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![]() Non smettere di sognare perché nel momento in cui lo fai inizi a morire.
dal film Non smettere di sognare (2009)
Alessandra Mastronardi è Stella
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Elegante e naturale, Alessandra Mastronardi ha colpito il cuore del pubblico televisivo italiano. Conosciuta soprattutto per il ruolo della sognatrice Eva de I Cesaroni, malgrado la giovane età, ha affrontato numerosi ruoli diversi tra loro. Predisposta a personaggi sbarazzini, la sua personalità trova una corrispondenza nella comicità delle parti che interpreta, ma è intensa e profonda anche in ruoli più drammatici.
Ambizioni di bambina
Nata a Napoli, Alessandra Mastronardi si trasferisce a Roma assieme alla famiglia, all'età di cinque anni. Figlia di uno psicologo, dopo essersi diplomata al liceo classico, decide di seguire le orme del padre e si iscrive alla facoltà di psicologia all'Università La Sapienza della capitale, ma poi preferirà il corso di laurea in Discipline dello Spettacolo. Nei primi anni della sua attività professionale colleziona piccoli ruoli in cortometraggi e spot pubblicitari. Debutta nel 1997 nella fiction tv Un prete tra noi, seguito dalla seconda stagione di Amico mio (1998) e da Lui e lei 2 (1999). Ancora piccolina (l'esordio avviene a dieci anni) è già un volto noto della televisione italiana.
L'esordio al cinema e la fiction televisiva
Dopo la comparsa ne Il manoscritto di Van Hecken (1999) di Nicola De Rinaldo, partecipa nella parte di una commessa ne La bestia del cuore (2003) di Cristina Comencini. Nello stesso anno viene chiamata a interpretare la sposina in fuga di Prova a volare (2003) di Lorenzo Cicconi Massi, dove affianca l'allora giovanissimo Riccardo Scamarcio e i veterani Ennio Fantastichini e Antonio Catania. Malgrado la bravura degli attori la struttura della sceneggiatura non regge, così il film viene momentaneamente messo da parte dalle case di distribuzione (ma verrà recuperato nel 2007, seguendo l'onda del successo di Scamarcio). La naturalezza della recitazione della Mastronardi colpisce anche gli autori della fortunata serie Un medico in famiglia che la vogliono in un episodio della terza stagione a vestire i panni di una studentessa ribelle e anticonformista. Se il cinema di qualità si fa ancora attendere, la fiction televisiva le offre invece numerose occasioni per dimostrare il suo talento: la vediamo ne Il veterinario (2005), Il grande Torino (2005) e in una puntata della quinta serie di Don Matteo (2006).
La fortuna de I Cesaroni
La svolta arriva con il ruolo della romantica Eva Cudicini nella serie I Cesaroni (2006) di Francesco Vicario. Il rapporto tra il suo personaggio e Marco, interpretato dal collega Matteo Branciamore, incanta il pubblico giovanile della fiction, dando il via ad un'intensa campagna di marketing, iniziata con la pubblicazione del libro "Quello che non sai di me" e il seguito "Ovunque andrai", diari sentimentali della loro tormentata storia d'amore. La collaborazione con Branciamore prosegue poi nel videoclip "Stai bene come stai" del gruppo Le Mani, vincitore del Premio Videoclip Italiano 2007. Mentre continua l'impegno con la famiglia allargata dei Cesaroni, debutta a teatro con la commedia "The Prozac Family" diretta da Marco Costa, regista con il quale aveva già lavorato nel cortometraggio Cose che si dicono al buio del 2004. Finora interprete comica e scanzonata, cambia totalmente genere in Romanzo criminale - La serie (2008) di Stefano Sollima, dove mette in risalto la vena drammatica della sua recitazione.
