy Davis, Jesse Eisenberg Greta Gerwig, Elliot Page, Maricel Álvarez, Neri Marcorè, Lina Sastri, Fabio Armiliato, Monica Nappo, Alison Pill, Simona Caparrini, Marina Rocco, Fabio Massimo Bonini, Riccardo Scamarcio, Isabella Ferrari, Sergio Rubini, Massimo Ghini, Antonio Albanese, Alessandra Mastronardi, Ornella Muti, Flavio Parenti, Alessandro Tiberi. |
| Uscita | venerdì 20 aprile 2012 |
| Distribuzione | Medusa |
| MYmonetro | 2,96 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 9 agosto 2017
Dopo aver girato a Londra, Barcellona e Parigi, Woody Allen ha scelto Roma per il film To Rome with Love. Il film ha ottenuto 2 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office To Rome With Love ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 7,7 milioni di euro e 2,8 milioni di euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Jack e Sally sono una coppia di studenti americani a Roma, in attesa dell'amica di lei, Monica, un'attrice in erba con la fama della seduttrice seriale. John è un famoso architetto, di ritorno nella città eterna dopo trent'anni, che rivede in Jack se stesso da ragazzo e tenta inutilmente di metterlo in guardia rispetto a Monica. Anche Hayley è giovane e americana: innamoratasi di Michelangelo, figlio di un impresario di pompe funebri, convoca i propri genitori in Italia per far conoscere le famiglie. Insieme al padre regista d'opera in pensione e alla madre strizzacevelli, arriva a Roma anche una coppietta di Pordenone che finirà separata per un giorno da un turbine di equivoci. Ultimo è Leopoldo Pisanello, che diverrà per qualche tempo il primo, per la girandola della ribalta, il capriccio di una fama che è pura illusione e come viene se ne va.
Vorrebbe, forse, essere un film felliniano, To Rome with love , ma è soprattutto un film stanco. Allen finge di avere in mente Lo Sceicco Bianco o i quadri eterogenei, chiassosi e umilianti di "Roma", ma in verità non fa che citarsi addosso, senza trovare idee nuove e persino senza approfondire le vecchie, senza investire in alcun modo nell'impresa, quasi fagocitato dalle sabbie mobili dei topoi narrativi più facili - il vigile urbano che apre e chiude il decamerone di storielle morali, le donne baffute in veste da casa, la star della tivù che lusinga la ragazzina di provincia -, proprio lui che è sempre fuggito da qualsiasi clichés non fosse di sua invenzione.
Si vorrebbe credere, allora, che guardi volontariamente ad un cinema del passato, come ha fatto altrove, come ad un rifugio nostalgico, ma è presto chiaro che così non è, al contrario: dal "fantasma" di Alec Baldwin alla nevrosi istrionica di Ellen Page, sono pezzi delle sue stesse opere che qui ritornano senza ossigeno vitale, come rovine di un'età ispirata ma antica (con tutto che questo episodio "americano" è forse il più riuscito, nel suo essere un classico del repertorio del regista, affidato ad un trio di giovani).
Certo il colpo d'occhio dello straniero sui costumi della capitale è da maestro di sintesi e cinismo, tutti gesticolano, spuntano i nani e le ballerine, realtà e finzione si confondono come nei Pagliacci - il cui allestimento ironico rappresenta l'unica trovata geniale del film - ma il resto è irrimediabilmente sciatto, abbozzato, per lo meno di seconda mano. Mai così povero, pur nell'abbondanza di personaggi e situazioni. Quando Benigni si cala i pantaloni, per dirla con Leoncavallo: "la commedia è finita", il delitto è compiuto.
Dopo l'Inghilterra, la Spagna e la Francia l'Italia è stato il paese che l'ha accolto peggio. Per un malcontento celato dal nostro orgoglio, dalla nostra convinzione di essere gli unici in grado di poter parlare di noi stessi. Se lo "straniero" arriva non può capirci, può solo descriverci come spaghetti e mandolino. Eppure, Allen nel film si sforza dalla prima all'ultima inquadratura di non girare [...] Vai alla recensione »
Dai, è uno scherzo. Non può essere un film dello stesso regista di Midnight in Paris. Sicuramente trattasi di un pesce d’aprile ritardato. Non è possibile che Woody Allen abbia girato, proprio in Italia, uno dei suoi peggiori film di sempre. Talmente insulso che appare quasi un rebus irrisolvibile stabilire quale dei quattro episodi che lo compongono sia il più brutto in assoluto.