Nastri d'Argento 2012
Nella lunga storia del Novecento, si conoscono e si discutono le colpe e i meriti dei leader politici e militari, ma più difficilmente ci si confronta con il ruolo delle figure spirituali. Pio XII divenne Papa nel marzo 1939, esattamente sei mesi prima che Hitler invadesse la Polonia e in piena promulgazione delle Leggi razziali fasciste, e restò in Vaticano per tutto il periodo delle deportazioni e ben oltre la fine della guerra, fino al 1958, anno della sua morte. Poco tempo dopo, Pier Paolo Pasolini pubblicò una poesia di esplicita denuncia dell'atteggiamento passivo con cui il Papa accettò le persecuzioni nazifasciste ("Quanto bene tu potevi fare! E non l'hai fatto:
non c'è stato un peccatore più grande di te"), ma è solo nel 1963, con il testo teatrale di Rolf Hochhuth "Il vicario" (che Costa-Gavras ha trasformato in film nel 2002 con Amen), che si sono mosse le accuse più forti di connivenza e antisemitismo da parte di molti intellettuali e storici. A questo tipo di controversie cercano di replicare adesso RaiFiction e Lux Vide con Sotto il cielo di Roma, miniserie diretta dall'esperto narratore di biopic Christian Duguay (sue le vite di Sant'Agostino e Coco Chanel), con l'ambizione di raccontare gli anni della guerra attraverso sia i dilemmi etici del Papa (interpretato da James Cromwell) che la tragedia dei deportati, nella fattispecie i tre giovani Alessandra Mastronardi, Marco Foschi e Ettore Bassi. Se per il direttore di RaiFiction Fabrizio Del Noce "si tratta di un tema che il servizio pubblico prima o poi doveva affrontare", oltre a rappresentare la possibilità di realizzare "una ricostruzione fedele e uno spettacolo molto intenso che non mancherà di appassionare", per Ettore Bernabei è "rievocazione emotiva, un quadro interessante costruito senza polemiche e senza agiografie in un modo che è molto vicino alla verità". Secondo lo storico fondatore della Lux Vide, adolescente all'epoca delle Leggi razziali, "Pio XII si comportò con grande prudenza e grande intelligenza politica ma corse anche grandi rischi: è certo che risparmiò a Roma un massacro ottenendo che i tedeschi si ritirassero senza aspettare l'arrivo delle truppe anglo-americane in città". Oltre ad annunciare l'intenzione di realizzare un'opera sul quarto Papa (dopo Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e, appunto, Pio XII) più importante del Novecento, Paolo VI (che, nella miniserie vediamo ancora nelle vesti di Mons. Montini, interpretato da Cesare Bocci).
Sotto il cielo di Roma, in onda domenica 31 ottobre e lunedì 1 novembre in prima serata su RaiUno, è stato presentato nei pressi della Santa Sede dal regista Duguay, dallo sceneggiatore Fabrizio Bettelli e dagli attori protagonisti.
Come si è approcciato a questa controversa pagina storica?
Christian Duguay: Nel 2003 ho diretto una miniserie sull'ascesa al potere di Adolf Hitler con Robert Carlyle, perciò quando sono stato chiamato a fare questo film avevo già una conoscenza piuttosto approfondita del periodo storico. La vera sfida è stata cercare di raccontare un periodo molto delicato con tutta la drammaticità delle varie famiglie deportate e il dilemma personale di un uomo di potere. Ho cercato di realizzare un film che, attraverso questa continua giustapposizione fra le scelte del Papa interpretato da James Cromwell e la situazione di disperazione e di solidarietà della gente e dei giovani durante i rastrellamenti, coinvolgesse il pubblico soprattutto a livello emozionale.
Potete raccontare i vostri personaggi?
Alessandra Mastronardi: Miriam è una ragazza di vent'anni, orfana di madre, che si trova a vivere una vita con troppe responsabilità all'interno di una famiglia allargata e in un periodo storico per lei molto delicato. È una studentessa che durante il periodo delle Leggi razziali non può più neanche frequentare l'università. Quello del nazifascismo è un periodo storico che conosco piuttosto bene: durante i miei anni di liceo a Roma ho partecipato al progetto della memoria per le scuole e ho visitato i campi di concentramento; tuttavia, il ruolo di Pio XII all'interno di questo periodo non mi era piuttosto chiaro e forse un racconto come questo può aiutare i giovani a farsi un'idea e aprirli al desiderio di conoscere.
Ettore Bassi: Il mio personaggio è Marco, il partigiano di buona famiglia. Insieme a Miriam e a Davide rappresenta i ragazzi del popolo, una serie di caratteri facilmente rinvenibili nei giovani dell'epoca. Il sentimento di comunità e di partecipazione verso quello che gli amici stanno subendo è ciò che porta un carattere fragile e introverso come il suo a tirar fuori un fuoco di ribellione e a cercare lo scontro diretto coi nazifascisti. Come attore, c'è stata da parte mia la ferma volontà di apportare più emozione possibile in questa sfida. Così come penso sia stato l'obiettivo di molti di noi, vista la grande qualità del prodotto finale.
Che tipi di ricostruzione avete effettuato?
Fabrizio Bettelli: Raccontare il papato di Pio XII coincidente con il periodo della Seconda guerra mondiale è un po' come cercare di rappresentare la parte per il tutto. Sotto il cielo di Roma è stato fin dall'inizio un progetto molto rischioso, perché parla di una questione ancora ribollente e trattata troppe volte in maniera molto ideologica. Per gli obiettivi preposti, era necessario documentarsi adeguatamente ma non affrontare la Storia in modo né accademico né tanto meno documentaristico. Pio XII era un papa ieratico, pre-conciliare, una sorta di monarca che ha dovuto comunque traversare una strada irta di pericoli.
Nel film però non si accenna minimamente alle responsabilità del Papa e del fascismo italiano.
Fabrizio Bettelli: Non siamo degli storici e nessuno di noi ha avuto la pretesa di dire la parola definitiva sulla storia. Tuttavia volevamo anche compiere un'operazione di retromarcia rispetto a una polemica fortemente ideologica. Il nostro lavoro di ricerca doveva essere compatibile con l'economia di una fiction ed era escluso fin dall'inizio il fatto di fare il manifesto di una certa visione storica. Abbiamo cercato piuttosto di scrivere prescindendo da quelle posizioni che ci sembravano più radicali ed estreme. Si è evitato così di passare Pio XII attraverso le forche caudine ma anche di far emergere drammaturgicamente tutto il dissidio per alcuni dei suoi silenzi. Una delle domande che si pone il protagonista, "Cosa si penserà di me e dei miei silenzi?", resta aperta: poteva essere altrimenti?
In onda mercoledì 3 giugno, in prima serata, su Canale 5 questo film tv che è stato definito, nel corso della conferenza stampa, un' "apripista" per capire come si può rinnovare la fiction, leader dei palinsesti televisivi in Italia, ma anche in Europa. Per fare questo, la produzione ha deciso di realizzare un prodotto "fatto in casa": girato a Cologno Monzese, grazie alle proprie maestranze che sono professionisti eccellenti e grazie a una tecnologia all'avanguardia. Un'esperienza che li ha soddisfatti, ha spiegato Giancarlo Scheri, direttore Fiction RTI, dall'elevata qualità con immagini, addirittura, migliori della pellicola. Non smettere di sognare è una puntata pilota, quindi, con l'auspicio che diventi una serie, in base agli ascolti, ma anche alla scrittura. L'obiettivo che si erano posti, aggiunge Roberto Burchielli, regista del film, è stato anche quello di coltivare nuovi talenti e un film del genere ha dato la possibilità di testare i giovani attori e anche generi che ancora non sono tanto utilizzati in Italia, come la commedia musicale, anche se ci sono molti talent show, contenuto che il pubblico ha già dimostrato di gradire e, proprio per questo, è trasmigrato a film tv, cercando di offrire sempre un grande spettacolo. È stato bello, incalza il regista, che tutti gli attori si siano cimentati in questa storia, o meglio favola, con il loro entusiasmo. A sottolineare il racconto, anche perché si tratta di danza, ci sono musiche originali con un motivo ricorrente, ma anche altre melodie, scritte apposta per il film da Fabrizio Lamberti. In realtà, Burchielli spiega che questo film ha l'intento di far capire che ci sono due modi per riuscire nello spettacolo: uno con il grande talento e il sacrificio; l'altro con le scorciatoie, ma il messaggio è che queste ultime non portano a niente.
Ci siamo, da venerdì 6 febbraio tornerà, su Canale 5, la famiglia Cesaroni con tutti i suoi personaggi: dalla coppia Claudio Amendola – Elena Sofia Ricci, ai più giovani Alessandra Mastronardi, Matteo Branciamore, ma anche Antonello Fassari, Max Tortora, Elda Alvigini e Ludovico Fremont. Il gruppo storico, su cui, diciamolo, spiccano la simpatia di Amendola, la bravura di Fassari e Tortora, ma anche quella tutta al femminile della Ricci. Tante le storie che saranno raccontate, sempre in quel della Garbatella, dove la famiglia, e il suo simpatico contorno, lavorano, studiano e amano. E si perché le storie d'amore più seguite d'Italia incanteranno ed incuriosiranno ancora il pubblico. Grandi interpreti (permettetecelo, Max Tortora è fenomenale!), molte le sorprese, tanto il divertimento, cui tutti cercano di dare una spiegazione, ma che Antonello Fassari risolve: "Perché siamo tutti un po' Cesaroni"! Presentata, proprio a Cinecittà (qui sono stati ricreati gli interni della serie), la terza stagione della fiction "evento" della televisione italiana, come ha dichiarato Giancarlo Schieri, direttore di Mediaset, definendo eccezionale tutto il cast, sia tecnico sia artistico. È la serie più lunga della televisione italiana (per il numero di serate): dal 6 febbraio per 15 venerdì, mentre è già in fase di scrittura la quarta, che sarà ancora più lunga, a dimostrazione, sottolinea Schieri, di quanto il pubblico voglia bene a questo prodotto, così come gliene vuole l'Azienda. È con enorme piacere che Carlo Bixio, il papà della fiction (alias il produttore), presenta questa terza stagione, ammettendo che l'interesse è cresciuto da parte del pubblico, tanto che il picco dello share in senso assoluto, lo scorso anno, è stato del 33,90% con ben 8.200.000 spettatori, incollati ala tv esattamente nella scena d'amore tra Eva e Marco (la storia più seguita e amata, soprattutto tra gli adolescenti).
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